Clandestini e no

by Seyan / giovedì, 01 novembre 2018 / Published in La Cabala

Clandestini e no.

Clandestini e no. Parafrasiamo il titolo del libro di Elio Vittorini “Uomini e no” per parlare dell’ennesima de-strutturazione derridiana (rectius, Sorosiana) compiuta dalla Sinistra italiana.


LO PSICOREATO

In 1984 di George Orwell, il totalitarismo distopico di Big Brother espunge continuamente termini dal vocabolario della Neolingua per diminuire le capacità cognitive e, soprattutte, le capacità di critica al regime dei suoi neoservi.

L’uso dei lemmi aboliti viene considerato “psicoreato”.


«Lo psicoreato non comporta la morte, esso è la morte».


Ergo,


quando la Neolingua sarà definitivamente adottata, e l’Archelingua, per contro, dimenticata, un pensiero eretico sarà letteralmente impensabile. Il suo lessico è costituito in modo tale da fornire espressione esatta a ogni significato che un membro del Partito può desiderare d’intendere. Ma esclude, nel contempo, tutti gli altri possibili significati. Ciò è stato ottenuto, in parte, mediante l’invenzione di nuove parole, ma soprattutto mediante la soppressione delle parole indesiderabili. (Italiaoggi.it)


Analogamente la sinistra italiana cerca di espungere dal vocabolario  il termine clandestino / clandestini.



PERCHÉ SECONDO LA SINISTRA ANDREBBE ABOLITO IL TERMINE “CLANDESTINI”

Treccani nel suo sito pubblica una sorta di manifesto di Grazia Naletto.


Clandestino è un marchio, un logo, uno stigma, una parola chiave utilizzata in modo sempre più estensivo dalla retorica xenofoba e razzista per costruire muri e frontiere simbolici tra “noi” e “loro” là dove il “noi” identifica i cittadini autoctoni e il “loro” chiunque provenga da un paese terzo – Stati Uniti, Svizzera, Giappone e Australia naturalmente esclusi.


L’uso della parola non è però unica prerogativa delle destre e della Lega Nord. «Berlusconi ancora una volta ha ingannato gli italiani. Raddoppiati gli sbarchi degli immigrati clandestini»: è il testo di un manifesto affisso in molte città italiane dal principale partito della sinistra italiana nel 2009. L’egemonia culturale esercitata dalla retorica del rifiuto nell’ultimo ventennio, a partire dalla crescita del movimento leghista, ha per così dire contaminato non poco anche le forze politiche democratiche e di sinistra. […]


Le parole non sono neutre, al contrario hanno una valenza performativa. L’utilizzo della parola clandestino con riferimento ai migranti andrebbe eliminato dal nostro dibattito pubblico perché se associata al fenomeno delle migrazioni assume un significato discriminatorio, stigmatizzante e fortemente criminalizzante.
L’equazione immigrati/clandestini/criminali è uno dei messaggi che hanno maggiormente contribuito a orientare il dibattito pubblico e la pubblica opinione nella direzione di un approccio distorto e prevalentemente sicuritario al fenomeno delle migrazioni.
La rinuncia all’utilizzo di questa parola è stata suggerita per la prima volta alcuni anni fa da una campagna promossa dai Giornalisti contro il razzismo (www.giornalismi.info/mediarom/) e continua ad essere sostenuta dall’associazione Carta di Roma (www.cartadiroma.org), fondata nel 2011 da FNSI, Ordine Nazionale dei Giornalisti e alcune organizzazioni della società civile proprio per promuovere una informazione corretta su richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti.

Non è ultroneo ricordare che Naletto è ex presidente di Lunaria, ONG finanziata – ça va sans dire – dal “filantropo” George Soros.


Attualmente, il dizionario Treccani continua a riportare, tra gli altri, alla voce “clandestino”, il seguente significato: «immigrato clandestino, che entra in un paese illegalmente (anche sostantivato: le stime dei clandestini in Italia)».


DEFINIRE CLANDESTINI GLI IMMIGRATI IRREGOLARI STA DIVENTANDO «PSICOREATO»

Immaginiamo che Soros e i suoi seguaci muterebbero il lemma immigrati “clandestini” con un’intera locuzione «immigrati non regolari a cui inopinatamente l’Italia non permette di entrare nei suoi confini come essi desiderano, anche se non sono Profughi, e anche se in un solo anno dovessero arrivarne 50 milioni, e per siffatte inumane restrizioni, sono costretti a ‘perdere’ i documenti».

Ovviamente se un Italiano entra in Francia senza documenti, rimane clandestino

Tali iniziative non sono certo «singoli casi isolati». Chiosa Luigi Mascheroni in “Se il problema dei migranti è non chiamarli «clandestini»” del 2017,


L’anti-dizionario del politicamente corretto da oggi contempla una nuova parola. La grammatica della neolingua evolve in maniera inflessibile e inesorabile. […]


Da questa mattina è vietato usare il termine «clandestino». Lo richiede, anzi lo impone, una lettera aperta pubblicata ieri su Repubblica – organo ufficiale del pensiero unico egualitario – da un gruppo di vigilantes della psicopolizia linguistica, un Politburo interdisciplinare composto da politici, intellettuali, uomini di spettacolo (tra cui Luigi Manconi, Nicola Lagioia, Alessandro Bergonzoni), che denuncia come nel «Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo del contrasto all’immigrazione illegale» sottoscritto dall’Italia e dal governo di riconciliazione libico compaia più volte «come sinonimo di migrante non regolare», il termine «clandestino». La parola – come strilla il titolo della lettera aperta – va cancellata. […]


Ci risiamo. Il Grande Fratello che vuole normalizzare l’uso del linguaggio nel nome del totalitarismo ideologico non dorme mai. Ora è nel mirino la parola «clandestino». Eliminiamola, ci dicono i fanatici del grammaticalmente corretto, e il problema si risolverà più facilmente.


Eh sì, Big Brother non dorme mai, nel campo sgarrupato della Ur-Sinistra.



FORTUNATAMENTE, PER LA CASSAZIONE LA CLANDESTINITÀ RIMANE REATO. GRAVE


Il reato di clandestinità esiste e, almeno secondo la Cassazione, non conosce attenuanti che valgano l’assoluzione. Regge al vaglio del Palazzaccio il reato di “ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato”: non si tratta di una «condotta occasionale», per cui non è possibile invocare la tenuità del fatto per evitare la condanna. Il dibattuto reato di “immigrazione clandestina”, introdotto dal governo Berlusconi nel 2009, scampato alla depenalizzazione due anni fa, non può essere aggirato – dice ora la Corte – attraverso un proscioglimento per «particolare tenuità del fatto». (ilmessaggero.it)



MA PRESTO POTREBBE DIVENTARE REATO AFFERMARE CHE…

Diventerà reato anche affermare che, in proporzione, gli immigrati clandest… ops gli «immigrati non regolari non per colpa loro, ma a causa del nostro egoismo, poiché non li accogliamo in massa (copyright Bergoglio)»  commettono più reati di noi?

Non si tratta di erronea percezione, ma si espone la cruda realtà dei fatti.

Luca Ricolfi, che non può certo essere sospettato di filo-leghismo, intervistato da il Foglio afferma:


Dalle statistiche del Viminale emerge che gli immigrati primeggiano nei reati contro il patrimonio. Ammetterlo è indice di razzismo? “Il tasso di criminalità relativo dei migranti è pari a quattro in Europa e a oltre sei in Italia, ma supera la soglia di 20, e addirittura di 30 secondo talune stime, nel caso di migranti irregolari presenti nel nostro paese. In concreto, ciò vuol dire che ci vogliono 20 o 30 italiani per eguagliare il danno che provoca un solo migrante irregolare”. Lei verrà accusato di essere razzista, o xenofobo. “Non le nascondo il mio imbarazzo nel sentire numerosi colleghi che danno credito alla tesi dell’italiano razzista, indubbiamente dotata di un’utilità politica ma priva di sostegno empirico, anzi fondata su un errore logico. […]


Gli studi più approfonditi sul maggior tasso di criminalità tra gli immigrati, soprattutto se irregolari, sono ascrivibili a Marzio Barbagli, un passato nel Pci e un presente da elettore Pd. “Barbagli è uno dei pochissimi sociologi di sinistra in cui la curiosità scientifica prevale sulla volontà di dimostrare una tesi aprioristica. E’ lui che ha scritto ‘Immigrazione e criminalità in Italia’, un libro che squarciava il velo già vent’anni fa. Ma quasi nessuno, a sinistra, volle accettare quei dati: riconoscerli avrebbe fatto crollare il mito dell’intrinseca bontà del fenomeno migratorio”. A sinistra l’ideologia continua a prevalere sul senso comune. “La cultura di sinistra fornisce la più impressionate conferma empirica della teoria della riduzione della dissonanza cognitiva, formulata dal grande psicologo sociale Leon Festinger nel 1957: quando la realtà smentisce le nostre credenze, anziché cambiarle, cerchiamo di reinterpretare la realtà per rimetterla d’accordo con le false idee che ci fanno stare bene. Negando i dati, o ignorandoli”.



PERCHÉ LA SINISTRA ITALIANA E QUELLA MONDIALE SI STANNO DISSOLVENDO

La Sinistra Globale e Globalista non riesce a darsi risposte sul perché stia diventando ectoplasmatica.

Poiché la Ur-Sinistra italica è razzista e xenofoba verso Italia e Italiani. Per i radical chic, gli Italiani sono tutti fascisti e per emendarsi devono trasformare la patria in una matria accogliente che faccia dell’Hospitalitas fino al salganum il suo unico scopo,



Sul “Politically Correct” dei Centri Sociali e dei Sinistri Intellettuali, il lucido filosofo Costanzo Preve scrisse:


Per i centri sociali, il sogno dello scontro fisico con Casa Pound rappresenta la ragion d’essere della loro stessa esistenza, perché essi non dispongono né di cultura né di ragion d’essere storica, ma solo di spinellamento di gruppo e di musica ad altissimo volume. Lo stesso interesse per i migranti è un pretesto, perché essi vivono i migranti come un raddoppiamento mimetico della loro marginalità, con la differenza, in favore dei migranti, che i migranti vorrebbero volentieri integrarsi, se potessero. […]


In quanto agli intellettuali antifascisti del moralismo azionista accademico, si tratta di un gruppo sociale parassitario, privo di proposte e di profili culturali reali. E’ allora del tutto normale che essi difendano rendite di posizione parassitarie, e facciano del continuo agitare di un antifascismo in assenza completa di fascismo la loro ragion d’essere storica. (Costanzo Preve, Sul comunismo e sul comunitarismo)


Per i Sovranisti vige il Motto «Prima gli Italiani», per la Ur-Sinistra capitalista, globalista, mondialista, sorosiana, vige ben altro motto: «Prima i Migranti e i Centri Sociali; degli Italiani che si ammantano dei Valori Tradizionali e della loro Cultura non sappiamo che farcene».

I radical chic negano che la Sinistra è ormai latrice delle stesse istanze della Destra tradizionale. Il PCI era un partito sociale che lottava per lo Statuto dei Lavoratori e per il diritto alla pensione in età accettabile, le socialdemocrazie globaliste li hanno abrogati;

Giorgio Napolitano, ai tempi del PCI era fermamente no-euro, ora ne è strenuo difensore;

La sinistra europea era anticapitalista ed anti-atlantista, ora, con la sedicente “Terza Via” fa solo da palafreniere al Capitalismo Totalitario e ai Catafratti Neoliberisti;

Nel 1997 la sinistra chiudeva i porti all’immigrazione, ora li vuole totalmente aperti:


Oggi Veltroni, Pd, Repubblica e compagnia bella criticano aspramente la chiusura dei porti italiani attuata da Salvini (e Toninelli). […]


In quell’anno di crisi degli anni Novanta, la squadra di governo poteva schierare ministri di prim’ordine. Agli Esteri comandava Lamberto Dini, alla Difesa Beniamino Andreatta e all’Interno Giorgio Napolitano. Con loro pure il ministro dei Trasporti e della Navigazione (responsabile sui porti), Claudio Burlando. Ebbene. Cosa fece il governo della sinistra quando migliaia di immigrati albanesi tentarono di lasciare i Balcani via mare e approdare sulle coste della Puglia? Aprirono i porti? Misero in mare imbarcazioni umanitarie? Macché. Se da una parte offrirono “protezione temporanea” (temporanea!) ai profughi e sostennero economicamente l’Albania, dall’altra attuarono un vero e proprio blocco navale (ben più duro di quanto non abbia fatto oggi Salvini). (ilgiornale.it)


La sinistra era no-global (qualcuno dei radical chic ricorda ancora il G8 di Genova 2001 e il Genoa Social Forum?), ora è entusiasta degli effetti della globalizzazione.


Eppure, malgrado tutto, oggi è difficile negare che quel giorno — che oggi ricordiamo più per il terrificante assalto alla scuola Diaz, per gli arresti e per le cariche della polizia, piuttosto che per i motivi dei manifestanti — ad essere seduti dalla parte della ragione erano proprio loro, i manifestanti. E che abbiamo lasciato che gli sparassero addosso. (Andrea Coccia)


In questa intervista a Gianluigi Paragone, Toni Negri tesse le lodi della Globalizzazione.




GLI IMMIGRATI PREMONO ALLE NOSTRE PORTE MA…

I nostri deschi sono poveri e scarni, non come quelli – ricolmi d’oro – dei Rothschild, dei Rockefeller, dei Bezos, dei Gates, dei Soros, dei Buffett… o dei Saviano, dei Lerner, dei Fazio.

I nostri deschi sono poveri a causa dell’anomica rapacità dei Catafratti Neoliberisti, a causa dell’attuale stagnazione secolare della crescita, e a causa dell’euro e del neo Sacro Romano Impero Germanico – UE.

Ma il Capitalismo Totalitario spinge i disperati dell’Africa verso le mense povere degli Italiani, disintegrati economicamente dalla crisi economica e da un’infinita sequela di politici Quisling e Gauleiter.

Qualcuno lo dica a Jorge Bergoglio e Mons. Ravasi.




NEL VUOTO METAFISICO DI IDEE…

Nel vuoto metafisico di idee che alligna nel campo della Ur-Sinistra capitalista e globalista, si ritiene che la censura del Dizionario della Lingua Italiana, il Migrazionesimo Bergoglian-Sorosita, e le marce antifasciste possano bloccare l’avanzata dei turpi cattivoni Sovranisti.


Essere antifascisti in assenza completa del fascismo […] costituisce un alibi per non essere anticapitalisti, facendo slittare la passione della critica dalla contraddizione reale a quella irreale perché non più sussistente. L’antifascismo svolge oggi il ruolo di fondazione e di mantenimento dell’identità di una sinistra ormai conciliata con l’ordine neoliberale, che deve dirsi antifascista per non essere anticapitalista, che deve combattere il manganello passato e non più esistente per accettare in silenzio quello invisibile se non nei suoi effetti (ingiustizia, miseria e storture d’ogni sorta hanno, privatizzazioni e precarizzazione, ecc.). […]


È in questa luce, peraltro, che si comprende per quale ragione la sinistra, specialmente quella italiana, da almeno vent’anni, abbia smesso di proporre il comunismo, l’anticapitalismo e i diritti sociali come orientamenti ideali di riferimento, per assumere come parole d’ordine esclusive l’antifascismo, l’onestà, i diritti civili, la questione morale, ecc. In Italia, questa involuzione indecente trova la sua espressione più emblematica nella tragicomica vicenda del “serpentone metamorfico PCI-PDS-DS-PD” (Costanzo Preve): vicenda nella quale è possibile leggere, in filigrana, una dialettica di progressivo abbandono dell’anticapitalismo e di graduale integrazione, oggi divenuta totale, alle logiche illogiche del mercato divinizzato. (Diego Fusaro, “l’assurdità dell’Antifascismo in assenza di fascismo”)


Le Marcette “Antifasciste” della Ur-Sinistra neoliberista, globalista e radical-chic dimostrano l’apoditticità dell’aforisma attribuito a Ennio Flaiano:


I fascisti in Italia si dividono in due categorie: i fascisti propriamente detti e gli antifascisti.


Non è certo utilizzando i metodi del Grande Fratello Orwelliano che la Ur-Sinistra recupererà i voti e l’autorevolezza politica ormai bruciati per sempre.


Big Borther Soros

Il Big Brother Planetario George Soros. Immagine satirica.



CONCLUSIONI

Una precisazione si rende doverosa. Non facciamoci irretire dalla convinzione che, espellendo materialmente tutti gli immigrati irregolari, nel nostro Paese scorrerebbero latte e miele.

Si ridurrebbe certo una parte della criminalità diffusa, ma non tutta. Peraltro, il costo sarebbe quasi proibitivo. Espellere i 500-600.000 clandestini in Italia ci costerebbe fino a 4 miliardi di euro.

Una grossa fetta della propaganda sovranista è netta al riguardo. Ma è del tutto fuorviante. Tutte le etnie commettono reati e gli Italiani, spesso, sono ai primi posti per alcune fattispecie criminose.

C’è una disamina interessante del già citato Luca Ricolfi sul sito di Fondazione Hume, il quale afferma,


le ragioni del mio pessimismo sono molte. Penso per esempio che, poiché sono decenni che chiudiamo un occhio su ogni genere di trasgressione – in famiglia, a scuola, all’università, sugli autobus, per strada, sui treni, nei rapporti con il fisco – la violazione delle norme è entrata nel nostro DNA culturale. Per alcuni, succede addirittura che la violazione delle regole diventi un fattore identitario, se non di orgoglio personale: poiché ritengo che una data regola sia ingiusta, mi sento in diritto di violarla.


Non c’è solo la hybris, lo smisurato orgoglio del singolo: c’è anche l’opportunismo e la codardia dello Stato. Non è da oggi, e non è certo solo a Roma o nelle grandi città, che le forze dell’ordine hanno deliberatamente scelto di considerare extraterritoriali, o zone franche, intere porzioni del territorio nazionale, o interi quartieri di una città. Vale per le volanti che si guardano bene dall’entrare in certi territori, per i vigili che non osano entrare in certi edifici, ma anche per i magistrati, per i quali, a dispetto dell’obbligatorietà dell’azione penale, ci sono notizie di reato che non meritano indagini e approfondimenti.


Poi c’è la cultura finto-progressista, per cui la delinquenza comune, dal furto allo spaccio, è una conseguenza della povertà e della diseguaglianza, e dunque va trattata con riguardo. Come con riguardo vanno trattate le occupazioni di case, le occupazioni di scuole, le invasioni dei cantieri, tutte azioni illegali ma di cui si suppone che siano compiute per una giusta causa, o con sufficienti attenuanti per essere tollerate. Una visione del mondo per cui, da almeno vent’anni ci viene spiegato: “La politica, una buona politica, dovrebbe prendere in carico le paure degli italiani e dimostrarne l’infondatezza” (copyright Livia Turco, firmataria della legge Turco-Napolitano sull’immigrazione).


La chiusa di Ricolfi è icastica. Lo Stato può realmente contrastare il crimine solo mediante l’incapacitazione, cioè a chi ha commesso un delitto deve essere materialmente impedito di ripeterlo o di perpetrarne altri e ciò è possibile solo mediante la detenzione.

Ergo, il Parlamento deve cessare di depenalizzare gravi reati – compresi evasione e frode fiscale –, con la scusante dell’eccessivo affollamento delle carceri e destinare risorse sufficienti all’edilizia carceraria e forse,


i cittadini ricomincerebbero ad avere fiducia nello Stato, a non sentirsi stupidi se rispettano le leggi. Perché, checché continuino a pensarne certi politici, non è vero che “le paure dei cittadini sono infondate”: le paure dei cittadini sono fondatissime, verso la criminalità degli immigrati come verso quella degli italiani. E quelle paure, solo uno Stato che torni a fare lo Stato ha qualche possibilità di spegnerle. (Luca Ricolfi, cit.)


Ma qui solleviamo un’obiezione. Le strettoie UE ci permetterebbero a deficit un’aumento della spesa per nuove carceri? Sicuramente no.

Ai tecnocrati UE non interessa affatto la crescita economica dell’Italia: con il pretesto del risanamento dei conti pubblici essi puntano alla destabilizzazione e alla de-costruzione sociale e materiale d’Italia. Non vogliono la ricostruzione di ponti, la riparazione delle scuole pubbliche e vedono, pertanto, come fumo negli occhi, l’aumento delle carceri. Più delinquenti in giro ci sono, maggiore destabilizzazione viene prodotta.

I Quisling UE dei catafratti Neoliberisti stanno applicando in Grecia e in Italia il piano di spopolamento e deindustrializzazione che Morgenthau voleva applicare alla Germania sconfitta.

Purtroppo la precoce morte di FD Roosevelt impedì l’implementazione di tale piano. Diversamente, la Germania non sarebbe più una potenza industriale e la distopica attuale UE, riedizione dell’asociale Sacro Romano Impero Germanico, sarebbe solo un incubo notturno e non l’esiziale realtà.

Il 9 novembre 1989 (esattamente 66 anni dopo il fallito putsch hitleriano a Monaco) è la data più ferale nell’era postmoderna. Il crollo del Muro di Berlino. La bisettrice della Storia del Mondo postmoderno.

Migliaia di occidentali hanno partecipato alla de-costruzione del Muro, senza rendersi conto che il Muro, più che limite posto agli Europei dell’Est, era uno scudo per il Proletariato e la piccola e media Borghesia occidentali.

Crollato il Katéchon (copyright Diego Fusaro) il Capitalismo neoliberista ha finalmente potuto esternare il suo aspetto demoniaco, gettando la maschera di finta benevolenza, per mostrare il suo vero volto, mostruoso, intollerante, fondamentalista e totalitarista.

Last but not least, il crollo del Muro portò alla ferale riunificazione delle due Germanie.

Da quel momento la costruzione de-strutturante della Nomenklatura UE ha subito un’accelerazione bruciante ed è nata l’Europa dei Banksters e degli Squali finanziari come Soros, a scapito dei diritti sociali dei cittadini e a scapito della Sovranità degli Stati Nazionali Europei.



Agli apparatčiki UE che, come visto, sono controllati – o quantomeno condizionati – da colui che abbiamo definito satiricamente il Reichsmarschall-Ue George Soros, non interessa l’evoluzione etico-filosofica delle etnie nazionali. Anzi, siffatte etnie vanno de-costruite e infine diluite nel mare magnum di un meticciato confuso e deregolato.

Con il pretesto della Difesa dei Diritti Umani, la Globalizzazione del Capitalismo Totalitario sta creando una nuova Antropologia di individui barbari, brutali, materialisti, oggettivisti randiani, egoisti, de-acculturati e sradicati dal loro Ethos. In competizione feroce gli uni contro gli altri per qualsiasi merce-feticcio, dagli iPhone all’acqua e al corpo umano.

Gli schiavi perfetti. Perché c’è solo una discriminazione che le globaliste ONU, UE, et similia, non combattono. Quella vera. Quella basata sul censo.

Per cui i tanatocapitalisti sono i Neopadroni, i pauperizzati sono i Neoservi. Sic et simpliciter.


Etica, virus Derrida, Reichsmarschall Soros – L’Isola di Avalon

Etica, virus Derrida, Reichsmarschall Soros – L’Isola di Avalon

Etica deriva da Ethos, che in origine significava “il posto da vivere”. L’etica non può prescindere dalla Comunità e dal senso di appartenenza alla stessa.

Source: www.isoladiavalon.eu/etica-virus-derrida-reichsmarschall-soros/



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