La Palude Destra-Sinistra IperCapitalista

by Seyan / martedì, 14 agosto 2018 / Published in La Cabala

LA PALUDE DESTRA-SINISTRA IPERCAPITALISTA,

IL DISTOPICO IPERMASSONE ATTALI E GLI ANTI-ITALIANI.

Quanto successo alla Commissione di Vigilanza RAI, con l’accordo Destra-Sinistra per far saltare l’elezione di Marcello Foa, è emblematico di quanto avviene in tutto il Mondo Occidentale.


Il Mostro Bicefalo Destra-Sinistra è ormai latore degli stessi interessi della Globalizzazione Ipercapitalistica.

Molto più che per il limitato accordo conosciuto come il Patto del Nazareno, ormai la Sinistra socialdemocratica (quella della Famigerata “Terza Via” Blairiana) e il Centro-Destra Liberalista hanno perduto ogni ideale politico-sociale, appiattiti come sono nella tutela degli interessi delle élite della Dittatura Totalitaria del Capitale e del Mercato.

Macron, la Galatea del supermassone Jacques Attali è l’icona politica di tale progressiva fusione.

La contrapposizione non è più quindi Destra-Sinistra ma tra i turiferari della Globalizzazione popperiana e i “Sovranisti”, come vengono definiti spregiativamente dai propagandisti (che nella Neolingua Globale si autodediniscono “giornalisti”) dei Mainstream Media Planetari.


DUGIN CONTRO UR-DESTRA E UR-SINISTRA

Alexandr Dugin, considerato il Richeliu di Vladimir Putin, è molto netto al riguardo:


Oggi l’Europa occidentale sta nella trappola della modernità e della postmodernità, il progetto della modernizzazione liberale va verso la liberazione dell’individuo da tutti i vincoli con la società, con la tradizione spirituale, con la famiglia, con l’umanesimo stesso. Questo liberalismo libera l’individuo da ogni vincolo. Lo libera anche dal suo gender e un giorno anche dalla sua natura umana. Il senso della politica oggi è questo progetto di liberazione. I dirigenti europei non possono arrestare questo processo ma possono solamente continuare: più immigrati, più femminismo, più società aperta, più gender, questa è la linea che non si discute per le élite europee. E non possono cambiare il corso ma più passa il tempo e più la gente si trova in disaccordo. La risposta è la reazione che cresce in Europa e che le élite vogliono fermare, demonizzandola.



LA DESTRA-SINISTRA IPERGLOBALISTA HA COME HITLER E NAPOLEONE UN SOLO NEMICO: LA RUSSIA

Presegue Dugin:


La Russia oggi è il nemico numero uno dell’Europa perché il nostro presidente non condivide questa ideologia postmoderna liberal. Siamo nella guerra ideologica, ma stavolta non è fra comunismo e capitalismo, ma fra élite liberal […], l’aristocrazia globalista, e contro chi non condivide questa ideologia, come la Russia, ma anche Trump. L’Europa occidentale è decadente, perde tutta l’identità e questa non è la conseguenza di processi naturali, ma ideologici. Le élite liberal vogliono che l’Europa perda la propria identità, con la politica dell’immigrazione e del gender. L’Europa perde quindi potere, la possibilità di autoaffermarsi, la sua natura interiore. L’Europa è molto debole, nel senso dell’intelletto, è culturalmente debole. Basta vedere come i giornalisti e i circoli culturali discutono dei problemi dell’Europa, io non la riconosco più questa Europa. Il pensiero sta al livello più basso del possibile. L’Europa era la patria del logos, dell’intelletto, del pensiero, e oggi è una caricatura di se stessa. L’Europa è debole spiritualmente e mentalmente. I russi devono salvare l’Europa dalle élite liberal che la stanno distruggendo”.



LA CHIUSA DI DUGIN


La forma di degradazione spirituale dell’Europa […] è arrivata al culmine negli anni Novanta, quando tutte le istituzioni vennero plasmate dal liberismo di destra in economia e dal liberalismo di sinistra nella cultura. L’approvazione dei matrimoni gay mi ha fatto capire verso dove stava andando l’Europa. Si arriverà presto al momento finale, dopo ci sarà il caos, la guerra civile, la distruzione. Forse è troppo tardi per ribaltare la situazione.



LA QUARTA TEORIA POLITICA DI DUGIN

Ecco dunque l’essenza della Quarta Teoria Politica che, forse, non ha nulla di nuovo, ma piuttosto di antico e genuino.


Nella sua critica al liberalismo Dugin non può che identificarlo, come peraltro già detto, con il modello unipolare statunitense e con il suo tentativo reiterato di imporre al mondo il suo modello politico attraverso guerre sia economiche (vedasi nell’attuale America Latina socialista) che sul piano militare (vedasi i casi di ex Jugoslavia, Iraq, Libia, Siria ecc…). E la risposta della sua Quarta Teoria Politica rimane sempre il multipolarismo ed il rispetto/dialogo fra le culture e gli Stati sovrani.


Il nemico della Quarta Teoria Politica duginiana è dunque l’individualismo, la liberaldemocrazia, il consumismo, la xenofobia, lo sciovinismo, il razzismo, il capitalismo, la società dello spettacolo già denunciata dal filosofo francese situazionista Guy Debord.


La Quarta Teoria, nelle parole stesse di Dugin, è un recupero del nazionalbolscevismo che rappresenta “il socialismo senza materialismo, ateismo, modernismo e progressivismo”. E’ altresì un recupero della Tradizione spirituale gnostica ed esoterica originaria e un invito al dialogo costruttivo fra la sinistra radicale e la Nuova Destra debenostiana, oltre che con i vari movimenti Verdi ed ecologisti, superando vecchi steccati ideologici ed approdando a nuove sintesi ideali.


Una visione – quella di Aleksandr Dugin – antica, ma, forse, proprio per questo, profondamente attuale e destinata a diventare una interessante alternativa democratica allo status quo.



LA FUSIONE DI DESTRA-SINISTRA NELLA CABALA GLOBALE

Se il Nume Tutelare del Migrazionesimo – l’arma asimmmetrica utilizzata per liquidare l’etnia Italiana – e della Globalizzazione è George Soros, l’eponimo del Mercatismo più turpe e sfrenato è Jacques Attali.

Citiamo quanto scritto sull’Attali nel nostro articolo “La Cabala Sinistra”:

Abbiamo le prove che le ipostasi dell’attuale capitalismo e della Cabala Massonico-Finanziaria Globale non sono altro che le cupe vibrazioni continue di Baphomet-Lucifero-Satana.

Attali, infatti, afferma:


Jacques Attali: “Il mercato si estenderà fino a quei settori ai quali finora non aveva accesso: come la sanità, l’educazione, la giustizia, la polizia, gli affari esteri…


E nello stesso momento, in parallelo, nella misura in cui non ci sono regole di diritto, il mercato, si estenderà a dei settori oggi considerati come illegali, criminali come la prostituzione, il commercio degli organi, il commercio delle armi, il racket ecc..


E dunque avremo sempre più un mercato che dominerà, provocando una concentrazione delle ricchezze, un’ineguaglianza crescente, una priorità assoluta data dal breve termine e dalla tirannia del momento presente e del denaro.


Fino e compreso alla commercializzazione della cosa più importante: la vita, la trasformazione dell’essere umano in un oggetto mercantile. Esso diventato un clone e un robot di se stesso.


ATTALI NON E’ SOLO LO IEROFANTE DEL MERCATISMO

L’Attali oltre a propagandare il maligno Mercatismo è il Goebbels dell’immondo Poliamore.

Sentiamo la concezione del Poliamore secondo l’Attali:


Nella libertà moderna si rivendica il diritto di non scegliere. Meglio: di scegliere un congiunto nell’istante, senza che ciò pregiudichi la scelta di un altro poco dopo. Quest’attitudine si farà sempre più accentuata, e la trasparenza porterà all’affermazione del diritto ad avere molti amori, omosessuali o eterosessuali, ma più spesso dettati dalla bisessualità, inclinazione che sta velocemente aumentando (o affiorando alla luce). In analogia col networking, ci sarà il netloving : un circuito amoroso nel quale si potranno avere relazioni simultanee e trasparenti con più individui, che a loro volta avranno molti partner”.


destra-sinistra

Jacques Attali. Immagine satirica.



RICORDA NIENTE?


Le parole del ministro Giannini […] spiegano esattamente il perché: il concetto di flessibilità si fonda su una mobilità che rende più difficile la creazione di una stabilità, famigliare o individuale, almeno prima dei trent’anni. In questi termini è prevedibile che la famiglia come l’abbiamo conosciuta cessi di esistere; che anche in caso di miglioramento della situazione economica italiana il cosiddetto ‘inverno demografico’ si prolunghi; e che la fascia di persone più colpita in negativo dal progresso che stiamo vivendo rischino di essere le donne. […]


Il mercato richiede la formazione di personale flessibile e un’impostazione troppo teorica del sistema italiano rischia di essere d’intralcio.


La formazione teorica è fortemente osteggiata dai corifei della Dittatura dei Mercati perché aiuta ad avere un Pensiero Libero. Un filosofo e uno storico hanno maggiori possibilità di discernere la verità dal distillato demoniaco (Fake News) della Dis-Informazione (tutti i Mainstream Media) al soldo del Liberalismo Totalitario.



L’AGGLUTINATO DESTRA-SINISTRA, SERVO FUNZIONALE DELLA GLOBALIZZAZIONE ULTRALIBERISTA

Sempre siffatta ministra afferma che «la rigidità novecentesca va abbattuta. Le persone devono potersi muovere e spostarsi a seconda di ogni evenienza umana e lavorativa».

Traduciamo dalla Neolingua dei Liberalisti Globali: i diritti sociali diventano “rigidità novecentesca” e le Costituzioni Sociali quali la Nostra vanno abbattute, come desideravano fare Renzi-Boschi per favorire gli interessi delle avide Società Transnazionali, dei Banksters internazionali e del più sfrenato Mercatismo.



IL FMI DELLA MASSONA TRIOCULARE LAGARDE CONTRO LA PROPRIETÀ IMMOBILIARE DEGLI ITALIANI

Il FMI ha sempre sostenuto che le tasse vadano spostate dal reddito agli immobili, ciò che sottace è che, in cotal guisa, si vogliono favorire la flessibilità e il nomadismo di tutti i neoservi globali.

Senza una casa a cui legarsi, con la progressiva liquidazione degli Stati fondati sulle Etnie Nazionali, il Liberalismo Totalitario può spostare i suoi servi in qualunque parte del Mondo sia necessario allocare un’unità produttiva.

Commentava così il neoliberista ed ex consigliere economico di Renzi, Filippo Taddei: «In una crisi epocale abbiamo discusso per un anno di tagliare una tassa che costava cinque miliardi e in media 250 euro a famiglia, all’estero mi guardano come un marziano quando lo racconto», spiega. Non è una novità per chi conosce le idee di Taddei. Riassunte in uno slogan che potrebbe essere il manifesto della generazione Leopolda: «Tassare ciò che è immobile per favorire ciò che è mobile».



DESTRA-SINISTRA GLOBALISTA, SPONSOR DELLA FLESSIBILITÀ

Sempre l’Attali ha affermato che lo Zeitgeist Globale si fonda sulla flessibilità e sulla mobilità; in cima alla piramde sociale abbiamo gli “Ipernomadi”, quell’1% di psicopatici che domina economicamente, pertanto politicamente, sul restante 99% di servi e semi-servi.

nel livello più basso ci sono gli Infranomadi, i Nomadi poveri: i Migranti

Al centro ci sono i Nomadi virtuali coloro i quali vivono da stanziali ma, in una posizione instabile, continuamente attaccati dal Liberalismo Totalitario che aumenta le tasse sulle proprietà immobiliari e diminuisce i salari per trasformare anche i Nomadi Virtuali in Infranomadi, prossimi schiavi della Dittatura del Capitale e del Mercato.



LA CUPA WELTANSCHAUUNG DELLA DESTRA-SINISTRA NOMADISTA

Continuiamo con la cupa Weltanschauung della Cabala Globale, di cui l’ex consigliere di Mitterand è uno dei principali cantori.


[È] il ritorno del nomadismo. Jacques Attali ne è sicuro. Negli anni a venire, le nostre vite saranno sempre più nomadi. […] Oggi punta i riflettori sull’ «erranza come caratteristica essenziale della natura umana».


«La mia tesi è che oggi assistiamo a una nuova importante diffusione del nomadismo. Di conseguenza, la breve parentesi costituita dalla condizione sedentaria sta per chiudersi. Può sembrare una forzatura, ma le cose stanno proprio così. L’ uomo esiste da centomila anni, ma è sedentario solo da settemila. […]


L’ innovazione è movimento, quindi naturalmente legata al nomadismo. Che poi è anche all’ origine del capitalismo, perché il mercato è per natura nomade. I popoli sedentari, invece, hanno inventato poche cose. L’ architettura, ad esempio, è un’ arte sedentaria, anche se in precedenza è esistita un’ architettura nomade. Ma soprattutto la grande invenzione dell’ uomo sedentario è lo Stato».


la vera novità è che un numero sempre crescente di persone, per un motivo o per l’ altro, vive una vita nomade. Ci sono, ad esempio, i nuovi nomadi ricchi, almeno una cinquantina di milioni di persone, che, per piacere o per lavoro, viaggiano dappertutto sul pianeta bardati di cellulari, carte di credito e computer portatili. All’ estremo opposto, due o tre miliardi di persone si muovono di continuo per sopravvivere. Alcuni si spostano solo di qualche chilometro, altri fanno viaggi lunghissimi, come mostrano gli immigrati che giungono in Europa da paesi lontanissimi.[…]


Da questo punto di vista, le dittature sono sempre sedentarie.


La chiusa è memorabile: «Senza dimenticare, inoltre, che la mondializzazione spinge verso nuove forme di nomadismo economico: tutto si muove, il lavoro come il capitale».

Guarda caso le stesse parole pronunciate dalla Vestale di quella Sinistra Liberista che ha scambiato l’Internazionalismo socialista con la Globalizzazione del Capitale Totalitario e della dittatura del Mercato.



Il CACOTOPICO ATTALI NEW WORLD

Ecco come il mercatista Attali immagina il nostro futuro. Tutto ruota attorno al Dio-Satana Mercato.


Intorno al 2040, il mercato, per sua natura senza frontiere, vincerà sulla democrazia, istituzionalmente circoscritta a un territorio. Gli Stati si indeboliranno; nuove tecnologie trasformeranno gli ultimi servizi ancora collettivi (la salute, l’educazione, la sicurezza e la sovranità) in nuovi oggetti di consumo, che definisco “sorveglianti”, che permetteranno di misurare e controllare la conformità alle norme: ciascuno diverrà il proprio medico, professore, controllore, poliziotto. L’autosorveglianza diverrà la forma estrema della libertà e la paura di non essere conforme alle norme ne sarà il limite. La trasparenza diverrà un obbligo: chiunque non vorrà rendere noti le sue appartenenze, i suoi costumi, il suo stato di salute e il suo livello di formazione sarà sospettato a priori. [Big Brother, 1984, in azione, ndr]


Tutti saranno leali solo con se stessi, le imprese non si riconosceranno più alcuna nazionalità, i poveri costituiranno un mercato tra gli altri, le leggi verranno sostituite con dei contratti, la giustizia con l’arbitrato, le forze di polizia con mercenari. Emergeranno nuove diversità, ci saranno spettacoli e sport per distrarre i sedentari, mentre immense masse di nomadi miserabili, gli “infranomadi”, premeranno alle frontiere, alla ricerca di qualcosa con cui sopravvivere. Compagnie di assicurazioni, divenute regolatrici del mondo, fisseranno le norme alle quali gli Stati, le imprese e i privati dovranno piegarsi. Organismi amministrativi privati veglieranno, per conto di questi assicuratori, perché queste norme vengano rispettate.



L’ULTIMA “IMPRESA” DELL’ATTALI

Il tentativo di porre ai vertici della RAI Marcello Foa e ripulirla dai propagandisti della Totalitaria Cabala Liberal-Capitalista Globale è fallito. Matteo Salvini non avrebbe mai bruciato il nome di Marcello Foa. E’ ovvio ritenere che avesse ottenuto il placet del “nonno”, il nickname con cui i leghisti chiamano Berlusconi.

Ma a bloccare tutto sarebbero intervenuti i Garanti dei Poteri Forti Internazionali: Antonio Tajani e Gianni Letta dopo l’ordine emanato proprio da Jacques Attali, uno dei fratelli di maggior peso in Three Eyes Lodge.

Ce lo rivela questo articolo di libreidee.org:


Berlusconi era stato consultato, da Salvini, sul nome di Foa. Peggio: l’uomo di Arcore aveva garantito a Salvini che lo stesso Foa, allievo di Montanelli e già caporedattore del “Giornale”, sarebbe stato eletto presidente della Rai con i voti forzisti e anche quelli di Fratelli d’Italia. Cos’è successo, allora? E’ arrivato un “niet” dall’estero. Da Parigi: precisamente, dall’uomo che si è presentato come “l’inventore” di Macron, ovvero il supermassone reazionario Jacques Attali, già braccio destro di Mitterrand e poi super-sponsor di Sarkozy. E a chi avrebbe telefonato, Attali, per chiedere lumi su come bloccare l’elezione di Foa? Al presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, che secondo Gioele Magaldi milita nella stessa Ur-Lodge del francese, la “Three Eyes”. Napolitano avrebbe consigliato ad Attali di contattare Antonio Tajani, ansioso di farsi confermare alla guida del Parlamento Europeo. E Tajani sarebbe riuscito a convincere Berlusconi, facendo valere proprio il peso della “Three Eyes”, in cui figurano alcuni pesi massimi del potere mondiale di ieri e di oggi, da Kissinger a Draghi.


«E’ una riedizione dello stop imposto, a governo non ancora formato, a Paolo Savona come candidato ministro dell’economia», dichiara Carpeoro, in diretta web-streaming su YouTube, il 2 agosto, con Fabio Frabetti di “Border Nights”


Immagino che gli sbufalai e i pennivendoli dei giornaloni al soldo del Capitalismo Totalitario e della Cabala Globale abbiano urlato ustericamente alla “Fake News” e al “Gombloddo” dei Complottisti Giallo-Verdi.

E invece è tutto vero. Lo conferma l’autorevole quotidiano “laVerità” di Maurizio Belpietro. «Dopo una corsa notturna dal Cav in ospedale, Matteo Salvini era sereno. In poche ore, però, Jacques Attali, «padrino» di Emmanuel Macron, avrebbe allertato Re Giorgio. Da lui, il messaggio sarebbe arrivato ad Antonio Tajani. Il resto è lo stallo attuale».




IL “FILANTROPO” JACQUES ATTALI ESPANDE IL MICROCREDITO PER FINANZIARE L’ARMA DI MIGRAZIONE DI MASSA.

Il quadro d’assieme è il seguente: Matteo Renzi fa approvare il Jobs Act, su ordine del trioculare Mario Draghi. Contemporaneamente, il governo della Ur-Sinistra chiede che tutti i Migranti “salvati in mare” giungano in Italia. È Emma Bonino che lo conferma.



La Francia – il nostro più grande nemico – fin dai tempi di Sarkozy, blocca le frontiere con l’Italia e rispedisce, spesso con violenza, tutti gli immigrati irregolari al confine con Bardonecchia.

Con la marionetta dell’Attali, Emmannuel Macron, colui che diversa stampa definisce il «gay psicopatico», il blocco è diventato ancor più rigido, e contemporaneamente il pupazzo attaliano provoca verbalmente i vertici italiani, definendoli «lebbrosi sovranisti», insulta gli Italiani che, a sua detta sarebbero «vomitevoli»; esattamente come fanno i cialtroni della Ur-Sinistra italiota al soldo della Cabala Massonico-Finanziaria Globale.

 

È in esecuzione il piano di Soros per liquidare Sovranità Italiana e sostituire gli Italiani con i migranti. Ce l’ha svelato Wayne Madsen di “Strategic Culture”. Ma il punto di partenza sono i Trafficanti di esseri Umani. Essi agiscono impunemente, senza che nessuno li contrasti.

Le loro “sedi sociali” sono tutte nell’Africa del Centro-Nord, all’interno di quella zona che i Francesi  controllano militarmente, politicamente ed economicamente (tramite il Franco CFA). Quindi la Francia non può affermare di non sapere quali siano le basi dei trafficanti di Migranti. L’unico leader che collaborava con l’Italia per bloccarli era Gheddafi e – guarda caso – egli è stato eliminato politicamente dalla coalizione cabalista Sarkozy-Clinton e liquidato fisicamente da un agente operativo francese.

Ma l’interrogativo più importante è chi presta ai Migranti i soldi per pagare gli “Scafisti”?



GLI ANTI-ITALIANI

E il cerchio si chiude: i Francesi permettono ai Commercianti di Esseri Umani di agire impunemente nei territori da essi controllati, la Microfinanza Globale di Attali finanzia i Migranti affinché possano pagare gli “scafisti”, Soros finanzia i “taxi del mare” perché li portino in Italia e obbliga la UE dell’alcolista Juncker ad implementare politiche di accoglienza in tutta Europa, la Ur-Sinistra Italiana si impegna ad «accoglierli tutti» e la Chiesa è felice, poiché anche le sue Organizzazioni benefiche partecipano al lucroso banchetto del business dell’Accoglienza.

Se George Soros è l’Imperator delle Rivoluzioni Colorate, Jacques Attali è il Princeps della Mcrofinanza Solidale con PlaNet Finance, ora divenuta Positive Planet.

Ilaria Bifarini scrive al riguardo:


È una domanda che tutti, almeno una volta, ci siamo posti: chi finanzia i costosi viaggi della morte che spingono migliaia di disperati su imbarcazioni di fortuna, tra mille peripezie e l’incognita dell’approdo?


Molti giornalisti si sono impegnati nella ricostruzione dei calvari degli emigranti per arrivare al porto di partenza, delle condizioni schiavistiche cui sono sottoposti dalla criminalità locale. Ma rimane irrisolto il tassello iniziale di queste tragiche diaspore, ossia la disponibilità di somme di denaro ragguardevoli, esorbitanti se rapportate al tenore di vita locale, per intraprendere il viaggio. Le inchieste in merito sono limitate e le nostre domande cadono nel vuoto.


Nel cercare di comprendere questo enigmatico fenomeno ci viene in aiuto uno studio condotto dalla sociologa Maryann Bylander in Cambogia tra il 2008 il 2010. Analizzando la frequenza e le modalità di emigrazione della popolazione  si scopre una correlazione diretta tra espansione del microcredito e aumento dei flussi migratori verso l’estero. Stesso nesso si riscontra in un altro Stato del Terzo Mondo, il Bangladesh, paese di origine di circa un decimo dei migranti che ogni anno arrivano in Italia (oltre 10 mila nel solo 2017). E’ qui che, grazie all’appoggio di illustri sostenitori come i Clinton e Bill Gates e con il sostegno della stessa Banca mondiale, venne creata nei primi anni ’80 la Grameen Bank, istituto finanziario che concedeva denaro alle persone più indigenti, impossibilitate ad avere accesso al credito, con il fine “filantropico” di offrirgli un futuro migliore. I prestiti concessi si tramutarono in un incentivo all’emigrazione per la popolazione locale, priva degli strumenti e delle possibilità di investire le somme ricevute in modo proficuo e di poterle restituire con i dovuti interessi. In men che non si dica si è venuto a creare il business dei cosiddetti “migration loans”, un affare d’oro per organizzazioni non governative come BRAC (Bangladesh Rural Advancement Commitee), leader nel settore. […]


È la finanziarizzazione della povertà e delle vite umane, una delle tappe più sciagurate di un modello economico globale antisociale e regressivo.




MENTRE LA DESTRA-SINISTRA ITALIANA TURIFERARIA DELL’IMMIGRAZIONISMO COMBATTE L’UNICO GOVERNO CHE DOPO LUSTRI LAVORA PER IL BENE DEGLI ITALIANI…

Nel solo 2016 sono emigrati all’Estero 285.000 Italiani, quasi tutti con lauree d’eccellenza, venendo sostituiti da un pari numero di migranti che, però, risultano quasi sempre di scarsissima se non inesistente alfabetizzazione. L’Esercito industriale di riserva della bassa manovalanza.

Se la Francia è il nostro più pericoloso nemico geopolitico, il Mostro Bicefalo Destra-Sinistra Turbocapitalista è il più feroce nemico politico degli Italiani.

L’Attali ha dichiarato che «Grazie ai Migranti la UE diventerà la Prima Potenza Mondiale!»

Rimembriamo che dobbiamo temere anche chi propala la dis-informazione dell’ «abbiamo bisogno dei migranti perché ci pagheranno le pensioni in Futuro».

Replica al Boeri formiche.net:


Di quella massa di sbandati che chiedono l’elemosina – quando va bene – di fronte ad ogni esercizio commerciale, l’Italia non sa che farsene. Non sono una risorsa, ma rappresentano un costo che grava sulle tasche dei cittadini. E non pensiamo solo alle sovvenzioni, ma a quel complesso di oneri indiretti – dai vari centri in cui sono collocati, fino alle accresciute misure di sicurezza, per non parlare della logistica in mare – che pesano enormemente sulle scarse risorse nazionali, indispensabili per far fronte alle altre grandi emergenze del Paese.


Ma c’é di più. I flussi clandestini producono gli effetti più negativi proprio nei confronti degli immigrati regolari, che lavorano e producono nel nostro Paese. La tendenza a fare di ogni erba un fascio diventa inevitabile, quando la paura incide sul senso comune. Che non è un prodotto della Lega – come continuano a ripetere alcuni dirigenti del Pd – ma deriva dalla difficoltà oggettiva di regolamentare un fenomeno così complesso, come quello dell’immigrazione irregolare. La cui dimensione, nelle fragili strutture produttive italiane, determina fenomeni di entropia. In cui il caos diventa l’elemento dominante.


Ne deriva, pertanto, che il primo problema è quello di fermare sbarchi non voluti. Solo così si potrà pensare alla fase construens: organizzare flussi regolari di immigrati in sintonia con le necessità del mercato del lavoro italiano. […]


Basterebbero questi elementi per controbattere gli allarmismi di Boeri. Un andamento favorevole degli andamenti demografici è solo una precondizione ai fini del futuro equilibrio dei conti della previdenza. Se il maggior numero di residenti non si trasforma in una più elevata occupazione regolare, il teorema iniziale si rovescia nel suo contrario. In questo caso, come insegnava Alfred Sauvy, famoso demografo e sociologo francese, il costo della maggiore disoccupazione grava sul benessere collettivo, riducendo lo spazio finanziario per pagare le stesse pensioni. Ne avremo presto la dimostrazione, quando si tratterà di discutere dell’eventuale salario di cittadinanza.


Ma accanto ai problemi di natura demografica, vi sono altri elementi che interferiscono nel puzzle previdenziale. Conta, ad esempio il tasso di sviluppo, quindi la crescita della produttività, oltre agli andamenti del mercato del lavoro. Sia in valore assoluto che nella loro composizione di genere. Come ha agito finora la mancata governance dei fenomeni immigratori? L’Europa sta vivendo una situazione drammatica, fino al rischio della sua possibile implosione. La stessa borsa sta reagendo malamente, nel timore che si possa giungere ad un punto di non ritorno. Problemi immediati che dovrebbero preoccupare maggiormente il presidente dell’Inps. Che invece guarda solo lontano. Con il rischio di cadere nel burrone che si è aperto sotto i piedi degli italiani.




E VI CHIEDETE PERCHÈ IL CONGLOMERATO DESTRA-SINISTRA ABBIA SILURATO MARCELLO FOA?

Marcello Foa combatte da anni contro la manipolazione del pensiero e della comunicazione operata dai governi al soldo della Cabala Globale Liberal-Capitalista antisociale e antidemocratica.

Credevate davvero che la Destra-Sinistra eurofilista, prezzolata da Soros e Attali permettesse a Foa di arrivare alla Presidenza RAi?

E ritenevate che i pennivendoli di Stampa-Repubblica-Corsera non l’avrebbero subitaneamente inondato di montagne di fango prefabbricato dai propagandisti della CIA e dai think thank Sorosiani?

Ingenui.



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One Response to “La Palude Destra-Sinistra IperCapitalista”

  1. La Sua analisi risulta, more solito, ineccepibile e – per noi del Gruppo di Lavoro Offrire Sostegno Spirituale alla Buona Politica – condivisibile in toto.
    Avevamo già esplicitato l’intendimento di favorire la sinergica collaborazione fra forze (purtroppo, sparse) comunque anelanti il comune obiettivo dell’ottenimento di uno dei massimi beni cui, oggi, debbono aspirare le nazioni ed i popoli degni di potersi considerare tali: la liberazione dal giogo mondialista, con quanto di nefasto ad esso si accompagna e da esso discende mefiticamente sui più disparati ambiti.
    Già nello spazio dedicato ai commenti all’articolo NAZIONALISMO ED ETNOSIMBOLISMO era stata data ospitalità ad un passo del contributo, a firma Barbara Tampieri, titolato Il M5S dall’utopia dei mondi ideali alla realtà della governance di un’Italia da salvare, saggio facente parte la silloge Offrire Sostegno Spirituale alla Buona Politica-Movimento Cinque Stelle e Spiritualità, Edizioni La Stanza Segreta dell’Uomo.
    Anche, ma non solo, in considerazione dell’assoluta concordanza fra la disamina fatta dall’Autrice e quella di Seyan, potrebbe risultare utile per quanti apprezzano L’ISOLA DI AVALON, la lettura integrale dell’accluso contributo (pagina 70, op. cit.); ovviamente se quanto proposto sarà ritenuto opportuno.
    Con la consueta stima,
    sursum corda
    S. C.
    (Offrire Sostegno Spirituale alla Buona Politica)

    Il M5S DALL’UTOPIA DEI MONDI IDEALI
    ALLA REALTÀ DELLA GOVERNANCE
    DI UN’ITALIA DA SALVARE
    di Barbara Tampieri

    Nei giorni scorsi, per caso, mi è capitato di leggere alcune citazioni di Jacques Attali (uno dei troppi padri dell’Europa) e Zbigniew Brzezinski, ex-consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza Carter (1977-1981) e mi sono chiesta: cosa spinge questi personaggi a fantasticare sempre sul futuro e a passare il tempo a colorare il mandala del mondo che verrà? Questi piccoli architetti – ma quelli eurocratici sembrano più che altro geometri – sono per caso tutti scrittori falliti di racconti di fantascienza rifiutati dagli editori, che sublimano la frustrazione esercitando il potere che permette loro di avverare le loro previsioni scritte in saggi che vengono presi sul serio, visto il pedigree dei loro autori? Perché si divertono, dalle stanze dei bottoni, a spiegare ai pezzenti della plebaglia come andranno a finire le loro miserevoli vite in base a ciò che è già stato deciso in alto e in separata sede?
    La differenza tra la loro narrazione e i grandi romanzi distopici di Aldous Huxley e George Orwell, ad esempio, è che questi ultimi hanno utilizzato la forma letteraria, il linguaggio della metafora e dei simboli e che il futuro totalitario che descrivono non è una progettualità ma qualcosa che sta iniziando qui ed ora e che ci ammonisce affinché possiamo scongiurarne in tempo il compimento. Invece i futurologi dell’élite, facendo riferimento non a figure metaforiche come il Grande Fratello ma ad entità realmente esistenti, come l’ONU e il FMI (vedi citazione sotto), e utilizzando il verbo dell’ineluttabilità da un punto di osservazione dominato dal proprio particulare, assai disinteressato alla democrazia, molto probabilmente stanno descrivendo nient’altro che una minima parte, un assaggio, di ciò che stanno realmente adoperandosi per realizzare nella realtà, traendolo dalla loro agenda fitta di imperativi categorici. E questo senza fornirci alcun ammonimento – visto che nel loro meraviglioso mondo futuro la democrazia non è prevista – se non quello di non osare opporci e di accettare passivamente qualcosa che sembra non possiamo più evitare che accada. Il perché non possiamo esimerci lo spiega Attali:

    Se II perpetuarsi dl queste tendenze cose radicate non verrà ostacolato, si può già tracciare una fisionomia verosimile del prossimo secolo: – la popolazione mondiale supererà gli otto miliardi di individui attorno alla metà del XXI secolo. Gli uomini, per la maggior parte nomadi urbani, vivranno in città irrespirabili che conteranno, in molti casi, più di cinque milioni di abitanti. Per nutrirli, bisognerà raddoppiare in trent’anni una produzione agricola che ha impiegato diecimila anni per raggiungere il livello attuale. Il mondo invecchierà, dapprima al Nord, poi al Sud. Nella prima metà del secolo, la popolazione giovane del Sud esprimerà le prime ambizioni. Nella seconda, un invecchiamento generale attenuerà i fermenti; – la democrazia e i diritti dell’uomo si affonderanno. I valori occidentali – fondati su un’apologia della libertà, della reversibilità e dell’estro – resteranno le forze motrici della prosperità mondiale, anche se é in Asia che saranno prodotti i due terzi della ricchezza mondiale. Tre miliardi di adolescenti prenderanno parte a questa cultura globale (abiti, musica, cibo, valori, eroi frutto di incroci), che si trasmette su un mercato fluido, vantaggioso per i suoi protagonisti, e che è destinata a invadere i rari campi in cui sopravvivono ancora gratuità o servizio pubblico (come l’istruzione, la sanità, la cittadinanza, l’aria stessa). Il lavoro sarà più precario. Nomadismo, Virtualità, Labirinto, Rete saranno le parole chiave. Si oscillerà dalla filosofia del Progresso a quella Deviazione. Un’iperclasse creerà una cultura ipermoderna per una società iperindustriale, in cui una classe media prevalente si godrà lo spettacolo del nomadismo altrui;
    Fonte: J. Attali “Lessico per il futuro”

    Nell’introduzione del suo “Dizionario del XXI secolo” le parole chiave ci sono tutte: la sovrappopolazione e l’invecchiamento, l’inquinamento (er globbaluormin), il giovanilismo, la fluidità del mercato, il precariato, il nomadismo, l’iperclasse, la Rete (bravi, miei piccoli lettori, vedo che qualcuno di voi ha già fatto il salto quantico arrivando subito alla “Gaia” di Gianroberto Casaleggio). C’è un problema, però. Il futuro potrebbe essere bellissimo, ipertecnologico, transumano e transgenico:
    Si potrà avere più di una nazionalità. Più di una famiglia alla volta e addirittura, in uno sfavillante carnevale genetico, circondarsi a piacere di propri cloni. Le nazioni non si disputeranno più il mondo, poiché ogni nazione realizzerà che la ricchezza dell’altra è la condizione necessaria alla propria riuscita. La geopolitica diventerà pacifica. L’india, la Cina, l’Unione Europea – entità federale che si estende fino ad Ankara e Mosca – e gli Stati Uniti – divenuti “Unione delle Americhe”, confederazione continentale alla quale finirà per aderire la Gran Bretagna – si spartiranno delle zone d’influenza. I paesi che si affacciano sul Mediterraneo si organizzeranno in un Mercato comune, i cui vertici istituzionali avranno sede a Gerusalemme, divenuta capitale di due Stati e di tre religioni. La civiltà occidentale, tecnologica, capitalista, democratica, farà posto ad una civiltà d’assemblaggio, una civiltà Lego (che propongo di chiamare “civiLego”), che avrà come ideale e vocazione la ricostruzione dell’armonia del mondo, a partire dalla tolleranza dei contrari e dalla fusione indefinita dei valori. Si desterà la coscienza di un’unità planetaria, grazie alla quale le organizzazioni internazionali troveranno i mezzi per esercitare le proprie funzioni: l’ONU promulgherà le leggi e farà rispettare i doveri. Una polizia mondiale si stabilirà nelle zone di non-diritto, l’FMI, incaricato di riscuotere e ripartire un’imposta mondiale sulle transazioni internazionali, regolerà i mercati finanziari, che cesseranno di essere luoghi fisici e agenti di panico, per mettersi al servizio della riduzione delle ingiustizie.

    Sentito? La “civiLego”! L’ONU come governatore mondiale, con il FMI come suo esattore (“Le ONG si sostituiranno al dissolvimento degli Stati, dei partiti, dei sindacati”), la riduzione delle ingiustizie (e questa forse è la vera fantascienza di tutto questo sproloquio).
    Questo sarebbe, secondo Attali, il mondo futuro ideale che ci aspetta, ma purtroppo, siccome permangono i retaggi del passato (come la democrazia), ecco arrivare la frase chiave:
    Questa evoluzione, in tutto e per tutto idilliaca, non avrà evidentemente luogo. Questo perché la politica ubbidisce a Shakespeare piuttosto che ad Andersen. Mille perturbazioni interverranno a disturbare il corso di questo placido fiume. A meno che non si verifichino cambiamenti radicali nei rapporti di potere e nei sistemi di ripartizione delle ricchezze, né la crescita economica, né i progressi della tecnica riusciranno a ridurre la povertà, che farà saltare le basi stesse della democrazia.
    Eccoli là. Il futuro potrebbe essere ipertecnologico e meraviglioso se non vi fosse il passato a remare contro e quindi per questo motivo, per evitare di perdere la democrazia, dovete aiutarci ad eliminare la democrazia e la tradizione.
    Il principio fondativo del ragionamento è che il passato è una cosa orribile, che occorre superare ad ogni costo, perché il passato ha creato un presente che è inaccettabile (dal loro punto di vista, in pratica, è troppo democratico). Ecco quindi che il presente oppresso dal passato deve liberarsene e andare fiducioso verso un futuro che, stranamente, non è lasciato al caso ma viene accuratamente predeterminato.
    Per far ciò, bisognerà scegliersi un’utopia. Il XIX secolo è stato quello della Libertà. Il XX passerà alla storia come quello dell’Uguaglianza. Il XXI potrebbe essere quello della Fratellanza. E’ probabile che quest’utopia venga assorbita dal mercato o dalla dittatura, come è successo per le precedenti, può anche darsi che sappia finalmente rivelarsi degna di noi e di se stessa. Smettiamo di cercare un significato alla Storia. Non ce l’ha. E’ costantemente sull’orlo del fallimento. Il mondo non va in nessun posto. Può in ogni momento ritornare alla barbarie; nel mondo, l’esito peggiore è sempre quello più probabile. Bisogna però rifiutare l’evidenza e dunque resistere all’ineluttabile: per dare una minuscola possibilità all’eternità, dal momento che non possiamo predire iI futuro, non ci resta che inventarlo.

    Il nichilismo, ‘o pernacchio in faccia a Dio, la pretesa della fine della Storia. Troppo comodo, signori, negarne il giudizio infallibile, terribile ed inesorabile. La vendetta della Storia sui traditori è una delle poche vere manifestazioni in Terra del divino. La pretesa, infine, di poter inventare il futuro e l’inconfondibile sentore della controiniziazione nella scissione del principio rivoluzionario “liberté, égalité, fraternité”, in tre elementi che, separati, ne depotenziano il senso. Che fratellanza può esserci, infatti, senza libertà ed uguaglianza?
    Diciamo la verità. Questa è gente che, élite e massonerie a parte, ha completamente perso la testa.
    Questo tipo di futurologia è il delirio di onnipotenza di chi è ossessionato dall’idea di plasmare e dirigere il futuro senza lasciarlo al caso, visto che il caso potrebbe anche prevedere un mondo senza più gli Attali, i Brzezinski e i loro compagni di aristocratiche merende. È pensiero magico allo stato puro.
    In questi mein Kampf dei banchieri, gente oltre i settant’anni che, non sopportando di doverci un giorno lasciare, fa di tutto per condizionare il tempo in cui non saranno più attraverso i loro posteri, si legge anche un netto delirio di immortalità. Speriamo che per allora, quando l’orologio biologico dovrà per forza fermarsi anche per loro, non abbiano veramente trovato l’elisir della vita eterna.
    Non commettiamo però l’errore di considerare questi scenari futuri solo alla stregua dei deliri di pazzi. Esiste qualcosa che viene chiamato, in uno studio della Rand Corporation, il nation-building. Una sorta di scienza delle costruzioni delle nazioni che può benissimo assomigliare al body-building, ovvero ad una pratica sportiva salutare se praticata cum grano salis ma assai dannosa se prevede l’utilizzo e l’abuso di sostanze dopanti. In pratica, secondo i think tank che si prestano allo scopo, le nazioni possono essere create e rimodellate a piacimento. Una cosa che gli imperi, peraltro, hanno sempre fatto. Non sarà per caso il vecchio e polveroso imperialismo che ancora lotta insieme a noi?
    Curioso, vero? Visto che, contemporaneamente, il Verbo mondialista proclama la fine delle nazioni, dei confini e delle identità nazionali. Al punto che, giusto per restare nell’attualità, l’Italia cede parte del suo territorio virtuale e i propri confini “immaginari” alla Francia, ovvero ad un paese “che non esiste”.
    Mi accorgo che ho trascurato l’amico Brzezinski, che pure scrisse le stesse cose, preconizzando il medesimo futuro bello per loro, un po’ meno per gli altri, ed ancora più inquietante se è possibile, addirittura nei primi anni Settanta, in “L’era tecnotronica”:
    “Tutti gli aspetti della vita sono influenzati e controllati da dispositivi computerizzati. Il crescente ausilio di mezzi biochimici di controllo umano favoriscono l’orientamento politico verso le direzioni di cambiamento prefissate. Nella società tecnotronica milioni di cittadini non organizzati sono facilmente attratti verso personalità magnetiche e ricevono le più moderne tecniche di manipolazione del pensiero e delle emozioni. Inoltre, può essere possibile sfruttare i frutti della ricerca sulla mente e sul comportamento umano per fini politico-strategici.” Fonte: Z. Bzrezinki “L’era tecnotronica”.
    Di conseguenza, un’élite scientifica determina l’indirizzamento politico attraverso un uso estremo della propaganda e perfino di tecniche di lavaggio del cervello e manipolazione genetica.
    Il risultato di questi procedimenti sui singoli cittadini dell’era tecnotronica, è che essi sono persone modificate, rimodellate dal proprio stato naturale a quello di cittadini della nuova era scientifica. Magari ingerendo qualcuna di quelle pillole di conoscenza di cui ha parlato di recente Nicholas Negroponte.
    Il trilateralista (e triocchiuto?) Brzezinski loda il socialismo (è risaputo che anche tra i neocon sono numerosi i trotzkisti) e ha parole di grande stima per Marx.
    E qui, per la serie “come mai le sinistre appoggiano progetti reazionari neo-aristocratici”, non vorrei dimenticare l’apporto fondamentale dell’esimio Coudenhove-Kalergi e del suo idealismo pratico:
    “Il socialismo, che ha già cominciato abolendo la nobiltà di rango e livellando l’umanità, trionferà nella produzione della nuova nobiltà mediante la differenzia zione dell’umanità. È qui, nell’eugenismo sociale che risiede la sua più alta missione storica, tuttora misconosciuta: giungere, da un’ineguaglianza ingiusta, attraverso l’uguaglianza, ad un’ineguaglianza giusta. Passando sopra le macerie di tutte le pseudoaristocrazie verso una vera nuova nobiltà.”
    Fonte: R. Coudenhove-Kalergi “Praktischer Idealismus”.

    Si diceva prima di Casaleggio. Ebbene, la sua visione del futuro presentata nel film “Gaia”, che tanta paura fa a Eugenio Scalfari nostro, il quale però non si accorge di frequentare gli stessi ambienti elitari dai quali promanano sempre quelle visioni, non sarà per caso l’ennesima versione del sogno distopico dell’élite? Dovremmo quindi iscrivere il Gianroberto nella medesima categoria dei Brzezinski e degli Attali? È questo il dubbio di tanti wannabe simpatizzanti.
    Certo c’è anche quella voce che gira sulla faccenda del gatekeeping e del via libera al movimento dato da ambienti atlantici (che spesso si firmano con il pentacolo) con, immagino, la consegna di marcare stretto il PD per controllarne l’operato, ovvero il gatekeeping al quadrato. Il che spiegherebbe il livore perfino irrazionale dei piddini nei confronti dei “grillini”.
    Il Movimento Cinque Stelle è un’entità politica bifronte, che ha il vertice con le scarpe ben piantate nell’élite e una base di assai poco pitagorici apprendisti che finora parlano troppo e spesso a sproposito e che sembrano rappresentare, oltre alla quintessenza di un’ideale miscuglio di purezza e ingenuità prestate alla cosa pubblica, gli attori ideali di quella che Stefano Zamagni definisce democrazia deliberativa.
    “Democrazia deliberativa significa che i cittadini possono intervenire sull’operato del Governo non solo eleggendo i rappresentanti, ma anche influendo su di esso fra un’elezione e l’altra. In Italia, invece, esiste solo la democrazia estesa. E la differenza tra le due è radicale: nella democrazia deliberativa vince chi convince maggiormente, mentre in quella estesa vince chi ha maggiore consenso”. (…)
    “ Certo, non pochi sono i nodi teorici e pratici che devono essere sciolti perché il modello di democrazia deliberativa possa costituire una alternativa pienamente accettabile rispetto a quella esistente. Ma non v’è dubbio che la concezione deliberativa di democrazia sia, oggi, la via che meglio di altre riesce a affrontare i problemi dello sviluppo e del progresso dei nostri Paesi. Ciò in quanto essa riesce a pensare alla politica come attività non solo basata sul compromesso e l’inevitabile tasso di corruzione che sempre lo accompagna, ma anche sui fini della convivenza stessa e dell’essere in comune. Inoltre, essa è anche la via più efficace per contrastare l’invadenza del “politico” e quindi per rilanciare il ruolo del civile. Il che vale a far sì che lo spazio pubblico cessi finalmente di essere pericolosamente identificato con lo spazio statale”.
    Fonte: S. Zamagni “L’economia del bene comune”.
    Bello il concetto di partecipazione diretta, vero? Peccato quella chiosa, con la rivelazione che la politica (ovvero il luogo di esercizio della democrazia parlamentare) deve lasciare spazio ad un non ben identificato “spazio civile” da contrapporre allo Stato, ovvero alla Costituzione.
    È come per i trip di Attali. Tutto fantastico ma con il trucco e l’inganno.
    Come diceva il nostro? “A meno che non si verifichino cambiamenti radicali…” E quando ha scritto il nostro il suo sogno di fantascienza? Nel 1998. Lo stesso periodo in cui fu messo a punto un altro progettone imperiale: il Progetto per un Nuovo Secolo Americano descritto nel manifesto “Rebuilding America’s Defense”, dove si legge, a pag. 51: “[…] il processo di trasformazione, anche se porterà ad un cambiamento rivoluzionario, sarà verosimilmente un processo lungo, senza un qualche evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl
    Harbour. [ …]”
    Altro libro distopico che si è avverato in pieno.
    È il leit motiv. Invocare l’evento eccezionale, far finta poi che sia capitato per caso, quando invece si è fatto di tutto per far accadere l’impossibile. Le profezie dell’élite sembrano le uniche a doversi avverare e la cosa incredibile è che pare che i racconti del futuro dei banchieri e dei vecchi mestatori del potere, e perfino degli scrittori di fantascienza, stiano tutti divenendo realtà.
    *****
    Per tornare alla realtà del nostro paese. Quale sfida attende quindi il M5S, una forza politica che rischia seriamente di ricevere dall’elettorato o da altri attori con potere di decisione emergenziale, il compito di guidare prossimamente l’Italia di fronte al palese fallimento del renzismo?
    Allargando l’orizzonte, si tratta in realtà di un fallimento epocale, globale, coinvolgente entrambe le sponde dell’Atlantico e la cui onda d’urto colpisce tutto il mondo e, parimenti, dell’inizio di un periodo molto travagliato nel corso del quale sarà necessario risintonizzare e riprogrammare completamente la governance del nostro paese come quella degli altri paesi occidentali.
    Il fallimento al quale assistiamo sgomenti è quello di diversi progetti ideati e messi a punto alla fine del secolo scorso, tutti nati con intenti a parole progressisti e rivelatisi poi quanto di più reazionario è possibile immaginare. Basti pensare all’idea di “Europa” e a cosa essa si è ridotta, appena è intervenuto uno shock sistemico come la crisi finanziaria del 2008, a causa dell’applicazione nefasta e prematura di una moneta unica in quella che gli economisti definiscono “area valutaria non ottimale” (gli Stati Uniti invece sono un’area valutaria ottimale). Quello che doveva essere il facilitatore armonico di scambi e integrazione tra paesi europei è diventato strumento di dominio, di paralisi economica, di illecito vantaggio di alcuni paesi su altri e, infine, per contagio, di recessione globale. E questo perché il suo scopo nascosto, derivante da vecchi sogni elitari di dominio, era quello di sottomettere, non di emancipare.
    L’euro e l’Unione Europea non potranno che essere profondamente riconsiderati. Il caso del Regno Unito sta dimostrando, in barba a tutti i catastrofismi delle Cassandre sulla Brexit, che senza il tallone di ferro – per citare Jack London – della UE si può sopravvivere e addirittura ricominciare a prosperare. Non è irreale pensare che qualche altro paese possa scegliere a breve di seguire l’esempio britannico e a quel punto il domino diverrebbe inarrestabile. Parimenti, l’abbandono dell’euro è scontato, visto che la fissità del cambio ha causato un profondo squilibrio tra paesi del core e quelli della periferia, provocando vere e proprie tragedie umanitarie come quella della Grecia.
    Sul piano strategico potremmo assistere al possibile declino del dominio neocon, grazie alla riscoperta negli Stati Uniti di un conservatorismo meno scellerato e nuovamente orientato al pragmatismo, consapevole della necessità di preservare e riattivare il modello socioeconomico occidentale, messo in pericolo dall’utilizzo come arma delle migrazioni di massa, oppresso da una finanza senza controllo e governato dalla shock economy ultraliberista, riscoprendo modelli economici di tipo keynesiano.
    In questo scenario, è evidente che vi sia un sentimento globale di riscossa e un ampio movimento che si sta orientando verso non solo il recupero della situazione precedente, ma di vero e proprio tentativo di salvataggio prima che la situazione precipiti nella catastrofe, ad esempio, di una terza guerra mondiale.
    Non è un caso, secondo me, che alcuni concetti utilizzati da Donald Trump risultino sempre più simili a quelli del M5S in una sorta di curiosa sintonia. Ad esempio il definire il suo e quello dei suoi sostenitori un “movimento”, il proclamare che una sua eventuale vittoria sarà “il più grande vaffa della storia”. Potrebbero essere solo coincidenze, ma non credo lo siano.
    Una cosa, mi auguro, il M5S dovrà aver cura di evitare. Di ripetere cioè gli errori dei primi anni Novanta quando, assieme all’acqua sporca della corruzione si gettò via il bambino che rappresentava la Politica. Politica che è poi stata sostituita dalla stirpe dei nominati, quelli che in Argentina si chiamano “alzamanos” e che, ispirati solo dall’appartenenza ma privati di ideali, cadono ancor più facilmente preda delle lusinghe di coloro – per esempio le multinazionali o i potentati sovranazionali palesi ed occulti – che vorrebbero farne solo degli “esecutori di ordini”, anche contro il bene del proprio popolo.
    È disposto quindi il M5S ad assumersi il compito e la responsabilità di salvare l’Italia, perché di ciò si tratta, magari prendendo decisioni drastiche come uscire dall’euro e, se necessario, ridefinire la nostra partecipazione ai trattati europei? È disposto il M5S a considerare un suo valore assoluto il recupero della sovranità nazionale e della dignità di quella che fu la quinta potenza industriale del mondo?
    È questa la sfida che attende il M5S. Non la realizzazione di un sogno utopico ma l’evitare un futuro distopico. Non dovrà combattere una semplice battaglia per l’Onestà ma la guerra di liberazione, dalla quale dovremo per forza uscire vivi. Ce la farà? Se la sentirà? È ciò che mi auguro con tutto il cuore.

    Riferimenti bibliografici:

    Jacques Attali – “Dizionario del XXI Secolo”, 1999.
    James Dobbins, Seth G. Jones, Keith Crane, Andrew Rathmell, Brett Steele, RichardTeltschik, Anga Timilsina – “The UN’s role” in nation-building from the Congo to Iraq, 2005
    Stephen McGlinchey – “Brzezinski’s Technetronic Era”, 2011 Candido Romano – “2025, le innovazioni del futuro: come cambierà il mondo, le 10 pre- visioni”, International Business Times, 2014 Richard Nikolaus von Coudenhove-Kalergi – Praktischer Idealismus,
    1925 Eugenio Scalfari – “Perché Gaia mi fa paura”, L’Espresso, 2013
    Stefano Zamagni – “L’economia del bene comune”, 2008
    “The Project for the New American Century – Rebuilding America’s defenses. Strategy, Forces and Resources For a New Century”, 2000
    Robert Charroux – “Le livre des secrets trahis”, 1965

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