Grillo, l’Arruffapopoli ovverosia il Manovratore Manovrato

by Seyan / lunedì, 09 settembre 2019 / Published in La Cabala

GRILLO, L’ARRUFFAPOPOLI.
OVVEROSIA IL MANOVRATORE MANOVRATO

I Bufalai e i pennivendoli dei Mainstream Media Mondiali hanno sempre attaccato il tandem giallo-verde, definendolo lebbra sovranista. Ma da quando Giuseppi Conte…


chiese consigli alla triumvira UE Angela Merkel per arginare Matteo Salvini, il tutto a casa di Soros, al World Economic Forum di Davos, le cose sono cambiate.

Da allora sono cominciate le trattative sotto traccia al fine di arrivare all’esecutivo giallo-rosso, confermate da un neo ministro piddino al Corriere della Sera, per scalzare la Lega, con il placet dei tre triumviri dell’Impero Carolingio – UE, Soros-Macron-Merkel.


https://twitter.com/miia_2018/status/1171144968741838850


A metà luglio 2019, BuzzFeed News, media finanziato da Soros e noto per la propalazione di Bufale per screditare i nemici del Sorosismo (ex plurimis, il Russiagate Trump-Putin) ha diffuso quella che ha il tanfo – anch’essa – di bufala, quella dei presunti finanziamenti alla Lega da parte di Putin (il Cattivone Globale secondo il Totalitarismo Sorosista).


«L’attacco mondialista a Salvini dimostra proprio questo intento, riprendere il flusso dell’immigrazione fuori controllo e continuare a produrre dumping salariale». Tanto, «il presunto argine ‘antisistema’ rappresentato dai 5 Stelle appare sempre più inadeguato, incoerente e ambiguo», visto che lo stesso Di Maio – nel tentativo disperato di tamponare l’emorragia di voti verso la Lega – partecipa volentieri all’ultimo gioco al massacro contro Salvini, invitandolo a rispondere dei presunti finanziamenti russi davanti al Parlamento: «Quando il Parlamento chiama, il politico risponde, perché il Parlamento è sovrano e lo dice la nostra Costituzione». Sovranità limitata, in realtà: è Bruxelles, non Roma, a stabilire cosa può fare l’Italia, la cui Costituzione è stata deturpata dall’inserimento suicida del pareggio di bilancio. Se n’è dimenticato, Di Maio? È evidente, scrive Rosanna Spadini su “Come Don Chisciotte”, che il capo politico del Movimento 5 Stelle cita “BuzzFeed” come fonte d’informazione altamente attendibile, «celando di proposito le rivelazioni pregresse sulla macchina di propaganda web del MoV, e sul fatto che Alberto Nardelli interpreterebbe un trend politico decisamente di sinistra, avverso al governo gialloverde». 


Chi è Nardelli, l’autore del presunto scoop (o possibile bufala) sull’ipotetico finanziamento-fantasma, dal Cremlino alla Lega, costretta a pagare circa 50 milioni di euro (quindi in teoria a suicidarsi, cessando di far politica) per presunte irregolarità risalenti alla gestione Bossi? Nardelli, riassume la Spadini, è un giornalista di “BuzzFeed News” piuttosto ossessionato da Matteo Salvini, visti i numerosi articoli scritti quotidianamente su di lui. Già in forza al “Guardian”, voce della sinistra britannica (che però ha abbandonato Julian Assange al suo destino), oggi è a capo di “BuzzFeed”, newsmagazine web multinazionale statunitense. Soprattutto, Nardelli (che opera da Londra) «è l’autore del rumoroso scoop sui presunti finanziamenti di 65 milioni alla Lega, camuffati da traffico di petrolio tra Mosca e Roma, grazie al ‘faccendiere’ Gianluca Savoini». Dal suo profilo Twitter, il giornalista ha rivolto alcune domande a Salvini, «farcite di tali tossine di odio che avrebbero fatto impallidire anche quelle di Roberto Saviano, di Ezio Mauro o di Marco Travaglio». Nardelli incalza Salvini: «Qual è la sua relazione con Savoini? Per quale motivo un uomo che non ricopre alcun ruolo ufficiale nel governo partecipa a viaggi ufficiali a Mosca con il ministro, sedendo nelle riunioni con ministri russi e partecipando a cene con il presidente Putin? In che ruolo fa tutto questo?». (“Italian Russiagate: le Bufale di BuzzFeed, che odia Salvini”, libreidee.org)


Che si tratti probabilmente dell’ennesima bufala spacciata dagli agenti del Sorosismo, lo riprova questo pezzo di un Mainstream Media, Rainews.


Dall’analisi dei due telefoni sequestrati a Gianluca Savoini (uno dei quali acquistato di recente) e dall’esame dei tabulati telefonici non risulterebbero contatti, né via chat né via mail o telefonici, fra il presidente dell’associazione LombardiaRussia e il segretario della Lega Matteo Salvini. È quanto si apprende in ambienti giudiziari. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Savoini-fondi-russi-da-telefoni-no-contatti-salvini-cb58300c-e437-40d3-8aef-6a4dc60370ac.html


Guarda caso, nello stesso periodo si verificava un evento particolare.
Il 16 luglio 2019, il figlio di Grillo, assieme ad altri tre amici della Genova-bene, avrebbe esercitato violenza di gruppo contro una diciannovenne nella villa in Costa Smeralda del comico genovese. Quasi dieci giorni dopo, il 25 luglio, la denuncia della presunta violenza di gruppo della ragazza. Malgrado ciò nulla si è saputo della vicenda fino al giuramento del Bisconte-Contebis.



Effetto della sordina imposta ai nostri Media dall’Impero Carolingio – UE per non bloccare la trattativa M5S-PD ormai in dirittura d’arrivo?

Al riguardo due tweet:




Le date risultano però significative. Perché il 31 agosto 2019, Beppe Grillo, che non faceva più sentire la sua voce da mesi, entra a gamba tesa su Di Maio e si riappropria del MoVimento. Ce lo spiega Franco Bechis.


Quando è iniziata la trattativa con Nicola Zingaretti per la formazione del nuovo governo il capo politico del M5s Luigi Di Maio aveva una certezza tutt’altro che infondata: vuoi per le pressioni esterne, vuoi per le lacerazioni interne il partito democratico avrebbe consentito la nascita del nuovo governo a qualsiasi condizione. Bastava vederli in giro: abituati ad avere le leve del comando nelle loro mani da lunghi anni senza che ciò fosse mai derivato dal consenso popolare, erano da 14 mesi in vera crisi di astinenza, con volti emaciati e sguardi disperati. Solo fare intravedere una poltroncina ministeriale a un Dario Franceschini avrebbe provocato quel che il miraggio di una borraccia d’acqua fa a chi si è sperduto da giorni nel deserto del Sahara. Insomma, per Di Maio avrebbe potuto essere una trattativa molto in discesa. E la realtà lo ha subito confermato, vista la resistenza opposta dallo stesso Zingaretti all’ipotesi di Giuseppe Conte presidente del Consiglio. E’ durata lo spazio di una nottata, e il mattino dopo il Pd disperato per la sola idea di non potere riconquistare quelle poltroncine che col voto popolare non avrebbe rivisto per chissà quanti anni, si digeriva Conte premier come fosse il bocconcino più prelibato a cui aspirare. (Franco Bechis, “Chi ha sparato su Di Maio quando aveva in pugno il Pd”)


E qui, inopinatamente inizia il “fuoco amico” contro Di Maio.


E’ a questo punto però che in maniera inattesa si alza il fuoco amico. Mitragliate dall’esterno, da Marco Travaglio e dal suo Fatto quotidiano. E va beh, ci sta: sono opinioni non mascherate espresse pubblicamente dal 4 marzo 2018 in poi: per loro l’unione con il Pd è sempre stata quella più naturale e fin necessaria. Questa tesi si è ancora di più rafforzata quando il giornalista ha avuto una sorta di folgorazione per Conte, che stima ben al di sopra delle sue reali capacità (in gran parte ancora tutte da dimostrare). Stesso fuoco amico su di Maio da parte dei fedelissimi di Roberto Fico, e anche in questo caso l’opinione non era sorprendente: il gruppo non ha mai accettato l’alleanza con la Lega. […]


Al generale che comanda le truppe e che sta sul fronte (Di Maio, capo politico per due volte scelto dai militanti su Rousseau) si spara dunque alla schiena indebolendolo nel momento più delicato della trattativa. Una follia. Che culmina in un vero e proprio colpo di cannone. Sicuramente Travaglio, ma anche qualcuno di quei fronti interni sopra citati chiama Beppe Grillo e fa pressing perché intervenga a fermare il gioco al rialzo di Di Maio e consegni le redini della trattativa al premier Conte. Cosa che Grillo farà, prima in maniera un po’ confusa con un video e poi in modo più diretto con un intervento pubblicato non a caso sul Fatto quotidiano, dove prende in giro i 20 punti ribattezzandoli “della Standa” e dice stop a qualsiasi trattativa grillina sulle poltrone.


Il colpo di cannone colpisce alla schiena il capo politico del M5s che fin lì aveva lavorato per tenere insieme con difficoltà lo stato maggiore del movimento. Perfino Alessandro Di Battista, il più scettico verso il varo di un governo rossogiallo. […]


Con la cannonata di Grillo il capo politico M5s avrebbe potuto proseguire per la propria strada, evidenziando però la spaccatura interna al movimento. Di Maio ha scelto invece il passo di lato, lasciando come volevano Travaglio e Grillo (e forse anche Fico) le trattative nelle mani esclusive di Conte. Da lì in poi Di Maio non ha più trattato. E Conte lo ha fatto in condizioni di evidente debolezza.


Un flop sicuro, una discreta calata di braghe del M5s di fronte a un Pd che era facilissimo mettere nel sacco. Questo è certo, e se ne sono accorti perfino quelli che hanno provocato nei fatti questa Caporetto. Sembra che ce l’abbiano tutti con Di Maio, che a chi glielo fa presente oggi risponde: “Mi avete attaccato e sabotato mentre stavo conducendo la trattativa, e ora vi lamentate pure?”. […] Oggettivamente però di questa mini disfatta non è responsabile. Nessun generale potrebbe vincere una battaglia se le sue truppe invece di avere fucili spianati verso il nemico, seminano trappole dove fare cadere chi le guida. Cari parlamentari e (in parte) militanti grillini, la prossima volta se come capo politico volete scegliervi Travaglio, fatelo su Rousseau senza barare, no? (Franco Bechis, cit.)


E’ lapalissiano, comunque, che Grillo e il suo MoVimento hanno svolto e continuano a svolgere la funzione di gatekeeping per i cosiddetti Poteri Forti.

Il Movimento 5 Stelle non è antisistema, ma è, al pari del PD – de facto il Partito delle Diseguaglianze e della Finanza Speculativa globale – un Movimento per la tenuta del sistema tanatocapitalista e per il controllo globale dei Popoli.

E’ l’attuazione del distopico Grande Fratello Globale, che si riempie la bocca di lemmi come “democrazia”, “diritti” e “libertà”, sopprimendo proprio democrazia, diritti sociali e libertà.


grillo

Beppe Brillo. Immagine Satirica.


Articolo principale: Contrordine compagni! Siamo tutti Pidioti!



 

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