Cerca nel Sito
Digita parole chiave:
sabato 19 maggio 2012
Sezione "LA TERRA CAVA"
Italia: cronaca di un naufragio PDF Stampa E-mail
Scritto da Seyan   
mercoledì 28 dicembre 2011

 

italia cronache naufragio

 

 

titanic_white_star.jpg

Vogliamo precisare che questo articolo non riporta alcuna opinione personale dell'estensore, ma si limita a riportare centinaia di articoli, di libere opinioni dei migliori economisti mondiali, dei più importanti storici e dei più autorevoli giornalisti e blogger liberi in Italia e all'Estero.

A conclusione di un'inesausta sequela di indicatori socio-economici che mostrano come l'Italia sia ormai un Paese morente, in netto declino ed ormai distante dai Paesi Mondiali più evoluti, giunge il rapporto dell'OCSE sulle retribuzioni medie dei Paesi appartenenti all'Organizzazione.

Il salario annuo netto degli Italiani è stato, nel 2008, pari a 21.734 dollari, il che ci porta al 23° posto su 30 posizioni.

In pratica un salariato italiano, a parità di prestazioni lavorative, guadagna il 44% in meno rispetto ad un lavoratore inglese di pari livello, con un costo della vita sostanzialmente equivalente se non superiore se paragoniamo il costo di benzina e gasolio in Italia, il più oneroso del mondo.

Malgrado le molteplici promesse elettorali di entrambi gli schieramenti elettorali nel 2008, la situazione è peggiorata per i lavoratori dipendenti (a differenza di quanto avvenuto alla casta e ai ceti parassitari): nel 2010, "la retribuzione media di un italiano con 25.155 dollari è inferiore ai 30 mila nell'Unione Europa ma il carico fiscale nel 2010 è salito al 46,9% rispetto al 34,8% della media Ocse." (www.avvenire.it)

La situazione dei lavoratori italiani è peraltro unica. Stipendi tra i più bassi d'Europa con il carico fiscale che, con l' ultima manovra cd. “salva Italia”, è ormai il più alto del mondo!

La situazione in Italia, critica da almeno due anni è precipitata nell'estate del 2011, con tutta una serie di convulsioni politico-parlamentari e continue manovre economiche.

affondamento.jpg

L'immagine dell'Italia che affonda è dell'ex ministro "Giulio Tremonti [che] ha evocato il Titanic. Sì ma avrebbe dovuto farlo per quel che lui 'e gli altri' stanno causando. E invece di andarsene e lasciare il posto a qualcuno che non sia sottomesso alla 'casta', che faccia gli interessi della nazione (ce ne sara’ uno), ha tenuto a precisare, 'hic manebimus optime', cioe’ qui dove stiamo, alla responsabilita’ dell’Economia, stiamo bene e ci resteremo. Non avevamo dubbi." (Luciano Priori Friggi, "Tremonti 'Titanic': l'uomo che ci affonderà/1", 15 luglio 2011, www.borsaplus.com)

"Un bagno di sangue la manovra di Tremonti, appena approvata, per redditi medio bassi e per chi ha meno di 40 anni, e non ha il posto fisso: niente di tutto quello che serviva è stato fatto. A partire dalle liberalizzazioni, che appena accennate, mercoledì mattina, hanno visto la rivolta di avvocati e notai, per i quali il destino del paese conta, ma sempre dopo i loro privilegi e le rendite di posizione.
Tra l’altro, il blocco degli stipendi pubblici, il progressivo annullamento degli incentivi all’edilizia ed alle energie rinnovabili (dal 2013), la diminuzione del potere reale d’acquisto di salari e stipendi, insieme all’assenza di fondi per gli investimenti pubblici, determineranno una ulteriore contrazione di consumi ed investimenti privati." (Francesco Bruni, "La stangata di Tremonti e la supercazzola italica", 16 luglio 2011, www.borsaplus.com)

Coerentemente, "se quello che si sta consumando sotto i nostri occhi in questo agosto di tregenda non fosse un vero dramma, verrebbe da dire che siamo ancora una volta alle 'comiche finali'. Un governo senza storia, guidato da un premier senza vergogna, insegue un obiettivo senza speranza. Ritrovare la forza di una politica e la dignità di una leadership, per imporre al Paese la cura dolorosa ma necessaria senza la quale c'è solo l'Apocalisse. Questo tentativo, continuamente inseguito e continuamente fallito, marchia a fuoco la via crucis degli incontri tra la risibile 'armata berlusconiana' e le parti sociali. Li rende ogni volta velleitari, deludenti e dunque alla fine tragicamente dannosi. [...] La 'posta' è l'Italia. Una posta troppo alta e troppo importante, per lasciarla ancora nelle mani di Berlusconi, Bossi, Tremonti e Scilipoti. (Massimo Giannini, "Il risveglio sul Titanic" , 11 agosto 2011, www.repubblica.it)

Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, affermava, "Tremonti oggi ha proposto esattamente la ricetta che ha portato la Grecia al disastro: privatizzazioni, licenziamenti, tagli alla spesa sociale e politiche economiche restrittive. [E'] una ricetta che visti gli esiti che ha avuto in Grecia puo' essere avanzata solo da un pazzo irresponsabile o da un sadico che si diverte a tartassare i propri concittadini senza che l'economia ne tragga alcun giovamento" ("Crisi: Ferrero. Tremonti propone la stessa ricetta del collasso greco" , 11 agosto 2011, www.asca.it)

Chiosava, infine, Massimo Giannini di "Repubblica","il governo della dissipazione ha infine raffazzonato la manovra della disperazione. Come i peggiori esecutivi andreottiani della Prima Repubblica, costretti a turare in extremis gli allegri buchi di bilancio, buttavano giù in tutta fretta i decretoni di Natale, così anche il gabinetto di guerra berlusconiano, obbligato dal direttorio franco-tedesco e dal board della Banca centrale europea, improvvisa il suo decretone d'agosto [...] Per il resto la stangata è una miscela caotica di vuoti e di pieni, che conferma l'impianto sostanzialmente regressivo seguito dalla maggioranza in questi tre anni. Da un lato, il carniere outsourc_dees.jpgdel rigore è sicuramente pieno per quanto riguarda il ceto medio, che sopporta da solo quasi l'intero onere del risanamento. È ceto medio il pubblico impiego che, ancora una volta, è il perno ideologico intorno al quale ruota la politica economica del centrodestra: dal Tfr agli straordinari, i dipendenti pubblici sono anche oggi la vittima sacrificale di una coalizione che si accanisce senza pietà contro le categorie che non la votano. [...] Così si uccide un'economia. "Gronda il sangue dal cuore, ma dovevamo farlo", ha detto il premier in conferenza stampa alla fine del Consiglio dei ministri. Se è vero, è sangue di coccodrillo." (Massimo Giannini, "La manovra della disperazione", 13 agosto 2011, www.repubblica.it)

Ancora più tranchant il giudizio di Alain Minc, consigliere di Nicolas Sarkozy, su Berlusconi, dopo 17 anni di studio del “dossier Italia”: "Berlusconi non ha intenzione di mollare, perché il suo principale timore sono le aule di tribunale e non la crisi economica che colpisce le tasche degli italiani. Se lascia, per lui è la fine. Quindi cercherà di rimanere a Palazzo Chigi il più possibile, con effetti devastanti sull’economia nazionale già in stallo. Quindi anche l’Italia si candida ad essere il detonatore del default mondiale. L’unica via di uscita è una rivolta del popolo, un lancio di monetine davanti al Parlamento, un atto di coraggio della gente esasperata, che lo costringa ad uscire di scena. Ma dubito che accadrà. Quindi la situazione può solo peggiorare." (Enzo Di Frenna, "Il default mondiale", www.ilfattoquotidiano.it)

L'assoluta insufficienza del salario medio degli italiani onesti, dei lavoratori dipendenti, dei pensionati, in relazione all'elevato costo della vita in Italia non deve, però, sorprendere. Il declino, inarrestabile, è iniziato da almeno tre lustri.

homeless_dees2.jpg

Oltre la metà dei nuclei familiari fa dura fatica a far quadrare i conti mensili e ogni anno un numero sempre maggiore di cittadini entra nella poco allettante categoria dei nuovi poveri. "Un esercito di più di un milione di persone, moltissime delle quali anziani, ogni giorno -afferma la Cia- si reca presso i centri di raccolta dei grandi mercati ortofrutticoli italiani e si mette in coda per recuperare gli scarti dei prodotti rimasti invenduti e impossibili ormai da vendere. A queste si aggiungono altri tre milioni di individui che si avvicinano ai banchi ortofrutticoli dei mercati rionali, verso l’ora di chiusura, soprattutto dalle 13.30 alle 14.00, per comprare sottocosto prodotti che ormai i commercianti reputano di non smerciare più. Una lunga fila di 'nuovi poveri' che l’Istat ha quantificato in totale in 7 milioni 542 mila, il 12,8 per cento dell’intera popolazione" (Articolo "L'esercito dei 'nuovi poveri': acquisti sottocosto, furti per fame e scarti ortofrutticoli", www.newfood.com)

evans.jpgParecchi italiani vivono, da anni, in condizioni da Terzo Mondo.

Come confermano tutti gli Osservatori economici internazionali indipendenti, grazie ai governi Berlusconi-Tremonti, Prodi-Padoa Schioppa, Monti-Monti che hanno governato negli ultimi 10 anni, cioè da quando l'euro ha sostituito la lira - senza che nessuno fermasse la selvaggia sperequazione, "su dieci italiani, uno si mangia da solo la metà della torta, lasciando l'altra metà agli altri nove. E' l'immagine della distribuzione della ricchezza nel nostro paese che emerge dal rapporto della Banca d'Italia sui bilanci delle famiglie appena pubblicato. La fotografia si riferisce al 2010 ma i numeri rivelano una tendenza ormai consolidata: la disuguaglianza tra ricchi e poveri è in costante aumento.
Tra tutti i numeri forniti da Bankitalia sono due quelli che colpiscono più degli altri:
• 45,9%: è la quota della ricchezza netta del paese posseduta dal 10% delle famiglie più ricche. Nel 2008 era il 44,3%. Il che significa che la concentrazione la ricchezza si concentra sempre più nelle mani di pochi.
• 14,4%: è la quota dei poveri, considerati come chi vive con meno della metà del reddito medio (più precisamente "mediano"). Un punto percentuale in più rispetto al 2008. Tra i cittadini stranieri la quota schizza al 40%.
[Siamo] Sempre più lontani dall'Europa." (Articolo, "Italia, crescono i poveri ma i ricchi sono sempre più ricchi. La fotografia della diseguaglianza", www.virgilio.it)

Nel giugno del 2011, il serissimo e autorevole settimanale "The Economist" dedicava copertina e un imponente focus su Berlusconi, definito "The man who screwed an entire country", "L'uomo che ha f....to un'intera nazione".

man_screwed.jpg

"Le variazioni registrate dal Pil nel primo trimestre dell'anno 2009 (-5,9% annuo e -2,4% su precedente trimestre) sono le peggiori dal 1980, cioè dall'inizio della nuova serie storica confrontabile."(Articolo "Crolla in PIL in Italia -5,9%", Il Sole 24 ore)

Illuminante l'articolo di Edward Hugh, intitolato emblematicamente, "Italy Slips Slowly But Steadily Into Its Worst Recession In Over 30 Years", ("L'Italia scivola lentamente ma costantemente nella sua peggiore recessione in più di 30 anni") a cui rimandiamo, tenendo in considerazione che le stime ivi riportate (del gennaio 2009) sono molto più ottimistiche dell'attuale, dura e fosca realtà (fine 2011).

La crisi economica, la salita degli spread e i mercati mordono a morte quel governo che dapprima aveva negato l'esistenza di una crisi venendone, infine, travolto.

Il 9 novembre 2011 la legge di stabilità ottiene alla Camera appena 308 voti. Il governo è battuto. Il 12 novembre si dimette ufficialmente, tra l'esultanza popolare. "La conferma ufficiale delle dimissioni è stata accolta in piazza del Quirinale da fischi e urla di gioia. Un lungo applauso, tricolori sventolanti, bottiglie stappate. Intanto, il premier dimissionario lasciava il Colle da un'uscita secondaria per fare rientro nella sua residenza privata, a Palazzo Grazioli. Già da domani alle 9 inizieranno le consultazioni del presidente della Repubblica, atto preparatorio per la formazione di un nuovo governo. Saranno sentiti i presidenti delle Camere e i gruppi parlamentari, con l'imperativo di fare presto: la tabella di marcia del Quirinale prevede che già lunedì, quando riapriranno Borse e mercati, ci siano un presidente incaricato e la lista dei ministri. Parola d'ordine di Napolitano è agire in fretta per rassicurare comunità internazionale e Unione europea sugli impegni italiani." (Articolo, “Silvio Berlusconi si è dimesso – la piazza in festa grida ''Buffone'”, www.repubblica.it).

Gli scroscianti applausi si sono ben presto spenti...

A chiosa del periodo berlusconiano, un breve paragrafo che suona, per ora, come un epitaffio, tratto da "Wikipedia": "Il regista e drammaturgo Dario Fo, lo scrittore Umberto Eco, il regista Nanni Moretti e il comico Beppe Grillo hanno rilasciato pubbliche dichiarazioni circa le conseguenze che i valori veicolati dai media di Berlusconi potrebbero avere, secondo la loro opinione, alla lunga sulla stessa società civile, indirizzandone gusti e tendenze allo scopo di favorire la sua parte politica. A questo proposito, Dario Franceschini, leader del Partito Democratico, è arrivato a dire:

« Alle italiane e agli italiani vorrei rivolgere una semplice domanda: fareste educare i vostri figli da quest'uomo? Chi guida un Paese ha il dovere di dare il buon esempio, di trasmettere valori positivi.»

Tali affermazioni non devono apparire del tutto fuori luogo, se colui che è unanimamente considerato il più grande giornalista italiano, il moderato Indro Montanelli, fondatore del quotidiano "il Giornale", ebbe a dire poco prima di morire: "Veramente la scoperta che c'è un'Italia berlusconiana mi colpisce molto: è la peggiore delle Italie che io ho mai visto, e dire che di Italie brutte nella mia lunga vita ne ho viste moltissime. L'Italia della marcia su Roma, becera e violenta, animata però forse anche da belle speranze. L'Italia del 25 luglio, l'Italia dell'8 settembre, e anche l'Italia di piazzale Loreto, animata dalla voglia di vendetta. Però la volgarità, la bassezza di questa Italia qui non l'avevo vista né sentita mai.". (intervista, dal titolo "Montanelli: «L'Italia di Berlusconi è la peggiore mai vista» concessa nel 2001 a Laura Laurenzi di "Repubblica", www.repubblica.it)

Torniamo alla cronaca Italia. Il 9 novembre 2011, Napolitano nomina senatore a vita l'economista ultraliberista Mario Monti, che il 12 novembre viene incaricato della formazione del nuovo governo.

Il fatto dovrebbe suscitare (ma non succede) i dubbi di una stampa che per anni ha riportato la stessa identica dichiarazione di Giorgio Napolitano: "Va ribadito che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto oggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini elettori il consenso necessario per governare".

Ricordiamo, per quanto assurdo possa sembrare tale accostamento, che persino Hitler erahitler_und_hindenburg.jpeg un parlamentare votato dal popolo e il suo partito aveva raccolto la maggioranza relativa nel Reichstag quando, il 30 gennaio 1933, il Presidente della Repubblica von Hindenburg gli conferì l'incarico di formare il nuovo governo. Ribadiamo: nessun paragone e nessun accostamento tra una personalità autorevolissima e un individuo folle e pericoloso quale Adolf Hitler. Ma rimane il fatto che, Hitler, raggiungendo la maggioranza, ebbe un pieno mandato popolare.

Allora perché affidare l'incarico a un uomo come Mario Monti che non è mai stato eletto parlamentare, ma nominato da Napolitano e "non ha ottenuto dai cittadini il consenso necessario per governare"? La domanda non deve risultare peregrina se appena poco tempo prima rispetto ai fatti in narrativa, "Marco Travaglio, presa la parola, non risparmia critiche al Presidente della Repubblica, affermando che 'ci sono presidenti come Ciampi o Scalfaro che verranno ricordati per il coraggio di aver bocciato provvedimenti che ritenevano inconstituzionali' mentre "Napolitano verrà ricordato solo per quello che non ha fatto'." (Bruno Porta Ballai, "Travaglio: Napolitano verrà ricordato per quello che non ha fatto", www.mainfatti.it)

Mario Monti faceva parte della Commissione Santer la quale "fu costretta alle dimissioni anticipate onde evitare una inedita sfiducia da parte del parlamento europeo dopo una serie di scandali partiti dalla commissaria francese Cresson, la quale aveva nominato nel suo staff il suo amante Philippe Barthelot. L’affaire Cresson era solo la punta dell’iceberg e di li a poco venne fuori tutto il marcio. La commissione d’inchiesta del parlamento UE concluse che v’era 'una responsabilità collegiale dei commissari nei casi di frode e nepotismo'." (Articolo, "Mi chiamo Monti, Mario Monti. Mi manda Goldman Sachs", www.rischiocalcolato.it)
E' da ribadire che lo scandalo non coinvolge Mario Monti,
ma la commissione d'inchiesta affermò che "Tali affermazioni, se sincere, assolverebbero chiaramente i Commissari da una responsabilità personale, diretta, per i singoli episodi di frode e corruzione, ma, sotto un altro punto di vista, rappresentano una seria ammissione di incapacità. Il fatto che Commissari dichiarino di ignorare problemi spesso ben noti all'interno dei loro servizi, anche al livello dei funzionari di grado più elevato, equivale ad ammettere che l'autorità politica ha perso il controllo sulla struttura amministrativa che si presume essa dovrebbe dirigere. Siffatta perdita di controllo presuppone serie responsabilità a monte, sia per i singoli Commissari che per la Commissione nel suo complesso."

Un altro articolo sull'argomento: "Forse non tutti i cittadini se lo ricordano (e su questa ignoranza ha contato, oltre che sul complice silenzio dei politici e dei giornalisti, Giorgio Napolitano nel nominarlo) che Mario Monti è stato costretto, nella sua qualità di Commissario europeo sotto la presidenza Santer, a dare le dimissioni 'per l’accertata responsabilità collegiale dei Commissari nei casi di frode, cattiva gestione e nepotismo' messi in luce dal Collegio di periti nominato appositamente dal Parlamento Europeo.
La Relazione fatta da questi Saggi al Parlamento fa paura. Si parla infatti dell’assoluta mancanza di controllo nella 'rete di favoritismi nell’amministrazione', di 'ausiliari esterni' e di 'agenti temporanei', di 'minibilanci espressamente vietati dalle procedure amministrative', di 'numerosissimi esterni fuori bilancio, ben noti all’interno della Commissione con il soprannome di sottomarini', che operano con 'contratti fittizi', dietro 'raccomandazioni e favoritismi'; di abusi che hanno comportato, con il sistema dei 'sottomarini' l’erogazione non controllata di oltre 7.000 miliardi nell’ambito dell’Ufficio Europeo per gli Aiuti umanitari d’Emergenza (miliardi usciti dalle nostre tasche, naturalmente, e che dovevano andare, ma non ci sono arrivati se non in minima parte, ai bambini della Bosnia, del Ruanda morenti di fame).
Ora come si può essere fiduciosi nel credere che un uomo formato e fatto sia stato 'nominato' per salvare l’Italia? In confronto le malefatte attribuite dai magistrati e dall’opinione pubblica perbenista all’italico Belusconi sono marachelle da asilo infantile. A cio’ sia aggiunga che al professore non gli vanno bene i politici perché 'sono tutti ladri'."
(Virginia Di Leo, "La Waterloo italiana. Uomini Goldman Sachs innescano la crisi, uomini Goldman Sachs si propongono per risolverla...", www.osservatorio-sicilia.it).

Un articolo che svela gli appoggi italiani del presidente del consiglio pro tempore:
"La biografia di MM è nota: a 22 anni è già laureato in economia all’Università Bocconi, subito dopo parte per Yale, dove studia con il premio Nobel James Tobin; poi torna in Italia nel 1969, in tempo, ma riesce a evitare la contestazione studentesca, a insegnare nelle Università di Trento e di Torino. Ed è qui, a Torino, che inizia la sua ascesa. Inevitabilmente entra in contatto con il mondo Fiat e, ad appena 26 anni, viene notato dai due «viceré» sabaudi, Franzo Grande Stevens e Gianluigi Gabetti, custodi dell’impero di Gianni Agnelli.
In quegli anni stringe amicizie importanti, tutte nell’ambito accademico: tra queste quelle di Mario Deaglio, ordinario di economia internazionale, di sua moglie Elsa Fornero, vicepresidente del consiglio di sorveglianza della Banca Intesa e docente di economia politica, e di Terenzio Cozzi, presidente dell’Associazione degli economisti italiani.
Le amicizie sono quelle giuste e non possono non portare all’ingresso nella corte di Agnelli che, dopo il suo rientro a Milano come docente della Bocconi, lo nomina nel consiglio d’amministrazione della Fiat nel 1988, ad appena 45 anni. L’anno dopo diventa rettore della Bocconi ed entra nei cda anche della Comit, grazie a Francesco Cingano, e delle Generali. Da tutti i cda si dimette in concomitanza con lo scoppio di Tangentopoli. (...)
Le sue amicizie torinesi verosimilmente gli hanno provocato qualche imbarazzo quando assunse, su mandato del governo di Massimo D’Alema, l’incarico di commissario europeo alla Concorrenza tra il 1999 e il 2004 (nei cinque anni precedenti era stato commissario al Mercato interno su mandato del primo governo di Silvio Berlusconi). In quel ruolo doveva firmare la concessione di aiuti di stato alle imprese e la Fiat, proprio in quegli anni, incassò sussidi come non mai. Tra il 1999 e il 2002 Monti si trovò a valutare ben otto richieste di aiuti pubblici provenienti dal Lingotto. Alla fine cinque vennero accolte e tre bocciate.
Quelle accolte furono a vantaggio di Pomigliano d’Arco (39,6 miliardi di lire concessi nel 1999), Termoli (54 miliardi nel 1999), Mirafiori Carrozzeria (69 miliardi concessi nel 2000), Melfi (78 miliardi concessi nel 2001) e per l’Iveco di Foggia (121,6 milioni di euro concessi nel 2002). In totale, l’ex consigliere d’amministrazione della Fiat concesse qualcosa come 500 miliardi di lire dell’epoca alla sua ex azienda, mentre i tre aiuti bocciati valevano un totale di 131,6 miliardi. In quegli anni deve essersi slogato il polso a forza di firmare aiuti di stato e per un liberale come lui non deve essere stato piacevole, tanto che alla fine del mandato disse: «Bisogna autonomamente passare da un’economia assistita a un’economia competitiva». (...)
Nel 2004, dopo 10 anni trascorsi nelle nebbie del Belgio, MM torna alla Bocconi dove riprende gli studi sull’economia sociale di mercato che è il cuore della dottrina sociale della Chiesa: per questo è fatale che Monti abbia forti legami in Vaticano. Il suo cardinale di riferimento è sempre stato Camillo Ruini, ex presidente della Conferenza episcopale italiana. È amico anche di Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior e consulente del Papa nella stesura finale dell’ultima enciclica Caritas in veritate che Monti ha accolto, non a caso, anche come un trattato economico oltre che come un documento dottrinario.
Attorno a lui, nel tempo, si è creata un’aura di sacralità, tanto che i suoi interventi pubblici sono definiti goliardicamente dai suoi colleghi come «l’ostensione del sacro Monti» e il suo ufficio alla Bocconi è chiamato «il tabernacolo». (...)
E
[Mario Monti] non è europeista perché non crede nell’Italia, ma perché per lui l’obiettivo di ogni singolo paese dovrebbe essere quello di cedere sovranità politica, dopo avere ceduto quella monetaria: «I passi avanti dell’Europa sono cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario» ha detto in un discorso alla Bocconi all’inizio di quest’anno. Il suo orizzonte, insomma, è l’Europa e in questo è in perfetta sintonia con l’ex commissario europeo Emma Bonino, esponente dell’unico partito anticlericale italiano, i radicali.
Monti interpreta la crisi economica in modo inedito: è l’occasione per gli stati di diventare «migliori». Per questo ha detto che «un giorno la crisi della Grecia sarà ricordata come il più grande successo dell’euro»; perché sarà l’euro a riportare la Grecia e l’Italia sui binari della disciplina di bilancio. E chi non ci crede mette in crisi l’euro più di quanto non abbiano fatto le scorribande di Atene e il debito pubblico italiano."
(Marco Cobianchi, "Chi è davvero Mario Monti. I segreti dell'uomo dei tagli", blog.panorama.it)

Nel frattempo, in attesa del "grande successo dell'euro", milioni di Greci languono in povertà, senza lavoro e senza aiuti.

Tutta l'Italia sembra esultare per il conferimento dell'incarico a Monti, ma come affermava giustamente Tomasi di Lampedusa ne "Il Gattopardo", a volte "È meglio un male sperimentato che un bene ignoto." La luna di miele degli Italiani con l'esecutivo Monti è appassita nel giro di pochi giorni, trasformandosi, in particolare per il ceto medio, in un autentico incubo.

Persino "Repubblica", che si è sempre mostrata favorevole all'operato dell'economista ultra-liberista e mondialista Mario Monti, ha recentemente pubblicato un articolo che nostra come i combinati disposti delle finanziarie Berlusconi-Monti stiano portando velocemente alla povertà e all'inedia milioni di Italiani: "Stando ai dati raccolti dall'Onf (Osservatorio Nazionale Federconsumatori), gli aumenti di prezzi e tariffe toccheranno quota 2.103 migrantmother.jpgeuro a famiglia, 'quasi la metà di quanto una famiglia media spende per la spesa alimentare in un anno in base ai dati Istat' : saranno aumenti insostenibili che determineranno pesantissime ricadute sullo stile di vita delle famiglie e sull'intera economia, che dovrà continuare a fare i conti con una profonda e prolungata crisi dei consumi'. (...) In 10 anni valore d'acquisto ridotto del 40%. Da gennaio 2002 a gennaio 2012 la perdita del potere d'acquisto per il ceto medio è stato del 39,7%, e in 10 anni una famiglia di 4 persone ha subito una stangata, per aumento dei prezzi, rincari delle tariffe, manovre economiche, caro-affitti, caro-carburanti, di circa 10.850 euro. Sono questi i dati che risultano da uno studio del Codacons sui 10 anni dell'euro. 'Un vero e proprio massacro per le tasche delle famiglie italiane' commenta il Coordinamento di associazioni per la tutela dei diritti dei consumatori. 'Il Codacons fu la prima associazione che nel gennaio 2002, quando venne introdotto l'euro, denunciò gli aumenti selvaggi e le speculazioni da changeover - spiega il presidente Carlo Rienzi -. Allora venimmo accusati di euroscetticismo e di terrorismo mediatico, mentre oggi tutti ci danno ragione, perchè la prova di ciò che è successo è sotto gli occhi di chiunque, a partire dagli stessi commercianti, prime vittime della loro stessa politica suicida'."

Giorni prima dell'investitura di Mario Monti a presidente del Consiglio, autorevoli analisti finanziari esprimavano la propria preoccupazione per l'Italia: Goldman Sachs e le élite finanziarie stanno facendo pressioni per «un governo maggiormente riformista che favorisca la crescita e migliori la governance del paese». (...)
In altre parole, si stanno preparando al saccheggio dell’economia italiana e alla privatizzazione delle banche con una conseguente disoccupazione di massa, tagli ai salariali, tagli alle pensioni assieme alla svendita dei servizi pubblici.
«Super Mario» Monti è una scelta perfetta per i suoi boss. Completò gli studi universitari a Yake ed ebbe come professore universitario James Tobin. (...)
E‘ ovvio che Goldman Sachs è in prima linea nell’imminente stupro dell’economia/politica italiana – Monti è consigliere internazionale di Goldman.
Fu il primo presidente di Bruegel, il think – tank internazionalista dell’Unione europea che dirige l’agenda globalista per l’UE. Monti è anche il presidente europeo della Commissione Trilaterale di David Rockefeller ed è anche uno dei principali membri del Gruppo Bilderberg.
In breve, Monti è un super-globalista. Il popolo italiano non può che aspettarsi di essere travolto e violentato economicamente dopo che Mario Monti verrà nominato capo del governo in Italia.
(Neovitruvian, "Super Mario Monti: il globalista che sostituirà Berlusconi", neovitruvian.wordpress.com, fonte: www.prisonplanet.com)

La notizia della nomina a senatore a vita apparsa sui telegiornali nazionali dovrebbe suscitare qualche perplessità. Egli viene presentato come eminente membro di tutti i gruppi mondialisti, Dal Trilateral al Council on Foreign Relations, dal Bruegel al Bilderberg, dall'Aspen Institute allo Spinelli Group al Friends of Europe, per non parlare delle cariche ricoperte in Goldman Sachs e Coca Cola (International Advisor), oltre che all'Università Bocconi (Rettore).

Questo filmato è un avvallo ulteriore alle fondate teorie di David Icke. "Il cuore delle idee di Icke è la credenza che il mondo sia sotto il controllo di un governo segreto [mondiale]. Nel 1996, nel suo libro ...and the truth will set you free (e la verità vi renderà liberi), affermò che questo governo era finanziato da banchieri e affaristi come i Rothschild e Rockefeller, sebbene in seguito abbia chiarito che considera gli ebrei membri della classe dirigente non ebrei, ma lucertole. Secondo il giornalista inglese Simon Jones, Icke affermò che: « La gente comune è indotta in massa a credere che la normale causa degli eventi del mondo siano le conseguenze di forze politiche note, o eventi casuali e incontrollabili. Tuttavia, la storia dell'umanità è manipolata ad ogni livello... Ora potreste chiedervi fino a quali terribili attività questa gente possa arrivare. Icke ha la risposta. Questi individui organizzano incidenti in tutto il mondo, che poi richiedono una risposta dall'opinione pubblica (bisogna fare qualcosa), e in cambio permettono a questi potenti di fare qualsiasi cosa questi abbiano desiderato fare sin dall'inizio»."

 

PROBLEMA-REAZIONE-SOLUZIONE

La dimostrazione del sillogismo Ickeano "problema-reazione-soluzione" è proprio ciò che è avvenuto in Italia tra ottobre e novembre 2011. L'8 novembre lo spread Btp/Bund (il differenziale tra i titoli di Stati Italiani e quelli Tedeschi i quali ultimi offrono un rendimento del 2% all'anno) raggiunge il suo massimo storico di 500 punti. Dopo questa notizia, la maggioranza non esiste più. Il 9 novembre lo spread, schizza addirittura a 574 punti!

Tutto casuale? No. Non pare proprio, come rivela il Wall Street Journal in questo articolo. Il 20 ottobre 2011 il Cancelliere tedesco Angela Merkel "consiglia", al Presidente della Repubblica italiano, Giorgio Napolitano, la "sostituzione" di Berlusconi. “In una fredda sera di ottobre, dalla sua austera cancelleria, Angela Merkel fa una chiamata confidenziale a Roma per salvare l’euro”. Inizia così il lungo racconto sui retroscena della crisi europea che il Wall Street Journal pubblica oggi in prima pagina. A due anni dall’esplosione della crisi del debito in Grecia, 'in Europa era successo ciò che fino a poco prima sembrava impensabile: gli investitori stavano fuggendo dai titoli di stato dell’Italia – una delle più grandi economie del mondo. Se la vendita di titoli italiani fosse continuata, l’Italia sarebbe andata a picco, trascinando nel baratro l’Euro'. Per questo, il 20 ottobre, la Merkel prende il telefono e chiama Giorgio Napolitano, entrando in un 'terreno molto delicato', perché i leader europei hanno una 'regola non scritta' che impone loro di non intervenire negli affari interni di altri paesi dell’unione. Angela manda un messaggio molto chiaro al Presidente italiano: se Silvio Berlusconi non è in grado di cambiare il paese, il paese dovrà sostituire il suo primo ministro. (...) Il punto più delicato della crisi dell’euro si raggiunge però al vertice di Cannes, il 3 e 4 novembre. E 'mentre i leader europei spiegano a Berlusconi che l’Italia stava per essere esclusa dai mercati del debito pubblico, il premier italiano – nel mezzo delle discussioni – si addormenta e continua a dormire fino a quando i suoi assistenti lo svegliano con qualche colpetto sulla spalla'. Ma i tempi ormai sono maturi. Solo pochi giorni prima del summit in Costa Azzurra, Napolitano era uscito con una dichiarazione 'criptica', dicendo che considerava 'suo dovere' quello di 'verificare le condizioni delle forze sociali e politiche italiani'. Un messaggio in codice, secondo il Wall Street Journal, per parlare della formazione di un nuovo governo. L’8 novembre Berlusconi perde la sua maggioranza parlamentare e il 12 novembre sale al Colle per dimettersi. Il 9, giornata nera dello spread tra Bund tedeschi e Btp italiani alla quota record di 574 punti, il presidente della Repubblica aveva nominato Mario Monti senatore a vita. Il resto è storia." (Articolo, "E la Merkel chiamò Napolitano: 'Berlusconi non ce la fa, necessario un nuovo governo'.", www.ilfattoquotidiano.it)

Tutti i quotidiani chiosano la notizia, tra cui "il Giornale" che titola: "E' stata la Culona". "Quando si dice che non tutte le ciambelle riescono col buco. E dire che quella confezionata da Napolitano per fare fuori Berlusconi già era poco credibile a caldo.Troppe mani avevano partecipato all’impasto e alla lievitazione, dentro e fuori l’allora maggioranza. Poco credibile quella necessità di urgenza assoluta finita nel dimenticatoio un minuto dopo il giuramento del governo Monti. Troppo oscuro il percorso che aveva portato alla scelta di quei ministri così tecnici ma così ammanicati con poteri altri dalla politica. Ieri si è scoperto che la farina non veniva dal nostro sacco, ma da quello della Merkel. Lo svela il quotidiano Wall Street Journal , che racconta di una telefonata tenuta segreta fatta il 20 ottobre a Napolitano nella quale la cancelliera tedesca chiede con forza l’allontanamento di Berlusconi e in cambio promette aiuto e comprensione per l’Italia. Non sappiamo che assicurazioni abbia avuto da Napolitano, certo è che solo quattro giorni dopo, il 24 ottobre, la cancelliera si sentiva certa che Berlusconi era finito, al punto da ridere di lui durante la conferenza stampa del G8 insieme al sodale Sarkozy.
Passano due settimane e la Merkel è accontentata. Napolitano nomina Monti senatore a vita. È lo stesso Monti che ha raccontato come è andata: «Ero a Berlino e ho ricevuto una telefonata del Quirinale che...». A Berlino? Ma guarda la coincidenza."
(www.ilgiornale.it)

Ma sono soprattutto i trascorsi del prof. Mario Monti a Goldman Sachs a suscitare all'Estero (ma non in Italia...) i maggiori dubbi.

"Ave Monti, così Le Monde saluta 'il professore austero' chiamato a le monde presiedere il governo tecnico del dopo-Berlusconi. Il quotidiano francese ne ripercorre il passato e la storia da docente di stile 'germanico' e da esperto di Economia prima e da Commissario a Bruxelles poi, ma non dimentica il suo approdo a Goldman Sachs. Proprio qui arriva la stilettata.
Le Monde ricorda questo passaggio anche nella vignetta che campeggia sotto al titolo di apertura 'Alla fine in Italia ritorna la morale', dove Monti è rappresentato come un omino in corsa con la grande Goldman in spalla dietro Berlusconi che va via con una donna nuda sul groppone.
Arriva 'nel dicembre 2005 a Goldman Sachs come 'un membro del consiglio di ricerca di Goldman Sachs Global Market Institute' . Secondo la banca, la sua missione è quella di consigliare 'sulle questioni europee e questioni globali di ordine pubblico' . Ma a differenza di Mario Draghi, che aveva un socio, Mario Monti è un 'apriporta', di quelli incaricati di entrare nel cuore del potere Europa per difendere gli interessi della banca, scrive Le Monde."
(Articolo, "Ave Mario. Le Monde ricorda il passato di Monti a Goldman Sachs", www.blitzquotidiano.it)

Si potrebbe obiettare che il sillogismo ickeano nessuna relazione avrebbe nel caso in questione, poiché "ai primi del mese Massimo D'Alema assicurava: 'E' bastata la voce delle sue dimissioni per far calare di colpo i tassi d’interesse, mentre quando ha smentito gli interessi sono cresciuti. E' la dimostrazione di quanto costa Berlusconi agli italiani'. E la leader degli industriali Emma Marcegaglia gli faceva eco chiedendo - prepotente - l'intervento del Capo dello Stato: 'Se ci saranno le condizioni, dovrà intervenire'. Secondo la Confindustria uno spread oltre i 500 punti sarebbe costato al Paese quasi 9 miliardi di euro. A condire l'assalto al Cavaliere ci pensava anche 'Repubblica' che, negli stessi giorni, invitava Berlusconi a seguire le orme di José Luis Zapatero: 'Il mercato si interroga sul valore dell'addio di Berlusconi, almeno in termini di interessi sul debito pubblico. Secondo gli analisti un'uscita di scena del premier vale almeno 100 punti base sullo spread tra i btp decennali italiani e i bund tedeschi. Tradotto in soldoni, è un risparmio di 15 miliardi di euro in tre anni." (Andrea Indini, "Quello strano rapporto tra spread e media", www.ilgiornale.it)

In realtà, come ha dimostrato "Milano Finanza", dietro a chi speculava per il boom dello spread BTP/Bund c'era soprattutto Goldman Sachs, che indirettamente ha confermato la notizia. Infatti, "nel terzo trimestre [Goldman Sachs] ha venduto allo scoperto 33 miliardi di dollari in titoli di Stato non americani (con quelli italiani in prima fila, visto che il debito pubblico tricolore è il terzo al mondo dietro a quelli statunitense e giapponese). Un importo superiore del 17% rispetto a quello del trimestre precedente, durante il quale si era addirittura registrato un rallentamento dell'attività.
Dopo che a metà novembre il Ceo di Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, nel corso di una conferenza organizzata da Bank of America a New York, aveva pronosticato che 'l'economia mondiale farà uno scatto, sarà una sorpresa e arriverà più velocemente di quanto ci si aspetti', oggi O'Neill [presidente di Goldman Sachs Asset Management] al 'Reuters 2012 Investment Outlook Summit' ha detto che, a meno che questo weekend non ci sia un fiasco totale, 'i titoli di Stato italiani mi sembrano un buon affare'." (Francesca Gerosa, "Retromarcia di Goldman Sachs, ora il debito pubblico Italia è attraente", www.milanofinanza.it)

A conferma, "ecco una notizia di Milano Finanza, noto covo di complottisti. Ci sarebbe Goldman Sachs dietro all'ondata di speculazioni che ha in pochissimo tempo innalzato artificialmente lo spread tra i buoni del tesoro poliennali italiani e suoi cugini tedeschi. Uomini Goldman Sachs innescano la crisi, uomini Goldman Sachs si propongono per risolverla, salendo a Palazzo Chigi per realizzare misure che non sono state dibattute né sottoscritte attraverso un mandato elettorale da nessun cittadino italiano. La terza guerra mondiale non usa carri armati: le nazioni oggi si conquistano rendendo in pochi giorni i loro debiti insostenibili." (Claudio Messora, "Goldman Sachs innesca la crisi e poi piazza Mario Monti a risolverla" , www.cadoinpiedi.it)

Addirittura, Goldman Sachs, con le sue "ricette economiche", avrebbe "sconsigliato" nuove elezioni: "Sui mercati si e' diffusa la voce che sia stata Goldman Sachs a innescare l'ondata di vendite di Btp, poi seguita dagli hedge fund e dalle altre banche d'oltreoceano. (...) Goldman Sachs ha dato il via a un vecchio giochetto: con opportune vendite si schiacciano i prezzi dei Btp il piu' possibile per poi, un attimo prima del superamento della crisi, farne incetta a prezzi da saldo.
gator_dees.jpgL'intervento di Napolitano probabilmente riuscira' a ridurre i tempi dell'ondata speculativa (...). Questo bastera' a riportare lo spread a livelli accettabili? No e lo ha scritto chiaro la stessa Goldman Sachs in un report diffuso martedi' sera: in caso di un esecutivo di centro-destra sostenuto da una coalizione piu'
ampia, lo spread si attesterebbe 400-450, quindi sempre a livelli pericolosi. Le elezioni anticipate sarebbero invece "lo scenario peggiore per i mercati" e in questo caso Goldman non fa previsioni sullo spread, ma e' evidente che salirebbe alle stelle" (Articolo, "CRISI, Goldman Sachs ha innescato vendite BTP (MF)" ,
www.milanofinanza.it)

E' evidente, dopo tali analisi, fornite dai più autorevoli media internazionali, che tutto ciò non è "cospirazionismo", ma fredda, lucida, razionale esternazione delle attuali tendenze politico-economiche mondiali. Solo gli ignoranti, gli stupidi, i mercenari, possono definire "cospirazionismo" il riferire la verità su ciò che sta succedendo. D'altro canto fu proprio colui che ha conferito l'incarico a Mario Monti, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a parlare, già nel 2007, di "Nuovo Ordine Mondiale".

Nel 2009, sempre Giorgio Napolitano parlava di "governance mondiale":

Questo video di Claudio Messora (www.byoblu.com) getta ulteriori ombre sul conferimento dell'incarico a Mario Monti.

Infatti, "nel rapporto 'The Crisis of Democracy', della Commissione Trilaterale di cui sia Mario Monti che Lucas Papademos (banchiere proposto per il governo tecnico greco) fanno parte (uno tra i tanti club "di ispirazione massonica ultraliberista statunitense", per dirla alla Odifreddi su Repubblica.it, ma senza dimenticare il Bilderberg, l'Aspen Institute e tutti quei posti dove una certa èlite, da Monti a Tremonti a Draghi, discute amabilmente di strategie politiche ignorando che le sedi preposte esistono e si chiamano istituzioni) viene detto a chiare lettere che un eccesso di democrazia paralizza gli USA e gli stati dell'Europa dell'est. (...) E' la rete, quindi, che mette in discussione quel livello di apatia che il club di cui Mario Monti fa parte identifica come essenziale per il controllo delle masse. Del resto era proprio Zbigniew Brzezinski, uno dei fondatori della Commissione Trilaterale, a dire che «è più facile ammazzare milioni di persone che controllarle»." (Claudio Messora, "Goldman Sachs innesca la crisi e poi piazza Mario Monti a risolverla", cit.)

Queste sono serie ipotesi di lavoro - pur tacciate di "cospirazionismo"masons_baphomet.jpg dalle torpide e lugubri prefiche ululanti del mainstream, un mainstream sostenuto da mercenari isterici e da trimalcioni che difendono una vecchia, falsa e pseudorazionalista scienza malmostosa e manipolatrice, del tutto avulsa dalla vera storia umana, avulsa dalla filosofia teoretica e ontologica e dalla Weltanschauungsphilosophie, l'ermeneutica metodologica di Dilthey - sono basate su studi approfonditi, come quelli del noto storico statunitense Carroll Quigley, docente ad Harvard, Princeton e Gergetown University, che lavorò anche come consulente per il Dipartimento della Difesa USA. Tra i suoi discenti alla Georgetown figura l'ex Presidente Bill Clinton che, proprio nel discorso di accettazione della nomina a candidato democratico per le elezioni del 1992, lo citò: "[Quigley] ci disse che l'America era la più grande nazione della storia perché il nostro popolo ha sempre creduto in due cose, che domani può essere migliore di oggi e che ognuno di noi ha la responsabilità morale personale per renderlo così." (en.wikipedia.org)

Noti sono i suoi studi storici sulle società segrete effettuati negli anni '50 e '60 del secolo scorso. Nel suo libro "The Anglo-American Establishment: from Rodi to Cliveden", scritto nel 1949 ma pubblicato postumo nel 1981, Quigley traccia la storia di una società segreta fondata nel 1891 da Cecil Rhodes e Alfred Milner . La società è costituita da un cerchio interno "La Società degli Eletti" e un cerchio esterno, "L'Associazione degli Aiutanti". Questa società è conosciuta come "La Tavola Rotonda (Round Table)." (ibidem)

clutches_dees.jpg

Profeticamente, Quigley affermò le suo libro "Tragedy and Hope" che, "i poteri del capitalismo finanziario hanno un altro obiettivo di vasta portata, niente meno che di creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private in grado di dominare il sistema politico di ogni paese e l'economia del mondo nel suo complesso. Questo sistema doveva essere controllato in modo feudale dalle banche centrali del mondo che agiscono di concerto, da accordi segreti, è arrivato a frequenti incontri e conferenze private. Il vertice del sistema è stata la Banca dei Regolamenti Internazionali a Basilea, in Svizzera, una banca privata posseduta e controllata dalle banche centrali del mondo che sono esse stesse. La crescita del capitalismo finanziario ha reso possibile la centralizzazione del controllo economico mondiale e l'uso di questo potere a beneficio diretto dei finanzieri." (ibidem)

Che Quigley avesse colpito nel segno lo dimostra un articolo del "New York Times del 9 aprile 1902 ove membri della "Tavola Rotonda" affermavano che l'intento di Rhodes era stato proprio di creare una "società segreta che progressivamente si appropriasse tutte le ricchezze del mondo."

Il grandissimo storico britannico Arnold J. Toynbee affermò che, "stiamo attualmente lavorando discretamente, ma con tutte le nostre forze, per strappare questa forza misteriosa chiamata sovranità dalle grinfie degli stati nazionali locali del nostro mondo. E per tutto il tempo negheremo con la bocca ciò che stiamo facendo con le nostre mani, perché appropriarsi della sovranità degli attuali stati nazionali è ancora un'eresia per la quale uno statista o un pubblicista può essere, forse non condannato al rogo, ma di sicuro ostracizzato e screditato." (ibidem)

Proprio il premier italiano pro tempore, Mario Monti ha più volte parlato di riduzione di sovranità. Recentemente ha spiegato che "troverebbe del tutto normale se «alla Commissione europea fossero attribuiti in tema di budget nazionali gli stessi poteri che già oggi ha nel settore della concorrenza». Ovvero un potere enorme di indagine, intervento e sanzione. Sono notazioni di non poco conto, che lasciano intendere quella che potrebbe essere di qui a qualche mese l' autonomia fiscale degli Stati dell' eurozona, compresa l' Italia. Una misurata riduzione di sovranità." (Marco Galuzzo, "Parte la sfida «missione UE»: abbiamo le mani meno legate", www.corriere.it)

E, certamente, non è stata questa la prima volta che Mario Monti ha parlato di "cessioni di sovranità popolare":

In questo video Mario Monti fa delle affermazioni che, per chi è cresciuto onorando la Costituzione Italiana, lasciano di stucco. Egli dichiara che, "oggi abbiamo in Europa troppi governi che si dicono liberali e che che, come prima cosa, hanno cercato di attenuare la portata, la capacità di azione, le risorse e l'indipendenza delle autorità che si sposano necessariamente al mercato in un'economia anche solo liberale." Il che vuol dire che i governi nazionali democratici, pur regolarmente votati non possono permettersi il lusso di ridurre il potere di organismi quali la BCE o la Commissione Europea, che non hanno avuto neanche un voto, ma si sposano al mercato. Quindi, il mercato internazionale e i suoi attori, in primis operatori come Goldman Sachs, hanno o dovranno avere più poteri e più rilevanza, in Italia, dei diritti dei cittadini e dei valori di una Costituzione per cui milioni di veri eroi, tra cui Sandro Pertini, hanno combattuto, spesso sacrificando la propria vita.

C'è da dire che Mario Monti ha sempre detto chi è e chi rappresenta, senza mai nasconderlo, anzi affermandolo apertamente. Ha dichiarato che "l'integrazione UE è vantaggio materiale delle grandi imprese americane". Segue video:

Nigel Farage, uno dei pochi europarlamentari che non si lascia condizionare dai "poteri forti", rivela, in questa intervista, che il "nominato (non eletto) Monti" replicava a Farage "con sfacciataggine": "Io sono il premier d'Italia, che vi piaccia o no" e ribadiva che "la democrazia deve essere sospesa". Al termine, Farage chiosa, "Gli Italiani hanno messo a capo una persona come Monti. Vuol dire che sono completamente fuori di testa." Lo stesso Monti afferma che "si fa prendere dalla passione per l'integrazione europea". Contano molto di più gli interessi delle Banche e del mercato, gli speculatori internazionali, cioè i soggetti che hanno provocato la crisi economica attuale e che continuano artatamente a prolungarla rispetto agli interessi legittimi dei contribuenti europei chedi tale crisi sono le uniche vittime sacrificali.

Un articolo interessante: "Nell’elenco dei 43 massoni italiani che abbiamo pubblicato qualche mese fa (elenco consultabile qui) il nome di Mario Monti c’era.
Il nostro futuro premier, così ben voluto da tutti, é un massone. Ha preso parte alle riunioni segrete del gruppo Bilderberg numerose volte, fa parte della Commissione Trilaterale (la più potente loggia massonica del mondo) ed é membro della Golden Sachs, la più potente banca d’affari dell’intero pianeta, la grande burattinaia dell’intero mercato finanziario internazionale.
La massoneria gestisce l’ intera speculazione finanziaria mondiale. La stessa speculazione che ha preso di mira l’Italia e che ci sta facendo sprofondare sempre di più nella recessione.
Mario Monti: Salvatore della Patria o massone doppiogiochista? Avrà più a cuore il suo Paese o la sua loggia massonica? Due interessi pericolosamente contrastanti che confluiscono inquietantemente nella figura del nostro nuovo Capo del Governo.
Il Capo del Governo uscente [Berlusconi], l’unico imputato per la crisi economica, in realtà non é il principale artefice della recessione italiana. Lui e le sue fastidiose leggi ad personam, le sue crociate contro quei comunisti dei magistrati e la sua eccessiva fiducia nell’incompetenza reiterata di Tremonti hanno sicuramente contribuito al disastro economico italiano, ma non possono essere le uniche ragioni.
La vera ragione della crisi é la massoneria mondiale. Una cricca di potenti, tanto ricchi da poter creare a piacimento crisi e risanamenti nei conti di una intera nazione. Sono loro che smuovono immense quantità di capitali, che mettono in moto ogni singolo meccanismo speculativo sul mercato finanziario. La morsa che hanno stretto su Gecia, Irlanda, Portogallo e Spagna, ora sta soggiogando l’Italia.
Il fatto che uno di questi massoni si trovi ora alla guida dell’Italia é una situazione davvero molto pericolosa, perchè a loro interessa il crack finanziario del nostro Paese e ora vedremo il perchè.
ANALIZZIAMO IL PROBLEMA:
In questi giorni, ogni volta che il governo prendeva una spallata e iniziava a vacillare pericolosamente, il mercato dava fiducia all’Italia e lo Spread si assestava. Di contro, ad ogni indizio che portava alla stabilità del governo, specie in concomitanza con le dichiarazioni pubbliche di resistenza del Cavaliere, lo Spread volava. É come se il mercato credesse nell’Italia ma non nel suo governo.
É proprio questa la situazione: la massoneria mondiale non gradiva più Silvio Berlusconi. L’ex premier, che ha goduto per tutti gli anni dei suoi mandati dell’appoggio delle logge, era diventato scomodo. Ero uno ostacolo per la “conquista” dell’Italia.
Ecco le tre motivazioni per le quali la massoneria voleva silurare Berlusconi e vuole il tracollo totale della finanza italiana:
PUNTO PRIMO: La politica energetica italiana da’ molto fastidio ai confratelli anglo-ebraici-americani. Il cavaliere, per quanto criticabile sul tutti i fronti, è però riuscito a instaurare rapporti commerciali energetici con Libia e Russia. Ucciso Gheddafi è rimasta soltanto la Russia di Putin, l’E.N.I. é in difficoltà, nessun accordo con il nuovo governo libico é stato ancora intavolato. Attualmente, il 30% dell’E.N.I. è in mano pubblica. Un altro 20% lo possiedono gli investitori anglo-ebraici-statunitensi che tirano le fila del mercato globale e che vogliono mettere le loro avide mani, grazie alla crisi economica creata ad arte, sulle decine di miliardi che una maggiore proprietà dell’E.N.I significhebbe. Se l’Italia affonda, deve svendere le sue azioni. Se le svende, i grandi burattinai ci guadagnano.
PUNTO SECONDO: Con quasi 2500 tonnellate di oro, l’Italia possiede la terza maggior riserva di oro al mondo, dopo Stati Uniti e Germania. Il Fort Knox (precisamente 2.451,80 tonnellate) fa gola a molti. Mettere in ginocchio un paese con le tasche così piene d’oro é il sogno di ogni potente speculatore.
PUNTO TERZO: L’Italia é un paese con un importante patrimonio pubblico. Se l’Italia va male lo deve per forza svendere. I capitali stranieri sono voraci in termine di patrimoni pubblici. Ogni volta che un Paese va male, o é scosso da un accadimento che lo ha fortemente indebolito, gli avvoltoi sono lì, sempre pronti per nutrirsi di dsigrazie (fonte: disinformazione.it) (...)"
(Articolo, "Mario Monti e la Massoneria: una relazione pericolosa per l'Italia" , www.ilcorsivoquotidiano.net)

Ovviamente Monti non è l'unico rappresentante di Bilderberg (Monti ha dichiarato di essersi dimesso) che attacca, con le sue affermazioni, la sovrana identità nazionale dei democratici Stati che compongono l'Europa. L'altro elemento di spicco del Bilderberg, oltre al già citato Papademus, è Herman Achille Van Rompuy, Presidente del Consiglio Europeo dal 2009. In questo video le parole di uno dei pochi membri dell'Europarlamento ad avere in uggia la dittatura totalitarista e settarista dei gruppi elitari globalisti e che mostra un profondo rispetto per la democrazia e le guarentigie degli Stati Nazionali, il già citato Nigel Farage:

insidedees.jpgCome abbiamo visto e sentito nel filmato precedente di David Icke, le strutture mondialiste dominate dai massoni che si definiscono "Illuminati" hanno creato "il totalitarismo a piccoli passi", come l'organizzazione dell'attentato alle Torri Gemelle - un "inside job" - o come la creazione dell'Unione Europea che Icke definisce "Stato Fascista Centrale", un mostro giuridico totalmente controllato dalla Germania, un mostro da cui il premier britannico Cameron prende, per fortuna del suo Paese, sempre più le distanze.

Ribadiamo il meccanismo scoperto da Icke: Fase 1 - "Si crea il problema"; Fase 2 - "Reazione della gente"; Fase 3 - "Soluzione", che comporta sempre la riduzione, se non la soppressione di democrazia e sovranità popolare, nonchè la soppressione di tutti i diritti acquisiti (nel caso europeo, pensioni, sussidi, malattie). Nell'Eurozona si è artatamente estesa la crisi dei subprime americani alla debolezza strutturale dei PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna) per produrre la riduzione della sovranità popolare dei cittadini appartenenti agli Stati membri.

Mario Monti, prima che venisse nominato da Giorgio Napolitano, nel giro di pochi giorni, Senatore a vita e Presidente del Consiglio (senza aver mai avuto neanche un solo voto dagli Italiani), affermava in maniera apparentemente sorprendente già nel marzo del 2011, che "Non dobbiamo sorprenderci che l'Europa abbia bisogno di crisi, di gravi crisi, per fare passi avanti. I passi avanti dell'Europa sono per definizione cessioni di parti della sovranità nazionali a un livello comunitario. E' chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronte a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle, perché c'è una crisi in atto visibile, abbiamo bisogno di una crisi. Ma quando sparisce rimane un sedimento..."

"Il VideoGiornale di TeleToscanaNord è stato l'unico a spiegare ufficialmente quello che è successo davvero:
l'Italia non emette moneta da quando è entrata nell'euro. La BCE emette moneta al posto degli stati, e presta questi soldi solo agli investitori internazionali (grandi banche private) da cui gli stati prendono in prestito i soldi per servizi pubblici. Poi ovviamente gli stati devono restituire il prestito con l'interesse del 6% (per ogni 100 euro che riceve lo stato deve darne 106, quei sei euro li prende dai cittadini).
Il Giappone ha il debito più alto ma non è a rischio fallimento perché si produce autonomamente la sua moneta. L'Argentina è uscita dalla crisi slegandosi dal dollaro ed emettendo moneta propria, oggi cresce del 9%. Come? Grazie alla Modern Money Theory (MMT)."
(Contro-media, "Monti, video shock: la crisi in Europa necessaria per togliere sovranità agli Stati? Soluzione: tornare alla moneta sovrana?" )

Ricordiamo che in Giappone il debito pubblico è al 250% del PIL, ma nessuno può imporre quali premier, come è purtroppo avvenuto in Europa, individui mai votati e legati agli interessi del mercato internazionale e delle Banche d'Affari. Tutto grazie a due motivi: il Giappone ha il signoraggio monetario e decide quanta carta-moneta stampare, l'Europa non può. Il secondo motivo è dovuto al fatto che il 95 per cento dei titoli del debito pubblico giapponese sono in mano giapponese, quindi nessuno ha l'interesse a strozzare l'economia giapponese. Quasi il 50% dei titoli del debito pubblico italiano sono i mano a saoggetti speculatori e banche internazionali che lucrano su tali titoli. Infatti il Giappone è, attualmente, un Paese Libero e Democratico.

E' per tali motivi che il notissimo giornalista Paolo Barnard, co-fondatore, tra l'altro, della famosa trasmissione televisiva "Report", ha scritto sul suo blog che, "i golpisti finanziari che hanno terminato la democrazia italiana dopo 63 anni di vita sono stati condotti al Palazzo italiano da Mario Draghi e dal "Group of Thirty" [un altro gruppo elitario e mondialista dai fini assimilabile a quelli di Trilateral e Bilderberg. In questo articolo vengono illustrate alcune delle finalità. N.d.A.]. Ad attenderli dentro il Palazzo vi era Giorgio Napolitano, da 35 anni uomo di punta in Italia del Council on Foreign Relations degli USA e amico delle loro multinazionali, come da lui stesso dichiarato su Business Week.
1) La sovranità legislativa italiana, quella economica ed esecutiva, già
compromesse dai Trattati europei e dall’Euro (si legga Il Più Grande Crimine 2011), sono state terminate del tutto. Ciò è evidente persino nei titoli del Corriere di questi giorni, non c’è bisogno di leggere Barnard o altri. 2) Le misure di austerità - si legga la rapina della pubblica ricchezza e del futuro di milioni di famiglie italiane attraverso un collasso pilotato dell’economia che tali misure portano senza dubbio - non hanno ora più ostacoli. 3) Saranno decenni di sofferenze e lacrime e sangue per i cittadini, un impoverimento mai visto dal 1948 e tanti morti anzi tempo a causa della demolizione dei servizi. I punti 1, 2 e 3 formano i contenuti sufficienti per un’accusa di alto tradimento della patria da parte di Mario Draghi e di Giorgio Napolitano, che devono essere incriminati e arrestati. Se pensate che questa sia retorica di un esagitato, si legga la letteratura golpe-in-cile-.jpgeconomica americana sulla crisi dell’Eurozona per fugare ogni dubbio, e si visiti l’Irlanda o la Grecia, vittime prima di noi di questi golpisti. Questo è un colpo di Stato.
Mario Draghi è membro del Group of Thirty (GOT), dove la sua presenza segna il più scandaloso conflitto d’interessi della storia italiana, alla luce del disastro democratico che stiamo vivendo (prendano nota i demenziali travagliati dipietrosi che per anni sono corsi dietro al conflitto d’interessi del presunto ladro di polli e hanno ignorato quello dei veri ladri planetari). Il lavoro dell’eccellente Corporate Europe Observatory ha denunciato il GOT e ciò che vi accade. Fondato nel 1978, è una lobby dove impunemente i grandi banchieri si mischiano a pubblici funzionari di altissimo livello. Ecco i principali membri: Jacob A. Frenkel, di Jp Morgan Chase - Gerald Corrigan, Managing Director del Goldman Sachs Group - Jacques de Larosière, Presidente del Gruppo UE sulle risposte alla crisi finanziaria - William C. Dudley, ex Goldman Sachs oggi alla Federal Reserve di NY - Mervyn King, governatore della Banca Centrale d’Inghilterra - Lawrence Summers, ex ministro del Tesoro USA, oggi al Bilderberg Group - Jean-Claude Trichet, uno dei padri dell’Euro, ex governatore della BCE - David Walker Senior Advisor, Morgan Stanley International - Zhou Xiaochuan, governatore Banca Centrale Cinese - John Heimann, Istituto per la Stabilità Finanziaria - Shijuro Ogata, Vice Presidente, Commissione Trilaterale - inoltre vi sono passati Tommaso Padoa-Schioppa (ex Min. Finanze) e Timothy Geithner (attuale Min. Finanza USA)."
(Paolo Barnard, "Draghi e Napolitano devono essere arrestati e processati", www.paolobarnard.info)

La conferma alle dichiarazioni di Paolo Barnard, giungono non giorno per giorno, ma addirittura ora per ora. Grazie al prof. Monti e al suo esecutivo, "la crisi delle famiglie italiane si rispecchia nel carrello della spesa. I dati sono inquietanti: sul mercato nazionale i consumi di prodotti alimentari, bevande e tabacco hanno registrato una flessione dell'1,5% a prezzi costanti. La rilevazione sta in un rapporto della banca Intesa Sanpaolo. Ma è in particolare una considerazione a fotografare uno scenario da brividi: in termini di spesa pro capite, spiega Intesa, il dato 2011 ha riportato i livelli indietro di quasi trent'anni. 'Si deve tornare ai primi anni '80 per scendere al di sotto dei 2.400 euro annui destinati al comparto agro-alimentare', sottolinea il rapporto." (Articolo, "L'Italia è tornata al 1980: famiglie crolla la spesa.", www.liberoquotidiano.it)

La Grecia è stata sottoposta al "salvataggio" di BCE, FMI e tutti gli avvoltoi finanziari collegati. Grazie al governo "tecnico" Papademus, il piano per distruggere il ceto medio e portare all'inedia milioni di persone è perfettamente riuscito. Stipendi statali dimezzati, orari di lavoro aumentati, pensioni taglieggiate, migliaia di piccole e medie imprese fallite, beni pubblici svenduti alla speculazione internazionale e centinaia di migliaia di abitazioni private pignorate dallo Stato e dalle banche che finiscono nelle rapaci mani dei gruppi immobiliari multinazionali.
Grazie a BCE e FMI in Grecia il mercato è morto
e tutto ciò solo per pagare gli speculatori che hanno acquistato titoli sovrani greci. Morto è il ceto medio e, senza aiuti umanitari, nei prossimi anni centinaia di migliaia di Greci di ogni sesso ed età moriranno per fame e stenti. L'essenziale è che vengano risarcitati i creditori della Grecia. Fino all'ultimo centesimo degli interessi imposti.

Una disinformazione mirata (ricordiamo che, come Joseph Goebbels ha mirabilmente insegnato, la disinformazione è il mezzo principale usata dalla propaganda di regime) pretende che la colpa della situazione in Grecia sia una precisa responsabilità del popolo greco. Nulla di più falso, come dimostra questo articolo di Greg Palast tradotto da Supervice per www.comedonchisciotte.org: "Ci è stato detto che l’economia greca è andata a pezzi per via di un mucchio di sputaolive, ingurgitatori di ouzo e di scansafatiche greci che si rifiutano di lavorare per due giornate di fila, vanno in pensione quando sono ancora adolescenti con sussidi da pascià e che hanno fatto bisboccia con la spesa sociale usando il denaro preso a prestito. Ora che il conto va pagato e i greci lo dovranno fare con tasse più alte e tagli al loro superfluo stato sociale, si rivoltano, urlano nelle strade, sfasciano le finestre e bruciano le banche.
Non me la bevo. Non me la bevo per il documento segnato dalla scritta 'DISTRIBUZIONE RISERVATA'.
Mi fermo all’atto di accusa: la Grecia è la scena di un delitto. Il popolo è vittima di una frode, di una truffa, di una febbre e di una fandonia. E – coprite le orecchie dei bambini – una banca di nome Goldman Sachs ha in mano la pistola che ancora scotta.
Quello che segue è un adattamento di un estratto da 'Vultures' Picnic', il nuovo libro di Greg Palast in uscita la prossima settimana, la ricerca di un investigatore sugli scrocconi del petrolio, i pirati del potere e i bari dell’alta finanza.
Nel 2002 Goldman Sachs acquistò segretamente 2,3 miliardi di debito del governo greco, lo convertì in yen e in dollari, e poi lo rivendette immediatamente alla Grecia.
Goldman prese una grossa somma in questo scambio.
Goldman era così stupida?
Goldman è stupida come una volpe. Lo scambio era una fregatura, con Goldman che stabilì un fasullo e ridicolo tasso di cambio per la transazione. Perché?
Goldman fece un accordo segreto con il governo greco allora in carica. Il gioco: nascondere un forte passivo di bilancio. La finta perdita di Goldman era allo stesso tempo un finto guadagno del governo greco.
Goldman andrebbe avuto indietro le sue 'perdite' concedendo al governo un prestito a tassi da usuraio.
cows_dees.jpgCon questo folle e costoso raggiro, il governo di destra fautore del libero mercato fu in grado di poter dire che il suo deficit non aveva mai sorpassato il tre per cento del PIL. Forte. Una cosa sporca, ma davvero abile.
Ma le fandonie non costano poco, di questi tempi: oltre al pagamento per gli interessi assassini, Goldman imputò ai greci più di un quarto di miliardi di dollari di tasse.
Quando salì al potere il nuovo governo dei socialisti di George Papandreou, aprirono i bilanci e i pipistrelli di Goldman se ne volarono via. Gli investitori andarono su tutte le furie, chiedendo così tassi di interesse iperbolici per prestare altri soldi in modo da restituire questo debito.
I possessori delle obbligazioni greche, terrorizzati, corsero ad acquistare un’assicurazione sulla possibile bancarotta del paese. Il prezzo per le assicurazioni dei bond, chiamate credit default swap (o CDS), salì anch’esso alle stelle. Chi ha fatto un bel po’ di soldi vendere i CD? Goldman.
E questi paracaduti marci, i CDS venduti da Goldman e da altri? Non sapevano che stavano passando ai propri clienti degli stronzoli placcati in oro?
Si tratta di una specialità di Goldman. Nel 2007, mentre le altre banche stavano vendendo i CDS e i CDO sospetti, Goldman tenne una posizione “short” contro questi titoli. Infatti, Goldman stava scommettendo che i suoi "prodotti" finanziari sarebbero finiti nel cesso. Goldman riuscì a incassare un altro mezzo miliardo di dollari con loro imbroglio sullo 'short'.
Ma, invece di ammanettare il CEO di Goldman, Lloyd Blankfein, e portarlo in parata in una gabbia per le strade di Atene, stiamo dando la colpa al popolo greco, la vittima della frode. Cornuto e mazziato. Lo spread sulle obbligazioni greche (il termine usato per il premio di rischio pagato sul debito corrotto della Grecia) è ora salito a – tenetevi pronti – 14.000 dollari per family all’anno.
L’Euro-nazione, il memo segreto Geithner memo e l’Ecuador connection
Perché il governo greco ha affidato il suo destino nelle mani viscide di Goldman? Che diavolo c’era nel documento 'RISERVATO'? E perché sono dovuto andare a Ginevra per ottenerlo, per gettarlo di fronte al Direttore Generale dell’OMC per l’autenticazione, un banchiere francese inquietante su cui non proverei neppure a sputarci sopra, per poi dirigermi a Quito per condividerlo con il grato Presidente dell’Ecuador?
Per darvi tutte le risposte, ho dovuto scrivere un libro, “Vultures' Picnic––in Pursuit of Petroleum Pigs, Power Pirates and High-Finance Fraudsters”.
Ma se voi leggete le mie storie sul Guardian o guardando i miei report su BBC Newsnight, saprete i fatti; ma voglio davvero farvi entrare nelle indagini, passare da un continente all’altro e seguirmi per potervi offrire una visione d’insieme delle Bestie. Le Bestie e le loro mogli da esposizione, i loro fattorini delle agenzie di intelligence, i concubini politici e i picchiatori. E dietro, c’è un sacco di divertimento se non vi fa venire la pelle d’oca."
(Greg Palast, "PIGRI INGURGITATORI DI OUZO, SPUTAOLIVE: COME GOLDMAN SACHS HA SACCHEGGIATO LA GRECIA", www.gregpalast.com)

Questo programma avrà immediata applicazione anche in Italia. A marzo, finalmente, molti Italiani capiranno chi è il prof. Mario Monti: "Iniziano a farsi vedere i primi effetti del decreto "Salva Italia" varato dal governo Monti lo scorso dicembre. In arrivo la prima stangata per i cittadini. Nella busta paga di marzo i contribuenti si vedranno detrarre l'addizionale regionale Irpef riferita al 2011 comprensiva degli aumenti retroattivi istituiti dalla manovra finanziaria. L'aliquota passa dallo 0.9% all'1,23%. La Uil servizi quantifica in 371 euro la stangata media per le famiglie.
Oltre alla regionale a marzo scatta anche il pagamento dell'acconto del 30% dell'addizionale comunale Irpef. Anche quest'imposta ha subito aumenti per effetto dello sblocco delle aliquote varato dalla manovra Tremonti dello scorso agosto. Moltissimi comuni, 301 in tutta Italia, non appena deliberato lo sblocco hanno subito operato al rialzo sulle aliquote, portando l'imposta da circa 129 euro a 177 euro pro capite. E hanno tempo fino a giugno per deliberare ulteriori ritocchi.
Le addizionali Irpef incidono più pesantemente sulle buste paga perché non ci sono detrazioni. Il loro importo si riferisce all'imponibile puro, a differenza della tassazione Irpef nazionale che gode particolari detrazioni e viene calcolata su un importo, di conseguenza, ridotto."
(Articolo: "Fisco: in arrivo la stangata: buste paga più leggere a marzo",
www.tgcom24.mediaset.it)

E mentre gli Italiani cominciano ad avvertire i primi morsi della fame, il governo di "ex"daviddees-bailout.gif appartenenti a IntesaSanPaolo-GoldmanSachs salva gli enormi flussi di denaro che arricchiscono le banche: "Se l'emendamento con la norma salva-banche verrà dichiarato inammissibile nel decreto Semplificazioni, sarà trasformato in un mini-disegno di legge, che tutti i gruppi parlamentari che sostengono il governo sono pronti a sottoscrivere. Avrebbe la corsia preferenziale al Senato e alla Camera, venendo approvato assieme al dl Liberalizzazioni.
E' ancora al vaglio al vaglio di ammissibilità della Camera il più volte annunciato emendamento sulle commissioni bancarie che dovrebbe modificare l'articolo 27-bis del decreto legge sulle liberafont-size: 14pt; font-family: , sans-seriflizzazioni. Lo rende noto Stefano Saglia (Pdl), relatore insieme con il deputato del Pd Oriano Giovanelli del decreto sulle semplificazioni burocratiche, il veicolo legislativo su cui si sta valutando di inserire la proposta di modifica, e una fonte parlamentare aggiunge che, se dovesse saltare questa ipotesi, l'emendamento apparirebbe come articolo unico di un ddl sostenuto dai partiti della maggioranza Monti." (Articolo, "Salva banche, se salta l'emendamento alle liberalizzazioni è pronto il ddl bipartisan",
www.tgcom24.mediaset.it)

"Il mondo è in ansia per la Grecia. Non per la sua popolazione, sia chiaro. Alla periferia di Atene ben 18 istituti scolastici hanno iniziato a distribuire pasti gratis ai bambini, le cui famiglie sono talmente povere da non potersi permettere nemmeno un panino con un po’ di formaggio; ma nessuno ne parla, a parte pochi siti internet; mentre viene diffusa ansia planetaria sul possibile default della Grecia e si moltiplicano le pressioni sul Parlamento ellenico affinchè accetti la nuova stangata. Strana civiltà la nostra: un popolo alla fame non suscitamigrant_mother.jpg compassione, mentre ci si agita per scongiurare il rischio che le banche tedesche e francesi, i cui forzieri sono pieni di bond ellenici, subiscano la legge del mercato ovvero incassino le perdite di un investimento sbagliato. (...) La realtà è chiara. La Grecia non è in grado di ripagare i propri debiti. Le ricette proposte da Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e dalla Merkel non porteranno alla rinascita dell’economia ellenica ma al suo definitivo dissanguamento. E se il popolo ellenico vuole abbandonare l’euro nessuno deve impedirglielo. E se il popolo ellenico vuole abbandonare l’euro nessuno deve impedirglielo.
Insomma ripristiniamo le regole della democrazia e anche quelle del libero mercato, che prevede grandi guadagni, ma anche le giuste perdite per chi sbaglia. E’ così scandaloso? Un lettore greco, Ioannis, ha inviato un commento al mio post. Lo riporto integralmente anche qui. Da leggere e meditare.
«signori, buonasera. Mando questo mail da Atene, dove l’inferno della poverta e della disperazione e comminciato 2 anni fa, quando il traditore premies Papandreou ha falsificato i conti aumentando il deficit di 2009 per farci entrare nel FMI. Dalle nostre parti ormai nen c’e democrazia, non c’e parlamento [ieri i rapperesentanti europei dei creditori hanno cancellato una legge che permetteva la rateizzazione dei debiti per tasse dovute], abbiamo un banchiere-ex impiegato di Goldman Sachs come premier, non possiamo andare alle urne per esprimere la nostra volonta, e non abbiamo il diritto di morire a nostra scelta [cioe dentro o fuori l'euro]. Credo che l’unica salvezza per il io paese sarebbe l’uscita dalla zona euro, per svalutare la nostra nuova moneta nazionale, aumentare le esportazioni, e ricostruendo la base produttiva della nostra economia, che e stata distrutta da una moneta [euro] non competitiva per i nostri prodotti. Amo l’Italia e vi dico tutto: state attenti e fate resistenza contro i tedeschi e i banchieri della BCE e del FMI, non li fate entare in Italia, altrimenti avrete la nostra fine.
Ioannis
P.S. NON SONO COMUNISTA, sono membro del partito della centrodestra, ma prima di tutto sono Greco e voglio resistere contro l’occupazione finanziaria del mio paese, che distrugge tutto, democrazia inclusa» "
(Marcello Foa, "Giù le mani dalla Grecia", blog.ilgiornale.it)
DemokratiaAnche il presidente francese Sarkozy è (...) "il più recente membro di un club europeo che potrebbe avere come motto il non esaltante «Mi manda la Merkel».
Un club che ha già come iscritti il greco Lucas Papademos, gestore fallimentare del Paese che più ha irritato la Bundeskanzlerin, e il nostro Mario Monti, diplomaticamente «suggerito» da Berlino come successore di Silvio Berlusconi. Che nei prossimi giorni vedrà entrare un «premier tecnico» rumeno dopo le dimissioni del «politico» Emil Boc travolto dalle proteste seguite all’applicazione di ricette anticrisi dal sapore amaro. Per non dire del trattamento inflitto a Viktor Orbàn, capo di un governo ungherese non abbastanza allineato a una certa lettura dei trattati europei e non abbastanza forte per sottrarsi a umilianti autodafè brussellesi.
Qualcun altro cerca di reagire, per esempio il presidente portoghese Anibal Cavaco Silva, che nello scorso ottobre ha denunciato «l’emergere di un direttorio non riconosciuto né incaricato che agisce in sprezzo alle istituzioni comunitarie»." (Roberto Fabbri, "Se anche Sarkozy ora dice: «A mandarmi è la Merkel»", www.ilgiornale.it)

In Grecia, "proseguono le proteste in un Paese in recessione economica ormai da quattro anni. Il momento è delicatissimo, e sta creando non pochi risentimenti. In un giornale conservatore greco, il cancelliere tedesco Angela Merkel è stato raffigurato in uniforme nazista sotto alla scritta «memorandum macht frei», una parafrasi del motto «arbeit macht frei» che campeggiava sopra l'ingresso del campo di concentramento di Auschwitz.
Assai più freddamente, l'economista Yanis Varoufakis ha invece fatto un parallelo tra le riparazioni imposte alla Germania nel 1919 e le misure chieste alla Grecia dal 2010 ad oggi.
Ieri a Strasburgo, il commissario Ue agli Affari economici, Olli Rehn, è stato costretto a rispondere alle domande di alcuni giornalisti che gli hanno rimproverato di imporre alla Grecia misure di austerità ormai insopportabili. Le risposte sono sembrate imbarazzate."
(Beda Romano e Vittorio Da Rold, "L'Europa blocca gli aiuti alla Grecia" , www.ilsole24ore.com)

Sembra (solo apparentemente) incredibile che i grandi economisti imposti dalla Germania alla guida dei Paesi prossimi al default in sostituzione coatta dei governi legittamemente eletti non solo non riescono a ridurre il debito, ma con i massicci tagli agli stipendi, ai diritti dei salariati e i licenziamenti di massa nel settore statale, hanno provocato o stanno provocando il crollo del PIL statale. Nella sola Grecia il PIL è crollato finora del 7% grazie alle misure imposte da BCE-UE-FMI!

E' un vero e proprio "Quarto Reich" dell'Euro, in cui i Paesi che avrebbero tutto l'interesse ad abbandonare l'Euro - la moneta dei Banchieri, che affama il popolo e distrugge la crescita, la moneta che viene prestata dalla BCE guidata da Mario Draghi all'1% solo alle Banche Private mentre gli Stati pagano interessi colossali - vengono trasformati in Protettorati.

truppe_tedesche_passano_il_confine_polacco.jpg

 

I "SUPERMARIO" ADDITATI DAI MEDIA NAZIONALI COME I "SALVATORI D'ITALIA". PER CHI CI CREDE...

foxwash_dees.jpg"La parentesi di Mario Draghi come 'piazzista' di trucchi di bilancio per Goldman Sachs tra il 2002 e il 2005 è la 'grande zona d'ombra' nella reputazione del nuovo presidente della BCE, scrive Le Monde. (...) Ecco la ricostruzione del quotidiano parigino. 'Nel 1999 viene decisa la creazione della moneta unica, ma la Grecia non può aderire immediatamente. Atene è infatti lontana anni luce dai criteri rigorosissimi enunciati nel trattato di Maastricht. Per entrare nel club non può fare altro che nascondere il suo deficit.
Nel 2000 Goldman Sachs International, la filiale britannica della banca d'affari americana, vende al governo socialista di Costas Simitis uno 'swap' in valuta che permette alla Grecia di proteggersi dagli effetti di cambio, trasformando in euro il debito inizialmente emesso in dollari. Lo stratagemma consente ad Atene di iscrivere il ‘nuovo’ debito in euro ed escluderlo dal bilancio facendolo momentaneamente sparire. E così Goldman Sachs intasca la sua sostanziosa commissione e alimenta una volta di più la sua reputazione di ottimo amministratore del debito sovrano.
Proprio in quel periodo, tra il 1999 e il 2000, il nome di Mario Draghi è associato strettamente a quello di Goldman Sachs. All'epoca Draghi è 'vicepresidente per la Europe-Goldman Sachs International, aziende e debito pubblico'. Il titolo lascia presumere che il nuovo presidente della Bce abbia contribuito all'affare tra la banca e Atene'." (Articolo, "Il piazzista di Goldman Sachs" , www.presseurop.eu/it)

Non dimentichiamo che Mario Monti, pur impegnatissimo in incarichi di grandi responsabilità nelle Istituzioni, in grandi Banche e club mondialisti - da Trilateral a Bilderberg- ha trovato il tempo, nel 2007, di dar vita ad un altro progetto, il Forum Internazionale "Economia e Società aperta" creato con il sostegno di Bocconi e Corriere della Sera. Tra i protagonisti citiamo, tra gli altri, Anne Bucher (Direttore della Direzione Riforme Strutturali e Competitività della DG ECFIN della Commissione Europea, collabora con il think thank Bruegel fondato sempre da Monti), Antonio Borges (Membro del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo dell’Università Bocconi, presidente di ECGI -European Corporate Governance Institute- e di Hedge Fund Standards Board. In precedenza è stato vicepresidente di Goldman Sachs International), Vittorio Grilli (Direttore Generale del Tesoro, Presidente del Comitato Economico e Finanziario dell’Unione Europea, membro del board di Bruegel e membro di Aspen Institute) e Antonio Spilimbergo (Economista presso il Fondo Monetario Internazionale). "In che circostanze una società internazionale si può definire aperta? Secondo Alessandro Colombo, docente dell’Università degli Studi di Milano, una via per definire “aperta” una società consiste nel valutare la sua capacità di superare divisioni politico-economiche e ricomporre fratture culturali. In base a questa definizione, l’Europa degli anni Novanta del secolo scorso rappresenta un esempio positivo di società che prova ad aprirsi. Il crollo del regime sovietico e i passi avanti nell’edificazione dell’Unione Europea hanno permesso il superamento di molte divisioni e fratture. Grazie alla costruzione di una serie di istituzioni comunitarie che garantiscono un multipolarismo inclusivo, le società europee appaiono oggi più integrate, meno divise, dunque più aperte." (Mario Garaffa, "Società aperta o società chiusa?", www.golemindispensabile.it)

In poche parole, questi insigni economisti vengono presentati da certa stampa come "doni", come "salvatori", ma come mostra quest'articolo che approfondiremo in seguito, "L’appartenenza alla Trilaterale e al Bilderberg sembrano dei requisiti irrinunciabili per tutti i Messia delle disastrate nazioni europee. (...) Ben peggiori sono però, ricorda Le Monde, i sospetti che circondano Mario Draghi l’attuale governatore della Bce, titolare tra il 2002 e il 2005 della carica di vice presidente della Goldman Sachs International. In quel fatale 2005 la Goldman Sachs rifila alla Grecia gli strumenti finanziari indispensabili per nascondere i debiti e metter piede nell’euro. A render possibile il raggiro targato Goldman Sachsbanconota contribuisce non poco Lucas Papadémos, il premier greco, membro come Mario Monti della Commissione Trilaterale, chiamato oggi - al pari del “Supermario” nostrano - a salvare la patria in pericolo. Una patria accompagnata da lui stesso sull’orlo del precipizio quando, da governatore della Banca Centrale di Atene, affida a Petros Christodoulos, un ex gestore di titoli della Goldman, lo scellerato maquillage dei conti ellenici. Non a caso Lloyd Craig Blankfein, presidente dal 2006 della Goldman Sachs e grande finanziatore delle campagne elettorali di Obama, spiega così il suo mestiere di banchiere. «Io faccio il lavoro di Dio»." (Gian Micalessin, "Ecco perché l'Europa è nelle mani di Goldman Sachs", www.il giornale.it)

Rimarchevole il fatto che Monti e Papademus siano stati nominati premier (entrambi senza democratiche elezioni) a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro. Rimarchevole anche il fatto che il prof. Monti "si sia espresso a favore delle riforme portate avanti, nei rispettivi campi, dal Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e dall'amministratore delegato di FIAT Sergio Marchionne." (Fonte:Wikipedia)

Tanti Italiani sembrano, quindi, considerare il prof. Monti come una sorta di "dono" degli Dei. Se si presentasse alle elezioni un cosiddetto "Partito dei Tecnici" a guida Monti, raccoglierebbe il 22% dei voti (Fonte: Repubblica). Evidentemente costoro non sanno quanto rischiano. A partire dalla propria casa: "L’Imu rischia di rendere gli italiani dei «nobili decaduti» (copyright Eurispes). Ancora non ce ne accorgiamo. Ma tra pochi mesi, a fine giugno, i proprietari di casa inizieranno a pagare anche sulla prima casa. Non si tratta di una novità. È la diretta erede dell’Ici,partorita in tempi di emergenza dal governo Amato e abolita da quello Berlusconi. E per amore di verità proprio l’esecutivo del Cavaliere, immaginandola in un processo federalista, l’ha rimessa in gioco. Ora ci siamo. Il governo Monti ha premuto il grilletto dell’arma carica. E lo ha fatto mirando al centro della testa. La base imponibile è stata aumentata (il che vuol dire che si applica su un gruzzolo più ampio) e l’aliquota pure. Ma foreclosure_dess.jpgperché rischiamo la decadenza? Per il semplice motivo che la tassa ha un’anima espropriativa. Si paga per il solo fatto di avere in proprietà una casa. Un migliaio di euro l’anno per un immobile che sulla carta vale meno di 300mila euro è roba forte. È come se lo Stato ci dicesse: o continuate a produrre reddito per pagare le tasse sulla casa oppure prima o poi la dovete vendere. Pensateci bene non è un’esagerazione. Le tasse sul reddito, e ovviamente quelle sui consumi, sono parametrate su flussi di ricchezza. Toccare lo stock accumulato è un grande rischio. Per due motivi fondamentali. Il primo è che non è detto che tutti siano in grado di «permettersi» il pagamento: e ciò non è peccato, posto che la presunta ricchezza deriva da quanto già accumulato grazie al reddito realizzato nel passato e dunque già tassato. Inoltre una tassa siffatta produce un effetto povertà, che in un momento di crisi abbatte propensione al consumo e al risparmio. Non c’è una tassa perfetta. Esse sono tutte brutte. Ma quelle che ci colpiscono fermi con le spalle al muro sono le peggiori." (Nicola Porro, "Se adesso ci espropriano anche la nostra casa", www.ilgiornale.it)

Tutti sanno che il ceto medio, in particolare i lavoratori dipendenti e i pensionati, tartassati da addizionali IRPEF regionali e comunali, con la benzina più cara del mondo, oberati dal mutuo per la piccola casa di proprietà, con un'IVA sempre più onerosa, non sono in grado di pagare altri mille euro l'anno di IMU. Materialmente non hanno tale capacità contributiva. E' possibile che nessuno al governo sia a conoscenza di tale fatto?

Purtroppo la verità è agghiacciante. "Ci sarebbe proprio la banca del neo Premier Prof. Monti, la Goldman Sachs, dietro l’ondata di speculazioni che ha in pochissimo tempo ha innalzato artificialmente lo spread tra i buoni del tesoro poliennali italiani e suoi cugini tedeschi. Uomini Goldman Sachs innescano la crisi, uomini Goldman Sachs si propongono per risolverla, salendo a Palazzo Chigi per realizzare misure che non sono state dibattute né sottoscritte attraverso un mandato elettorale da nessun cittadino italiano. Siamo dinanzi alla terza guerra mondiale? E’ possibile che siamo giunti a conquistare le nazioni rendendo in pochi giorni i loro debiti insostenibili? Questo sembra che sia quello che è avvenuto all’Italia. Il piatto grosso? Le nostre virtuose aziende statali e private. Eni in testa. Un bel bottino ! Che ne dite?" (Virginia Di Leo, "La Waterloo italiana. Uomini Goldman Sachs innescano la crisi, uomini Goldman Sachs si propongono per risolverla...", www.osservatorio-sicilia.it).

Ut supra, alla banca d'affari Goldman Sachs, per cui hanno lavorato Draghi e Monti fino alle loro formali dimissioni, interessa il patrimonio pubblico e privato italiano, a prezzo di realizzo. E il patrimonio privato italiano, forse il più vasto del mondo con un valore di oltre 9000 miliardi di euro tra cui rientrano soprattutto le case di abitazione, è enormente appetibile!

squattercamp.jpgImmagino le obiezioni. "Ma nessuno permetterà che miloni di Italiani muoiano di fame e di freddo nei prossimi anni!". Tutto ciò è già successo in Grecia. Agli speculatori internazionali e ai Quisling nulla interessa se centinaia di milioni di esseri umani periranno, purché i loro conti in banca aumentino di miliardi e miliardi di dollari.

Una delle tante prove: "«L’Europa è in vendita, Goldman sta acquistando». La statunitense banca d’affari è, senza ombra di dubbio, il vero centro di potere privato mondiale, che è scesa, ultimamente, più agguerrita che mai per fare shopping in Europa. (...) Oggi, è una vera forza 'imperialista', col dire di Vladimir Ilic Uljanov detto Lenin. La Goldman Sachs è una vecchia conoscenza del nostro Paese. Tant’è. Nel 1992, banchieri, finanzieri e manager italiani, statunitensi e anglo-olandesi si incontrarono sul panfilo della regina Elisabetta, Britannia, e discussero del processo di privatizzazioni. Allora, si stabilì, di fatto, lo smantellamento del capitalismo pubblico italiano a prezzi stracciati. Guarda caso, tra i croceristi eccellenti c’era il finanziere George Soros, super finanziere d’assalto di origini ungheresi ma yankee d’adozione, a capo del “Quantum fund” (diretta emanazione del gruppo Rothschild) e protagonista di una incredibile serie di crack provocati in svariate nazioni, potendo contare su smisurate liquidità di diversa provenienza a volte ignota e oscura. A giugno, Britannia navigava nelle acque del Tirreno e tre mesi dopo, sarà settembre nero. In quel mese, ci fu la svalutazione del 30% della lira, facendo perdere, all’Italia, risorse, pari a 50 miliardi di dollari. Allora, in Bankitalia, c’erano il governatore Ciampi e il direttore centrale Dini, che fronteggiarono il maxi attacco speculativo nei confronti della lira.
Tanto per cambiare, l’operazione fu resa perfetta, grazie allo zampino dell’agenzia di rating Moody’s che declassò, senza leggere e scrivere, i Bot. Chi pagò caramente il crollo della lira, fu il risparmiatore italiano. Al che, Bettino Craxi puntò l’indice contro “una quantità di capitali speculativi provenienti sia da operatori finanziari che da gruppi economici”, parlando di “potenti interessi che pare si siano mossi alla scopo di spezzare le maglie dello Sme”, e di un “intreccio di forze e circostanze diverse”. In quel periodo, il governo italiano, che usciva sfiancato finanziariamente dalla svalutazione, avviò il processo di privatizzazione. Come dire, la ciliegina finale. All’evento
anticristo.jpg, la Goldman Sachs non si fece trovare impreparata, visto che ha il dono di trovarsi al momento giusto e al posto giusto, quando in giro c’è profumo di affari. La banca giocò, allora, un ruolo decisivo e, oggi, corsi e ricorsi storici, sta facendo altrettanto per l’Europa, facendo più private equality e shopping nel settore delle infrastrutture, immobili e tecnologie. Aggiunge al mestiere di banca d’affari, l’attività di “compradores”, ossia rileva pezzi importanti di attività economiche. Si serve per gli acquisti di fondi e/o di strumenti finanziari esterni costituiti ad hoc, accompagnandosi, però, nelle operazioni, ad altri investitori. (...)
Nel 2000, in Italia, fece shopping e business, avendo al fianco il suo fondo Whitehall, nel ramo immobiliare. Comprò dall’Eni, in via di dismissioni di rami secchi, l’area immobiliare di 300 mila metri quadrati di San Donato Milanese per circa 3000 miliardi di vecchie lire, dove dovevano trasferirsi i locali della Rai di Corso Sempione. Fu il primo grande acquisto immobiliare, ma non l’ultimo. Infatti subito dopo ne fece altri, tra cui gli immobili della Fondazione Cariplo nonché, con un altro big Usa, Morgan Stanely, i patrimoni mattonari di Unin, Ras e Toro. Sul piano industriale, la Goldman Sachs è presente nel capitale di Pirelli Cavi, mentre, recentemente, ha fatto il suo ingresso nel fondo Management&Capitali di Carlo De Benedetti. Nel 2001, il neo governatore di Bankitalia, Mario Draghi, quando si dimise da direttore generale del Tesoro e da responsabile delle privatizzazioni, passò armi e bagagli alla vice presidenza della Goldman Sachs International. In quel periodo, la banca d’affari svolse il ruolo di “advisor” di Abn Amro e di Banco di Bilbao: la banca olandese ha comprato l’AntonVeneta e gli spagnoli la Bnl. Inoltre, nel board di Goldman Sachs ha figurato anche Romano Prodi.(...)"
(Biagio Marzio, "Il super
potere forte, Goldman Sachs", L’Opi/spanamministratore delegato di FIAT Sergio Marchionne. nione - Edizione 72 del 03-04-2006)

Altre prove: "Mario Draghi a Bankitalia, proveniente dalla Goldman Sachs.
Mario Monti uscente dalla Commissione, è stato assunto alla Goldman Sachs.
Romano Prodi, futuro presidente del Consiglio, nella sua vita è entrato infinite volte a servizio della Goldman Sachs: era lì che trovava lavoro quando usciva dal settore pubblico italiano.
Non sarà un conflitto d'interessi? Un tantino? Poco poco?
Ma non si può eccepire. E' vietato.
Nel quadro che ha creato Il Corriere dei Montezemolo (...), queste nomine e assunzioni ci dicono che non sarà più permesso formulare domande politicamente poco corrette, criticare le scelte degli Illuminatissimi Fratelli.
E' la consegna dell'Italia ai poteri forti e alla banca d'affari americana.
Chissà che miele secerne la Goldman Sachs per attrarre così importanti maggiordomi dei poteri forti, o che linfa secerne l'Italia, per suscitare le cupidigie della Goldman Sachs: non abbiamo già dato, in privatizzazioni?
Gioielli industriali dell'IRI, pagati mille volte dai contribuenti italiani, non sono già stati svenduti tutti per un boccone di pane?
Non ha già regalato Ciampi la Nuovo Pignone, leader mondiale, alla sua concorrente americana?
E le banche d'affari americane, Goldman Sachs, Merril Lunch e Morgan Stanley, non hanno già incamerato allora (...) 3 mila miliardi in grasse commissioni, per la loro esperienza nelle privatizzazioni?
Chissà.
Sembra ieri quel 2 giugno 1992, quando il «Britannia», panfilo di sua maestà britannica, arrivò di fronte a Civitavecchia con tutti i banchieri della City a bordo (Warburg e Barclay, Coopers Lybrand, Barino, eccetera) a intimare le condizioni della finanza anglo sullo smantellamento delle partecipazioni statali.
Una torta da 100 mila miliardi, come scrisse Massimo Gaggi, giornalista de Il Corriere che era a bordo.
Ci andò anche Mario Draghi, d'ora in poi intoccabile e non criticabile governatore di Bankitalia. Allora era direttore del Tesoro.
E dovette giustificarsene in audizione parlamentare: «dopo aver svolto l'introduzione me ne andai, e la nave partì senza di me…in questo modo evitai ogni possibile sospetto di commistione».
Il Britannia infatti prese il largo.
In acque internazionali, su suolo britannico, gli italiani invitati ascoltarono le condizioni.
Fatto è che Draghi, nell'introduzione, aveva lodato le privatizzazioni così: «uno strumento per limitare l'interferenza politica…un obbiettivo lodevole»: lo stesso programma de Il Corriere oggi. Allora, il tecnocrate dettava la linea politica.
Bastava: poi scese.
Restarono, fra gli altri, Rainer Masera (un altro intoccabile), Giovanni Bazoli (Ambroveneto), Beniamino Andreatta: che sarebbe diventato di lì a poco ministro. (...)
Un coccolone ha impedito al Beniamino tecnocratico di ricoprire altri ministeri, di perfezionare i danni.
Gli altri, purtroppo, sono vegeti e pronti.
A consegnare l'Italia a Goldman Sachs.
Nel settembre '93, alla privatizzazione della Comit fu incaricata di presiedere la Lehman Brothers; a quella del Credit, la Goldman Sachs.
In verità Franco Nobili, il precedente capo dell'IRI, aveva dato quest'ultimo incarico alla Merrill Lynch; ma a quel punto Nobili era in prigione in attesa di giudizio per Mani Pulite (solo il tempo necessario: poi sarà prosciolto con formula piena), e comandava Prodi.
Fu Prodi a dare l'incarico alla Goldman Sachs, «della quale era stato consulente fino a pochi giorni prima». La Merrill Lynch, nel giorni in cui aveva l'incarico, aveva offerto alla Deutsche Bank il pacchetto di Credito Italiano in proprietà all'IRI per 6 mila lire ad azione.
La Goldman Sachs fissò il valore del Credit a 2.075 lire per azione, meno della quotazione in Borsa, che era sulle 2.230 lire.
Insomma vendette per 2.700 miliardi qualcosa che ne valeva almeno 8 mila.
Persino l'Espresso si chiese: «è dunque un regalo quello che l'IRI sta facendo al mercato? Dal punto di vista patrimoniale è così».
Prodi ne ha fatti, di regali.
L'Italgel, 900 miliardi di fatturato, venduta per 437 alla Nestlé.
La Cirio-Bertolli-De Rica (CBD), 110 miliardi di fatturato, valutata sui 1.350 miliardi, venduta a una finanziaria lucana mai sentita, la FISVI di tale Francesco Lamiranda, «appoggiato dalla sinistra democristiana della Campania» secondo Il Corriere.
Era la sua unica credenziale, perché Lamiranda soldi non ne aveva.
Offrì dapprima 130 miliardi, poi 310.
Avrebbe pagato, chiarì, vendendo i pezzi dell'azienda che si offriva di comprare.
Ma restò l'unico acquirente.
Un'asta ci voleva: non fu fatta.
Bisognava vendere a questo Lamiranda.
Pietro Larizza, allora capo della UIL, descrisse l'operazione così: «la FISVI acquista senza avere ancora i soldi per pagare; per formare il capitale necessario, vende una parte di ciò che ha comprato; per quel che rimane cerca ancora soci finanziatori per completare l'acquisto».
Antonio Bassolino (un merito gli va riconosciuto) denunciò alla Procura di Napoli quell'affare: «c'è il pericolo che privatizzazioni fatte in questo modo espongano pezzi del nostro apparato produttivo alle mire speculative e affaristiche».
Era peggio di così.
Un perito di nome Renato Castaldo scoprì che dietro lo sconosciuto Lamiranda c'era l'Unilever, la multinazionale olandese.
«E' documentato che la Unilever», scriveva, ha «inviato offerte, condotto trattative dirette e indirette con l'IRI…predisponendo anche le clausole da inserire nel contratto» fra Prodi (IRI) e Lamiranda.
L'Unilever?
Prodi è stato consulente dell'Unilever dal '90 al '93, come consulente di vaglia, a decidere le acquisizioni.
Ecco dov'è il miele che Goldman Sachs cerca.
Ecco dov'è la linfa che trovano i grand commis nella Goldman Sachs.
L'ape cerca i fiori, i fiori si volgono all'ape.
E' una storia d'amore.
Non amano noi, però.
Ci vogliono spogliare.
"
(Maurizio Blondet, "L'Italia consegnata a Goldman SAchs", EFFEDIEFFE 03/01/2006)

Ha ragione da vendere Giulietto Chiesa quando afferma "che ci stanno prendendo in giro". Ma pochi sembrano aver voglia di aprire gli occhi e la mente.

 

La disinformazione dei media di regime parla di "dono". Una definizione da far accapponare la pelle e che fa apparire l'infinita sequela di opinionisti, economisti, filosofi, giornalisti che abbiamo citato e che citeremo in seguito alla stessa stregua di Laocoonte o Cassandra, profeti intelligenti e illuminati, ma inascoltati dalle torpide masse.

 

 
Timeo Danaos et dona ferentes
 

 

I Troiani avrebbero scoperto, troppo tardi, cosa si celasse dietro il presunto "dono" dei Greci...

 

cavallo_di_troia_tiepolo.jpg

 

 

 

IL PERICOLO SOCIALE ORA E' IL LAVORATORE FISSO?

deesbrain.jpg

Diversi alumni di Mario Monti hanno prodotto e producono, a ritmi serrati, una mole notevolissima di libri, articoli ed editoriali sulla "società aperta" e molti di questi sono incentrati all'ottenimento dell'agognata abrogazione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

In questo articolo, due di essi danno giustificazione della richiesta affermando che, "il ministro Fornero ha perfettamente chiari i termini e la soluzione del problema: «Penso», ha detto nell’intervista al Corriere del 18 dicembre, «che un ciclo di vita che funzioni è quello che permette ai giovani di entrare nel mercato del lavoro con un contratto vero, non precario. Un contratto che riconosca che sei all’inizio della vita lavorativa e quindi hai bisogno di formazione, e dove parti con una retribuzione bassa, ma che poi salirà in relazione alla produttività. Insomma, io vedrei bene un contratto unico, che includa le persone oggi escluse e che però forse non tuteli più al 100% il solito segmento iperprotetto». Questo significa abolire l’articolo 18. Si obietta che oggi, nel mezzo di una recessione, eliminare l’articolo 18 significherebbe consentire alle imprese licenziamenti indiscriminati. È vero il contrario. In un momento di grande incertezza, come quello che stiamo attraversando, gli imprenditori sono restii ad assumere con l’inflessibilità dell’articolo 18 proprio perché sono insicuri sul futuro della loro azienda. Quindi è proprio in un momento difficile che l’articolo 18 preoccupa gli imprenditori. Quando tutto va bene e si è ottimisti, assumere per la vita è facile per tutti." (Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, "Giovani e art.18, le verità scomode" , www.corriere.it)

In realtà tali ricette economiche appaiono in netto contrasto con quanto affermato dall'espistemologo e filosofo Karl Popper, che "è anche considerato un filosofo politico di statura considerevole, difensore della democrazia e del liberalismo e avversario di ogni forma di totalitarismo. Egli è noto per il rifiuto e la critica dell'induzione, la proposta della falsificabilità come criterio di demarcazione tra scienza e non scienza, la difesa della «società aperta»." (Wikipedia), come appaiono in contrasto con colui che ha ispirato l'opera di Karl Popper e cioè John Stuart Mill, a cuitbankersdees.jpg Norberto Bobbio e Nadia Urbinati attribuiscono la fondazione del liberalsocialismo.

"«L’Italia ha problemi gravissimi, ha bisogno di una iniezione di libero mercato con riforme economiche neoliberali… fra cui ridurre le tasse, tagli all’impiego pubblico e alle pensioni, rafforzare il settore dei servizi privati, e rendere più facili i licenziamenti», cioè esattamente quello che sta accadendo in queste ore nelle riforme che il golpe ci ha imposto, facendosi beffe del Parlamento non più sovrano. La prescrizione in corsivo è del Neoliberista fanatico Alberto Alesina nell’Aprile del 2006. Lo stesso anno in cui Draghi prendeva il comando della Banca d’Italia, dopo aver lasciato la banca d’investimento più criminosa del mondo, Goldman Sachs, in cui resse una posizione di comando nel settore Europa proprio mentre la Goldman aiutava la Grecia a truccare i propri conti pubblici nel 2002. Tornando al golpe. Le conseguenze sociali, le sofferenze per milioni di italiani per decenni, la scure che si abbatte sul futuro dei nostri piccoli, sui pochi preziosi anni che rimangono agli anziani, sull’ambiente, e sulla democrazia, saranno tragici. Nell’ordine di migliaia di volte peggiori di qualsiasi danno le mafie regionali abbiano mai potuto infliggere all’Italia, col concreto pericolo di prostrarla per intere generazioni. Alla luce di tutto ciò, e mentre si fatica a non emigrare di fronte all’idiozia epica di masse di italiani che festeggiano l’arrivo dei golpisti (sic), è doveroso chiedere l’incriminazione e l’arresto per alto tradimento dei cittadini italiani Mario Draghi e Giorgio Napolitano. Prego quindi l’eventuale giurista che leggesse queste righe di informarmi sulla procedura per inoltrare una denuncia in tal senso. Se, come temo, essa non esiste, nulla cambia della sostanza di quanto scritto. (Paolo Barnard, "Draghi e Napolitano devono essere arrestati e processati", cit.)

I club mondialisti stanno, come abbiamo visto, trasferendo enormi risorse nelle mani di pochi privilegiati. Si toglie ai poveri per dare ai ricchi. Esattamente ciò che prevede la ricetta anarco-capitalista alla Friedman o alla Rothbard, favorevoli dell'abolizione degli Stati Nazionali a vantaggio di un libero mercato in cui i veri produttori di reddito, i lavoratori e i consumatori, non avranno alcun potere contrattuale nei confronti di Speculatori, Banche e Società Multinazionali. Rothbard, in particolare, preconizzava il crollo di tutti gli organi statuali a vantaggio di Poliarchie capitaliste basate sul libero mercato, la selvaggia concorrenza e la tutela della proprietà privata dei super-privilegiati.

D'altro canto, come si evince da questo articolo di Larry Rubinoff, "Goldman Sachs motto: Profit over people", il motto (non ufficiale) di Goldman Sachs è: "Profit over people", che può tradursi in vari modi, "Profitti sulla Gente", "Il Profitto conta più della Gente" o "Profitti sulla pelle della gente"...

Lo stesso hedger George Soros, che ha studiato alla "London School of Economy" di Popper, l'uomo che ha guadagnato miliardi di dollari speculando sulla sterlina e sulla lira nel 1992, ha affermato, nel 2009, che il sistema finanziario mondiale si era effettivamente disintegrato, aggiungendo che non vi era alcuna prospettiva di una risoluzione a breve della crisi. "Abbiamo assistito al collasso del sistema finanziario [...] E' mantenuto artificalmente in vita. Non c'è alcun segno che ci indichi che siamo arrivati al fondo della crisi. "

copen_dees.jpg

Ricordiamo che FED e BCE sono plasmate sui fondamenti della dottrina ultraliberista di Milton Friedman, "i [cui] maggiori contributi alla teoria economica riguardano gli studi sulla teoria quantitativa della moneta, sulla teoria del consumo e sul ruolo e l'inefficacia della curva di Phillips nel lungo periodo. Secondo Friedman, l'inflazione è solo un fenomeno monetario e non è utile nel lungo periodo per ridurre la disoccupazione. La sua regola di politica monetaria, incentrata nel conseguimento del controllo della crescita della massa monetaria, è stata utilizzata dalla Federal Reserve negli Stati Uniti ed anche dalla Banca Centrale Europea (BCE)." (Wikipedia)

E difatti, "Friedman viene anche aspramente criticato dalla giornalista di area progressista canadese Naomi Klein che nel suo libro 'Shock economy' spiega come le riforme ultraliberiste volute da Friedman e dai suoi discepoli siano applicabili solo per mezzo di shock violenti che catturino l'attenzione dell'opinione pubblica. I seguaci della Scuola di Chicago quindi, secondo le teorie no-global della Klein, si sono resi complici di colpi di stato e di torture perpetuate dopo di questi nei confronti dei ribelli che hanno osato opporsi alle scelte neoliberiste spesso a favore di multinazionali straniere." (Wikipedia)

"Nella nostra storia cìè già stato un episodio che ha rappresentato uno sguardo sul prossimo futuro: la Grande Depressione, fabbricata ad arte, che negli anni Trenta ha creato enormi povertà e disagi, Ora il piano prevede di provocarne un'altra a livello globale e questa volta mantendola indefinitamente. Le persone affamate con famiglie da mantenere faranno qualunque cosa riterranno verrà loro ordinato e saranno pronte a sostenere le aggressioni contro chiunque riterranno responsabile per la loro miseria. O ci uniamo nella comprensione o precipiteremo in una prigione globale lottando fra di noi." (David Icke, "La guida di David Icke alla Cospirazione Globale", Macro Edizioni, Diegaro di Cesena 2009, p.511)

E' esattamente quanto sta avvenendo in Grecia, in Italia, in Portogallo, in Irlanda. Lo spauracchio del default degli Stati Nazionali al fine di far passare gravose "cessioni di sovranità popolare", come le definisce lo stesso Monti nei filmati già presentati.

E, a proposito di cessioni di sovranità popolare, è importantissimo questo appello di un'intelligente e preparata economista, Lidia Undiemi dell'Università di Palermo, che avrebbe tanto da insegnare agli economisti "nominati" e mai votati dal popolo, un popolo che è "sovrano" solo quando si retoreggia:

skulls_dees.jpg

Si afferma che una moneta eterodossa come l'Euro "servirebbe a difendere i poveri." Per chi ci crede, ovviamente. Non dimentichiamo che in realtà, come già visto, l'Euro - voluto freneticamente dalle forze politiche italiane che si proclamano di sinistra - ha provocato in soli 10 anni la perdita del 40% del potere d'acquisto del ceto medio!

L'abrogazione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori insieme alla riforma delle pensioni fortemente voluta ed ottenuta dall'esecutivo Monti secondo gli economisti preparati -quelli di scuola keynesiana- darà il colpo di grazia al ceto medio e produrrà, nell'attuale fase iper-recessiva -come risultato della politica di laissez-faire di matrice friedmaniana e della "Scuola di Chicago"- che milioni di famiglie si troveranno ridotte in povertà, senza alcun reddito. E si vedono i risultati con le finte e ipocrite lacrime da coccodrillo della Fornero che chiede sacrifici ai pensionati e ai lavoratori, "Proprio mentre [l'esecutivo Monti] chiede [enormi] sacrifici ai lavoratori , l'ente previdenziale butta via 80 milioni di euro per la cattiva gestione del suo patrimonio immobiliare. Un'indagine interna e una lettera di Antonio Ferrara, il magistato della Corte dei conti che vigila sulla correttezza degli atti, rischia di far esplodere uno scandalo intorno all'ente previdenziale proprio mentre si chiedono sacrifici pesantissimi anche ai pensionati con i redditi più bassi." (Primo di Nicola, "Inps, la beffa ai pensionati", www.espresso.repubblica.it)

Diversi colleghi di governo, tra cui il sottosegretario all'Economia Gianfanco Polillo, hanno ferocemente criticato la Fornero affermando che, "un politico con un pizzico di esperienza non avrebbe mai fatto l'icona della fontana che piange" . Malgrado ciò, la Fornero, a nome del governo, continua l'attacco all'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e, con immensa gioia del presidente di confindustria, Marcegaglia, "ha chiarito che il governo incalza le parti sociali alla ripresa del tavolo per la riforma del mercato del Lavoro [leggasi abrogazione dell'art. 18] e (...) ha chiarito che il governo procederà con o senza il consenso di imprese e sindacati."

 

CI SONO FIGLI E FIGLIASTRI

Non sembrandogli sufficiente quanto fin qui continuamente affermato in barbose trasmissioni televisive, in interviste sfiancanti per il pubblico ed editoriali dal tono altrettanto monocorde - insieme ad affiliati e ministri - il prof. Mario Monti è arrivato incredibilmente a dichiarare che "I giovani si abituino all'idea di non avere più il posto fisso a vita. Che monotonia. E' bello cambiare e accettare delle sfide" (Articolo, "Il posto fisso? Che monotonia. I giovani si abituino a cambiare", www.tgcom24.mediaset.it)

Quando c'era ancora la Prima Repubblica e la democrazia e lo Stato di Diritto non erano considerati, come dalla politica attuale, un optional e un intralcio, un intervento di un Ministro degli Interni in materie estranee al suo incarico sarebbe apparso quantomeno "irrituale". Oggi non è più così. "Sulla querelle del posto fisso è intervenuta questa mattina a Tgcom24 anche il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri che ha difeso il Presidente del Consiglio ('Monti ha voluto sdrammatizzare, non è stato fatto per mancanza di rispetto verso nessuno') e ha osservato che la polemica è 'frutto di una fretta di interpretazione'. Poi ha puntato il dito contro le abitudini degli italiani che 'sono fermi, come struttura mentale, al posto fisso, nella stessa città e magari accanto a mamma e papà', rilanciando la necessità di 'un salto culturale'. Un passo inevitabile e necessario perché 'il mondo moderno – ha spiegato Cancellieri – tende sempre più alla flessibilità'."

Un déjà vu. Sono le stesse e (apparentemente) incredibili dichiarazioni di Tommaso Padoa-Schioppa, ennesimo economista del cartello Bilderberg-BCE-Bocconi-CommissioneEuropea-Bancad'Italia-FMI-GruppoSpinelli, quando parlava dei "bamboccioni" che non si allontanano dalla famiglia. Tommaso Padoa Schioppa è noto per essere il padre fondatore di quella moneta, l'euro, che tante economie e tanti lavoratori sta mettendo in ginocchio. Inoltre fu Ministro delle Finanze nel II governo Prodi - altro uomo Bilderberg-GoldmanSachs - e fu quello che più di ogni altro si battè contro le riforme sociali che sosteneva la sinistra radicale che faceva parte dello stesso governo. Infine è stato consigliere economico del governo Papandreu, ma, evidentemente, i suoi consigli non sono stati sufficienti né per impedire le dimissioni di Papandreu e nemmeno per impedire l'accartocciamento della gracile economia greca.

C'è da dire che questi incommensurabili economisti sono estremamente diligenti nel criticare i figli degli altri, i "bamboccioni". I propri figli sono sempre i migliori, anche se "sono fermi, come struttura mentale, al posto fisso, nella stessa città e magari accanto a mamma e papà: (...) la figlia del ministro del Lavoro, Silvia Deaglio (...) colpevole di due cose. La prima: essere figlia della Fornero, ministro del premier Monti che ha dichiarato: «il posto fisso è monotono», e collega della Cancellieri che ha detto senza troppi giri di parole: «i figli degli italiani sono dei mammoni». Il secondo atto di accusa invece riguarda la sua carriera professionale. A soli 37 anni è professore associato nella facoltà di Medicina dell'Università di Torino, dove insegnano mamma Elsa e papà Mario Deaglio. Inoltre è ricercatrice di genetica nell'ambito della fondazione Hugef, creata e finanziata dal San Paolo, banca al cui vertice sedeva la madre. Posto fisso e lavoro vicino a mammà." (Articolo, "Baby Fornero ha due lavori ma piange come mamma Elsa", www.liberoquotidiano.it)

Consigliamo vivamente la visione del successivo video del giornalista Claudio Messora.

E ancora, "il ministro degli interni Anna Maria Cancellieri ha dichiarato: «Noi italiani stiamo fermi al posto fisso nella stessa città di mamma e papà». E difatti la sua famiglia e suo figlio sono molto più avanti rispetto ai tanti lavoratori dipendenti (precari e non) che per un posto finiscono a lavorare a 700 chilometri da casa. Giorgio Peluso, 42 anni, è stato recentemente promosso: già precoce direttore Unicredit, ora è stato nominato Direttore Generale di Fondiaria-Sai, un bel posto fisso da 500.000 euro l’anno." (Articolo, "La super carriera di Cancellieri jr", www.liberoquotidiano.it)

boulanger_gustave_clarence_rudolphe_the_slave_market.jpg

Infine, "nel pieno del dibattito sulla crisi del lavoro, nell’ossessiva riflessione sull’articolo 18 venduto come unica questione politica, quando invece ci si trova di fronte ai licenziamenti, alla precarietà e alla mancanza di crescita, destano ancora più scalpore le storie dei figli. Quelli dei papà illustri di quello stesso governo che incoraggia i giovani ad amare la flessibilità e a non ribellarsi di fronte allo smantellamento progressivo dei diritti, con deroga per i propri pargoli per i quali valgono le regole del noioso posto fisso (e ben pagato) di una volta.
Dalla Fornero alla Cancellieri, da Passera a Profumo, da Catricalà alla Severino, per non parlare dello stesso Monti, i pargoli sono sistemati in incarichi ben remunerati e prestigiosi.
Niente, proprio niente, li lega al mondo del precariato e dell’incertezza. Ma le vicende dei figli di papà e mammà del governo dei professori non rappresentano una novità nelle vicende penose di questo scalcinato paese. Non desta meraviglia che i figli di papà riescano a collocarsi meglio e più in fretta.
Non è la velocità delle scorciatoie a suscitare scandalo nel paese delle raccomandazioni o segnalazio/i/ani, come vuole chiamarle un certo linguaggio
le-bourgeois-gentilhomme.jpg perbene. Stupisce e indigna, semmai, l’ostentata facciata moraleggiante che questo governo si è autoassegnato, ma che ha già perso di fronte ad un paese che - peraltro - non l’ha mai autorizzato a governare dalle urne, come si conviene in una democrazia.
L’auto investitura quasi savonarolesca dei professori convocati per ridare credibilità all’Italia che veniva dai festini di palazzo è già roba per soli estimatori; se non a Bruxelles, almeno in casa. I titoli di scena venduti per edulcorare la disperata condizione dei giovani, soprattutto quelli talentuosi e preparati, non hanno credibilità né valore quando i rampolli di casa, oltre a non avere problemi di collocazione e stipendio, mandano in giro mamma e papà con un duplice incarico: il primo è sistemare loro ben benino, il secondo è di raccontare agli altri quanto è bello perdere un lavoro per l’ebbrezza di cercarne un altro; quando è stimolante non guadagnare mai abbastanza per cadere nella noiosa routine; quanto «fa giovane» pagare tutto il prezzo della crisi più nera.
Ovviamente i rampolli, ignari della difficoltà di andar via da casa pagando un affitto spesso d’identico importo della borsa di studio o dello stipendio, non si sono mai nemmeno domandati cosa significhi non avere un posto fisso. Nelle chiacchiere tra i risottini e i cognac nei salotti sabaudi l’argomento non viene proprio previsto.
Fossero stati tra noi, invece che nelle boiserie, i ciarlieri professori avrebbero potuto chiedere al collega Passera cosa significhi non avere un posto fisso quando ci si reca in banca per chiedere un mutuo o anche solo un prestito personale, passaggi obbligati per chi non ha case in eredità dai munifici genitori.
Vivere nella bambagia della casa paterna, studiare nella libreria di famiglia, vedersi aprire le porte da esaminatori colleghi dei propri genitori e ricevere chiamate da istituti dove gli stessi genitori hanno ruoli importanti, non favorisce quello sviluppo «in cattività» che si consiglia ai comuni mortali come esercizio per la tempra e il superamento delle avversità.
Forse a forza di puntare il dito sulla casta dei politici, ci siamo dimenticati di prendere in esame quella dei docenti e dei consulenti delle impomatate famiglie della borghesia sabauda e meneghina, come pure di quella romana e quella di discendenza borbonica, che pesano meno ma non sfigurano nel confronto.
La borghesia protegge i suoi figli, li coccola e li nutre, da sempre. Ma solo da poco ha imparato l’arte della sfacciataggine nell’indicare agli altri come affrontare le difficoltà del vivere. La casta dei salotti, alla fine, si dimostra peggiore di quella dei politici, giacché dispone e comanda, si arricchisce e gode, senza nemmeno aver subito il «disturbo» di presentarsi in pubblico e farsi votare. Il consenso serve agli altri, a loro basta il censo."
(Rosa Ana De Santis, "Figli di papà", www.altrenotizie.org)

Questo governo di autoreferenziati tecnici e in particolare la Fornero, continuano con le loro dichiarazioni che stanno irritando fino all'inverosimile i lavoratori dipendenti pubblici e privati e i pensionati, costretti a lavorare per uno stipendio da terzo mondo e schiacciati, dal governo Monti, da una TARtassazione che, come ha affermato Giampaolino, Presidente della Corte dei Conti "ha pochi confronti nel mondo". La Fornero, con toni che ricordano l'arrogante e sprezzante frase di Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena che rispose ai consiglieri che affermavano che il popolo Francese non aveva più pane: «S'ils n'ont plus de pain, qu'ils mangent de la brioche» (Se non hanno pane, che mangino brioche!), ha incredibilmente affermato che non si può dare un reddito base ai disoccupati non perché manchino le risorse ma perché, "con un reddito base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro." !!!

Se la stessa dichiarazione fosse stata fatta da Berlusconi o da un suo ministro, il PD, "Repubblica", insieme agli altri importanti quotidiani e i "girotondini" avrebbero urlato allo scandalo e organizzato l'ennesima manifestazione di piazza di protesta. Nenche il benché minimo trafiletto di protesta. Neanche un fiato dal Quirinale, che ci aveva abituati, con il precedente esecutivo, a dure e irreprensibili reprimende. Solo la stampa libera e indipendente ha reagito con motivato sdegno a tali inaudite affermazioni. Riportiamo qui, integralmente, uno dei più interessanti articoli al riguardo, a firma di Nicola Spinella: "Sfacciataggine: è l'unico sostantivo che si addice alla condotta dei membri dell'esecutivo diretto da SuperMario Monti, uno dei tanti inciuci tecnici che rimangono in piedi nonostante manchino della legittimazione popolare.
Non c'è altro commento che possa definire in maniera più esaustiva le continue sortite della (...) Elsa Fornero che, dopo le ormai celeberrime lacrime di coccodrillo e gli scivoloni sulla delicatissima materia del lavoro, regala nuovamente una perla di saggezza.
bancheIl governo dei professori, salutato dal popolo degli incoscienti come un toccasana per il paese, sta rivelando piuttosto rapidamente la sua vera natura: un'oligarchia plutocratica al servizio delle banche, una dittatura di fatto composta da un'aristocrazia che vive una situazione di profondo distacco con la realtà sociale che dovrebbe governare.
Suonano quasi normali le chiacchiere dell'economista in quota Intesa Sanpaolo, che non perde l'occasione per dimostrare che i titoli accademici non conferiscono automaticamente capacità di giudizio, né di analisi approfondita delle situazioni sociali del paese. Con la tempra di un leghista consumato, la Fornero regala una sparata degna di un Borghezio qualsiasi, esprimendosi in maniera contraria al reddito minimo di cittadinanza: un italiano, godendo di sole per nove mesi l'anno, si cullerebbe mangiando pasta al pomodoro. Evitando di sbattersi per trovare uno di quei lavoretti in nero e sottopagati che fanno grande l'Italia, insomma. La notizia viene riportata esclusivamente dalle testate minori. I quotidiani nazionali non mettono in risalto questa assurda dichiarazione, velata di razzismo e luoghi comuni. No, non è stata Angela Merkel ad esprimersi in tal modo, ma la "nostra" ministressata del Lavoro, la stessa che dovrebbe risollevare le sorti del nostro povero paese, consegnandolo ai Marchionne e alle Marcegaglia di turno.
Vergognoso: il continuo insulto ai danni della comunità italiana non può continuare a provenire da gentaglia strapagata con denaro pubblico (leggi Stracquadanio e l'assurda polemica degli sfigati da 500 euro al mese). Come se non fossero bastate le parole della Cancellieri in merito al posto fisso, le stupidaggini del buon Martone sugli sfigati, le straparlate della stessa Fornero sull'illusorietà del posto fisso, per non parlare delle prove tecniche di riforma del lavoro, realizzabile anche senza tener conto delle ragioni delle parti sociali e dei partiti.
E' un paradosso: la presentabilità di questi personaggi, accademici e banchieri per la maggior parte, è inversamente proporzionale alla loro capacità comunicativa, checché ne dicano le testate nazionali che non osano muovere critiche verso il governo dei banchieri, contribuendo a costruire una popolarità che non deriva dai provvedimenti adottati, ma solo da una mutata percezione della realtà: non è un merito mandare le fiamme gialle laddove si consuma l'evasione fiscale, essendo la stessa attività l'ordinaria amministrazione cui la forza di polizia in oggetto è deputata.

E gli italiani, intanto, stanno in guardia: in molti hanno ben compreso che i vari richiami alle "misure eccezionali e straordinarie" sono soltanto una scusa per poter continuare a salassare i contribuenti. Hanno ben compreso che, dietro ogni manovra irrinunciabile, si nasconde una nuova menzogna, architettata per reperire fondi che serviranno a difendere i privilegi della varie caste di politici, banchieri, industriali che stanno predando il nostro paese. E si attende con ansia questa "riforma del lavoro" da partorire necessariamente in dieci giorni. La gatta frettolosa fece i gattini ciechi..."
(Nicola Spinelli, "Fornero, l'ultima sparata di una non-mangiaspaghetti", www.agoravox.it)

E per di più non si può neanche avere l'ardire di criticarli, i cosiddetti tecnici. "Un giornalista si era 'azzardato' a parlare di presunti casi di nepotismo nel governo; il giorno dopo Mario Monti ha replicato piccato: 'Credo che il mio governo potra’ fare pochissimo o forse niente, dottor Caizzi, se alla testa di questo governo c’e’ una persona arrivata dove e’ per una serie di raccomandazioni o per spinte ricevute nel corso della sua vita e non in seguito ad un percorso democratico. Non credo che quindi lei possa avere alcuna aspettativa su cio’ che puo’ fare un governo cosi’ mal presieduto'.
Questo e’ lo sfogo che il premier ha indirizzato a Ivo Caizzi, corrispondente del Corsera a Bruxelles, dopo che gli ha rivolto una domanda su cosa intendesse fare l’Esecutivo in merito alla crescita, all’occupazione e al Welfare. Caizzi aveva scritto un articolo intitolato: «Ue, il Governo Monti e i casi di nepotismo», pubblicato dal Corriere il 14 febbraio 2012.
Monti ha comunque difeso l’operativita’ del governo sottolineando il fatto che 'non mi risulta che i partiti che appoggiano questo governo abbiano riscontrato un deficit d’ attuazione. Anzi – ha aggiunto – si ritiene che il governo abbia agito in fretta e molto. Poi – ha ironizzato – alcuni potranno anche dire che si e’ fatto male per la fretta o che molto e’ migliorabile'.
In un passaggio dell’articolo in questione su cui il premier ha polemizzato, l’autore ricordava 'le critiche sulla carriera' del premier 'sicuramente di altissimo livello ma basata molto sulla capacita’ di farsi cooptare piu’ che sulla competitivita’ meritocratica da libero mercato'.
(Articolo, "Monti stizzito col giornalista. Aveva parlato di 'Nepotismo di governo'", www.blitzquotidiano.it)

Ma evidentemente colei che, per i suoi atteggiamenti pedagico-didascalici, è unanimamente conosciuta dalla stampa libera come la "maestrina" e cioè la Fornero, ha la rara abilità di riuscire a fare almeno un'esternazione "infelice" al giorno. L'ultima è del 13 aprile ed irrita chiunque: "si sa che le fibrillazioni di una delicatissima trattativa possono talvolta provocare esagerazioni verbali e stonature. Ma la frase pronunciata dal ministro Elsa Fornero in risposta alle obiezioni sollevate dai sindacati alla riforma del mercato del lavoro, è particolarmente infelice. Oltre che ingiusta. Affermare che in caso di bocciatura sindacale il governo non metterà a disposizione 'una paccata di miliardi' per gli ammortizzatori, suona malissimo. Perché i casi sono due: o il governo non mette più i soldi e rinuncia all’intera riforma, e questo è altamente improbabile, oppure non mette i soldi ma conferma il resto della riforma, e in tal caso quest’ultima si tradurrebbe in un grottesco scherzo ai danni non dei sindacati ma di tutti i lavoratori. Di fronte a un eventuale no delle parti sociali, l’esecutivo ha ovviamente tutto il diritto di rispondere che andrà avanti lo stesso, ma lo faccia con tutta la riforma, senza minacciare di togliere le risorse. Siamo di fronte a un problema serio, non ad uno sgarbo da punire in qualche modo." (Marco Ruffolo,"Una frase infelice (e una minaccia)" , www.repubblica.it)

Alla fine, "il professore bacchetta la professorina. C'entra qualche incontinenza verbale di troppo, nel momento cruciale delle trattative sul lavoro con le parti sociali. Elsa Fornero se n'è uscita con quel "Se uno comincia col dire no, perché dovremmo mettere lì una paccata di miliardi?" e Mario Monti s'è arrabbiato. Passino le lacrime in conferenza stampa, ma la frase un po' sbruffona il ministro del Welfare poteva risparmiarsela, anche perché oltre ai sindacati sono andati fuori dai gangheri in parecchi. Come sottolinea Giorgio Meletti sul Fatto Quotidiano, il premier ha invitato in privato la puntigliosa Fornero a darsi una regolata. Magari Monti non ci pensava, ma un po' a Nanni Moretti si sarà ispirato: 'Le parole sono importanti'. Insomma, cara Elsa, basta paccate e arroganza. Il governo tutta sobrietà dei tecnici non può proprio permettersi questi scivoloni." (Articolo, "Monti critica Elsa Fornero: 'Basta paccate e arroganza", www.liberoquotidiano.it)

Ancora più tranchant il giudizio del lucidissimo Marco Travaglio sul prof. Monti. "Monti aveva promesso rigore, equità e trasparenza. Al momento s'è visto solo il primo. E solo a danno dei ceti più deboli. Anche tra le lobby, hanno pagato le più sfigate, mentre le più potenti - banche, assicurazioni, petrolieri, costruttori, tycoon televisivi (uno, il solito) - l'hanno fatta franca.
L'asta per le frequenze tv, per esempio, è sempre congelata, a tutto vantaggio di Mediaset: il ministro Passera ha solo annullato il beauty contest che le assegnava gratis, ma poi s'è affrettato a ingaggiare l'ex ministro Romani che l'aveva inventato come suo rappresentante in Afghanistan (sic). Ottima la scelta montiana di dare mano libera all'Agenzia delle Entrate per i blitz antievasori. Ma nel governo siedono tre ex banchieri - Passera, Ciaccia, Fornero - che vengono da Intesa-San Paolo e un quarto - Gnudi - che arriva da Unicredit: i due maggiori istituti italiani, che hanno appena dovuto pagare al fisco rispettivamente 270 e 200 milioni di tasse evase. Possibile che i quattro ministri-banchieri che all'epoca le dirigevano non ne sapessero nulla? Non basta dimettersi da banchieri e diventare ministri per troncare il conflitto d'interessi "sentimentale" col mestiere precedente. Sarà un caso, ma il Salva-Italia ha fatto molti regali alle banche coi sacrosanti divieti sui contanti e le liberalizzazioni del Cresci-Italia alle banche non han fatto neppure il solletico.
E siamo alla trasparenza. Quella di Monti è fuori discussione (anche se dà dello "statista" a Berlusconi). Ma non quella di alcuni membri del suo governo, che infatti hanno atteso fino all'ultimo dei 90 giorni promessi per rendere pubblici i loro redditi. Passera si vanta di aver venduto le sue azioni di Intesa (9 milioni di euro): il minimo. Ma non rivela a chi e a che prezzo. E nulla dice della sua buonuscita dalla banca: se, Dio non voglia, fosse legata alle future performance di Intesa, ogni scelta del governo in materia creditizia sarebbe viziata da conflitto
d'interessi. Idem per Mario Ciaccia, ex ad di Banca Infrastrutture Innovazione Sviluppo (Biis, sempre Intesa), che ieri finanziava le grandi opere e ora da viceministro delle Infrastrutture le deve deliberare e sorvegliare: notizie di sue eventuali azioni e della sua liquidazione? Elsa Fornero era nel Consiglio di sorveglianza di Intesa: ha per caso delle azioni? Basta un sì o un no.
Anche il sottosegretario alle Infrastrutture Guido Improta dovrebbe spiegare i 95 immobili di cui risulta titolare: è un rutelliano della fu Margherita e da quelle parti il tema casa è piuttosto delicato. (...) Il viceministro Michel Martone, il figlio di papà che chiama "sfigato" chi non lo è, era consulente del ministro Brunetta: lo è per caso di altre pubbliche amministrazioni? Andrea Zoppini, sottosegretario alla Giustizia, ha un arbitrato sul Tav e, secondo "Panorama", non solo quello: che aspetta Monti a spiegargli che non può? A proposito di Giustizia, la ministra Paola Severino è un potenziale conflitto d'interessi ambulante. Fino all'altroieri era l'avvocato dei maggiori gruppi imprenditoriali e finanziari del Paese e di alcuni big della finanza: come Geronzi e Caltagirone, condannati in primo grado rispettivamente per bancarotta (Cirio) e insider trading (Unipol-Bnl). La sua prima mossa è stata mandare ai domiciliari i condannati per gli ultimi 18 mesi di pena, con la scusa delle carceri sovraffollate: forse era più elegante escludere dalla svuota-carceri i reati finanziari, tantopiù che la loro incidenza sul sovraffollamento è zero.
Per un premier che sogna addirittura di "cambiare il modo di vivere degli italiani", cambiare quello dei suoi ministri sarebbe un buon inizio."
(Marco Travaglio, "Monti è forte, ma con i deboli", espresso.repubblica.it)

Ci sarebbe quasi da rimpiangere il precedente Esecutivo, se tale concetto non fosse un ossimoro. Anche perché il governo pro tempore sembra solo un'estensione del precedente. Sta realizzando quelle "riforme" che il governo precedente non ha avuto la forza di realizzare.

A proposito del conflitto d'interessi che coinvolge l'attuale esecutivo anche riguardo la costruzione dell'inutile e dannosissima TAV Torino-Lione risulta interessante questo contributo alla discussione del puntuale e preparatissimo Claudio Messora: "La democrazia è anche la difesa della sicurezza personale, certo, le forze dell'ordine servono a questo: a difendervi dai delinquenti, dai taccheggiatori che vi derubano per strada, dalla criminalità organizzata. La democrazia non è, tuttavia, spianare una vallata a colpi di ruspe passando sui corpi di 80 mila persone (tante erano quelle presenti all'ultima manifestazione pacifica, ignorata da tutti i media). Supponiamo per assurdo che fossero tutti degli zotici ignoranti. Questo autorizza dunque uno Stato a tirare fuori i carri armati? E' questa la conquista di civiltà di cui andiamo tanto fieri? E se non lo sono, tanto meglio: a maggior ragione non è autorizzata nessuna forma di violenza contro un'intera popolazione locale, tanto più se i dati a sostegno dell'utilità dell'opera latitano o si basano su fumosi e generici "serve".
Per il rispetto che si deve agli italiani della Val di Susa, alle forze dell'ordine e anche a tutti gli altri italiani, perché lo Stato siamo noi, è necessario fermarsi e rispondere a una semplice domanda: a cosa serve la TAV, con argomentazioni solide e fondate su evidenze. Altrimenti io posso dire che bisogna fare una linea ad alta velocità tra la Terra e la Luna, perché ora come ora non c'è traffico ma un domani chissà. Le due argomentazioni hanno la stessa base concettuale.


Se qualcuno viene a spiegare agli italiani, dati alla mano, esattamente a cosa serve spendere 23 miliardi di euro (gli 8,5 sono solo la tratta internazionale, poi ci sono gli snodi nazionali, interamente a carico nostro) in un momento in cui stiamo sputando sangue per spremere anche l'acqua dalle rape, allora probabilmente anche i valsusini, compensati adeguatamente come i loro colleghi francesi, se ne convinceranno. Per ora si vedono solo le infiltrazioni della 'ndrangheta, i danni ambientali, i rapporti del COWA su cui si è basata la stessa UE, i rapporti della Corte dei Conti, quelli delle procure e quelli della Commissione Antimafia. E i conflitti di interessi giganteschi, come quello di Mario Ciaccia, passato da Amministratore Delegato e Direttore Generale di Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo, il braccio operativo di Banca Intesa - dove Passera era Amministratore Delegato a sua volta - per la grandi opere, a vice ministro per le infrastrutture con delega a decidere sulla Tav. Pensate che le banche non abbiano vantaggi a prestare fiumi di denaro a interessi superiori a quello dell'1% al quale lo ricevono dalla BCE? E' per questo che Passera dice che la TAV deve andare avanti? E' per questo che Monti fa i consigli dei ministri per dire che la TAV si deve fare? Perché i veri poteri forti sono questi qui, caro professore, mica le commissioni bancarie che tanto fanno arrabbiare l'Abi.
Tutto quello che precede o evade la semplice dimostrazione di onestà intellettuale che procede dalla presentazione di dati certi è un atto di arbitraria violenza. Quella stessa che alcuni media frettolosi si precipitano ad addossare ai No Tav." (Claudio Messora, "I conflitti giganteschi del governo sulla TAV" , www.byoblu.com)

Sulla dannosità della TAV l'intervento del geniale Marco Travaglio, uno dei pochi giornalisti italiani di cristallina integrità, come il già citato Claudio Messora:

Nella stessa puntata di "Servizio Pubblico" del 1° marzo 2012 l'intervento che lascia basiti di Pier Luigi Bersani contro Marco Travaglio. Ricordiamo che Bersani è uno dei responsabili della presenza a Palazzo Chigi del prof. Monti. Ottima e circonstanziata la risposta di Travaglio che cita la famosa frase di San Paolo a Tito: «Omnia munda mundis; coinquinatis autem et infidelibus nihil mundum, sed inquinatae sunt eorum et mens et conscientia.»:

Finalmente sono arrivate le giuste e motivate reazioni a quelle che molti politici definiscono "irritanti" dichiarazioni sulla "monotonia" del posto fisso, "Piovono critiche sul premier Monti dopo la sua stroncatura dell'idea del posto fisso: una 'monotonia' alla quale i giovani devono rinunciare. E, mentre la Marcegaglia lo difende spiegando che si tratta di una condizione superata [è facile parlare quando si guadagnano centinaia di migliaia se non milioni di euro ogni anno], sul web esplode la rabbia dei giovani verso il presidente del Consiglio. Critiche arrivano anche dal Pd, che attraverso il parlamentare Nicola Latorre bolla l'uscita del premier come una 'sciocchezza' e dal Pdl che con Roberto Formigoni commenta: 'Che monotonia il posto fisso? Non mi sognerei di dirlo. Andate a spiegare la noia di un lavoro garantito ai quasi tre milioni di disoccupati'. (...)
franz_stuck_lucifero.jpgIl leader della Cgil, Susanna Camusso, dichiara: "In Italia ci sarebbero tantissime persone felici di annoiarsi e tantissime che non possono perchè stanno cercando un posto di lavoro".
E su Twitter e Facebook corre la ribellione al grido di vergogna!. Su Internet in molti definiscono l'intervento del Professore (...) una dichiarazione 'fuori dalla realtà'. Sì perchè è fuori dalla realtà, come fanno notare sui social network, ottenere un mutuo dalla banca per l'acquisto di un immobile senza il 'posto fisso' in questione. C'è infatti chi risponde: 'Vallo a dire alla banca quando chiedi il mutuo. O quando arrivano le bollette, FISSE, ogni santo mese'.
Dalla rabbia alla antipolitica il passo é breve. In molti se la prendono con quella politica sempre più lontana dal mondo reale delle persone e dei lavoratori che lottano giorno dopo giorno per arrivare a fine mese, stretti tra precariato e disoccupazione. Poi c'è chi ironizza sarcasticamente scrivendo: 'Ragazzi il posto fisso è una monotonia, prendete esempio da me che ho 3 stipendi diversi (senatore a vita, professore e Presidente del Consiglio)'.
Poi c'è chi paragona Monti a Berlusconi scrivendo: 'Non era meglio chi prometteva milioni di posti di lavoro?" e chi con la consueta ironia dichiara: "E voi che pensavate di aver smesso di ridere senza Silvio'. Infine qualcuno, parafrasando Il Marchese del Grillo con l'Albertone nazionale scrive: 'Sfigati, Bamboccioni, abituatevi a non contare sul posto fisso, perché i governanti sono i governanti e voi non siete un c....o'."
(Articolo, "Posto fisso monotono. Bufera su Monti, la Marcegaglia lo difende", www.virgilio.it)

" 'La sfida di cambiare lavoro è bella quando si può passare da un buon lavoro ad un altro migliore. Dire che il posto fisso è noioso è come parlare della favola della volpe e dell’uva'. Così l’On. Scilipoti, segretario politico del Movimento di Responsabilità Nazionale, in riferimento alle esternazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in tema di riforme del mercato del lavoro. 'Si sta cercando di camuffare l’azione di attacco che il Governo potrebbe aver già deciso di sferrare all’art. 18 dello statuto dei lavoratori – continua il leader del MRN – utilizzando argomentazioni soft per defraudare i lavoratori di legittimi diritti conquistati da più di quarant’anni, attraverso lunghe lotte sindacali'. E poi – conclude l’On. Scilipoti – l’essersi fatto nominare senatore a vita: esiste un posto fisso più fisso di questo? Ma allora lo ammetta, il Prof. Monti: il posto fisso non è noioso…!'." (Articolo, "Lavoro: Scilipoti (MRN, il posto fisso crea professionalità", www.agenparl.it)

"Quando si tratta di pontificare, questi 'tecnici' del governo, non si tirano mai indietro: dispensano predicozzi a destra e a manca, lanciano affondi a reti unificate perché tanto loro non sono mica politici, stanno lì per 'salvare' il Paese dalla crisi che i loro sponsor hanno creato. Sì ok ma da questi tecnici e dalla loro arroganza chi ci salva? Chi ci salva da quel tal Michel Martone, superaccomandato viceministro al welfare, amico di Brunetta, Dell’Utri e Previsti, ormai celebre per la sua indegna uscita sugli sfigati che in qualsiasi altro Paese avrebbe comportato immediate dimissioni. Chi ci salva da Monti che ieri a Matrix ci ha regalato un’altra preziosissima indicazione esistenziale: 'Il lavoro fisso? Che monotonia' ha detto il senatore a vita.
E poi però, se vai a guardare bene, questi 'tecnici' del governo al posto fisso ci tengono eccome. E mica solo per loro ma anche per i loro figli. Vedi per esempio Elsa Fornero, ministro del lavoro: sua figlia, Silvia Deaglio, di anni 32, è ricercatrice in genetica medica, professore associato alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino, il medesimo ateneo in cui insegnano, ad Economia, i suoi illustri genitori, mamma Elsa e papà Mario Deaglio. Un conflitto di interessi grande come una casa. Ma non è finita: la figlia della Fornero è anche responsabile unità di ricerca, ruolo assegnatole dalla HuGeF, fondazione che ha come mission la ricerca di eccellenza e la formazione avanzata nel campo della genetica, genomica e proteomica umana.
La HuGeF è un’istituzione creata e finanziata dalla Compagnia di San Paolo, ente del quale la Fornero è stata vicepresidente dal 2008 al 2010 e per conto della quale è stata designata alla vicepresidenza della banca Intesa, carica lasciata solo dopo aver ricevuto la nomina ministeriale. Un altro conflitto di interessi grande come una casa.
Povera ragazza: chissà quanto si annoia. "
(Articolo, "Quant'è monotona la figlia della Fornero: ha più di un posto fisso" , violapost.wordpress.com).

A conferma di quanto fin qui esposto, il seguente video:

Questa "ossessione" di Monti, dei suoi alumni e di Draghi-Trichet (ricordate la famosa lettera?) per ottenere la polverizzazione dell'Articolo 18 non ha riscontri neanche sul piano economico. Come ha rivelato "il Fatto Quotidiano" intervistando il pm Francesco Greco, si otterrebbero centinaia di miliardi di euro in più ogni anno semplicemente combattendo efficacemente, se si volesse, corruzione ed evasione:

"Ecco, che cosa dovrebbe fare il governo per essere credibile su questi fronti?
Le convenzioni internazionali, regolarmente sottoscritte dallo Stato italiano, alcune mai ratificate dal Parlamento italiano, da quella di Merida sulla criminalità organizzata del 2003 a quella di Strasburgo del 1999 sulla corruzione, ma anche le raccomandazioni dell’Ocse, impegnano gli Stati a intervenire su cinque punti fondamentali: trasparenza dei flussi contabili, trasparenza dei flussi finanziari, sistema della prescrizione, 'enforcement' (efficacia d’intervento degli organi preposti alla repressione), corruzione privata nazionale e internazionale.
Cominciamo dalla trasparenza dei flussi contabili. Che cosa bisogna fare?
Se il denaro per operazioni illecite si sposta clandestinamente dalla società A alla società B come un fiume carsico, per scoprirlo bisogna intervenire quando affiora sopra il pelo dell’acqua: cioè al momento dell’uscita da A o da B. Per farlo uscire illegalmente vengono falsificati i bilanci e costruite operazioni fittizie per giustificare quelle uscite (tipo i pagamenti di fatture gonfiate o per operazioni inesistenti). Ecco la necessità di punire le opacità dei flussi contabili e di quelli finanziari. E noi siamo sguarniti su entrambi i fronti. Su quello contabile, la legge Berlusconi del 2002 ha, di fatto, depenalizzato il falso in bilancio quantitativo, mentre quello qualitativo (che non altera i grandi numeri economici della società, ma nasconde tangenti che, se scoperte, distruggerebbero la società stessa) l’ha depenalizzato anche de jure. Bisogna tornare almeno alla legge pre-2002, che punisca entrambi i falsi in bilancio, aumentando però le pene e i termini di prescrizione, anche per consentire intercettazioni e custodia cautelare.
Secondo: trasparenza dei flussi finanziari.
Anzitutto, occorre riformare il diritto penale tributario. Le soglie quantitative di evasione non penalmente rilevante sono assurdamente alte: decine di migliaia di euro sfuggono al controllo penale. E anche le norme che puniscono l’evasione e la frode sono complicatissime, con l’aggravante di pene troppo basse, che fanno scattare la prescrizione dopo appena 7 anni e mezzo: siccome l’Agenzia delle Entrate ci segnala evasioni e frodi dopo 4-5 anni da quando sono avvenute, a noi restano 2-3 anni per fare indagini e tre gradi di giudizio. Con prescrizione assicurata. Poi ci sono altre assurdità, come le pene previste per l’evasore totale, che sono addirittura inferiori rispetto a chi evade un po’ con le fatture false. Insomma, un sistema che sembra fatto apposta per salvare gli evasori. E forse lo è. (...)
Terzo punto, la prescrizione: altro record tutto italiano.
Non c’è convenzione internazionale che non ci chieda di mettere mano a questo scandalo. Ora, visto che il ritornello dei nostri politici e del governo tecnico è “ce lo chiede l’Europa”, perché non fanno nulla contro la prescrizione, visto che ce lo chiedono tutte le convenzioni e gli organismi europei? E’ vero: le indagini non possono durare in eterno, infatti bisogna prevedere una drastica causa di decadenza dopo sei mesi se il pm sta fermo; ma se compie atti investigativi (interrogatori, sequestri, rogatorie, consulenze tecniche), questi interrompono la decadenza e consentono di indagare fino a 1-2 anni al massimo. Poi basta. Ma, alla richiesta di rinvio a giudizio, quando esercitiamo l’azione penale, la prescrizione deve fermarsi, come in Francia e altri paesi. Oggi invece la prescrizione è un’amnistia ingiusta perché selettiva: fatta apposta per rendere impunita la criminalità economica, mentre chi commette reati di strada, perlopiù delinquente abituale, col moltiplicatore della recidiva introdotto dall’ex-Cirielli finisce dentro con pene altissime e prescrizione lunghissima: si butta la chiave. Intanto il colletto bianco, di solito incensurato, colleziona prescrizioni e diventa un “incensurato a vita”.
Quarto punto: l’ 'enforcement'.
Organismi e convenzioni internazionali insistono nel pretendere dagli Stati una capacità organizzativa degli organi preposti perché siano in grado di combattere efficacemente la criminalità economica. Da noi ciascuno va per la sua strada, senza coordinamento: Forze dell’ordine, Agenzia delle Entrate, Consob, Banca d’Italia e Uif (l’ufficio informazione finanziaria di Bankitalia). Quest’ultimo riceve le segnalazioni di operazioni sospette dagli intermediari finanziari e le trasmette alla Gdf: alle Procure, delle 50 mila segnalazioni ricevute nel 2011 dall’UIF, ne sono arrivate poche decine, quasi tutte in odore di evasione, elusione e frode, quasi nessuna di riciclaggio. Siccome l’Italia, sull’ “enforcement”, è inadempiente con l’Ocse, per fingere di fare qualcosa il governo Berlusconi si inventò l’Autorità anticorruzione, che è subito fallita e alla fine è stata sciolta perché era diventata il solito poltronificio. La Procura di Milano si era permessa di suggerire come presidente Gherardo Colombo, che aveva appena lasciato la magistratura: naturalmente invano. Un’Autorità di coordinamento dei vari organismi statali preposti a lottare contro la criminalità economica è necessaria per superare le gelosie reciproche, armonizzare le competenze, favorire lo scambio di informazioni e far sì che chiunque scopra notizie di reato sia obbligato a girarle subito alla magistratura. Cosa che oggi è lasciata alla buona volontà dei singoli e spesso avviene dopo anni, allo scadere della prescrizione. Ma, per funzionare, l’Autorità dev’essere svincolata dai partiti e dai ministeri, per sottrarre la lotta a evasione e corruzione al controllo del governo e della maggioranza del momento. (...)
Ultimo punto: la corruzione privata.
Anche questa è prevista dalla Convenzione di Strasburgo, eppure siamo praticamente i soli a non prevederla come reato. Nei nostri processi è una costante: è impressionante il numero dei manager infedeli che derubano le loro società, tanto da diventare una delle prime cause del degrado dell’economia reale. Anche perché chi lavora contro la sua società ha tutto l’interesse a renderla sempre più opaca. E poi il reato di corruzione privata ci eviterebbe i salti mortali per punire i tangentari delle società pubblico-private, delle municipalizzate, delle joint-venture, che si trincerano dietro la loro natura di Spa anche se sono a capitale interamente o parzialmente pubblico. Si travestono da società private e negano che i loro dirigenti siano pubblici ufficiali: così, se rubano, rischiano ogni volta di farla franca. Lo stesso avviene nella corruzione internazionale, dove il sistema del “general contractor” rende
la_corruzione.jpgdifficilissimo individuare la figura del pubblico ufficiale tra gli amministratori.
Se è tutto così chiaro e risaputo, perché il governo Monti è tanto reticente su questi temi? Davvero la riforma del mercato del lavoro è più importante della lotta a corruzione ed evasione?
Bè, non credo che l’articolo 18 ci costi più dei 60 miliardi all’anno di corruzione e dei 150 miliardi all’anno di evasione. Ma, visto che in Italia si continua a parlare d’altro, mi domando perché la famosa lettera della Bce al nostro governo, firmata da Trichet e Draghi e diventata una sorta di Vangelo, non abbia messo al primo posto la lotta alla criminalità economica, questa enorme zavorra che, oltre ai danni che fa all’economia e allo sviluppo, inquina tutto il tessuto politico, culturale e civile. In una parola: la nostra democrazia. Draghi e Trichet non hanno citato la lotta alla corruzione e all’evasione perché la danno per scontata, come una precondizione di esistenza di uno Stato democratico? O perché per loro non conta? Avrei preferito se ci avessero imposto, assieme a tutto il resto, anche di adeguarci agli impegni che abbiamo preso con gli organismi a cui liberamente abbiamo scelto di aderire, per ricondurre finalmente evasione e corruzione da livelli patologici a livelli fisiologici. In ogni caso questo governo che vuole 'salvare l’Italia' e 'sviluppare l’Italia' deve partire da lì. Altro che articolo 18."
(Marco Travaglio intervista il PM Francesco Greco, "Corruzione, il PM Francesco Greco al Fatto: 'Subito cinque leggi contro le mazzette'." www.ilfattoquotidiano.it)

 

world_map_index_of_perception_of_corruption_2010.svg.png

L'immagine sopra è il planisfero illustrante la percezione di corruzione nel 2010, a cura di Transparency International, che rileva il "grado a cui è percepita la corruzione esistente tra pubblici ufficiali e politici". Un indice più elevato (in blu) indica una percezione minore della corruzione, mentre valori minori (in rosso) indicano un alto grado di percezione. Come si evince, l'Italia ha il più alto indice tra i Paesi occidentali, e di ciò è, come ovvio, non può che essere responsabile chi ha governato quasi ininterrottamente negli ultimi dieci anni, gli esecutivi Berlusconi, totalmente dimostrato dal fatto che al termine del 2007, primo anno del II esecutivo Prodi, l'Italia era posizionata al 41° posto, mentre nel 2010 era precipitata al 67° posto e addirittura nel 2011 al 69° posto, dietro a Cuba e Namibia!

Purtroppo sembra che l'enforcement delle leggi anticorruzione, a differenza dell'abolizione dell'art. 18 - che tante famiglie getterà in mezzo ad una strada - non sia una prorità, come rivela "il Fatto Quotidiano":

"Vent’anni dopo l’inizio dell’inchiesta Mani pulite, l’Italia non si è ancora data una legge anticorruzione davvero efficace. E mentre si moltiplicano gli allarmi sui danni miliardari che il sistema delle mazzette infligge all’economia e al fisco, il Pdl fa quadrato per evitare che le pene vengano inasprite e che i politici coinvolti nelle inchieste vengano tenuti lontani dal Palazzo. In parlamento è chiara “la volontà del Pdl di bloccare ogni modifica che riguardi i reati di corruzione, concussione e simili”, spiega a ilfattoquotidiano.it Angela Napoli, deputata di Fli in Commissione giustizia della Camera. (...)
In Parlamento, infatti, giace da quasi due anni un disegno di legge presentato da il 4 maggio 2010 da un plotone di ministri dell’ex maggioranza: Alfano, Maroni, Bossi, Calderoli e Brunetta. Dopo essere stato approvato in Senato il 15 giugno 2011, è attualmente all’esame delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera. Doveva arrivare in aula il 27 febbraio, ma il nuovo Guardasigilli Paola Severino ha chiesto più tempo per esaminare il testo e formulare i pareri del governo, che pare intenzionato a rafforzare la normativa. E’ netta però la sensazione che dietro il rinvio ci sia anche l’esigenza di sondare gli umori del partito berlusconiano.
Del resto lo aveva detto chiaro, il 26 gennaio, il vicecapogruppo de Pdl Osvaldo Napoli. Di fronte alla proposta di allungare i tempi della prescrizione per il reato di corruzione, aveva messo in guardia il Pd dal “porre all’ordine del giorno questioni che possono mettere in gravissima difficoltà il governo”. I “tecnici” di Monti, insomma, possono toccare le tasse e le pensioni, ma rischiano di cadere sul campo se a finire sotto attacco sono i reati dei colletti bianchi. Tutto questo mentre la Corte dei Conti denuncia che la corruzione costa allo Stato 60 miliardi di euro all’anno, e soltanto 75 milioni vengono recuperati in Tribunale. (...)
Tra le proposte per “indurire” il testo, Donatella Ferranti mette al primo posto l’allungamento dei tempi di prescrizione per il reato di corruzione: “Ora è di sette anni e mezzo dal giorno in cui il reato è commesso”, spiega. “O si aumenta la pena, o si stabilisce che i termini siano sospesi dopo la sentenza di primo o secondo grado, come succede in altri paesi”. Corruzione e concussione “vanno unificate, deve essere introdotto il reato di traffico d’influenze, che poi è il giro di favori delle varie ‘cricche’ emerse dalle inchieste, bisogna aumentare le misure interdittive dai pubblici uffici”. E ancora, “evitare le deroghe alle norme sugli appalti per i lavori urgenti, una maggiore trasparenza della pubblica amministrazione, norme che blocchino il cumulo di cariche”. Nonché – altra richiesta di Greco – una tutela speciale per i dipendenti della pubblica amministrazione che denuncino i colleghi o i superiori “infedeli”." (Mario Portanova, "Legge anticorruzione, il PDL fa quadrato contro l'aumento delle pene. E il governo rinvia", www.ilfattoquotidiano.it)

E se il PDL, pur in profondissima crisi, si dimostra abile a far quadrato per impedire l'approvazione di leggi di stampo europeo sulla corruzione, il PD, che vola nei sondaggi, non sembra essere in grado di difendere nessuno degli interessi della maggioranza dei suoi elettori, i milioni di lavoratori onesti a reddito fisso.

Sarebbe interessante avere, comunque, delle risposte da parte del prof. Monti alle richieste del PM Greco e della Corte dei Conti.

"Il programma Napolitano-Monti porterà l’Italia in recessione. Da qui a due anni (se Monti regge per due anni), l’Italia sarà in recessione: lo dicono i dati europei di oggi, li ho letti sul “New York Times”. Finora abbiamo parlato della politichetta italiana, ma il partito numero uno, in Italia, è quello della gente che non va a votare: gente che sarà protagonista della crisi, sottoposta al programma di Monti che è la realizzazione della lettera di Draghi e Trichet che ci impone di ridurre il nostro reddito del 20%. Mario Monti è un uomo della Trilaterale, del Bilderberg, dei grandi centri di potere. E’ stato uomo della Goldman Sachs, che ha gestito per lungo tempo. Quest’uomo non viene qui per fare la riforma elettorale, ma per fare quello che hanno deciso Trichet e Draghi. Ci farà sudare lacrime e sangue." (Giulietto Chiesa, "Con Monti tutti più poveri entro due anni", www.libreidee.org)

Giulietto Chiesa si è sbagliato. Non ci sono voluti due anni. Ad appena tre mesi dalla formazione dell'esecutivo Monti, L'Italia è ufficialmente in recessione. Ha ragione da vendere Chiesa, quando afferma che il "debito non va pagato".

"Idv e Lega sul piede di guerra dopo l'allarme del ministro Passera sull'Italia in recessione. «E' colpa di Monti», ha commentato il capogruppo del Carroccio in commissione Bilancio, Massimo Bitonci. «Il governo - ha detto - ha peggiorato la recessione con l`introduzione dell`Imu, l`aumento delle accise e della tassazione, tutte misure che stanno provocando un aumento dei prezzi e una diminuzione dei consumi». L'Idv ha fatto eco alla Lega: «Passera come La Palisse - ha affermato Massimo Donadi - le cui dichiarazioni esplicitano l`ovvio e sono politicamente lapalissiane: se il governo non si occupa della crescita è chiaro che l`Italia rimane in fase recessiva»."

Grazie al combinato effetto delle manovre Berlusconi-Monti, gli Italiani non risparmiano più: "un dato fa più paura di tutti. Nel 2010 le banche italiane avevano aumentato di 130 miliardi i depositi e le obbligazioni detenute da clienti privati. Nel 2011 il dato è sceso a 24 miliardi, di cui solo 6 in depositi e 18 in bond. Se il dato depositi è al netto delle duplicazioni con controparti centrali, il flusso è negativo per 28 miliardi. L'Abi lo imputa al crollo dei nuovi fondi, e alle ricadute della crisi sul reddito nazionale disponibile. Il risparmio delle famiglie, tipica fonte di finanziamento - tra l'altro, la più a buon mercato, con un tasso medio dell'1% sui conti correnti - è servito a alle esigenze quotidiane." (Andrea Greco, "Il Paese non risparmia più, nuovi depositi giù dell' 80% ", www.repubblica.it)

Attualmente la Fornero, oltre all'art.18, vorrebbe anche abolire la Cassa Integrazione Speciale. Emblematico questo filmato che mostra il divario tra i "governo dei professori" imposto all'Italia e i lavoratori italiani in cassa integrazione.

E si scopre, finalmente, che i lavoratori italiani sono i meno pagati del mondo occidentale. "I lavoratori italiani sono tra i meno pagati d'Europa. Meno degli spagnoli, ciprioti e irlandesi, che pure non se la passano meglio di noi. E la metà di tedeschi e olandesi. Una situazione che pesa sempre di più sulle famiglie. Tanto da meritare immediatamente la reazione del ministro del Walfare, Elsa Fornero: 'In Italia abbiamo salari bassi e un costo del lavoro comparativamente elevato. Bisogna scardinare questa situazione, soprattutto aumentando la produttività'. Anche per questo sostiene il ministro è urgente trovare un accordo con il sindacato e si dice 'fiduciosa' sulla possibilità di un'ampia intesa sulla riforma del mercato del lavoro e sull'articolo 18, ma mette in guardia le parti sociali: 'Il tema va affrontato in maniera laica, senza levate di scudi'.
Lo si sapeva, tanto è vero che il tema del costo del lavoro è scomparso da tempo dai radar delle doglianze di Confindustria. I cui esponenti ormai si lamentano solo del carico fiscale, o al massimo della minor produrrività, ma non certo di quanto pesa la busta paga sui bilanci.
Ulteriore conferma è arrivata ieri da Eurostat, l'agenzia di statistica dell'Unione Europea. Secono i dati del 2009, lo stipendio medio dei lavoratori italiani è al dodicesimo posto nella calssifica dell'area euro, nonostante il nostro paese sia ancora (ma per quanto?) la terza 'potenza' industriale del Vecchio Continente. Entrando nel dettaglio, cosa dicono i numeri? In Italia, il valore dello stipendio annuo (con almeno 10 dipendenti) è pari a 23.406 euro, ovvero la metà di quanto si guadagna in Lussemburgo (48.914), Olanda (44.412) o Germania (41.100). Ma meglio di noi fanno anche, paesi in cui la crisi ha colpito molto duramente come Irlanda, Spagna, Cipro e persino la bistrattata Grecia (ma con i tagli agli stipendi dell'ultimo anno scenderà molto in classifica con le prossime rilevazioni). Guardando ai cosiddetti Pigs, l'Italia riesce a superare solo il Portogallo.
Anche per quanto riguarda l'aumento delle retribuzioni, l'Italia risulta tra i paesi in cui il potere di acquisto ha retto di meno: in quattro anni (dal 2005) il rialzo è stato del 3,3%, molto distante dal +29,4% della Spagna, dal +22% del Portogallo. E anche i Paesi che partivano da livelli già alti hanno messo a segno rialzi rilevanti: Lussemburgo (+16,1%), Olanda (+14,7%), Belgio (+11,0%) e Francia (+10,0%) e Germania (+6,2%)."
(Luca Pagni, "In Italia gli stipendi più bassi d'Europa", www.repubblica.it)

La Fornero, invece di sfruttare ogni occasione per richiedere la modifica dell'articolo 18, dovrebbe invece spiegare perché un lavoratore dell'industria automobilistica tedesca, pur lavorando meno ore, guadagna il doppio dell'occupato italiano nello stesso settore.
In Volswagen è stato distribuito un bonus di 7500 euro a tutti i lavoratori. grazie al boom di vendite delle meravigliose auto del gruppo. Perché Marchionne, pur inneggiato da Monti, non si avvicina neanche lontamente ai risultati del gruppo Volswagen?
Si richiede tout court ai lavoratori italiani un aumento della produttività e ciò significa sic et sempliciter, stante la vetustà dei macchinari italiani rispetto a quelli tedeschi, un aumento netto delle ore di lavoro.
Grazie alla riforma delle pensioni, un lavoratore raggiungerà la pensione "ad kalendas graecas" e se a questo aggiungiamo una settimana lavorativa da 60 ore settimanali, è certo che la stragrande maggioranza dei lavoratori - uomini e donne - verrà stroncata da infarti e malori mortali molto prima di raggiungere l'età pensionabile. Con sommo gaudio degli speculatori internazionali, in primis le banche d'affari.

Fortunatamente il maggiore, il principale e più autorevole sindacato italiano, a differenza dei sindacati minori, si è opposto alle modifiche all'articolo 18 che desidera la Trojka Napolitano-Monti-Fornero. E scende, finalmente, in campo contro la "trasformazione dei lavoratori in merce" la voce sociale più potente d'Italia: la Chiesa. "La Cgil non è poi così tanto sola nella battaglia contro il Governo e la Confindustria. A non approvare la riforma del lavoro di Elsa Fornero arriva anche una parte del Partito democratico con in testa il segretario Pierluigi Bersani, ma anche la Chiesa di Roma. I vescovi e il quotidiano Famiglia Cristiana hanno detto qual è il pensiero dell’ambito ecclesiastico sulla faccenda. (...) La riforma del lavoro pensata dai tecnici non piace alla Chiesa che bacchetta Monti «i lavoratori non sono una merce, non li si può trattare come merce da dismettere, da eliminare per motivi di bilancio». I vescovi in particolare si dicono dispiaciuti per il decisionismo esagerato dimostrato in questo frangente dall’esecutivo. Il dialogo, proseguono, non è stato abbastanza ed è grave che il maggiore sindacato italiano sia stato tagliato fuori da una riforma di tale importanza." (Mara Piras, "La CEI e Famiglia Cristiana contro la riforma del lavoro «I lavoratori non sono merce»", www.italiah24.it)

E che la cd. "riforma del lavoro" interessi quasi più a Napolitano che a Monti è dimostrato da questo video, in cui Monti dichiara di aver "informato Napolitano del buon esito della trattativa", un'interpretazione comunque del tutto personale considerato che il più grande sindacato d'Italia, la CGIL, ha proclamato 16 ore di sciopero mentre la CEI ha stigmatizzato duramente tale "accordo".

Ovviamente, la cosiddetta "riforma del lavoro" tanto agognata dai cosiddetti "mercati internazionali" (legenda: "speculazione internazionale") trova l'opposizione di TUTTI i lavoratori dipendenti, che spontaneamente stanno iniziando, in TUTTA ITALIA, a protestare contro la sua approvazione:
"Montano le proteste contro la riforma del lavoro del governo Monti e la proposta di modifica dell'articolo 18.
La Spezia
I lavoratori della Fincantieri di Muggiano della Spezia si sono riuniti in assemblea ed hanno deciso di proclamare uno sciopero unitario e di occupare lo stabilimento.
Genova
A incrociare le braccia contro la riforma illustrata dal Governo anche i lavoratori dello stabilimento Fincantieri di Riva Trigoso (Genova), che hanno proclamato uno sciopero unitario. Anche in questo caso, secondo la Cgil, la partecipazione davanti ai cancelli dell'azienda sarebbe molto alta e allo sciopero avrebbero aderito anche degli impiegati.
Torino
Circa 800 dipendenti dell'Alenia Aeronautica e dell'ex Alenia Spazio di corso Marche a Torino sono in sciopero e hanno organizzato un corteo, bloccando il traffico in corso Francia. Lo sciopero, come ieri allo stabilimento di Caselle, è stato indetto unitariamente dai delegati di Fim, Fiom e Uilm in difesa dell'articolo 18.
Pisa
Sciopero alla Piaggio di Pontedera (Pisa) indetto dalla Fiom-Cgil contro la riforma del mercato del lavoro. Gli operai, in corteo, hanno raggiunto la superstrada Firenze-Pisa-Livorno bloccando il traffico in tutti e due i sensi di marcia all’altezza dello svincolo per Ponsacco con la formazione di lunghe code. L’astensione dal lavoro ha visto un’alta adesione di tute blu dello stabilimento di Pontedera allo sciopero indetto per protestare contro «la soppressione dell’articolo 18»." (Articolo, "Articolo 18, proteste in tutta Italia", www.lastampa.it)

Di Pietro promette un Vietnam parlamentare contro l'approvazione della riforma Fornero: "che problema volete che sia una norma che impone non piu' di 50 reintegri l'anno? La verita' e' che il sistema delle banche europee ha preteso questo scalpo sull'altare del liberismo, ma senza prevedere nessun vantaggio ne' per i lavoratori ne' per l'economia italiana. Infatti, grazie a questa geniale trovata di Monti ci sara' solo depressione nei lavoratori e negli imprenditori onesti, ma non un posto di lavoro in piu', ne' un euro straniero in piu' investito. Per questi motivi l'IdV contrastera' strenuamente questa riforma sia in Parlamento che fuori. Saremo al fianco dei lavoratori in tutte le mobilitazioni che sono gia' cominciate ieri, con scioperi spontanei di una o due ore. Senza modifiche radicali voteremo contro, con o senza la fiducia. Quando, a breve, verra' calendarizzata al Senato la nostra mozione che chiede di togliere l'art. 18 dal tavolo delle trattative e di mettere al suo posto la ricerca di soluzioni reali contro il precariato e per gli investimenti chiederemo al Pd di dar seguito alle dichiarazioni di questi giorni votando con noi a favore di quella mozione, chiarendo quindi di fronte a tutto il mondo del lavoro che stiamo dalla loro parte in alternativa al governo dei banchieri, dei monopoli, delle grandi banche".

Napolitano-Monti affermano all'unisono che "le riforme sono necessarie per i giovani", "ridurre il debito è necessario per i giovani", "la riforma del lavoro è necessaria per dare lavoro ai giovani". Non soddisfatto, anche se il testo definitivo della cosiddetta "riforma del lavoro" - malgrado le insistenze dei sindacati - non è ancora pronto, Giorgio Napolitano arriva ad affermare che "la riforma del lavoro non spalancherà le porte a licenziamenti facili". Con quali dati di fatto lo affermi, non è dato sapere.

Propaganda, come dimostra questo video della CGIL intitolato "Smascherate le bugie della riforma del lavoro «truffa»":

"Il filo doppio tra palazzo Chigi e il Quirinale è un elemento di spicco di questa fase politica. E le ultime dichiarazioni di Napolitano sull'articolo 18 ne confermano il ruolo di saldo pilastro del montismo, mentre la protesta cresce e attraversa tutto il paese.
Che la Cgil apra il fronte dello sciopero generale, e persino il leader della Cisl debba assumere toni meno concilianti verso il governo, è persino scontato. Come lo è che i partiti del centrosinistra chiedano di cambiare il testo in parlamento. Al centro dello scontro brucia la cancellazione dei diritti tutelati dall'articolo 18. Una reazione, politica e popolare, prevedibile per chi rappresenta i più deboli ed esposti alla crisi.
Ma già meno scontato è il fatto che il nuovo capo di Confindustria sostenga questo caposaldo dello Statuto dei lavoratori spiegando che non ha mai ostacolato l'azienda né spaventato gli investitori esteri. Opinione del resto confermata da nomi di primo piano del mondo economico italiano (come l'ingegner De Benedetti), e sottolineata con forza anche dalle voci autorevoli del mondo cattolico, sensibili alla dottrina sociale.
È dunque fragorosa la ripetuta, insistita, quotidiana sottolineatura del capo dello stato a favore della linea dura del presidente Monti e del ministro Fornero, proprio sull'articolo 18. Ancora ieri il presidente Napolitano, intervenendo a una commemorazione dei martiri delle Fosse Ardeatine, ha voluto dare il suo appoggio pieno alla riforma del governo, all'impianto generale che l'ispira, comprese le regole dei licenziamenti: «Era una riforma da fare, normalmente ci sono posizioni contrastanti, ma non credo che stiamo aprendo le porte a una valanga di licenziamenti facili».
Il povero Bersani che ormai non sa più come parare i colpi, soprattutto quelli del fuoco amico, commentava le parole del presidente, con il dovuto rispetto, un malcelato stupore e un filo di rabbia («Napolitano ha detto una cosa saggia, voglio ben credere che non ci sia una valanga di licenziamenti, comunque le norme noi le dobbiamo sorvegliare»).
Le parole del capo dello stato hanno avuto la ventura di arrivare sulle agenzie di stampa insieme alle motivazioni della sentenza sui tre operai della Fiat di Melfi, licenziati per motivi disciplinari (secondo l'azienda) per ragioni discriminatorie (secondo i giudici). E stiamo parlando di una grande azienda, con operai sindacalizzati. Figuriamoci domani quando la valanga, le ragioni del licenziamento per motivi «economici», non avrà più barriere." (Norma Rangeri, "La valanga del colle", www.ilmanifesto.it
)

La Fornero parla degli umili lavoratori che guadagano 1000-1300 al mese definendoli, incredibilmente, "privilegiati", perché tutelati dall'art.18 dello Statuto dei lavoratori, ma, grazie alla sua "riforma del lavoro", non lo saranno più.

L'affermazione lascia basiti perché proviene da chi gode di un'infinità di previlegi e che, come ha rivelato un deputato leghista, per comprare un paio di scarpe, userebbe una scorta di 10 uomini e 4 macchine: "Dieci uomini e quattro auto di scorta per andare a comprare un paio di scarpe in una boutique di Torino. Ne avrebbe usufruito il ministro per il Lavoro, Elsa Fornero. La denuncia arriva in aula alla Camera dal leghista Stefano Allasia che nel corso del dibattito sugli ordini del giorno al decreto liberalizzazioni, ha citato un giornale online piemontese - Lo Spiffero - che ha pubblicato oggi la notizia.
«Fornero - ha detto Allasia - va a fare shopping per comprarsi un paio di scarpe in una boutique del centro torinese con 4 auto di scorta e 10 uomini con costi per lo Stato notevoli. Fornero potrebbe evitare di farsi accompagnare da 10 uomini di scorta per comprarsi le scarpe nelle boutique di Torino, è fuori luogo, sapendo peraltro che dovrebbe essere impegnata sulla riforma del lavoro che noi stiamo cercando di contrastare». Allasia ha puntato il dito contro «gli alti costi che questo governo tecnico ha per accompagnare le vostre natiche in giro per il bel paese. Non vorremmo mai che i colpi che hanno ferito il consigliere torinese Musy potevano essere evitati perché i costi della sicurezza pubblica devono ricadere per accompagnare ministri e sottosegretari in giro per l'Italia»."
(Articolo, "La Lega attacca Fornero: 10 uomini di scorta per comprare scarpe", www.tmnews.it)

Ritengo da un punto di vista etico che sia vergognoso che i veri privilegiati definiscano "privilegiati" dei poveri lavoratori da 1300-1500 euro al mese con i quali devono mantenere un'intera famiglia e a volte anche membri disabili, lavoratori che vengono attualmente tutelati da una valanga di licenziamenti solo dall'art.18 dello Statuto dei Lavoratori. Malgrado ciò, ci sono taluni che li nominano e talaltri che formano coorti in loro difesa.

Ha ragione la Gabanelli. I sacrifici non devono farli solo i poveri. Ne faccia almeno qualcuno anche i Napolitano, i Monti, i Fornero. "A mio parere le vigliaccate andrebbero chiamate col loro nome. La differenza tra 1200 e 800 euro per un pensionato che non ha niente altro è quello che passa tra la povertà e la dignità. Puniti solo per aver cambiato posto di lavoro. Ora lei dice che il sistema retributivo è un privilegio di cui anche lei si avvantaggia ora intanto che dice fate sacrifici ne faccia uno anche lei e rinunci al retributivo". Segue il video di Report:

Interviene su "Servizio Pubblico" il geniale Marco Travaglio per smentire punto per punto le incredibili dichiarazioni del governo Napolitano-Monti-Fornero su pensioni e articolo 18.
Meravigliosa la stoccata contro il quotidiano "Repubblica", feroce censore e fustigatore, un vero e proprio Catone
redivivo ("Cato censor fuit"), dei comportamenti di Berlusconi premier, ora trasformatosi in mero portavoce delle dichiarazioni dei vari Napolitano, Monti, Fornero. Ancora più gustosa la parte in cui Travaglio chiosa che La Fornero chiede sacrifici agli italiani come puro atto di sadismo poichè prima minaccia di tenersi tutta per sè la "paccata di miliardi che avrebbe pronti per gli ammortizzatori sociali ma che non molla se non si cambia l'art 18 come voglio io (come se quei miliardi fossero suoi) salvo poi scoprire che questa somma non esiste o forse verrà usata per cause più nobili (per esempio la Tav)". Vi preghiamo di seguire questa eccezionale chiosa:

In conclusione, il video di Claudio Messora con ogni aggiornamento sulla "Fornero's connection".

giovanna_d'arco_al_rogoNel frattempo, Giorgio Napolitano continua la sua propaganda a favore dell'uomo che ha nominato presidente del Consiglio, Mario Monti: “bisogna puntare soprattutto a nuovi investimenti, a nuovi sviluppi e a nuove iniziative in cui possano trovare sbocco soprattutto i giovani”.

Ribadiamo che i giovani colti e informati non si lasciano abbindolare dalla propaganda del governo Monti-Fornero, un governo prepotentemente richiesto dal "mercato" e voluto in Italia (nonché nominato) da Giorgio Napolitano. I giovani sanno perfettamente che al disfacimento dell'articolo 18 non seguiranno maggiori tutele per loro, ma solo vantaggi per il "mercato" quando verranno acquisite, a prezzi di saldo, le più importanti aziende pubbliche italiani (ENI, ENEL, Finmeccanica, tanto per dare alcuni nomi) e senza il gravame dei lavoratori italiani che potranno essere licenziati senza possibilità di reintegro. In un blitz dei precari a Palazzo Chigi, lo slogan è, ovviamente: "La riforma del lavoro è un pacco di bugie".

Purtroppo tanti giovani si autoescludono dall'informazione e dalla politica, gli utili schiavi (inconsapevoli di esserlo) che vuole il Nuovo Ordine Mondiale:

E' evidente che il governo Monti-Fornero non vuol trattare. Così si favorisce il "mercato", che al momento è composta quasi esclusivamente dai grandi speculatori internazionali. E' da notare che i pochi costituzionalisti presenti nel cosiddetto "governo dei tecnici" (sono presenti quasi esclusivemente economisti ultraliberisti, il cui pensiero è molto vicino alle dottrine economiche della Scuola di Manchester di John Bright e Richard Cobden e soprattutto al principio economico del "laissez faire" di De Gournay e Quesnay in epoca classica e Milton Friedman in tempi recenti, in parole povere le dottrine economiche responsabili di tutte le tremende crisi economiche degli ultimi 150 anni) hanno già fatto presente che la cosiddetta "riforma del lavoro" è quasi sicuramente incostituzionale: "La riforma del lavoro accende anche gli algidi professori di Monti specie se, come nel caso di Fabrizio Barca, hanno alle spalle una storia familiare di sinistra che parte dalla Resistenza.
E proprio Barca è il primo a sollevare obiezioni a Fornero, per non aver ancora preparato «un vero articolato» da sottoporre all'esame del Consiglio limitandosi a consegnare quella «bozza generica» già letta alle parti sociali. Un rilievo condiviso anche da Piero Giarda. Ma il problema è anche di merito, in particolare sull'articolo 18. Del resto era stato proprio Barca l'unico ministro a esternare in pubblico, qualche giorno fa, il suo dissenso: «Cosa fa un lavoratore per il quale è stato chiesto il licenziamento per motivi economici se invece ritiene di essere stato discriminato? Come tutelerà il proprio diritto? Penso anche ai lavoratori iscritti alla Fiom. Questa è la domanda cruciale». Barca apre un varco e ci si infilano anche altri. Andrea Riccardi, poi Renato Balduzzi. Il ministro della Salute è l'unico costituzionalista della compagnia e sono due giorni che si arrovella sulla riforma Fornero. Tra le altre cose fa notare che la riscrittura così radicale dell'articolo 18 potrebbe anche confliggere con l'articolo uno della Costituzione, quello che proclama la Repubblica «fondata sul lavoro». «Andiamoci piano», suggerisce Balduzzi."
(Articolo: "Lavoro, alta tensione i ministri dissidenti contro la Fornero" , www.repubblica.it)

La Fornero ha ribadito che sono previsti per la cd. riforma del lavoro "tempi brevi o la approviamo o andiamo a casa". Anche Monti ha dichiarato che "Se il Paese, attraverso le sue forze sociali e politiche, non si sente pronto a quello che secondo noi è un buon lavoro, non chiederemo certo di continuare per arrivare a una certa data". I milioni e milioni di Italiani che perderanno nell'ordine lavoro, casa, beni e famiglia nei prossimi cinque anni auspicano che il "governo dei tecnici" vada subito a casa e che, finalmente, si sospenda la "sospensione della sovranità e della democrazia". Si deve andare a votare. Subito.

Nel frattempo, mentre la crisi provocata dalle Banche e dagli speculatori internazionali viene pagata in Italia solamente da lavoratori dipendenti e pensionati anche con la "riforma del lavoro", è ormai assodato che una larghissima percentuale di imprenditori e lavoratori autonomi evade del tutto IRPEF e IVA, tanto da occupare persino alloggi popolari, alla faccia di chi avrebbe avuto legittimo titolo per farlo. "Irregolare più di una autocertificazione su due, con casi eclatanti di finti poveri perché evasori totali, e oltre 60 titolari di appartamenti pubblici che ora dovranno pagare canoni di affitto più alti se non addirittura cercarsi una abitazione sul libero mercato. È il risultato di una serie di controlli attuati negli ultimi 12 mesi dalla Guardia di Finanza in stretta sinergia con l'Ater - Azienda territoriale edilizia residenziale - di Padova.
Tra i casi più significativi di truffa portati alla luce dall'inchiesta della Gdf sui "finti poveri" delle case popolari di Padova quello di un signore che a fronte di dichiarazioni dei redditi ridotte all'osso, parcheggiava nel posto auto di un immobile Ater (in provincia di Padova) la propria Mercedes CLS 3.500. Un'auto che vale quasi quanto un mini appartamento. Ora dovrà fare i conti con il Fisco, l'Autorità giudiziaria alla quale è stato segnalato e l'Ater che ha avviato la procedura di decadenza.
Altra situazione singolare è rappresentata da un cittadino italiano formalmente disoccupato, di fatto titolare di un avviato bar in pieno centro storico a Padova. Per lui è stato fatale l'utilizzo di 10.000 euro in contanti, frutto di evasione fiscale, per saldare spese condominiali e affitti arretrati.
«Questi falsi indigenti - spiega il colonnello Ivano Maccani, comandante della Guardia di finanza di Padova - non solo evadono il Fisco ma risultando formalmente non abbienti, scavalcano in graduatoria i veri poveri: stiamo parlando di famiglie che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese, a pagare il mutuo, le bollette (...)»."
(Articolo, "Furbetti delle case popolari: evasori totali abitavano in alloggi Ater di Padova" , www.ilmessaggero.it)

 

I "salvatori" della Patria hanno, come tutti i loro predecessori, un solo principio. Per loro, il debito va pagato, ma, come sempre, i sacrifici devono farli gli altri, i lavoratori dipendenti e i pensionati del ceto medio che non hanno parlamentari che li difendano. Un ceto medio sempre più povero, più impotente, per non parlare dei figli, spesso politicamente incolti, il cui unico destino è la schiavitù, al giogo dei potentati mondialisti.

jean-lon_grme_004.jpg

La dimostazione dell'assunto che i sacrifici li fanno solo gli impiegati e operai del ceto medio? "Per i patron delle grandi aziende europee, e per i loro stipendi, la crisi nel 2010 era già finita, con buona pace dello spettro della recessione che aleggiava sull’Europa e dell’allarme di Ocse e Fmi sulla disoccupazione. Mentre in Italia Napolitano già evocava i 'sacrifici necessari' e Confindustria battagliava con i sindacati sul 'rigore necessario alla crescita' che diventerà un anno dopo il mantra del presidente Monti, gli amministratori delegati delle 367 principali società quotate in Borsa del Vecchio continente hanno guadagnato, in media, 3,928 milioni di euro ciascuno. Tutto compreso: salario fisso, bonus e premi di risultato, compensi in azioni e stock options, e benefici di varia natura. Senza calcolare gli accordi previdenziali complementari, impossibili da quantificare con precisione a causa della scarsa trasparenza dei resoconti societari sull’argomento.
Basta, dunque, con le rinunce ai bonus e gli stipendi simbolicamente ridotti all’osso:
ad appena due anni dall’inizio della crisi, i grandi capi delle aziende europee sono tornati a guadagnare quanto prima, se non di più, nonostante l’economia fosse sull’orlo di un nuovo baratro. Nel 2010, mentre il Pil dell’area Ocse (i 34 Paesi occidentali ad economia più sviluppata) cresceva del 2,8%, e quello dell’eurozona appena dell’1,7%, i loro compensi si involavano del 20% in Svizzera, del 22% in Germania e addirittura del 34% in Francia. Dove, nello stesso anno, i lavoratori a salario minimo garantito si sono dovuti accontentare di un aumento per adeguamento all’inflazione dell’1,7%.
La palma dei più pagati se la sono però assicurata i chief executive officer britannici, che secondo i calcoli del network Ecgs (che raggruppa una serie di società di consulenza e ricerca indipendenti, tra cui l’italiana Frontis governance) hanno totalizzato una retribuzione media pro-capite di 6,08 milioni di euro, beneficiando di un cambio favorevole alla sterlina ma soprattutto di un’impennata di bonus e stock options, le cosiddette componenti variabili. Congelate durante la crisi per placare le ire di azionisti e risparmiatori, nonché dei governi costretti a ricapitalizzare banche e assicurazioni sull’orlo del fallimento, nel 2010 sono tornate a fare la parte del leone negli stipendi dei top manager d’Oltremanica, fruttando a ciascuno oltre 5 milioni di euro.

Appena sotto gli inglesi, sul secondo gradino del podio, si sono accomodati gli amministratori delegati nostrani, con un compenso medio da 5,48 milioni. Composto da 2,11 milioni di euro di retribuzione variabile tra denaro e azioni e 1,8 milioni di benefit vari (vantaggi in natura, gettoni di presenza e altre forme di compenso legate a elementi straordinari, come il completamento di operazioni finanziarie), da aggiungere a un principesco stipendio fisso: quasi 1 milione e 700 mila euro l’anno, il più elevato d’Europa. Eppure, nelle classifiche Ocse del 2010 sul livello dei salari l’Italia era ben più in giù del primo posto: ventiduesima su 31, appena davanti alla Grecia, con una retribuzione media netta per un single senza figli a carico di 25.155 dollari, quasi 5.000 in meno della media della zona euro.
L’exploit dei patron italici è però ancora più stupefacente se si esamina un’altra classifica, quella delle retribuzioni individuali del 2010. Qui due nostri concittadini, nomi più che noti dell’alta finanza tricolore, hanno infatti conquistato prima e seconda piazza, infliggendo agli inseguitori un distacco di tutto rispetto. Medaglia d’oro per Alessandro Profumo, che grazie alla buonuscita da 38 milioni versatagli da Unicredit ha visto la sua retribuzione sfondare il tetto dei 40 milioni di euro. Eppure, per l’istituto di piazza Cordusio il 2010 non era stato un buon anno: i ricavi erano calati, soprattutto nel trading, gli utili avevano fatto uno scivolone verso il basso di oltre il 22% e la filiale di risparmio gestito Pioneer, esperta in derivati, era stata messa in vendita. Gli azionisti si erano quindi dovuti accontentare di un dividendo da 3 centesimi, con la promessa, formulata dal successore di Profumo, Federico Ghizzoni, di un 2011 più fruttuoso. Promessa non mantenuta, dato che l’anno scorso il gruppo è stato travolto dalla crisi del debito nella zona euro, ha azzerato i dividendi e annunciato il taglio di oltre 5.000 dipendenti.
Il secondo posto se l’è aggiudicato invece Sergio Marchionne, numero uno del gruppo Fiat, con 22,97 milioni di euro di retribuzione annuale 2010. Stavolta, a pesare non sono bonus o buonuscita, ma il salario fisso, più che generoso: 3,473 milioni di euro, oltre 98 volte lo stipendio annuale medio di uno degli oltre 135mila dipendenti del gruppo torinese. Incassato senza battere ciglio, mentre a Mirafiori si susseguivano i periodi di cassa integrazione: 420 operai della costruzione stampi e 900 delle presse tra marzo e aprile, 2.500 addetti delle linee di Idea, Musa e Punto tra maggio e giugno, di nuovo 800 delle presse a ottobre, e così via. (...)"
(Elena Fiorentino, "Grandi stipendi con pessimi risultati. Per i manager la crisi era già finita nel 2010" , www.ilfattoquotidiano.it)

In un Paese normale, dopo le unanimi reazioni di tutto il mondo politico e sociale libero che ha definito "irritanti" e "irrituali" le affermazioni sul lavoro fisso "monotono", sugli "sfigati", sui "neo-bamboccioni", sarebbe stato doveroso presentare se non le dimissioni, quantomeno le scuse agli Italiani. Almeno una smentita di facciata. Non è successo niente.

Addirittura, Monti non solo non fa marcia indietro su quanto dichiarato, ma dimostra che, al di là delle affermate dimissioni da Bilderberg et cetera, di essere sempre e comunque uomo che ha a cuore gli interessi di quei gruppi. Altrimenti, perché invece di scusarsi insieme ad alcuni dei suoi ministri, come avrebbe dovuto, arriva ad affermare che "Perché l'Italia è ridotta un po' male? Perché per decenni i governi hanno avuto troppo cuore ed hanno profuso buonismo sociale".
Beh, certo. Con governi sufficientemente duri e poco buonisti come quello Russo o Tedesco degli anni trenta e quaranta del secolo scorso non ci sarebbe stata nessuna accondiscendenza o permissivismo...

E' sorprendente, comunque, che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, uomo delle Istituzioni fin dal 1953, anno in cui venne eletto al Parlamento per la prima volta, e che ha conferito il mandato a Mario Monti non abbia difeso quelle istituzioni e quei Governi che Monti ha attaccato con queste incredibili dichiarazioni, "Per decenni i governi hanno avuto troppo buon cuore e hanno profuso buonismo sociale"!. Vogliamo ricordare quali e quante reazioni e bacchettate ha subito dal Quirinale il precedente presidente del consiglio (che aveva avuto un pieno mandato elettorale a differenza di Mario Monti) per dichiarazioni molto meno gravi?

arbeitmachtfrei.jpgL'ennesima dimostrazione che al prof. Monti sembrerebbero stare più a cuore gli interessi del "mercato" è un'altra affermazione: "Per come viene applicato l'articolo 18 in Italia, sconsiglio investimenti di capitali stranieri ma anche italiani in Italia". Quindi, o si accetta l'abolizione dell'articolo 18, esponendo milioni di cinquantenni al rischio immediato del licenziamento e della morte per inedia, oppure "consiglierà" ai suoi amici di non investire in Italia e si ripeterà la vendita allo scoperto dei BTP italiani che è stata lo strumento degli speculatori internazionali al fine di imporre Mario Monti - un uomo senza alcun mandato elettorale - in Italia.

Vogliamo essere chiari. Al turbocapitalismo iperliberista del Nuovo Ordine Mondiale non interessano i diritti dei lavoratori, i suoi membri hanno in dispregio la ricchezza e la serenità di chi lavora. Loro vogliono una sola cosa: Schiavi a basso costo. Quando servono. Se le risorse diventano poche è ovvio che dovranno privarsene gli schiavi.
Sei uno schiavo? A che ti serve la casa di proprietà? Te la tassiamo talmente tanto che sarai costretto a liberartene. Il lavoro? Te lo diamo quando e se vogliamo. La piena realizzazione del darwinismo sociale...

"Se il capitalismo si fonda sullo sfruttamento del lavoro, la finanza – che èdevilz_dees.jpg speculazione pura – se ne fotte del lavoro. Questo “dettaglio” è bene che ce lo si metta in testa. In molti, infatti, pensano che la finanza stia sbagliando strategia perché crea masse di affamati. E’ la medesima logica per la quale si crede che gli americani in Afghanistan abbiano fallito; semplicemente non si è capito cosa cercava davvero lì la Superpotenza (ovvero destabilizzazione, base nella Via della Seta, posizionamento presso l’Heartland e controllo del papavareo da oppio), così come non si capisce che la finanza può permettersi, anzi spesso vuol permettersi, un’altissima percentuale di disoccupati e di senza tetto. E di drogati. E di morti di fame.
Se il capitalismo sfrutta, la finanza impoverisce, rapina e specula.
E quasi tutte le componenti finanziarie si riconoscono, complici, in questo parassitismo che, nel migliore dei casi, intende la folla come plebe urbana cui dare panem et circenses Le grandi famiglie finanziarie, ebraiche o protestanti, funzionano così, ma lo stesso vale per la finanza araba, quantomeno waabita, che è ricca per lo sfruttamento del petrolio e per le speculazioni borsistiche. Se si colgono questi dati elementari si capisce ciò che è quasi totalmente mancato a chi vorrebbe opporsi allo stato delle cose.
In primis la lucidità che consiste nel comprendere che la bancarotta sociale e la dismissione della sovranità non rappresentano affatto punti di debolezza del sistema, bensì sono la prova più evidente della sua offensiva trionfale e del suo stato di salute. E dunque bisogna(va) smetterla di affidarsi al “risveglio” dei popoli e delle nazioni e, al contrario, operare per costruire alternative solide e longeve, visto che – a meno di una guerra mondiale – il processo in corso, questo processo di stritolamento dei popoli, degli individui e delle culture, durerà a lungo e che solo l’organizzazione di spazi autocentrati potrà consentire la sopravvivenza ed il guado per gli uni e per le altre.
Bisogna liberare, strutturare e sacralizzare spazi e non predicare crociate!"
(Articolo, "Avete detto Trilateral?", agcagliari.blogspot.com)

Come afferma Paolo Barnard (ut infra), "Molti si illudono che Monti voglia fare qualche cosa di buono. Ma lui non è qui per questo. Neanche per fare una decente legge elettorale. Lui viene qui per «rieducare» gli italiani alla religione del Debito. Lui arriva per eseguire gli ordini della Banca Centrale Europea, i 39 punti, la lettera di Draghi-Trichet. Un maoista dei nostri tempi: «educare il popolo». L’ha perfino detto, con riferimento alla Grecia. Adesso lo farà con noi, se gli riesce." Se consideriamo l'allegoria della nave "Costa Concordia", Monti non è qui per risollevare la nave. Con le ricette economiche ultraliberiste è impossibile rimettere in linea l'Italia, e lo sanno tutti, eccetto gli Italiani storditi dalla disinformazione.

Gli esempi del passato dimostrano, invece, che il debito, quando illegittimo, non va pagato: "Alejandro Olmos Gaona, storico ed investigatore ecuadoregno, ha dichiarato di aver personalmente trovato sia nel ministero dell'economia argentino che in quello ecuadoriano tre lettere: una da parte del Fondo Monetario Internazionale diretta alla comunità finanziaria, ovvero a tutte le banche; un'altra della Banca Mondiale; una terza della Banca Interamericana dello Sviluppo (BID). Cosa chiedevano? Di appoggiare il governo argentino di Carlos Menem, che si era impegnato a privatizzare il sistema pensionistico, a cambiare le leggi sul lavoro, a riformare lo stato e privatizzare tutte le imprese pubbliche specialmente quelle riguardanti il petrolio. [basta cambiare la BID con la BCE ed è esattamente ciò che sta avvenendo in Italia con il prof. Monti, N.d.A.],
Nell'accettare il Piano Brady, l'Ecuador si impegnava a rispettare una serie di clausole molto articolate e piuttosto confuse. Ve n'era una, ad esempio, che fissava i termini ed i tempi per i reclami. L'Ecuador avrebbe potuto reclamare qualsiasi tipo di controversia legata al contratto a partire dal 21° anno dopo la morte dell'ultimo membro della famiglia Kennedy. Una clausola che suonava come una vera e propria beffa, volta ad impedire qualsiasi tipo di reclamo futuro da parte del paese. (...)La situazione è proseguita, uguale, fino al 2008. Poi qualcosa è cambiato. L'Ecuador si trovava allora in una situazione particolarmente difficile, con un debito gonfiatosi fino a raggiungere gli 11 miliardi di dollari, decisamente troppo per un'economia relativamente povera. Il presidente socialista Rafael Correa, in carica dal Gennaio 2007, prese allora la grande decisione.
'L'Ecuador non pagherà il proprio debito estero, in quanto è stato contratto in maniera illegittima', dichiarò davanti al mondo intero. Come poteva fare un'affermazione così forte?
Perché nel frattempo egli aveva istituito una commissione d'inchiesta che srotolasse il bandolo della matassa del debito, che negli anni era andato crescendo e ingarbugliandosi sempre più.
Dalla relazione di tale commissione sono emerse tutte le alterne vicende che hanno portato alla creazione e alla crescita del debito – le stesse di cui vi abbiamo parlato sopra. Ed una serie di dati interessanti.
È emerso, ad esempio, che oltre l'80% del debito è servito a re-finanziare il debito stesso, mentre solo il 20% è stato destinato a progetti di sviluppo. Si è reso così lampante che il sistema dell'indebitamento è un modo per fare gli interessi di banche e multinazionali, non certo dei paesi che lo subiscono. La Commissione è quindi giunta alla conclusione che il debito estero dell'Ecuador è illegittimo e dunque non verrà pagato.
Da allora, potendo utilizzare le proprie risorse per la crescita sociale e non più per il pagamento del debito, l'Ecuador è andato incontro ad uno sviluppo senza precedenti; la popolazione sotto la soglia di povertà è diminuita di quasi il 15 per cento.
Nell'ottobre 2010 il presidente Correa è riuscito a scampare ad un colpo di stato militare grazie all'incredibile sostegno di cui gode da parte della popolazione. Da dentro l'ospedale in cui era stato rinchiuso dichiarava: 'Il presidente sta governando la nazione da questo ospedale, da sequestrato. Da qui io esco o come presidente, o come cadavere, ma non mi farete perdere la mia dignità'.
Dall'Ecuador, come dall'Islanda, ci arriva un messaggio di speranza. Il ricatto del debito, utilizzato dai poteri forti della finanza globale per imporre misure drastiche e impopolari - depredare così intere nazioni - può essere interrotto. Dell'enorme debito che grava sul mondo intero, solo una piccolissima parte è in mano a piccoli risparmiatori, cittadine e cittadini. La stragrande maggioranza appartiene ad enormi gruppi finanziari privati, che lo usano per alimentare e gonfiare all'infinito questo meccanismo suicida. In Ecuador hanno deciso che a questo debito, ingiusto, è giusto ribellarsi."
(Andrea Degl'Innocenti, "Lezioni Ecuaderiane: se il debito è illegittimo non si paga" - tratto da www.ilcambiamento.it, www.disinformazione.it)

Ma è accertato che il primo Paese della Storia moderna ad aver rifiutato di onorare un debito illegittimo fu la Germania di Adolf Hitler. Il Paese, a causa della corruzione dei politici della Repubblica di Weimar, che avevanno accettato condizioni inumane per il proprio popolo, era costretto a pagare quelle che tutti i commentatori indipendneti definirono come "assurde ed onerosissime riparazioni di guerra" ed interessi smisurati sulla dilazione del pagamento delle riparazioni stesse (piano Young). Tutto ciò aveva provocato la dissoluzione dei risparmi del ceto medio e milioni di disoccupati. Ogni giorno, nei primi anni Trenta, venivano raccolte in tutte le città tedesche decine e decine di cadaveri di ex borghesi a cui il governo di Weimar aveva tolto qualsiasi cosa, compresa la dignità. Anche se folle, Adolf Hitler, rappresentò l'ultima speranza per milioni di disperati. Una delle prime cose che fece, non appena occupata la Cancelleria, fu di opporsi alla "schavitù degli interessi" e non riconobbe più il debito, poiché illegittimo. Grazie a ciò, la Germania sarebbe diventata, nel giro di sei anni, la prima potenza mondiale.

Monti è stato nominato premier solo per garantire i creditori. Ha pienamente ragione il dissidente politico Beppe Grillo quando afferma che Monti è il commissario liquidatore dell'Italia e gli Italiani pagheranno il debito contratto con il mercato, se necessario, con tutti i beni personali, ogni anno per vent'anni il debito verrà ridotto di 50 miliardi di euro e poco importa se fra vent'anni ci saranno dieci milioni di abitanti in meno e se la ricchezza (ora distribuita in modo tale che il 10% degli Italiani gode del 50% della ricchezza nazionale) nel 2030 verrà ulteriormente sperequata e il 10% degli Italiani deterrà il 90% della ricchezza nazionale!
macerie.jpg

In queste condizioni, è chiaro che l'Italia, come organismo statuale autonomo e indipendente, avrà già cessato di esistere.

L'ennesima dimostrazione che anche con il nuovo esecutivo le tasse continuano a pagarle sempre i soliti poveracci del ceto medio, in particolare i lavoratori dipendenti, viene rappresentata da questo articolo in data 9 marzo 2012 de "il Fatto Quotidiano": "Gli italiani a Londra non sono mai mancati. Ma ora gli abitanti del Belpaese che emigrano o investono nella capitale inglese hanno una caratteristica in più: hanno tanti, ma tanti soldi. Secondo la rete di agenzie immobiliari di case di lusso Knight Frank, nei mesi di gennaio e di febbraio di quest’anno gli italiani hanno superato i russi nell’acquisto di ville e appartamenti di pregio. E ora rappresentano la prima comunità estera, nei primi due mesi del 2012 ben il 7,3 per cento delle transazioni sono state effettuate da italiani, contro il 7,2 per cento dei russi. Proprio in questi giorni, a Londra, è in scena la fiera dell’Italia, “La Dolce Vita”.
«I ricchi italiani vogliono investire fuori dall’Eurozona, che, come sappiamo, non se la passa bene»
, (...) Ma perché proprio Londra? «La capitale è un posto “logico” per investire. È un enorme mercato molto liquido e dove i prezzi delle case salgono di continuo, c’è la City e l’alta finanza, lo stile di vita è interessante. Insomma, a Londra si è sempre al centro del mondo».
Nel 2011, gli italiani hanno comprato da Knight Frank case e ville per un totale di 450 milioni di sterline, al cambio attuale quasi 540 milioni di euro.
Il prezzo medio di una casa acquistata dagli abitanti dello Stivale è di 2 milioni di sterline. «Ma abbiamo venduto anche proprietà da 10 milioni di sterline – riprende Frank – e ancora nella nostra memoria è quella villa nel quartiere di South Kensington da 7,4 milioni venduta a un italiano». Chelsea, Maida Vale, Saint John’s Wood e Kensington, appunto, i quartieri preferiti, dove gli italiani trovano ottime scuole, ottimi servizi e tanto, tanto lusso. Ma a Roma e a Milano stanno riscoprendo pure quartieri periferici e meno di pregio come Clapham e Fulham. (...)
«Gli italiani sono sempre stati fra i “top buyer” – aggiunge Bailey – e da anni sono fra le prime cinque posizioni. Ma non possiamo nascondere che questo sorpasso dei russi, ora, ci ha proprio stupito». Poi, una cosa Bailey suggerisce. Non ci sono solo le case, ma c’è tutto un mondo legato all’Italia che gira attorno.
Così i nostri connazionali con i portafogli pieni si incontrano al ristorante San Lorenzo di Kensington o al bar Frankie’s fondato dal famoso fantino Frankie Dettori. Ancora, fanno frequentare ai figli le migliori scuole private e i migliori college e, di sera, vanno nei club esclusivi della capitale (...).
Ma chi sono questi facoltosi italiani? Knight Frank non fa nomi, nel rispetto della privacy dei suoi clienti, ma si sa che ci sono tanti uomini e donne della finanza, attratti dalla City, attori, imprenditori, gente dello spettacolo e dello sport e persino intere famiglie che scelgono di vivere definitivamente all’ombra del Big Ben.
«Soprattutto dall’Italia del nord – spiega John Kennedy, dell’agenzia Knight Frank di South Kensington – e ci ha impressionato il numero di genitori che comprano case di lusso per i loro figli che studiano a Londra. Poi ci sono i compratori professionali, come le agenzie immobiliari italiane che acquistano per poi rivendere». Secondo gli analisti dell’agenzia, che ha sedi in tutto il mondo, gli italiani, i greci e gli spagnoli sono spinti ad acquistare nel Regno Unito anche dalle recenti misure di austerity messe in atto dai rispettivi governi. E l’interesse è alto, nonostante i prezzi. Le valutazioni sono aumentate, infatti, in tutto il 2011, dell’11,6 per cento e, solo nel mese di febbraio di quest’anno, dell’1 per cento. Dal collasso della Lehman Brothers e dalla crisi economica del 2008/2009, i prezzi delle case di lusso londinesi sono aumentati del 43 per cento." (Daniele Guido Gessa, "Londra gli Italiani superano i Russi nell'acquisto di case di lusso", www.ilfatto quotidiano.it)

I ceti sociali che la crisi l'hanno subìta pesantamente vengono non sollevati ma disfatti da nuove tasse, mentre i ceti parassitari, che le tasse non le pagano affatto o le pagano solo in minima parte o che approfittano delle posizioni di rendita, si possono permettere la fuga fuori dall'Eurozona.

Come ha rivelato il Procuratore Nazionale Pietro Grasso, "il settore riciclaggio fattura ogni anno in Italia 150 miliardi di euro, l’evasione fiscale 120 miliardi, la corruzione 50 miliardi, i profitti illeciti 180. Sono in tutto 500 miliardi all’anno di denaro sommerso, un primato mondiale che rappresenta un terzo del prodotto interno lordo. Se pensiamo che abbiamo appena versato lacrime e sangue per una manovra economica, certo indispensabile e inevitabile, del valore di 30 miliardi di euro, comprendiamo bene come l’economia italiana è fondata sulla malaffare e sulla malavita." (Fillippo Vendemmiati, "Non si combatte la mafia con il carcere, si sconfigge cambiando la società" , www.antimafiaduemila.com)

In poche parole, un Governo degno di questo nome le risorse per la crescita non le cerca nelle tasche svuotate del ceto medio, ma combatte seriamente mafia, corruzione ed evasione. Invece, poiché nulla è stato fatto (pur dovendo ricordare che l'apatia nel combattere corruzione, evasione e mafia è vecchia di almeno 150 anni), non ci sono risorse per il welfare. Quindi, se si riconosce che non ci sono risorse per introdurre una "flexsecurity" al fine di corripondere il sussidio di disoccupazione, è ovvio che "il superamento del tabù rappresentato dall'art. 18" determinerà de facto la morte civile, seppur non sanzionata ufficialmente, per milioni di cinquantenni e le loro famiglie. Ribadiamo ciò che ha scritto Paolo Barnard: "Saranno decenni di sofferenze e lacrime e sangue per i cittadini, un impoverimento mai visto dal 1948 e tanti morti anzi tempo a causa della demolizione dei servizi."

"La prova? Tutte le componenti della casta (che entrerà a frotte nel Governo Napolitano-Monti-Goldman Sachs) parlano della necessità di attuare “misure impopolari”. Cioè antipopolari. Ma guarda che democratici!
Molti si illudono che Monti voglia fare qualche cosa di buono. Ma lui non è qui per questo. Neanche per fare una decente legge elettorale. Lui viene qui per «rieducare» gli italiani alla religione del Debito. Lui arriva per eseguire gli ordini della Banca Centrale Europea, i 39 punti, la lettera di Draghi-Trichet. Un maoista dei nostri tempi: «educare il popolo». L’ha perfino detto, con riferimento alla Grecia. Adesso lo farà con noi, se gli riesce.
Che fare? Occorre mobilitare la più vasta opposizione sociale e prepararsi a costruire una nuova opposizione politica. Respingere l’«ordine di servizio» preparato dal Quirinale su indicazione dei grandi centri finanziari dell’Occidente. (...)
Poi occorrerebbe andare a votare in tempi rapidi. Uso il condizionale perché so bene che questo non avverrà. Ma so anche che il Governo Nmgs difficilmente durerà due anni. Perché la crisi sta precipitando. Annunciano “riforme” per la crescita. Ma tutti gli indicatori dicono che noi andremo in recessione, insieme all’intera Europa. Dunque la crisi arriverà ben presto, o la faranno precipitare “loro”, i “proprietari universali” (e per le grandi masse non farà differenza alcuna, perché in entrambe le varianti a pagare saranno loro).
Secondo: il debito, che ora viene usato come una spada sul capo degli italiani, non può e non deve essere “onorato” con manovre che ridurranno drasticamente non solo il tenore di vita di larghissime masse popolari, ma annulleranno i loro diritti fondamentali, sanciti dalla Costituzione Italiana. Il debito è una truffa ai danni dei molti, a vantaggio dei pochissimi. Il debito è iniquo e illegale. Lo paghino coloro che ne sono stati i responsabili.
Noi ci attestiamo sui nostri diritti costituzionali. A essi non abbiamo rinunciato e non intendiamo rinunciare. La Costituzione ci dà il diritto e il dovere di difenderci contro ogni violazione delle sue norme.
La sovranità che abbiamo delegato a questa Europa non è stata usata nei nostri interessi, e in armonia con i nostri principi costituzionali. Abbiamo dunque il diritto di chiederne la restituzione. Almeno fino a che questa Europa cessi di essere lo scranno dei banchieri e cominci a corrispondere alle nostre aspettative.
Si dia dunque modo al popolo di esprimersi in tempi brevi sul tema del debito: con un referendum. L’Italia può e deve farlo, anche se alla Grecia è stato impedito. Compito di un presidente della Repubblica avrebbe dovuto essere, tra gli altri, quello di sottrarre il paese al ricatto dei potenti, siano essi interni o esterni. Nel nome della Costituzione. Se non lo fa lui, lo faremo noi." (Giulietto Chiesa, "E' il governo Napolitano-Monti-Goldman Sachs" , www.ilfattoquotidiano.it)

down_and_out_on_new_york_pier.gifSembrerebbe che la critica contro gli economisti iper-liberisti nominati premier in Italia e Grecia attirino le critiche solo dei politici. Non è così. Essi attirano le critiche dei migliori economisti mondiali, quelli della scuola keynesiana, cioè quelli che hanno permesso gli USA di uscire dalla Grande Depressione, provocata, appunto, dagli iper-liberisti. Non dimentichiamo, infatti, che la "scuola di Chicago" di Milton Friedman ha provocato solo immani disastri sociali ed economici:
"Il filo rosso che unisce gli sconclusionati ragionamenti dell’ormai ottantasettenne Scalfari è la fideistica accettazione del tandem Mario Draghi – Mario Monti. Scalfari come buona parte del PD ha sposato la tesi del migliore dei mondi possibili: non c’è alternativa alla ricetta liberista.
Quello che Scalfari non dice è che la Germania sempre più sta manovrando per creare un’area economica di integrazione fiscale ed economica tra i Paesi 'forti': Finlandia, Olanda, Francia e la stessa Germania. Poco importa che quest’area mantenga l’Euro come moneta di riferimento. Perché se anche continuasse a chiamarsi Euro sarebbe sostanzialmente il Marco. Questa operazione avrebbe un costo pari al 2% del PIL tedesco. Sarebbe in ogni caso un buon affare per i tedeschi. Il piano però non può avere tempi brevi perché – in caso contrario – lo shock sarebbe troppo duro e il crollo di Spagna e Italia troppo veloce. I tedeschi vogliono riuscire a tamponare la situazione per ottenere due risultati: mettere sotto tutela i Paesi mediterranei dal punto di vista economico mantenendoli in vita come mercati per le loro merci; spostare gradualmente i rapporti commerciali verso Est ossia verso Cina e Russia. (...)
Per mettere in atto questa operazione occorre che le banche tedesche siano più “sane” possibili, ossia che abbiano sempre meno titoli di stato italiani e spagnoli in pancia. Il Financial Times scriveva due giorni fa che in nove mesi le banche hanno venduto 65 miliardi di euro in titoli spagnoli e italiani alla Banca Centrale Europea. L’ultra ottuagenario Scalfari gongola quando scrive 'Il nocciolo della manovra tuttavia non è nel ribasso dello 0,25 per cento del tasso, bensì nell’apertura di un gigantesco sportello: prestiti illimitati per la durata di 36 mesi a tutte le banche dell’Eurozona al tasso fisso dell’un per cento. Il collaterale di garanzia è costituito da titoli di Stato dell’Eurozona', Questo suo gongolare mi fa pensare che o non capisce nulla di economia oppure (ipotesi più probabile) è in malafede. Di fatto le banche italiane sono state autorizzate a prendere a prestito liquidità dalla BCE al tasso di interesse dell’1% e lo Stato italiano al 6-7%. In questo modo Draghi potrà chiedere alle banche di accollarsi parte del debito pubblico ad un tasso di interesse molto basso. Quel che Scalfari non dice è che questo 'regalo' è un frutto avvelenato. Sony Kapoor, un economista indiano del think-thank Re-Define (che se conoscete l’inglese vi consiglio di leggere periodicamente) commenta in modo molto semplice: 'Così facendo si rende più forte il legame tra le banche e i titoli di stato, cosa che si è dimostrata particolarmente pericolosa in tutta la crisi. Anche se si tratta di un provvedimento utile sul breve periodo, sul medio termine può aumentare la vulnerabilità sia delle banche che dei titoli di stato di fronte ad un futurooakies.gif shock'. (...)
Perché la manovra di Monti è una manovra pesantemente recessiva che abbasserà ancora di più i livelli di produzione economica, deprimerà gli acquisti, aumenterà la disoccupazione. Ci ritroveremo a giugno (o forse prima) con una economia in totale recessione e depressione che – se anche potrà prendere a prestito altri soldi – non sarà in grado di uscire dalla crisi.
Keynes scrisse che in una situazione di deficit il potere sta dalla parte dei debitori, non dei creditori. Se avessimo fatto un fronte comune di solidarietà con spagnoli, greci e portoghesi e avessimo disegnato un piano di uscita dalla crisi basato su una spinta all’economia e manovre non recessive ma stimolative del mercato avremmo potuto avere qualche speranza di farcela. Se avessimo detto alla Germania: 'questo è il nostro unico piano ed è un piano di rilancio e stimolo all’economia e non un piano di massacro sociale, o lo finanzi o coli a picco insieme a noi' i tedeschi avrebbero dovuto cedere. (...)
Immaginate di avere un debito di 10 milioni di euro con una banca e di non avere nulla di intestato: né auto, né casa. Chi pensate avrebbe il coltello dalla parte del manico, voi o la banca? In una condizione simile potreste rinegoziare il debito, chiedere che vi facciano lavorare, ipotizzare un piano di rientro alle vostre condizioni. E la banca dovrebbe cedere piuttosto che rimanere con un pugno di mosche in mano. Se invece vi fate prendere dalla paura e la banca vi offre un altro prestito a tassi bassi e lo accettate, vi indebiterete ancora di più e darete il tempo alla banca di coprire la sua perdita. Questo è esattamente quel che ha fatto Berlusconi e che ora, più professionalmente, sta facendo Monti. Ci indebiteremo ancora di più smantellando con l’austerità ogni possibilità di reagire in futuro. Quando il futuro arriverà saremo totalmente nelle mani dei tedeschi e dei loro amici francesi." (Ars Longa, "C’e’ un piano tedesco per affossare l’Italia e poi ci sono gli articoli di Eugenio Scalfari", www.borsaplus.com)

La prima a criticare ferocemente la manovra iper-recessiva voluta da Monti e definita a parole "salva-Italia" è la serissima agenzia di rating "Moody's" che la boccia completamente «ridurrà il reddito disponibile delle famiglie attraverso un taglio dei trasferimenti e un aumento delle tasse». Ciò dimostra che al prof. Monti interessa ben altro che la sopravvivenza del ceto medio italiano...

E il rigore di Monti, tanto venerato dal Dominus della UE, Angelafranz_von_stuck.jpg Merkel, sembra apprezzabile solo quando si dirige contro i piccoli pensionati, i lavoratori da mille euro al mese a cui si vuole togliere l'unica tutela rimasta loro - l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori - e i poveracci che si sono indebitati per l'acquisto di un piccolo appartamento che, dopo la riforma del Catasto, saranno tartassati con una IMU da centinaia se non migliaia di euro all'anno. Ci si chiede però perché tale rigore si applichi solo i lavoratori dipendenti. Interessante quanto rivelato da "Il Fatto Quotidiano": "L’Agenzia del territorio spende in rinfreschi, pranzi, convegni e mostre il doppio del costo delle bollette telefoniche delle sue cento sedi. Il buon esempio viene dall’alto, nonostante guadagni 300 mila euro lodi all’anno il direttore dell’Agenzia che dovrebbe occuparsi di catasto e conservatoria, Gabriella Alemanno, ha speso migliaia di euro in pranzi e cene di rappresentanza pagati con la sua carta di credito aziendale. A spese del contribuente. La sorella del sindaco di Roma Gianni Alemanno, nominata a capo dell’Agenzia dal governo Berlusconi nel 2008, dopo essere passata prima dal Secit e dai Monopoli (sempre su nomina dei governi Berlusconi) è riuscita a pagare con i nostri soldi persino una cena a Cortina a suo fratello a margine di un evento sponsorizzato dall’Agenzia diretta dalla sorella e dall’Acea, controllata dal fratello. Una vera abbuffata di conflitti di interessi.
Il Fatto Quotidiano ha recuperato la contabilità delle note spese del direttore Alemanno e le fatture autorizzate dall’area comunicazione. Si scopre che le spese per rappresentanza e comunicazione istituzionale (voce quest’ultima assente in passato dai bilanci) sono schizzate da 80 mila euro a un milione nel 2010 per sfiorare il milione e mezzo secondo le previsioni per il 2011. Il ministro dell’Economia e presidente del Consiglio Mario Monti, dovrebbe dare un’occhiata ai conti dell’Agenzia per vedere come viene applicato il suo invito alla sobrietà. Quello che un tempo era il noioso Catasto è stato trasformato, dalla dottoressa Alemanno, in una frizzante agenzia specializzata in eventi, pranzi e vernissage."
(Articolo, "Dalle uova di struzzo a 'We want sex'-Le spese pazze dell'Agenzia del Territorio" , www.ilfattoquotidiano.it);

Articolo di Franco Lillo: Dai 7mila calendari alle cene da 800 euro. La lista completa delle spese del Catasto.

" 'Ci sono motivi di grande allarme', aveva detto Mario Monti durante la conferenza stampa di fine anno rispondendo alla domanda del Fatto sulle spese pazze dell’Agenzia del Territorio diretta da Gabriella Alemanno. Decine di migliaia di euro per cene, regali, gioielli, voci incredibili come oltre 3 mila euro per uova di struzzo decorate da regalare a Natale, tutto pagato dal ministero del Tesoro di cui l’Agenzia del Territorio è parte importante. Ma l’allarme non era poi così grande, visto che ieri il Consiglio dei ministri ha confermato al suo posto Gabriella Alemanno. Assieme a lei anche tutto il resto della dirigenza di massimo livello del ministero dell’Economia, dal ragioniere generale dello Stato Mario Canzio a Fabrizia Lapecorella, direttore generale delle Finanze, a Raffaele Ferrara a capo dei Monopoli di Stato e l’ormai celeberrimo Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate (il suo attivismo nelle ultime settimane ha di certo favorito la riconferma).
Eppure era l’occasione giusta, la meno traumatica, per un po ’ di ricambio: la legge sullo spoil system prevede che i massimi dirigenti amministrativi, quelli che rispondono direttamente ai ministri, decadano assieme al governo che li ha indicati. Poteva essere il momento per Monti, che è anche ministro dell’Economia ad interim, di rinnovare la squadra. E invece niente. Gabriella Alemanno resta al suo posto. 'Ha presentato un ottimo lavoro sulle case fantasma', dicono dal governo per motivare la riconferma. Non risulta ci sia stata alcuna sanzione, neppure un richiamo, per gli eccessi della Alemanno: le spese di rappresentanza, come ha rivelato Marco Lillo sul Fatto il 27 dicembre, sono passate dagli 80 mila euro del 2009 a un milione nel 2010 fino, stando alle stime, un milione e mezzo nel 2011. Ma la Alemanno non si tocca. Non per la parentela (è la sorella di Gianni, sindaco di Roma e leader di una delle fazioni del Pdl), quanto perché a lei è stato delegato uno dei progetti più ambiziosi del governo Monti, la riforma del Catasto. Sarà annunciata ufficialmente in uno dei prossimi Consigli dei ministri.
Intanto la Alemanno sta lavorando sulle case abusive per attribuire loro d’ufficio una rendita catastale, primo passaggio di una revisione più ampia che Monti giura sarà a saldo zero (qualcuno pagherà di più, altri avranno sconti). Le nomine al Tesoro sono cruciali per due ragioni. Prima: Monti è ministro, ma in via XX Settembre non ha molto tempo di andare. Alla testa del ministero c’è di fatto Vittorio Grilli, viceministro (da poco effigiato con pari dignità del premier sul sito del ministero). Grilli è l’ex direttore generale di Giulio Tremonti, promosso viceministro, ma che finora ha fatto il possibile per garantirsi la possibilità di tornare alla poltrona di direttore (assai meglio pagata) in caso di crisi di governo. Finora Monti non ha nominato alcun direttore generale, nonostante da più parti arrivino pressioni in questo senso. Ultimo Francesco Giavazzi, economista della Bocconi che in un editoriale del Corriere della Sera due giorni fa ha ribadito che non si può lasciare acefala la struttura amministrativa di un colosso come il ministero del Tesoro.
In via XX Settembre oggi regna Vincenzo Fortunato, il potentissimo capo di gabinetto uscito di fatto vincitore dalla competizione con Marco Milanese, deputato Pdl e fino a pochi mesi fa principale collaboratore di Tremonti, poi travolto da un’inchiesta giudiziaria e rimasto fuori dal carcere solo grazie allo scudo della Camera che l’ha salvato. I tecnici del Tesoro sono rimasti basiti quando Monti non ha dato alcun cenno di voler sostituire Fortunato, garantendo invece la continuità totale con il governo precedente. Cambiare i ministri conta, ovvio. Ma se tutta la potente struttura sotto di loro, che incide sulle nomine, le spese, i testi legislativi e così via, resta la stessa, una certa continuità è garantita. E a Monti, il compromesso, tutto sommato va anche bene purché gli lascino fare le riforme che ha in mente.
(Stefano Feltri, "Superburocrati tutti confermati ", www.ilfattoquotidiano.it)

Analizzando le stangate che Monti ha riservato ai soli lavoratori e pensionati da 1000 euro al mese, tutto il quadro italiano è l'emlematico rappresentazione di ciò che, argutamente, Beppe Grillo e Marco Travaglio definiscono il "Rigor Montis", cioè il rigore economico-monetario e il peso del debito pubblico scaraventato sulle spalle del ceto medio che non ha lobby in Parlamento, che rischia - quindi - il "rigor mortis", mentre privilegiati, ricchi, banchieri, grandi imprenditori, speculatori finanziari, evasori fiscali, corruttori, mafiosi e parassiti di varia natura continuano a non pagare niente di tutto il gravame che porterà prima in mezzo ad una strada e poi a morte milioni di umani del ceto medio:

migrant_car

Il fallimento totale delle ricette economiche della falange di economisti ultraliberal non potrebbe essere più evidente.
"Nel gennaio 2009, all'inaugurazione di un nuovo, sontuoso edificio della London School of Economics, la regina Elisabetta II si è rivolta all'intellighenzia del mondo economico, riunita per l'occasione, con una domanda tanto innocente quanto insidiosa – la stessa che il mondo intero si pone senza ricevere risposta: come mai nessuno di voi ci ha avvisati del rischio di tracollo dei mercati finanziari?
Di fatto, se è vero che le grandi banche e i loro manager non sono stati all'altezza, hanno fallito anche i teorici del rischio in campo economico. Nella tragicommedia rappresentata dal vivo su tutte le scene mondiali, in una successione di scompigli e trasformazioni che sembra non aver fine, i liberisti duri e puri hanno compiuto un percorso di conversione, dalla fede nel mercato alla fede nello Stato – e ritorno! Stanno chiedendo, anzi elemosinando la grazia di interventi statali: una prassi che pure hanno sempre condannato, finché è durata l'effervescenza dei profitti. Quando negli anni 1930, al tempo della prima crisi economica mondiale, Keynes tentò di decifrare i segreti dell'economia, il suo pensiero si soffermò sulla distinzione tra rischio e non conoscenza.
«Parlando di "conoscenza incerta" non mi limito a distinguere tra le cose che sappiamo con sicurezza e quelle solo probabili. Ad esempio, il gioco della roulette non è soggetto all'incertezza intesa in tal senso (...). Il significato che attribuisco a quest'espressione è lo stesso di quando diciamo di essere incerti su quali saranno, tra vent'anni, i rischi di una guerra europea, il prezzo del rame o il tasso di sconto (…). Per questioni del genere non esiste una base scientifica sulla quale fondare un qualsivoglia calcolo delle probabilità. Semplicemente, non ne sappiamo nulla». A conclusione di quanto sopra, Keynes riteneva mistificatorie le teorie economiche dominanti, che a suo parere avrebbero rischiato di provocare una catastrofe se applicate concretamente alla realtà mondiale.
Esattamente quello che è successo. L'inadeguatezza di ampi settori della scienza economica sta essenzialmente nel loro modo di rapportarsi a ciò che non sanno. La scienza economica del laissez-faire vive, pensa e conduce le proprie ricerche in una sfera ideale di rischi calcolabili, e semplicemente non vuol prendere atto che la sua marcia trionfale ha generato un mondo di incognite imprevedibili, con un potenziale di eventi catastrofici impossibili da arginare.
great-depression-soup-line.jpegQuando il rischio è percepito come onnipresente, le reazioni possibili sono tre: l'ignoranza, l'apatia o la trasformazione. La prima è caratteristica della moderna economia del laissez-faire; la seconda si estrinseca nel nichilismo post-moderno; la terza costituisce il tema della mia teoria sulla «società mondiale del rischio» (Weltrisikogesellschaft). In relazione al rapporto con la conoscenza e la non conoscenza nel mondo moderno, ho individuato due fasi: quella semplice (la prima), e una seconda fase riflessa. Nella prima fase si presuppone un futuro simile al presente, per cui si ritiene di poter gestire l'incertezza autogenerata grazie al perfezionamento dei modelli matematici di rischio, migliorando così sempre più i livelli di sicurezza dell'economia e della società.
La seconda fase, che paradossalmente è un effetto collaterale dei precedenti successi, deve confrontarsi con una serie di incognite incalcolabili, le quali annullano le basi stesse di un approccio razionale al rischio – attraverso il calcolo delle probabilità, gli insegnamenti desunti dall'esperienza di passati incidenti, l'applicazione dei modelli del presente a scenari futuri, i principi assicurativi). Da qui nasce il «capitalismo mondiale del rischio», che è votato al fallimento. Lo dimostra, tra l'altro, un semplice parametro economico: esso opera al di là di ogni possibile copertura assicurativa (privata). In questo senso le grandi banche presentano un'analogia con le centrali nucleari: i loro profitti sono privati, mentre i costi delle catastrofi potenziali o reali – di portata inimmaginabile - si scaricano sulle spalle dei contribuenti.
L'insipienza autoprodotta (manufactured non-knowing) dalla marcia trionfale globale della prima modernizzazione presenta quattro caratteristiche:
1) In un mondo globalmente interconnesso i suoi effetti, non solo economici ma anche sociali e politici, non sono ormai più arginabili. Perciò non si può più vedere nell'incombente tracollo dei mercati finanziari e dell'economia mondiale solo un deplorevole frutto del caso, o magari un guasto che in futuro si possa evitare, o almeno aggiustare con opportune riparazioni tecniche o perfezionamenti matematici - e non invece un fenomeno immanente al sistema del capitalismo mondiale del rischio.
2) In linea di principio, le conseguenze sono incalcolabili. Si cerca di migliorare il grado di razionalità delle decisioni in campo economico, rifiutando però di vedere che il diavolo non si nasconde nelle decisioni in quanto tali, bensì nelle loro conseguenze, potenzialmente catastrofiche.
3) Queste conseguenze non sono indennizzabili. Il sogno di sicurezza della prima modernizzazione non escludeva i danni (anche di vasta portata); ma proprio il verificarsi di incidenti rendeva possibile un processo di apprendimento su come affrontare le manufactured uncertainties – le incognite autoprodotte. Mentre oggi viviamo in un capitalismo mondiale del rischio sul quale incombono catastrofi tali da far apparire assurda qualunque
terzo_mondo.jpg ipotesi di risarcimento (assicurativo); e che dunque vanno prevenute con ogni mezzo, poiché metterebbero a repentaglio la sopravvivenza (economica) di tutti. Quando ci ritroveremo con un cambiamento climatico irreversibile, una catastrofe economica o la disintegrazione dell'euro, sarà ormai troppo tardi. A fronte di questo nuovo livello qualitativo di una minaccia che ci riguarda tutti, senza più limiti in senso sia economico che sociale e politico, la razionalità degli insegnamenti tratti dell'esperienza perde la sua validità; e a sostituirla subentra il principio di precauzione e prevenzione.
4) A dominare è oggi la non conoscenza, che si presenta in diverse sfumature: dall'«ancora non si sa» (quindi una condizione superabile grazie a un impegno scientifico più massiccio e qualitativamente migliore) all'ignoranza volutamente coltivata, passando per l'insipienza consapevole, fino all'«impossibilità di sapere». Al confronto anche l'ironia socratica – «so di non sapere nulla» - appare inoffensiva. Siamo costretti a muoverci e ad affermarci in un mondo ove non abbiamo idea di tutto ciò che ignoriamo; ed è proprio da qui che nascono pericoli dei quali non sappiamo neppure con certezza se esistano o meno! A questo punto svanisce anche il confine tra pubblico isterismo e responsabilità politica.
Prima della crisi finanziaria, gli esperti economici e politici asserivano di avere su tutto conoscenze precise e di tenere in mano la situazione. Ma all'improvviso, una volta esplosa la crisi finanziaria, non sapevano più nulla (senza però confessarlo in pubblico, e neppure a se stessi). E' stata proprio la crisi dei mercati finanziari globali a porre drammaticamente davanti agli occhi dell'opinione pubblica la dinamica sociale e politica dell'insipienza."
(Ulrich Beck, "Come uscire dalla crisi del capitalismo?", temi.repubblica.it/micromega-online)

 

LE GRANDI DEPRESSIONI

Secondo molti storici l'attuale sarebbe la Terza Grande Depressione. La Prima Grande Depressione iniziò nel 1873 e terminò nel 1895, la Seconda Grande Depressione iniziò nel 1929 e terminò, praticamente, con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

"La Prima Grande Depressione ebbe inizio dopo il fallimento della grande banca newyorkese di Jay Cooke la quale diede il via ad un'ondata di panico che si diffuse nell'economia americana e poi in tutti gli altri paesi industrializzati. Nel giro di pochi mesi la produzione industriale degli Stati Uniti cadde di un terzo per la mancanza di acquirenti mentre aumentava a dismisura la disoccupazione. Presto la crisi si diffuse anche in Gran Bretagna, Francia e Germania.
La crisi si manifestò come una forte eccedenza di offerta sulla domanda; le industrie cioè producevano molto più di quanto il mercato potesse assorbire sotto forma di consumi. Era la prima manifestazione di una crisi economica moderna. Mentre infatti le crisi dell'ancien regime si manifestavano sotto forma di carestie (quindi crisi da sottoproduzione), il nuovo tipo di crisi che il mondo andava sperimentando era una crisi di sovrapproduzione. L'indice più vistoso della crisi fu la caduta dei prezzi."
(Fonte: Wikipedia)

In Italia, la crisi durò più a lungo ad ebbe il suo acme nei moti di Milano del 1898.

quarto_stato_volpedo"La situazione nazionale era già problematica per la notevole disoccupazione e i bassi salari, ma il fatto decisivo per il malcontento di massa fu l'aumento di costo del grano e quindi del pane da 35 a 60 centesimi al chilo a causa degli scarsi raccolti agrari. Molti e competenti politici tentarono di organizzare la protesta in modo pacifico per poter ottenere dal governo riforme in senso democratico, ma il malessere popolare era tale che il movimentismo spontaneo di tendenza anarchica, radicale e socialista prevalse: pur non essendoci un progetto rivoluzionario, nel 1898 l'avversione popolare contro tutte le istituzioni statali e coloro che le rappresentavano toccò il suo apice nella allora breve storia d'Italia.
Le prime rivolte popolari si verificarono in Romagna e Puglia il 26 e 27 aprile, e in seguito in tante città e paesi: nei tumulti diversi rivoltosi morirono. Il 2 maggio a Firenze fu dichiarato lo stato d'assedio così come a Napoli due giorni dopo.
Sin dai primi giorni del mese di aprile, il generale Bava, comandante il III Corpo d’Armata, considerate le prime avvisaglie di agitazioni manifestatesi in tutta Italia, aveva iniziato l’organizzazione delle forze alle proprie dipendenze, in vista del sempre più probabile utilizzo delle stesse nell’ambito di operazioni di ordine pubblico nelle provincie di pertinenza della sua unità.(...)
Il 6 maggio 1898 verso mezzogiorno, alcuni agenti di polizia s'infiltrarono tra gli operai della Pirelli di via Galilei; approfittando della pausa pranzo, in fabbrica venivano distribuiti volantini di protesta, su cui fra l'altro stava scritto che il governo era il vero responsabile della carestia che travagliava il Paese. La polizia arrestò sindacalisti e operai: dovette muoversi Filippo Turati, deputato dal 1896, per farli rilasciare quasi tutti, e in questura ne restò solo uno. I lavoratori della Pirelli reclamarono la liberazione del compagno e la loro protesta ebbe la solidarietà delle maestranze di altre fabbriche cittadine. Al termine della giornata il braccio di ferro tra operai e poliziotti non era finito: verso sera, in risposta alla sassaiola di un gruppo di dimostranti, la polizia sparò qualche colpo. Verso le 18.30, un drappello del 2º battaglione del 57º Reggimento fanteria "Abruzzi", al comando dell’allora maggiore Luca Montuori, venne richiamato da forti rumori in via Napo Torriani: una folla di circa 1000 dimostranti stava assaltando la caserma di Questura, e, dopo aver ammucchiato materiali e mobilio davanti al portone, stava anche tentando di darvi fuoco. Nel frattempo, il Delegato di Pubblica Sicurezza, insieme alle guardie presenti in caserma e ad un altro drappello di militari, precedentemente ritiratosi all’interno dell’edificio, resosi conto della situazione, ordinò alla truppa di uscire e, per forzare il blocco opposto dai manifestanti, dalla cui massa erano anche partiti alcuni colpi di arma da fuoco, dopo uno squillo di tromba fece aprire il fuoco sulla folla. I manifestanti arretrarono, dando così modo all’altro drappello di soldati di raggiungere la caserma e respingere poi, senza ulteriormente fare fuoco, la folla fino oltre la vicina stazione ferroviaria. Cessati gli scontri, rimasero sul terreno circa 8 manifestanti, di cui 2 morti, e una guardia di P. S., certo Violi, gravemente ferito da una rivoltellata. Morì poche ore dopo in ospedale. Per stessa ammissione del generale Bava, questo episodio, che fu in pratica il primo scontro cruento tra militari e manifestanti avvenuto a Milano, fu tra le principali cause del successivo precipitare degli avvenimenti.
Il giorno seguente, 7 maggio, venne proclamato uno sciopero generale di protesta al quale la cittadinanza aderì in massa riversandosi nelle strade principali della città. Agli operai provenienti dagli stabilimenti della periferia milanese, si aggiunsero quelli delle attività presenti in città, oltre a un'imponente massa di popolazione appartenente alle più varie categorie, dalle tabacchine ai macchinisti ferrotramviari. Massiccio fu anche il concorso di giovani e comunque di cittadini non organizzati, oltre alla ovvia e cospicua presenza di attivisti e agitatori di ispirazione anarchica, repubblicana, socialista, nonché di una quota non indifferente di cattolici intransigenti, sostenitori del potere temporale del papa, il cui punto di riferimento era don Davide Albertario, direttore dell'Osservatore Cattolico.(...)
Nel pomeriggio di quella stessa giornata, il governo, irremovibile nel vedere dietro i disordini una trama rivoluzionaria, decretò per Milano lo stato d'assedio, affidando i pieni poteri al generale Fiorenzo Bava Beccaris, che fu così nominato Regio Commissario Straordinario della Città e Provincia di Milano. Entrò così in azione, per riportare l'ordine, l'esercito con la cavalleria, il cui effetto venne però vanificato dalle barricate prontamente erette e dalle tegole lanciate dai tetti delle abitazioni. Il passo successivo fu quindi, da parte delle truppe e delle forze di polizia, il ricorso al fuoco contro i manifestanti.
Tra l’altro, numerose vittime civili si contarono proprio tra i curiosi che, dalle finestre, assistevano agli scontri nelle vie della città, tanto che, in un decreto commissariale dello stesso 7 maggio, il generale Bava ordinò che «verificandosi conflitti per le vie si dovranno chiudere le persiane che prospettano le vie medesime». Alla sera del 7 maggio, secondo le stime ufficiali, a Milano vi era una massa di almeno 30.000 dimostranti, il cui numero è però da considerarsi realisticamente molto maggiore. Viceversa, agli iniziali circa 3000 militari presenti a Milano, ai quali si affiancavano circa 1000 agenti di polizia, vennero progressivamente ad aggiungersi due battaglioni provenienti dal 91° e dal 92º Reggimento fanteria "Basilicata" e un ulteriore battaglione del 48º Reggimento fanteria “Ferrara”, oltre a uno squadrone del 23º Reggimento Cavalleggeri “Umberto I”.
La giornata dell'8 maggio era destinata a imprimersi, tragicamente,moti_milano.jpg nell’immaginario collettivo: i cannoni entrarono in azione contro le barricate e la folla, composta da uomini e donne, ma anche da vecchi e bambini. Quel giorno infatti, mentre continuavano ad affluire piccoli nuclei di rinforzi alle truppe, la situazione si faceva particolarmente drammatica, data la persistenza di numerose barricate, che il solo impiego delle truppe a piedi e a cavallo non riuscivano ad eliminare. In particolare, a Porta Ticinese si registrava la situazione più grave, giacché la folla a presidio delle barricate era particolarmente numerosa e ben determinata a non cedere agli attacchi delle truppe. I comandi, in ultima analisi nella persona del generale Bava Beccaris, decisero così l’utilizzo dell’artiglieria. I pezzi della 2ª batteria a cavallo spararono così alcuni colpi a mitraglia, ottenendo sì una rapida dispersione della folla, ma provocando diverse vittime.
Nella notte tra l’8 e il 9 maggio, giunsero a Milano anche due colonne di rinforzi alle truppe, comandate dai generali Pelloux e Marras, che portarono così il presidio cittadino a circa 6200 effettivi totali. Il 9 maggio i militari continuarono a eseguire scariche di fucileria, obbedendo agli ordini, ma i rivoltosi milanesi continuarono a opporre una tenace resistenza con le barricate, a conferma del fatto che le agitazioni non erano ancora del tutto cessate. (...)
Dopo che alcuni informatori avevano riferito che all’interno del convento dei Cappuccini in via Monforte si erano rifugiati numerosi rivoltosi, si ebbe un altro episodio particolarmente drammatico: i comandi ordinarono nuovamente l’utilizzo dell’artiglieria. I soldati, a cannonate, aprirono così una breccia nel muro di cinta del convento, provocando, anche qui, alcuni morti. Una volta penetrativi, trovarono i frati e circa 150 poveri che attendevano la distribuzione giornaliera del cibo. Furono tutti prelevati e portati in prefettura, salvo poi essere in gran parte rilasciati nei giorni successivi. Dopo che altri numerosi milanesi restarono uccisi e feriti, i bersaglieri espugnarono l'ultima barricata in zona di largo La Foppa."

I morti dichiarati dalla Prefettura furono 88 ma considerando che la stragrande maggioranza delle famiglie operaie nascosero i propri morti e i feriti alle autorità per timore di ritorsioni, non è inverosimile, come affermano varie fonti storiche, che la cifra reale fosse vicina a mille caduti.

Come succede troppo spesso in Italia, il criminale Bava-Beccaris ricevette il 5 giugno 1898 dal re Umberto I la Gran Croce dell'Ordine militare di Savoia, e il 16 giugno 1898 ottenne un seggio al Senato. Non sembrandogli evidentemente sufficiente quanto fino ad allora fatto, si convertì rapidamente al Fascismo e nel 1922 fu tra i generali che consigliarono a Vittorio Emanuele III di conferire l'incarico di governo a Benito Mussolini.

Le cause che portarono alla Seconda Grande Depressione sono identiche a quelle che causarono la prima, rendendo evidente che dietro le "crisi economiche" ci sono sempre le stesse menti malate: i criminali Illuminati, che lavorano da secoli per la costituzione del Nuovo Ordine Mondiale.

"L'economista John Kenneth Galbraith ha individuato almeno cinque fattori di debolezza nell'economia americana responsabili della crisi:

  • cattiva distribuzione del reddito;
  • cattiva struttura, o cattiva gestione delle aziende industriali e finanziarie;
  • cattiva struttura del sistema bancario;
  • eccesso di prestiti a carattere speculativo;
  • errata scienza economica (perseguimento ossessivo del pareggio di bilancio e quindi assenza di intervento statale considerato un fattore penalizzante per l'economia)." (fonte, Wikipedia)poor_mother_and_children_california_1936_by_dorothea_lange.jpg

Risulta di piena evidenza come le cause che hanno portato alla Seconda Grande Depressione siano le stesse che hanno causato l'attuale crisi (Terza Grande Depressione). Una notazione. Sembra che il mantra infaticabilmente strepitato dagli "autorevoli" economisti, gli ultraliberisti o iper-liberisti italiani, sia il "pareggio di bilancio" - da inserire addirittura nella Costituzione - cosa che, com'è storicamente accertato e comprovato da Galbraith, ha sempre determinato, nel breve periodo, il brutale impoverimento worldwarw.jpgse non l'annichilazione del ceto medio e, nel medio periodo, la vittoria elettorale di movimenti ultranazionalisti quali furono in passato, il Fascismo e il Nazionalsocialismo, mentre altri movimenti potrebbero evolversi e salire alla ribalta adesso.

Nei precedenti casi, il risultato finale è stato lo scoppio della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. Dobbiamo presumere che il risultato dell'attuale crisi sia lo scoppio della Terza Guerra Mondiale? Se così fosse, il finto "casus belli" sarebbe rappresentato dal presunto e inesistente arsenale nucleare iraniano (come a suo tempo lo furono le presunte armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, mai esistite). Se è vero che la Cina interverrà a fianco dell'Iran in caso di aggressione militare delle forze militari del Nuovo Ordine Mondiale, allora siamo veramente molti vicini allo scoppio della Terza Guerra Mondiale.
Franz von Stuck, The wild Chase

 

 

TRILATERAL, BILDERBERG E ALTRI

trilateral.jpgNel 1971, Gary Allen, della "John Birch Society" pubblicò "None Dare call it Conspirancy". Allen, partendo da "Tragedy and Hope" di Quigly, argomentò che l'attività della "Tavola Rotonda" faceva parte di una più ampia cospirazione mondiale in cui primeggiano gruppi come Bilderberg.

"Quigley è citato anche da molti altri autori che sostengono l'esistenza di cospirazioni potenti. Jim Marrs, il cui lavoro è stato utilizzato come fonte da Oliver Stone nel film la sua JFK, cita Quigley nel suo libro "Rule by Secrecy", che descrive una cospirazione che collega la Milner Group, Skull and Bones, la Commissione Trilaterale, gli Illuminati di Baviera, i Cavalieri Templari, e gli alieni che hanno ispirato le divinità sumere migliaia di anni fa." (Fonte: en.wikipedia.org)

bild2_dees.jpg

"Alcuni la ritengono un’invenzione, un’esagerazione dettata dalla paranoia, altri una struttura legittima e per certi versi necessaria, altri ancora – pochi, purtroppo – la conoscono da tempo e in qualche modo cercano di combatterla o per lo meno di non piegarsi a essa. La stragrande maggioranza della gente tuttavia – e questa è proprio la sua forza maggiore – non ha la minima idea di cosa si stia parlando. Questa idea ce la possiamo fare grazie all’ultimo, imponente lavoro del giornalista investigativo Daniel Estulin e l’oggetto misterioso a cui si fa allusione nelle prime righe di questo articolo è proprio il famigerato gruppo Bilderberg, protagonista del libro dell’autore spagnolo Il Club Bilderberg – La storia segreta dei padroni del mondo .
Questa storia ha inizio in un luogo e una data precisi, il 29 maggio del 1954 abilderberg_.jpg Oosterbeek, una piccola cittadina dei Paesi Bassi, presso l’Hotel Bilderberg. Lì, su iniziativa del principe olandese Bernhard, si riunirono le maggiori personalità del mondo politico, di quello economico, industriale e militare, ponendo le basi per la creazione di una sorta di conferenza, o se volete di società segreta, che da quel momento ogni anno, per un fine settimana, si sarebbe riunita in un paesino del mondo occidentale per confrontarsi sulle problematiche del pianeta e studiare delle soluzioni a esse da attuare attraverso gli strumenti a propria disposizione, a ben vedere sostanzialmente illimitati dato che si trattava di presidenti, governatori, potenti industriali, affermati giornalisti e personalità di elevatissimo calibro.
Se vogliamo essere meno diplomatici e più schietti, possiamo dire che dal 1954 un gruppo di persone estremamente influenti prende tutte le decisioni più importanti che riguardano il destino di tutti noi e lo fa lontano da occhi indiscreti e, soprattutto, dal controllo popolare.
Già, perché i meeting del Bilderberg hanno caratteristiche molto particolari: si tengono generalmente in piccole cittadine, dove l’opinione pubblica e l’informazione non sono massicciamente presenti (nel 2004 la riunione ha avuto luogo a Stresa, un piccolo comune sul Lago Maggiore). L’accesso è rigorosamente a invito, il quale avviene secondo criteri che prendono in considerazione l’influenza della posizione dell’ospite e il grado di controllo che egli ha su determinati settori chiave.
Il gruppo include praticamente tutti i dirigenti delle istituzioni, delle aziende e delle organizzazioni più importanti del mondo
I partecipanti hanno il divieto assoluto di rilasciare dichiarazioni ai giornali, così come è tassativamente vietato ai giornalisti anche solo avvicinarsi al luogo di svolgimento della manifestazione, pena l’arresto (lo stesso Estulin è stato arrestato diverse volte nel corso delle sue indagini sul campo); ovviamente fanno eccezione i giornalisti regolarmente invitati, come lo era Katherine Graham, direttrice del Washington Post, e come lo fu Fehru Koru, un giornalista turco propugnatore di posizioni aspramente critiche nei confronti del Bilderberg che cambiò magicamente idea dopo essere stato invitato all’edizione del 2006.
Segretezza è dunque una delle parole chiave del Gruppo Bilderberg. Un’altra è sicuramente controllo; come detto, uno dei requisiti fondamentali per essere invitati è quello di occupare una posizione di prestigio e potere, che permetta appunto di controllare i punti nodali di determinati settori.
Grazie a questo criterio, il Bilderberg ha sviluppato una rete formata da molte componenti: una di esse è per esempio la RCA, Radio Corporations of America, colosso dell’informazione che comprende NBC, CBS e ABC, mentre il suo omologo dal punto di vista politico-militare è la NATO, uno dei bracci armati della struttura.
Più in generale, il gruppo include praticamente tutti i dirigenti delle istituzioni, delle aziende e delle organizzazioni più importanti del mondo: ne fanno infatti parte Romano prodi, ex Primo Ministro italiano, Bill Clinton, ex Presidente americano, Jean-Claude Trichet, governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, Peter Sutherland, presidente della British Petroleum, Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale, la Regina Beatrice d’Olanda, tanto per citarne alcuni, ma la lista include centinaia di nomi. Ognuno di essi ricopre un ruolo di assoluto controllo del suo settore di competenza e appare chiaro che una rete che mette in sinergia queste personalità può controllare con facilità il mondo intero.
Fra i membri del Bilderberg ve ne sono alcuni che hanno alle spalle una militanza decennale e che hanno acquisito notevole potere all’interno della stessa organizzazione, tanto da essere considerati come organizzatori e gestori dei meeting. Uno di essi è certamente il rappresentante della corona olandese, solitamente indicato come il chairman, il padrone di casa.
Di assoluta preminenza è poi la posizione di Henry Kissinger, che nella sua vita ha fatto praticamente di tutto, occupando sempre posizioni di potere; potere che è cresciuto sempre più – paradossalmente – dopo il suo ritiro dalla vita politica e pubblica in generale. Un altro pezzo grosso del Bilderberg è David Rockfeller, ultimo discendente di John e rappresentante di una famiglia che da sempre, mascherandosi dietro organizzazioni umanitarie e iniziative benefiche, ha perseguito l’ambizioso intento di instaurare il cosiddetto nuovo ordine mondiale
Altri membri importanti e influenti del Bilderberg sono Zbigniew Brzezinski, Vernon Jordan, Cyrus Vance e altre personalità che ciclicamente vengono impiegate nei posti chiave delle amministrazioni politiche americane e internazionali, indipendentemente dal loro schieramento
Il Bilderberg può inoltre contare su altre organizzazioni parallele che cooperano con esso per la realizzazione dei suoi intenti. Una di queste è il CFR, Council on Foreign Relations, creato nel 1921 su iniziativa di Edward House, potente e influente consigliere del presidente Wilson (già avvezzo a questo tipo di iniziative, come testimonia la sua idea della Lega delle Nazioni), e massicciamente finanziato guarda caso dalla Fondazione Rockfeller. Inizialmente il CFR fu concepito come distaccamento americano della Tavola Rotonda Mondiale, ma sin da subito i suoi intenti erano chiari: «creare un governo unico mondiale, basato su un sistema finanziario centralizzato, caratterizzato da un particolare mix di capitalismo e socialismo, di opportunismo e di idealismo». (...)
Un’altra organizzazione analoga, che si differenzia dal CFR per essere internazionale e non riservata agli americani, è la Trilateral Commission. La Trilateral è stata fondata e finanziata, ancora una volta, da David Rockfeller, che ebbe l’idea e la propose al meeting del Bilderberg del 1972, in Belgio. Pur privilegiando il settore della finanza e del commercio, l’obiettivo della Trilateral è sempre lo stesso: creare un governo unico mondiale." (Francesco Bevilacqua, "Il Club Bilderberg: i veri controllori dei destini del mondo" , www.terranauta.it)
satanicpentagon_dees.jpg

skull.jpg"Mario Monti vanta lunghi studi all’estero. Trascorre un anno presso la prestigiosa Università di Yale, dove diventa allievo di James Tobin, premio Nobel per l’Economia nel 1981. Non abbiamo prove di una sua affiliazione alla Skull and Bones, la celeberrima e potente società segreta di ispirazione mondialista che dal 1832 ha sede presso quel prestigioso ateneo statunitense. [ La "Skull and Bones", assieme a società come il Rhodes Trust, secondo l’autorevole rivista inglese "Economist" (25 dicembre 1992), sono la moderna risorgenza degli "Illuminati di Baviera". La società è conosciuta con svariati pseudonimi, che comprendono L'ordine della morte (in inglese Brotherhood of Death), L'Ordine, Il club eulogiano, e Loggia 322. (fonte Wikipedia). N.d.A. ] Abbiamo però la prova che il professore varesino rappresenti un autentico apostolo del pensiero mondialista. Alcune inequivocabili circostanze lo attestano.

Mario Monti era membro del Bilderberg Group. La notizia è passata sui media con una certa nonchalance. Istituito nel 1954 presso il castello olandese di Bilderberg, questo esclusivissimo club si ritrova segretamente ogni anno per decidere del futuro dell’umanità. Si tratta dei 130 uomini più potenti e influenti del mondo riuniti in una stessa stanza, che guardie armate tengono lontana da occhi indiscreti. In più di cinquant’anni d’incontri è sempre stata vietata la presenza della stampa, non sono mai state rilasciate dichiarazioni sulle conclusioni degli intervenuti, e non è mai stato svelato l’ordine del giorno.
A prescindere da cosa realmente accada in quel segreto consesso, il solo fatto di come si svolga e di chi lo componga non risponde certo a una logica di democrazia e trasparenza. Fino all’ultimo momento resta occulto il luogo degli incontri e si interviene solo su espresso invito, che non può essere pubblicamente divulgato, pena la mancata partecipazione.
Per comprendere meglio di cosa si tratti è sufficiente leggere quanto sul tema ha scritto William Vincent Shannon, non esattamente un paranoico complottista, ma un prestigioso giornalista, redattore del New York Times e ambasciatore degli Stati Uniti in Irlanda durante la presidenza Carter (1977-1981):
«I membri del Bilderberg stanno costruendo l’era del post nazionalismo: quando non avremo più paesi, ma piuttosto regioni della terra circondate da valori universali.
Sarebbe a dire, un’economia globale; un governo mondiale (selezionato piuttosto che eletto) e una religione universale.
Per essere sicuri di raggiungere questi obiettivi, i Bilderberger si concentrano su di un 'approccio maggiormente tecnico' e su di una minore consapevolezza da parte del pubblico in generale». Del resto, lo stesso fondatore del Bilderberg Group, il principe Bernardo d’Olanda, sul punto era stato chiaro: «È difficile rieducare gente allevata al nazionalismo all’idea di rinunciare a parte della loro egemonia a favore di un potere sovranazionale».
Onesto, a suo modo, è stato pure David Rockefeller – altro Bilderberg di razza – il quale ha lasciato scritto nelle sue Memorie (2002): «Alcuni credono che facciamo parte di una cabala segreta che manovra contro gli interessi degli Stati Uniti, definendo me e la mia famiglia come 'internazionalisti', e di cospirare con altri nel mondo per costruire una più integrata struttura politico-economica globale, un nuovo mondo, se volete. Se questa è l’accusa, mi dichiaro colpevole, e sono orgoglioso di esserlo».
Il Times, che non può certo definirsi un foglio complottista, nel 1977 descrisse i membri del Bilderberg Group come «una congrega dei più ricchi, dei più economicamente e politicamente potenti e influenti uomini nel mondo occidentale, che si incontrano segretamente per pianificare eventi che poi sembrano accadere per caso.»"
(Gianfranco Amato, "Bilderberg group regista del mondo", www.italiaoggi.it)

round_table"Il Gruppo Bilderberg è parte di una rete di organizzazioni (...). Esse sono controllate tutte dalle stesse persone a ricoprono ruoli diversi, ma tutti finalizzati all'attuazione del piano della centralizzazione globale. Tra le altre organizzazioni figurano l'Istituto reale di affari internazionali di Londra (RIIA), il Consiglio sulle relazioni estere (CFR) negli Stati Uniti, e la Commissione Trilaterale (TC), che opera negli Stati Uniti, in Europa e nell'Estremo Oriente. (...). Si tratta di organizzazioni satellitari che orbitano intorno ad un nucleo centrale, la società segreta chiamata Tavola Rotonda. Furono i membri dell'élite della Tavola Rotonda inglese e statunitense che ricorsero alla manipolazione per far scoppiare la Prima Guerra Mondiale e scrissero nel 1917 la 'Dichiarazione Balfour' in cui il governo britannico annunciò ufficialmente il suo sostegno a uno stato ebraico in Palestina . La Dichiarazione Balfour fu una lettera inviata da Lord Balfour, Ministro degli Esteri e membro elitario della Tavola Rotonda, a Lord Lionel Walter Rothschild, finanziatore della Tavola Rotonda." (David Icke. "Figli di Matrix", Macro Edizioni, 2002, Diegaro di Cesena, pp.375-376)

occhio_che_tutto_vede_nwo.jpg

"Un'altra organizzazione del Nuovo Ordine Mondiale è il World Economic Forum di Davos in Svizzera che, come le riunioni similari della Commissione Trilaterale, del Gruppo Bilderberg e del Bohemian Grove, rappresenta una occasione imperdibile per tutti i banditi di professione presenti per dire la loro sulla crisi finanziaria ed economica in corso e per offrire pillole di saggezza sul come risolverla. Peccato che la maggioranza dei gangsters presenti, per non dire la totalità, sono corresponsabili di quanto è successo in conseguenza delle loro speculazioni. E’ un aspetto questo, tipico del capitalismo che in questa fase si è particolarmente accentuato, raggiungendo livelli di arroganza mai raggiunti prima. A fare la parte dei leoni sono stati ovviamente i banchieri che, dall’una all’altra sponda dell’Atlantico, hanno potuto fruire di massicci aiuti di Stato che li hanno salvati dal precipizio in cui erano precipitati. Le banche, in particolare quelle americane e inglesi, ma anche quelle tedesche, si sono potute in tal modo risollevare dopo essere state sul punto di fallire per la propria debolezza patrimoniale e finanziaria in conseguenza delle speculazioni fatte e dell’acquisto di titoli di Stato, ormai trasformati in carta straccia come quelli greci. Una realtà che in una situazione normale avrebbe dovuto spingere i banchieri a recarsi dai politici con il capo chino.
Ma poiché i governi sono le agenzie di affari del capitalismo, è accaduto esattamente il contrario. I dirigenti della Goldman Sachs, salvata da Obama e ritornata in utile, si sono infatti potuti permettere didavos-femen-.jpg rispondere picche al loro maggiordomo alla Casa Bianca, quando questi ha timidamente chiesto di non attribuirsi eccessivi premi di produzione. Una dimostrazione ulteriore che i vertici come quello di Davos servono al capitalismo finanziario, in particolare quello di stampo anglosassone, per individuare i politici disposti a fare i loro maggiordomi in un futuro governo nazionale e per sostenere quelli già al lavoro e che hanno dato prova di essere funzionali al sistema vigente.
Al World Economic Forum di Davos quest’anno non sono stati invitati gli economisti che nei mesi scorsi si erano mostrati maggiormente pessimisti sulle magnifiche e progressive sorti del Libero Mercato. La parola d’ordine da diffondere a piene mani doveva essere ottimismo. Anche se è impresa titanica vista l’aria che si respira di una depressione in arrivo. Tutto andrà bene, siate fiduciosi, con uno sforzo comune e con i sacrifici le cose si sistemeranno. Ovviamente i sacrifici li dovranno fare i cittadini comuni. Non è un caso che,
tanto per restare in ambito italiano, che le misure finora adottate dal governo dell’ex Goldman Sachs, il bocconiano Mario Monti, siano state all’insegna delle tasse che andranno a colpire il bene principe delle famiglie italiane: la casa. Ma non è che in altri Paesi le cose vadano meglio. Pure in Grecia, il governo è guidato da un ex consulente della Goldman Sachs, come Lucas Papademos e in Spagna il nuovo ministro dell’Economia è un altro banchiere come Luis de Guindos, 51 anni, ex presidente in Spagna della Lehman Brothers, la banca americana lasciata fallire alla fine del 2008, perché indifendibile anche da due maggiordomi di Wall Street come Bush jr e Obama. Così, i governi europei, invece di reagire con la necessaria durezza contro le banche Usa che speculando massicciamente sui mutui subprime hanno innescato la crisi finanziaria del 2007-2008 poi trasformatasi in recessione economica, non hanno trovato di meglio che consegnarsi nelle loro mani. Ed il grave è che la Goldman Sachs è una delle banche che ha maggiormente speculato contro i titoli di Stato europei, ad incominciare dai nostri Btp a 5 e 10 anni. Se poi si tiene conto che un altro ex della Goldman Sachs, come Mario Draghi, un altro anglofono come Monti, è stato portato alla guida della Banca centrale europea, abbiamo la percezione esatta dell’orrore odierno e del fosco futuro che ci aspetta.
Così a Davos si sono visti i banchieri e finanzieri Usa che tra uno spuntino e un incontro riservato hanno avuto la spudoratezza di offrire consigli sulle cose da fare a quei politici che erano disposti ad ascoltarli. Tra i vari gangsters in circolazione non poteva mancare il solito George Soros, quello che nell’autunno del 1992 da Wall Street, in sintonia con gli gnomi della City londinese, e a corollario della Crociera del Britannia, speculò contro la lira provocandone la svalutazione del 30% e favorendo la svendita di diverse aziende pubbliche italiane. Oggi Soros vede nero, per l’Italia e per la Spagna, auspica gli eurobond (in funzione anti-tedesca), stima che la Grecia uscirà dall’euro e afferma che senza azioni radicali, il mondo andrà incontro ad un'altra Grande Depressione come quella successiva al 1929. Laddove le soluzioni radicali si esplicano nella nascita di un governo mondiale, emanazione dell’Alta Finanza che, dopo aver derubato i popoli, venga messo in grado di dettare a tutti le regole di comportamento. Come se alle varie Mafie venisse assegnato il compito di garantire l’ordine pubblico. Uno scenario e un retroscena ben chiari ai manifestanti che come gli anni passati hanno contestato all’esterno la riunione e i suoi partecipanti"
(Filippo Ghira, "A Davos, passerella per i gangster della finanza" , www.rinascita.eu)

Le attiviste del gruppo ucraino "Femen" hanno protestato contro quello che definiscono il "Gangsters Party in Davos". Ovviamente, ai club, gruimg src=/bFigli di Matrixppi, società che appartengono al "Nuovo Ordine Mondiale" non piacciono nè la libertà di pensiero, nè la democrazia, nè le proteste civili e nè, tantomeno, la gente comune ed anche in questo caso è stata fatta intervenire la polizia che non ha esitato a usare estrema durezza contro le ragazze del "Femen", esattamente come capitato al deputato della Lega Nord al Parlamento Europeo, Marco Borghezio, brutalmente malmenato dalla "security" nell'ultimo meeting Bilderberg.

femen_davos.jpg

In questo video i brutali trattamenti a cui sono state sottoposte le attiviste del "Femen":

C'è da chiedersi perché cotali gruppi mondialisti non facciano tutto alla luce del sole. Perché malmenino chiunque tenti di introdursi e perché impediscano l'accesso ai giornalisti liberi. Di cosa parlano? Quali sono le loro intenzioni? Perchè si nascondono? «Omnia munda mundis; coinquinatis autem et infidelibus nihil mundum, sed inquinatae sunt eorum et mens et conscientia.» (Tutto è puro per i puri; ma niente è puro per i contaminati e gl'increduli, perché hanno contaminata l'intelligenza e la coscienza). Perchè cotale gente sente la necessità di riunirsi a porte chiuse, come le più cupe e tenebrose società occulta? Cosa stanno cospirando?

Ovviamente, quando il prof. Monti parla al Parlamento Europeo, in cui è stato, tanto per cambiare, NOMINATO Commissario, riceve non solo applausi ma addirittura una standing ovation da (quasi) tutti i gruppi europei. I pochi coraggiosi che non appartengono alla claque plaudente e che osano criticarlo vengono guardati e trattati - come dimostra il documento video - dagli altri europarlamentari alla stregua di paria, pesantemente insultati e soggetti a becere incontinenze verbali, a totale dileggio della libertà di pensiero.

E' altrettanto ovvio che nessuna risposta o giustificazione sia giunta alle puntuali e dettagliate accuse di appartenenza ai gruppi mondialisti, quali Trilateral e Bilderberg e alla Banca d'Affari Goldman Sachs.

Un'altra organizzazione di cui Mario Monti è membro eminente è il CFR, il Council on Foreign Relations (Consiglio per le Relazioni Estere) . "A partire dalla Costituzione del CFr , avvenuto nel 1921, quasi ogni Presidente degli Stati Uniti ne è stato membro, e ogni governo di qualunque partito è gremito di membri del CFR e del suo 'fratello per patto di sangue', la Commissione Trilaterale, avviata nel 1973. I membri del CFR sono presenti non solo nell'ambito del governo, ma anche nelle banche e nelle società per azioni, nei media, nelle agenzie dell'Intelligence, come la CIA e nell'esercito. Fu il CFR, con il coordinamento della rete della Tavola Rotonda, a creare le Nazioni Unite, il cavallo di Troia rettiliano per un governo globale. Dopo la Prima Guerra Mondiale c'era già stato un tentativo con la Società delle Nazioni, che però non aveva funzionato per i loro scopi. Quindi, la gente si vide elargire un'altra guerra, per far sì che quanti erano riluttanti si arrendessero alle loro richieste. (...) La delegazione statunitense presente al meeting per la fondazione delle Nazioni Unite a San Francisco era esattamente l'elenco del CFR. (...) La delegazione USA comprendeva (...) John Foster Dulles (sostenitore di Hitler, fondatore del CFR e di lì a poco Segretario di Stato), e Nelson Rockefeller (super-manipolatore. per quattro volte Governatore di New York e Vice Presidente del Presidente Gerald Ford dopo che Kissinger aveva organizzato lo scandalo Watergate per togliere di mezzo Richard Nixon). Nella delegazione c'erano in tutto 74 membri del CFR, e fu questo il veicolo grazie al quale. attraverso la manipolazione, ebbero orgine le Nazioni Unite." (David Icke, "La guida di David Icke alla cospirazione globale", Macro Edizioni, 2009, Diegaro di Cesena, pp.240-241)

E proprio presso il Council on Foreign relations (CFR) tenne una conferenza Giorgio Napolitano, il Presidente della Repubblica che ha conferito l'incarico di Premier a Mario Monti, membro del CFR. "Nel 1978 il Pci era nella maggioranza di governo. E a palazzo Chigi sedeva Andreotti, atlantista senza macchie: uno dei principali garanti della credibilità del partito di Berlinguer sul piano internazionale, se non altro per questioni di opportunità. E Napolitano, primo dirigente comunista di alto livello, poteva visitare quello che un giorno sarebbe apparso l' «Impero del Bene» occidentale. Fu ospite a Harvard, Yale, Princeton. Tenne una conferenza al Council on Foreign Relations di New York. Ebbe incontri a porte chiuse con la redazione del «Time Magazine». (Beppe Nisa, "Giorgio Napolitano, la prima volta di un dirigente del PCI in America" , www.italiaestera.net)

Il 30 gennaio 2012 il Presidente della Repubblica riceve la laurea honoris causa in Relazioni Internazionali all'Università di Bologna.

L'Università è la stessa che il 30 ottobre 1995 concesse la laurea honoris causa in Economia a George Soros - un nom de plum, con cui ha sostituito il proprio nome originario ebraico György Schwartz - una laurea conferita su impulso di Romano Prodi. Ma chi è George Soros? Questo articolo ne evidenzia alcuni lati oscuri. "George Soros (parassita speculatore finanziario): è un nome che dovrebbe far tremare ma che in pochi conoscono . Infatti il 16 settembre 1992 tramite una speculazione finanziaria guadagnava 1,1 miliardi di dollari, faceva svalutare la sterlina costringendola a uscire dallo SME (sistema monetario europeo) . Lo stesso giorno attaccava pure la lira italiana. A seguito dell’attacco speculativo di Soros, l’incompentenza e la complicità di personaggi italiani quali Carlo Azeglio Ciampi e Mario Draghi, allora rispettivamente governatore della Banca d’Italia e direttore generale del Tesoro, hanno regalato a Soros e agli speculatori 15.000 miliardi di lire, una perdita secca provocata da un utilizzo più complice che maldestro di riserve per 48 miliardi di dollari che non ha impedito una svalutazione della lira del 30% e una sua uscita dallo SME.
Soros è condannato all’ergastolo in Indonesia per Speculazione sulla moneta locale.
Soros è condannato alla pena di Morte in Malesia per aver distrutto e speculato sulla moneta locale disastrando l’economia di questo paese.

Soros è stato condannato dallo stato francese per insider trading e lo multò di 2 milioni di dollari. il Parassita ricorse alla corte europea dei diritti dell’uomo ma la condanna è stata confermata. Soros che opera principalmente a Londra è inoltre ricercato dall’Fbi per insider trading in Usa.

Dietro molte rivoluzioni c’è la sua mano e incredibilmente Prodi partecipo’ alla cerimonia della laurea honoris causa conferita a Soros dalla facolta’ di economia dell’ Universita’ di Bologna, presieduta da Stefano Zamagni, stretto collaboratore dell’ ex primo ministro emiliano. E presento’ anche l’ edizione italiana del libro autobiografico dell’ uomo che nel ‘ 92 aveva guadagnato somme enormi speculando contro la lira e contribuendo (con varie banche d’ affari) a far bruciare alla Banca d’ Italia circa 40 mila miliardi di lire in riserve valutarie.
Si noti i nomi che circolano già dal 1992 Draghi : direttore generale del Tesoro poi presidente della banca d’Italia e ora Presidente della Bce.
"
(Lino Bottaro, "L'Italia ai criminali consegna la laurea honoris causa anziché un mandato di cattura...", www.stampalibera.com)

Nel corso della "lectio magistralis", duramente e massicciamente contestata dagli Indignados, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, stigmatizza "il ribellismo" di chi protesta per non morire di fame a seguito delle innumerevoli finanziarie del 2011: "Sacchi dell’immondizia e qualche manganellata volano nelle strade limitrofe a via Castiglione, a Bologna, dove Giorgio Napolitano ha tenuto questa mattina il suo discorso da neo dottore in scienze politiche 'Sulle difficoltà della politica in Europa e In Italia'. Gli indignati sono scesi in piazza per protestare contro il conferimento della laurea ad honorem al Presidente della Repubblica.
'Metto in guardia – ha detto il Capo dello Stato – contro la pericolosità di reazioni, a qualsiasi provvedimento legislativo, che vadano ben al di là di richieste di ascolto e confronto e anche di proteste nel rispetto della legalità, per sfociare nel ribellismo e in forzature e violenze inammissibili”. Al di là degli interessi di parte, degli errori, delle derive populiste che attraversano tutta Europa, Napolitano invita a uno sforzo comune a uno sguardo più alto e, citando più volte il politologo Sartori, difende il ruolo dei partiti, che 'possono conoscere periodi di involuzione e decadenza, ma la sola strada che resta aperta è quella del loro autorinnovarsi. Questo vorrei dire soprattutto ai giovani. Tra il rifiutare i partiti e il rifiutare la politica, il passo non è lungo ed è fatale, perché conduce alla fine della democrazia e della libertà'." (Articolo, "Napolitano striglia 'il ribellismo', gli Indignati lo contestano" , www.firstonline.info)

Parole che ricordano il travaglio del PCI durante la rivolta di Ungheria del 1956, quando gli eroi ungheresi combatterono contro l'invasione della criminale Armata Rossa stalinista. "Giorgio Napolitano, attuale Presidente della Repubblica italiana (nel 1956 responsabile della commissione meridionale del Comitato Centrale del PCI), condannò come controrivoluzionari gli insorti ungheresi." (fonte:Wikipedia)

E ancora, "poco dopo, nel corso di quel Congresso [del PCI che avrebbe portato allo strappo di Antonio Giolitti contrario all'intervento sovietico in Ungheria], intervenne con toni assai polemici un giovane delegato di Caserta, Giorgio Napolitano, che accusò «il compagno Giolitti» di non vedere «come nel quadro della aggravata situazione internazionale, del pericolo di ritorno alla guerra fredda non solo ma nello scatenamento di una guerra calda, l’intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore dell’Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all’Urss di intervenire con decisione e con forza per fermare l’aggressione imperialista nel Medio Oriente, abbia contribuito in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell’Urss ma a salvare la pace nel mondo»." ( micromega-online-la-lezione-di-giolitti )

Il giorno successivo al ricevimento della laurea honoris causa, Giorgio Napolitano, dopo avere espresso continuamente appelli alla "coesione nazionale", indica un nuovo obiettivo, "L'Italia deve uscire dalla crisi più sobria e più giusta", peccato che, come ha rivelato il Giornale, "Re Giorgio si vanta dei tagli, ma la sua reggia è la più cara del mondo", "I costi della presidenza della Repubblica restano monumentali, soprattutto messi a confronto con i budget di altre istituzioni equiparabili in Europa (dall’Eliseo alla Corte di St. James)".
"Forse per questo il Quirinale, che su sacrifici e risparmi ha una coda di paglia lunga chilometri, ha sentito il bisogno di riaffermare la sua propensione al virtuosismo e alla sobrietà. Pura strategia di marketing, un peccato veniale benvenuto se, come qualsiasi incontro segreto o ufficiale, servirà a schiodare il mercato del lavoro italiano. Ma, detto questo, e Napolitano non ce ne voglia, non prendiamoci in giro. Il Quirinale non ha fatto tagli e risparmi come quelli chiesti agli italiani, semplicemente ha rinunciato ad aumentare le spese come previsto e resta una reggia elefantiaca e costosissima. Re Giorgio e la sua corte costano, nonostante tutto, quattro volte tanto la Corona inglese, tre volte tanto l’Eliseo (e in Francia il presidente è anche il premier di fatto), dieci volte tanto la presidenza tedesca, con il doppio dei dipendenti del re di Spagna e oltre il doppio di quelli della Casa Bianca." (Alessandro Sallusti, "I finti tagli di Re Giorgio" , www.ilgiornale.it)

Ricordiamo a chi parla tanto soventemente di sobrietà, che "il Presidente della Repubblica greco Karolos Papoulias ha chiesto di non ricevere piu' lo stipendio che ammonta a circa 300 mila euro all'anno." Rappresenterebbe un fatto rimarchevole che, una volta tanto, alle parole seguissero, analogamente a quanto avvenuto in Grecia, fatti concreti...

Ad ogni modo, il Presidente della Repubblica ha mostrato il suo vero volto. Se il 31 marzo 2010 rinviava alle Camere il testo del collegato lavoro perchè affermava "che deve essere rivisto (...) l’art 31 (denominato Conciliazione e arbitrato) del ddl lavoro che, come tutti sappiamo ridisegna le norme del codice di procedura civile in materia di conciliazione e arbitrato nelle controversie individuali di lavoro e, al contempo assesta un duro colpo all’art. 18 Statuto dei lavoratori.", adesso Napolitano "entra a gamba tesa nel confronto sul mercato del lavoro contro la Cgil e a sostegno delle posizioni di Monti. Infatti ha dichiarato a repubblica che 'Occorre superare gli impedimenti agli investimenti stranieri' e che, 'la riforma del mercato del lavoro va fatta in funzione di un accrescimento della produttività che, purtroppo in Italia, è stata stagnante'.
Napolitano dimentica che se la produttività in Italia è stagnante questo è dovuto esclusivamente alle imprese che anziché fare investimenti in ricerca, in innovazione e nel processo produttivo hanno preferito investire nella speculazione finanziaria e nei beni di lusso e voluttuari. E se non si fanno investimenti caro presidente la produttività cala anche se aumenta, come in questi anni è avvenuto, lo sfruttamento dei lavoratori ed il lavoro è stato reso sempre più servile a causa della crisi e della precarizzazione sociale." (Ezio Casagranda, "Napolitano, Monti e Fornero: La Trojka contro l'articolo 18", trentinoalternativo.wordpress.com)

A dimostrazione, infine, di come persegua il dialogo democratico con i cittadini italiani, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, "ha dichiarato di non avere in programma incontri con i manifestanti No Tav in Val di Susa. Napolitano ha ricordato che la materia del dialogo con i No Tav non gli compete.

C'è da considerare che le menti integre, amanti della democrazia e più brillanti del Paese sono tutte contro la TAV.

Lo stimato e lungimirante economista Bernard Connolly ha predetto agli investitori e aiEurope responsabili politici presenti alla conferenza organizzata questa primavera a Los Angeles dal Milken Institute che, "'L'attuale politica di prestiti più austerità porterà a disordini sociali' sostenendo che il caso Grecia, Italia, Portogallo e Spagna non ha semplicemente tagliato la strada alla ripresa. Ha poi aggiunto che, 'non bisogna dimenticare che i quattro paesi di cui stiamo parlando hanno tutti avuto guerre civili, dittature fasciste e rivoluzioni. Questa è la storia. E questo è il futuro, se questa follia maligna dell'unione monetaria [europea] continuerà a perseguitare e schiacciare a terra questi Paesi."
Le previsioni di Connolly non sono da sottovalutare poiché già nel 1998 profetizzò il fallimento dell'Euro stante, da un lato l'enorme peso dei debiti sovrani (Italia in testa) e, dall'altro, l'impossibilità da parte degli stessi Stati di emettere carta moneta per far fronte ai debiti a causa della cessione del signoraggio alla BCE.
Per aver espresso
in un libro queste opinioni, venne allontanato dalla istituzioni europee di cui faceva parte, ma si è preso ben presto la sua rivincita facendo quadagnare autentiche montagne di dollari agli hedge fund (Soros, Paulson & Co, Bridgewater Pure Alpha, etc.) che hanno acquistato credit default swap e lucrato su short position di Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia e Spagna (i cosiddetti PIIGS). A differenza di quanto, invece, avvenuto a MF Global di Jon Corzine, ex governatore del New Jersey ed ex uomo di Goldman Sachs, fallita per aver speculato sui titoli sovrani dei Paesi più indebitati dell'area Euro, acquistandone per un importo pari ad oltre 6 miliardi di dollari. (Landon Thomas Jr., "Words of a Euro Doomsayer Have New Resonance", www.nytimes.com)

eu_dees.jpg

E, mentre il governo italiano approva il 20 gennaio 2012 le cosiddette "liberalizzazioni" affermando entusiasticamente che "grazie al DL i salari reali aumenteranno del 12%" - dichiarazione che è mera propaganda tenendo a mente che rimangono immutate le spese per i conti correnti, i mutui e le polizze: il pugno duro annunciato dal governo si intravede solo nella prima bozza del decreto. Nella versione definitiva, invece, filiali e agenzie assicurative continuano a dettar legge e i farmaci di fascia C non potranno “essere venduti in luoghi diversi dalle farmacie" - giungono conferme alle profezie di Connolly, con le proteste, sempre più violente, iniziate in Romania il 12 gennaio. "Il governo per fronteggiare la crisi ha effettuato una srerie di riforme poco popolari, ha scatenato la rivolta di piazza. Che sta diventando incontrollabile.
In realtà è dal 2010 che la Romania è in ebollizione. Dopo un accordo con il Fondo monetario internazionale per "ripianare il debito pubblico", sono state messe in campo delle politiche draconiane: pensioni tagliate del 15%, taglia del 25% agli stipendi dei dipendenti pubblici. Già all'epoca gli osservatori commentarono che quello della Romania era il piano di austerità più duro applicato in Europa. Ora si stanno raccogliendo i frutti." (Articolo, "Quarta notte di scontri in Romania esplode la protesta perla crisi", www.ilmanifesto.it)

Tali proteste non accennano a diminuire, ma aumentano giorno per giorno di intensità.

Il 6 febbraio 2012 il premier Emil Boc si è dimesso. Prevediamo che il prossimo premier sarà il solito tecnocrate-banchiere di BCE-Trilateral-Goldman&Sachs il cui unico compito, come nel caso di Grecia e Italia, non sarà certo quello di salvare la Nazione, ma di fungere da esecutore testamentario: attestare la morte dello Stato Nazionale e cedere tutte le ricchezze nazionali, pubbliche e private, agli speculatori internazionali, legati agli Illuminati, che hanno gonfiato a dismisura i debiti sovrani.

Il 12 febbraio 2012 il Parlamento Greco ha accettato l'incredibile diktat imposto dalla trojka (BCE-UE_FMI), malgrado un durissimo e sacrosanto sciopero di 48 ore. Come titola giustamente un articolo de "il Manifesto", settant'anni dopo il ridicolo attacco dell'Italia mussoliniana, si vogliono briefmarke_luftwaffe.jpgspezzare le reni alla Grecia, con una manovra che porterà alla fame milioni di Greci (licenziamenti dissennati, tagli inumani, totale sparizione del welfare, un PIL in caduta libera, un mercato interno totalmente distrutto). Non dobbiamo dimenticare che la responsabilità di questa situazione grava tutta sulla Germania, che si è dissenntamente opposta agli Eurobond.

E' inaccettabile che una comunità statuale con una moneta unica, una comunità che ha sottratto il signoraggio agli Stati membri, non abbia un'unica obbligazione, l'Eurobond. Sarebbe come se negli Stati Uniti ogni Stato emettesse obbligazioni proprie garantite dal bilancio di quell'unico Stato, un fatto ovviamente del tutto assurdo e irrazionale.

Come ha giustamente preconizzato Connolly, in diversi Paesi dell'Eurozona si stanno verificando le stesse condizioni che hanno portato alla dissoluzione della Repubblica di Weimar negli anni Trenta del secolo scorso, con la vittoria strepitosa del Nazionalsocialismo di Adolf Hitler. Milioni di cittadini di tutta Europa senza lavoro, senza soldi e senza casa saranno facile preda di movimenti ultranazionalisti che avranno un unico nemico: la UE dominata dalle Banche, dagli strapagati burocrati europei, dalle multinazionali, dagli speculatori internazionali e dalla Germania di Angela Merkel.

Questo illuminante e coraggioso articolo de "il Tempo" dimostra che la Grecia ha subito in questi giorni un attacco non molto dissimile da quelli che dovette subire nel 1941 prima dall'esercito da operetta di Benito Mussolini e successivamente quello ben più distruttivo delle Panzerdivisionen tedesche di Adolf Hitler. "Se fossimo meno conformisti ed istituzionalmente paludati con gli stranieri almeno quanto siamo pronti al bordello televisivo quando parliamo di noi, la visita in Italia del presidente federale tedesco Christian Wulff poteva essere l’occasione per porgli un paio di domande. Non parliamo delle accuse di aver ricevuto favori e regali illeciti che gli muovono in patria, compresa una vacanza pagata a Castiglioncello. A Wulff, che ha approfittato dell'ospitalità al Quirinale per dire che Monti è ok 'ma non deve fermarsi a metà strada' (immaginiamo Napolitano che dice le stesse cose a Berlino su Angela Merkel), ci piacerebbe chiedere altro. Primo: se trova in linea con lo spirito e la lettera dell'Unione europea che il nuovo trattato di bilancio sia adottato senza informarne le opinioni pubbliche né chiedere una ratifica popolare o parlamentare. Nel '92 per il trattato di Maastricht occorsero quattro anni di confronti, e direttamente o attraverso i loro eletti i cittadini dissero la loro, con non poche bocciature. Adesso la Germania impone che misure destinate a cambiare ancora più la vita degli individui e delle società siano decise con maggioranze condominiali da una ristretta oligarchia riunita a Bruxelles o meglio ancora in conference call con Berlino. Seconda domanda: se, nella sua qualità di garante della Costituzione tedesca del ‘49, che ha tra i pilastri la non ingerenza negli affari de/span, sans-serifgli altri paesi – e in base a questa la Germania si è astenuta da tutte le operazioni militari non autorizzate dall'Onu – ritiene normale che la Merkel vada a fare campagna con Nicolas Sarkozy nelle elezioni per l'Eliseo. Mentre il segretario della Cdu, il suo partito, spiega che lo sfidante socialista Francois Holland “propone concetti vecchi e polverosi e fantasie di sinistra che renderebbero difficile un proseguimento della solidarietà europea”. Scusi Herr Wulff, lungi da noi la simpatia per la sinistra polverosa, ma di quale solidarietà stiamo parlando? Atene che brucia ci ricorda sinistramente un romanzo ed un film di successo, appunto 'Parigi brucia?'. Era la domanda che Adolf Hitler ripeteva ossessivamente al governatore militare tedesco Dietrich von Choltitz mentre questi stava firmando la resa agli Alleati. Il Fuhrer voleva che la Wermacht non lasciasse dietro di sé altro che ponti e monumenti in fiamme: una Ordalìa punitiva per non essersi assoggettati al disegno egemonico nazista. (...) Quando (...) Berlino e Bruxelles avranno stabilito che l'austerità della Grecia non basta ancora, ci accorgeremo che più che di un popolo si dovrebbe parlare di popoli: gli europei. Perché ciò che la Germania e gli altri governi tutti più o meno con la coda tra le gambe stanno imponendo alla culla della civiltà mondiale, l'Europa appunto, è una regressione dalla democrazia, dai diritti, dal benessere. In nome dei conti in ordine, si dice, e del fatto che la Grecia ha truccato i bilanci. Ma allora perché quando questo è saltato fuori non la si è allontanata dall'euro? Perché, a novembre 2011, quando l'ex premier George Papandreu ha proposto la cosa più ovvia in una democrazia, di sottoporre a referendum se accettare gli aiuti oppure tornare alla dracma, la Merkel e gli altri maggiorenti europei ne hanno preteso le dimissioni seduta stante e il rimpiazzo con un governo tecnico? Se la Grecia è brutta, sporca, cattiva e inaffidabile, nulla obbliga i tedeschi (e noi) a tenerla nel club. Nulla, tranne forse ciò che già si sa e che via via sta affiorando dalle inchieste del Wall Street Journal e dell'Herald Tribune. Gli interessi della banche tedesche e francesi? Certo, ma non solo. Adesso salta fuori che l'estate scorsa la Merkel e Sarkozy imposero ad Atene una commessa per sottomarini prodotti dalla ThyssenKrupp, 223 carri Leopard dismessi dalla Bundeswehr, fregate ed elicotteri francesi, 60 caccia intercettori di tedeschi. Una spesa militare pari nel 2012 al tre per cento del Pil, oltre il triplo dell'Italia, che ha lasciato allibiti gli stessi vertici della Nato. (...) Del resto lo stesso Lucas Papademos, assai più docile di Papandreu, aveva provato a proporre alla troika europea di tagliare le spese militari e non quelle sanitarie: risultato, un “nein” imperioso; così il massimo rimborso cui i greci avranno diritto per medicinali sarà di 23 euro l'anno. Ma qui si torna anche alla finanza. Il meccanismo di default pilotato del debito greco prevede che la svalutazione dei bond non riguardi i governi, Germania in primis, e quanto alle banche che sia compensato da garanzie collaterali che Atene dovrà fornire, a cominciare dal versamento degli interessi in un fondo chiuso accessibile ai paesi forti dell'Europa. Il risultato è che secondo i calcoli dell'Ocse a fine 2014 il Pil della Grecia regredirà al livello dell'Egitto, a fine 2015 della Nigeria. Abbiamo già raccontato come perfino uno squalo mondiale della speculazione come George Soros sia rimasto scandalizzato dalla dottrina Merkel. Noi temiamo che dopo lo scandalo accadrà di peggio: un'ondata antitedesca e antifrancese, e in generale antieuropea, che non verrà solo da piazza Syntagma, ma da molte altre piazze. E che alimenterà un fasciocomunismo di ritorno, a cominciare dai quei paesi border line che sono stati sotto dittatura fino a pochi anni fa. E che la Germania aveva pur sempre contribuito a liberare dal giogo, abbattendo il muro di Berlino e poi esportando benessere: quando però i suoi governanti si chiamavano Kohl e Schroeder, non Merkel." (Marlowe, "Berlino affama la Grecia ma gli vende i sottomarini", www.iltempo.it)

athen_kolonne_von_panzer_iv.jpg

La Germania e la Francia stanno condannando decine di migliaia di Greci a morire di malattia, essendo stata tagliata ogni forma di rimborso delle medicine in cambio dell'acquisto di rugginosi carri armati e di inutile ferraglia distruttiva!

La "scuola di Francoforte" ha definito totalitarismo lo stesso capitalismo. Se Adorno o Marcuse avessero visto la realizzazione del Superstato Europeo, lo avrebbero considerato la dimostrazione empirica delle loro tesi, soprattutto se consideriamo il controllo ferreo che i teutonici hanno sull'intera politica economica e sociale europea. Fortunatamente tanti veri economisti stanno prendendo le distanze da una struttura politica che calpesta i diritti e la sopravvivenza dei popoli per favorire gli interessi della Germania, delle Banche e della Speculazione Internazionale.

Questa cosiddetta "comunità europea" è sempre più distante dai sogni dei cittadini europei. Stati trasformati in Protettorati, governi fantoccio alla cui guida vengono posti i Quisling voluti dalla Germania e tanti pavidi premier che ricordano i Daladier e i Chamberlein che svendettero nel 1938 una forte Cecoslovacchia in cambio di una pace che durò appena una quindicina di mesi.
E' meglio non avere uno Stato Europeo se questo Stato non è altro che una sorta di di Quarto Reich tedesco, in cui non vengono permessi referendum democratici, come avvenuto in Grecia.

nuremberg_rally.jpg

Tutto ciò può apparire eccessivo, ma la conferma (una delle tante) che la Comunità Europea nacque fin dal principio dominata dai Tedeschi e dai Francesi si trova in questo brano: "'I centri commerciali della Comunità si trovavano a Bruxelles, ma il suo vero nucleo risiedeva nell'unità franco-tedesca'. La Comunità Europea fu, dunque, pensata anche come 'alternativa' al piano statunitense di integrazione europea che aveva preso corpo con il piano Marshall e con la fondazione della NATO (Holdsbawm)" (Antonio Desideri e Mario Themelly, "Storia e Storiografia il Novecento: dall'età giolittiana ai nostri giorni", G. D'anna Casa Editrice S.p.A., 1997, Firenze, pag. 960)

Però, come abbiamo visto, comincia la fronda contro i responsabili della "sospensione di democrazia". A parte gli ispirati economisti neokeynesiani del MMT che hanno salvato l'Argentina dal FMI,

 

"Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non produce i beni necessari. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi." (John Maynard Keynes)

 

Tantissimi sono gli economisti che non lesinano critiche feroci nei confronti della cosiddetta politica economica "salvifica" del prof. Monti.

Ricordiamo che, per chi volesse ascoltare le opinioni e soprattutto le vere soluzioni di economisti liberi, non al soldo dei potentati mondiali e del "libero" mercato, l'appuntamento è allo Stadium Rimini nelle giornate del 24-25-26 febbraio 2012. Il sito a cui fare riferimento è il seguente: http://www.democraziammt.info

Con le misure approvate dal Parlamento Greco da cui si sono dissociati quaranta parlamentari onesti, "la Grecia non ha salvato se stessa, ma ha salvato l’Euro e le banche europee da un sistemico rischio contagio (effetto domino) che avrebbe reso incontrollabile il sistema e che in un amen sarebbe riuscito a polverizzare quel clima di fiducia e positività che si è venuto a generare negli ultimi mesi. Con il piano di austerity di ieri si è firmata una condanna che sintetizzerei con la frase “commissariamento perpetuo” e “impoverimento strutturale”. Succhieranno tutto il sangue possibile ed immaginabile, cederanno asset, e renderanno la Grecia una provincia della Germania e degli stati più ricchi. C’erano alternative? Si, il default. Ma cosa avrebbe comportato? Innanzitutto una catastrofe nell’Eurozona. E poi per la Grecia l’inizio di una nuova storia. Partendo però DAL NULLA (non dimentichiamolo).
La domanda sorge spontanea: alla fine era meglio farla fallire? Sbaglierò, ma…alla fine…chi è che ha falsificato i conti in bilancio? Quindi forse se lo sarebbe meritato. Invece per altri versi, la Grecia ahimè era da salvare. Però come sempre ci si è mossi troppo tardi. Bisognava intervenire prima in modo strutturare e concreto. Un monito IMPORTANTE per gestire la prossima crisi: quella del Portogallo."
(Dream Theater, "The Day After: la Grecia salva l'Euro ma non salva se stessa", intermarketandmore.finanza.com)

Se questa crisi continuerà ad essere gestita dalle stesse istituzioni che l'hanno innescata, ben presto, nella sola Europa si conteranno milioni di cadaveri abbandonati per strada. E la responsabilità, per l'ennesima volta, sarà soprattutto della Germania e dei suoi Quisling.

buchenwald_corpses.jpg

Anche in Sicilia, a meta gennaio, è scoppiata una rivolta generalizzata definita "il movimento dei forconi" che va estendendosi a macchia d'olio. Ovviamente, i media nazionale hanno messo, quasi tutti, la sordina alla notizia. "Abbiamo più volte sottolineato (...) come la realtà costruita dai media mainstream si manifesti profondamente distonica rispetto al paese reale, fino al punto da costituire un vero e proprio mondo di fantasia, edificato a tavolino con la connivenza di pennivendoli ed anchor men compiacenti, con il solo scopo d’indirizzare l’opinione pubblica, laddove il potere finanziario e politico desidera che essa vada ad incagliarsi." (Marco Cedolin, "I Forconi in Sicilia, censurati dai tg", ilcorrosivo.blogspot.com)

bennettbuggy.jpgDal 22 gennaio 2012, la protesta dei TIR contro il costo dei carburanti che è, a causa delle accise, il più oneroso d'Europa e che presto costringerà gli Italiani a tornare alla trazione animale, si è estesa in tutta Italia, il prodromo di ciò che avverrà a breve in Italia e in Europa.
"Le pressioni sull’eurozona, l’austerity del settore pubblico e le tensioni sociali cospireranno per creare la tempesta perfetta da cui nessuna nazione uscirà illesa. A tratteggiare questo scenario apocalittico è Saxo Bank, banca specializzata nel trading e negli investimenti online, che nelle sue previsioni finanziarie per il primo trimestre del 2012 parla di quello appena iniziato come di un anno di grandi cambiamenti, potenzialmente il culmine della crisi finanziaria globale scaturita nel 2008.(...)
Ma poiché i leader dell’Ue hanno commesso l’errore di attribuire la causa dellaslimesm_dees.jpg crisi del credito e del debito sovrano alla disponibilità di liquidità anziché alla solvibilità, 'Saxo Bank ritiene che una nuova crisi sia inevitabile e che la prospettiva di crescita per l’Europa sia in gran parte negativa'. Negli Stati Uniti – dove si prevede una crescita più forte rispetto alle altre nazioni - il focus sarà mantenuto sul bilanciamento dei tagli della spesa per alimentare una possibile riduzione delle tasse. Mentre in Asia la crescita è attesa dalla banca danese molto più debole rispetto all’opinione generale, e questo perchè la Cina affronterà pesanti interventi per riequilibrare la sua economia. L’incertezza è grande in quest’area poiché il regime cinese è in grado di incidere sulla propria economia con un livello di intensità e rapidità non conseguibile in altre zone del mondo. 'La tempesta perfetta arriverà', (...) ha commentato Steen Jakobsen, chief economist di Saxo Bank." (Articolo, "Saxo Bank: in arrivo una tempesta perfetta nel 2012?" , www.blurating.com)

In questo video, il deputato europeo Nigel Farage parla del "completo e totale fallimento dell'euro, della Germania che domina pericolosamente la Comunità Europea, e dei governi fantoccio in Grecia e Italia". Ovviamente, la maggior parte dei media italiani, sempre allineati nella censura, non hanno dato il pur minimo risalto alla cosa, pur trattandosi di dichiarazioni devastanti.

Pubblicisti e politici sembrano dimenticare che le attuali condizioni di Grecia, Italia e altri Stati dell'Eurozona sono identiche a quelli del Francia della seconda metà del secolo XVIII. "Il terzo stato costituiva il 98% della popolazione ed era la classe maggiormente tassata, in quanto la tradizione monarchica francese prevedeva dei consistenti privilegi per la nobiltà e il clero. I raccolti andati a male, le carestie ed il clima avverso portarono in quegli anni ad una forte inflazione, mentre le tasse elevate non bastavano allo Stato per soddisfare le proprie esigenze. Il prezzo del pane aumentò a dismisura, costringendo la gente comune alla miseria. La situazione economica era aggravata anche dagli sprechi. (...)

La necessità di risolvere la gravissima crisi in cui la Francia era precipitata non trovò soluzione nell'operato dei successori di Luigi XIV (Luigi XV e Luigi XVI). Eguale fallimento ebbero i tentativi di riforma al sistema giudiziario e fiscale. All'inizio del secolo la principale imposta diretta, la taglia, pesava soltanto sui non privilegiati. Per aumentare le entrate fiscali Luigi XVI impose tasse ad ogni ceto sociale, ma nobiltà e clero ne risentirono solo in minima parte. Le nuove imposte (tra cui la capitazione e il ventesimo) continuarono a gravare solamente sul terzo stato e non furono quindi in grado di contrastare il deficit del Paese, facendo aumentare il debito pubblico per tutto il XVIII secolo. L'avversione dei cittadini francesi nei confronti della monarchia aumentò (...). Charles Alexandre de Calonne, nominato Ministro delle Finanze il 3 novembre 1783, intraprese una politica di spese consistenti volta a convincere i potenziali creditori che la Francia godeva di un'ottima solidità finanziaria." [Sembra l'attuale fosco quadro italiano, un debito pubblico spaventoso, pari a 1900 miliardi di euro il cui peso grava solo sui lavoratori statali, sui dipendenti privati esui pensionati minimi]. Sappiamo come andò a finire in Francia:

"La mattina del 13 luglio [1789] quaranta dei cinquanta ingressi che permettevano di entrare a Parigi vennero dati alle fiamme dalla popolazione in rivolta. I reggimenti della Guardia francese formarono un presidio permanente attorno alla capitale, sebbene molti di questi soldati fossero vicini alla causa popolare. I cittadini cominciarono a protestare violentemente contro il governo affinché riducesse il prezzo del pane e dei cereali e saccheggiarono molti luoghi sospettati di essere magazzini per provviste di cibo; uno di questi fu il convento di Saint-Lazare (che fungeva da ospedale, scuola, magazzino e prigione), dal quale vennero prelevati 52 carri di grano."

Tutto il resto è la Storia della Rivoluzione Francese.

coloro_che_dimenticano_condannati.jpg

 

GOLDMAN SACHS

goldmantower.jpg"La The Goldman Sachs Group, Inc. è una delle più grandi banche d'affari del mondo, che si occupa principalmente di investimenti bancari e azionari, di risparmio gestito e di altri servizi finanziari, prevalentemente con investitori istituzionali (multinazionali, governi e privati).
Fondata nel 1869 da Marcus Goldman, un tedesco di origini ebraiche immigrato negli Stati Uniti, la società acquisisce il nome Sachs quando nel 1896 a Marcus Goldman si unisce il genero Samuel Sachs e nello stesso anno viene quotata alla borsa di New York (...), ha sede legale al 200 di West Street, a Lower Manhattan, con filiali importanti anche nei principali centri finanziari mondiali (Londra, Francoforte, Tokyo, Hong Kong). È quotata al New York Stock Exchange.
Fornisce servizi di consulenza su piani di acquisizioni e fusioni fra aziende, su sottoscrizioni di titoli di debito, sulla gestione delle risorse finanziarie e sul prime brokerage, oltre che occuparsi di servizi di proprietary trading e private equity. È anche autorizzata al piazzamento di titoli di debito del Governofedds_dees.jpg statunitense." (Wikipedia, voce: "Goldman Sachs", www.wikipedia.it)
Apprendiamo dalla voce inglese di Wikipedia che il 4 dicembre 1928 l'azienda lanciò il fondo chiuso "Goldman Sachs Trading Corp.", fallito a causa del crollo della borsa nel 1929, danneggiando l'immagine della società per diversi anni a venire.
"A seguito del grande crack del 1929 la banca rischia quasi il collasso per via della grande esposizione assunta sul finire degli anni '20 sul mercato azionario, anche tramite fondi d'investimento venduti al pubblico, come il Goldman Sachs Trading Corporation, Shenandoah Corporation e Blue Ridge Corporation, dal funzionamento simile allo schema di Ponzi o marketing piramidale. La reputazione della Goldman Sachs ne soffre per diversi anni. Sul punto John Kenneth Galbraith scrisse: 'l'autunno del 1929 fu forse la prima occasione in cui gli uomini riuscirono a truffare se stessi'." (Wikipedia, voce: "Goldman Sachs", cit.)

"Goldman Sachs, colei che comanda e domina questo clamoroso «Schema Ponzi» che ormai funziona da anni e che non potrà che essere solo marginalmente limitato in futuro, ma mai estirpato. Infatti, come ben sapete, il mondo è tecnicamente in default e il debito in scadenza non è esigibile, se non grazie al cash ottenuto dall’emissione di nuovo debito. Se questo non è «Schema Ponzi»...
E dopo aver distrutto con la finanza strutturata il sistema economico, succhiandone il sangue e portando l’economia globale in una fase di crisi senza eguali nella storia, oggi ci ritroviamo con l’ennesima favolosa messa in scena. Goldman Sachs che ci fa la morale e ci dice esattamente cosa deve fare l’Europa per uscire dalla crisi."
(Articolo, "EUROZONA: Le soluzioni per uscire dalla crisi", intermarketandmore.finanza.com)

Un'altra crisi per l'azienda si verificò nel 1970 quando la Penn Central Transportation Company fallì, con 80 milioni di dollari di "commercial paper outstanding" (una sorta di pagherò cambiario delle imprese) la maggior parte dei quali erano stati emessi da Goldman Sachs.

Ma è con l'attuale crisi economica mondiale, esplosa nel 2008, che la trama diventa sempre più fitta.

"Il 16 aprile 2010 Goldman Sachs è stata inaspettatamente incriminata per frode dalla SEC, l'ente governativo statunitense preposto alla vigilanza della Borsa valori.
Al centro dello scandalo vi sarebbe il titolo Abacus 2007-AC1, un complesso sistema, attraverso il quale la banca d'affari avrebbe di fatto truffato i propri clienti, tra i quali figurano anche grandi istituzioni finanziarie internazionali. L'apertura di questo procedimento giudiziario ha spinto al ribasso molti titoli bancari nelle borse europee e statunitensi. Il procedimento è stato formalizzato dalla SEC non con un voto unanime, come accaduto in passato per casi di tale portata, ma con un voto a maggioranza che ha visto i 3 membri della commissione di nomina democratica votare a favore, e i due membri di nomina repubblicana votare contro."
(Wikipedia, voce: "Goldman Sachs", cit.)

"Due dettagliatissime indagini sulle cause del collasso finanziario condotte dalle competenti commissioni d’inchiesta americane hanno identificato la GS tra le principali “fucine” del rischio e dei default.
Il cosiddetto Rapporto Levin della Commissione Permanente per le Indagini del Senato Usa dedica più di 250 pagine all’analisi dei comportamenti della citata banca d’affari. Esso segnala ben 12 casi di conflitto di interesse. Il primo riguarda le posizioni al ribasso assunte all’insaputa di tutti contro i titoli da lei “impachettati” per differenti clienti.
Si trattava dei derivati Cdo, chiamati Hudson, Anderson e Timberwolf, legati ai mutui subprime e alle ipoteche immobiliari. Nel 2007 intascava da queste operazioni un profitto di ben 1,7 miliardi di dollari mentre invece i detentori dei titoli vedevano il loro valore crollare anche per l’effetto di questi giochi speculativi.
La Goldman Sachs non aveva rivelato l’inserimento in alcuni specifici Cdo offerti ai clienti anche di derivati Cds da lei controllati per 1,2 miliardi di dollari. Evidentemente l’intento era quello di trasferire ad altri i titoli a rischio [cd. titoli tossici] in suo possesso.
Nel caso del Cdo sintetico Abacus, la GS permise ad un cliente, l’hedge fund Paulson & Co. Inc, di selezionare i sottostanti (asset) di un Cdo, ben sapendo che lo stesso cliente era impegnato in operazioni al ribasso sul titolo. Poi sollecitò gli investitori a comprare pur consapevole che essi avrebbero perso alla grande. Naturalmente la GS ottenne laute commissioni e l’hedge fund incassò 1 miliardo di dollari.
La stessa banca, che era stata nominata e profumatamente pagata come “agente liquidatore” di alcuni titoli in caduta libera, ritardò deliberatamente le operazioni facendo perdere somme enormi ai loro detentori. (...)
Il ruolo della GS, insieme a quello degli altri primi attori di Wall Street, è al centro anche delle analisi della “Commissione nazionale Angelides” sulle cause della crisi economica e finanziaria negli Usa. Anche in questo rapporto vignettavengono esposte le speculazioni al ribasso “nascoste” fatte su titoli a rischio e di bassa qualità che la GS metteva sul mercato. La sua strategia fu ammessa da un alto dirigente che aveva invitato l’intera struttura della banca a un aggressivo collocamento di tali titoli tra gli investitori. “Vogliamo essere nella posizione di trarre vantaggio quando il mercato andrà in distress (cioè in fibrillazione e in perdita)”, così egli affermava.
Quando nel caso specifico del Cdo Abacus 2007-AC1 la Security Exchange Commission, la Consob americana, l’accusò di frode, la GS nel luglio scorso fu pronta a pagare senza battere ciglio 550 milioni di dollari di multa pur di chiudere il caso e sottrarsi all’attenzione della pubblica opinione." (Mario Lettieri e Paolo Raimondi, "Parmalat e Goldman Sachs: un rapporto particolare", www.dazebaonews.it)

In questo link si può scaricare (in formato .pdf) il citato Rapporto Levin della Commissione Permanente per le Indagini del Senato degli Stati Uniti, dal titolo: "WALL STREET AND THE FINANCIAL CRISIS: Anatomy of a Financial Collpase".

 

"Per capire come Goldman Sachs e le banche d’affari americane governano il mondo e gestiscono le leve della crisi mondiale, bisogna guardare il film “Inside Job” del regista americano Charles Ferguson. E’ un cine-documentario sulle origini della crisi economica che nel 2008 ha investito il mondo, provocado uno tsunami di licenziamenti e le tendopoli nei boschi americani per chi non ha più un lavoro e una casa. Il film lo hanno visto milioni di americani e probabilmente migliaia di indignados che stanno assediando in questi giorni Wall Strett. Cosa spiega il film? Una cosa molto semplice: la crisi economica è stata provocata da un’industria finanziaria fuori controllo e i responsabili sono i manager delle grandi banche d’affari. Goldman Sachs è in prima fila.

 

(...) Quando nel 2001 George Bush diventò presidente degli Stati uniti l’industria finanziaria erano nelle mani di cinque banche d’investimento (Goldman Sachs, Morgan Stanley, Lheman Brothers, Merrill Lynch, Bear Sterns) due gruppi finanziari (Citigroup, Jp Morgan), tre compagnie di assicurazioni (Aig, Mbia, Ambac) e tre agenzie di rating (Moody’s, Standard & Poors, Fitch). Attraverso il processo di cartolarizzazione incrociavano mutui e prestiti e rivendevano il debito attraverso i Cdo (Collateralized Debt Obligation) che le agenzie di rating valutavano con triple A (mentre invece erano, in molti casi, titoli spazzatura). Tra i prestiti rischiosi c’erano i mutui subprime, che a migliaia furono compressi in Cdo con triple A emesse dalle agenzie di rating. Le banche d’investimento preferivano i mutui subprime perché apportavano un maggior tasso di interesse, quindi guadagni alti.(...) Nel 2007 il giornalista Allan Sloan pubblicò un articolo su Fortune Magazine e denunciò il rischio di un crollo finananziario causato dalle banche d’investimento. In quel periodo una enorme quantità di Cdo senza valore furono acquistati dal Sistema di pensionamento dei pubblici impiegati del Mississipi, che forniva servizi a oltre 80 mila pensionati: l’organizzazione perse oltre 1 milione di dollari e denunciarono la Goldman Sachs. La banca d’affari vendeva tonnellate di Cdo, ma alzò il livello di rischio: cominciò a scomettere contro quei titoli finanziari, spacciandoli ai clienti come investimenti di alta qualità.
Sempre nel 2007 la Goldman Sachs comprò 22 miliardi dollari di Credit default swap dalla Aig. Era una somma così elevata che la Goldman Sachs realizzò che la Aig poteva finire in bancarotta (cosa che poi ha rischiato davvero nel 2008, chiedendo l’aito della Federal Reserve). Quindi spese 100 milioni di dollari per assicurarsi contro un fallimento della Aig. Poi iniziò a vendere speciali Cdo che, più soldi i clienti perdevano, più Goldman Sachs ne guadagnava.
goldman_sacks_the_worldNell’aprile del 2010 i dirigenti della Goldman Sachs furono costretti a testimoniare al Congresso americano: Daniel Sparks, ex capo reparto mutui della Goldman (2006-2008) dovette riferire su alcune email in cui definiva certe transazioni “affari di merda”. Fabrice Tourre, direttore esecutivo prodotti strutturati della Goldman Sachs vendeva azioni che definiva “cacca”. Llyod Blankfein, presidente di Goldman, e David Viniar, vicepresidente esecutivo, sotto le pressanti domande del senatore Carl Levin, furono costretti ad ammettere che sapevano di vendere spazzatura.
A settembre 2008 la Lehman aveva finito i soldi e l’industria finanziaria stava affondando. La Aig doveva 13 miliardi di dollari ai proprietari di Credit default swap e tra questi c’era la Goldman Sachs. Il governo americano decise di assumereva il controllo di Aig e chiese al Congresso lo stanziamento di 700 miliardi di dollari per salvare le banche di investimento: 61 miliardi andarono alla Goldman Sachs. Paulson, Bernenke e Geithner (diventato nel frattempi segretario al Tesoro con Obama) costrinsero la Aig a pagare il prezzo intero, invece di negoziare prezzi più bassi. Paulson e Geithenr costrinsero la Aig a privarsi del diritto di denunciare la Goldman Sachs per frode. Ma nel 2010 la Sec ha incriminato la Goldman Sachs per frode, per aver venduto i titoli Abacus 2007 Ac1 con il chiaro intento di truffare importanti clienti." (Enzo di Frenna, "Goldman Sachs e il default mondiale nel 2012" , www.enzodifrennablog.it)

Una preziosa aggiunta de "il manifesto" su Goldman Sachs, "gli uominigs.png Goldman Sachs hanno una caratteristica: vengono prestati alle istituzioni. Spesso hanno lavorato come advisor: consigliano alla banca come fare affari con i beni pubblici privatizzati.
I «padroni dell'universo». Un soprannome modesto per gli uomini di punta di Goldman Sachs (GS). Una banca d'affari con 142 anni di vita, più volte sull'orlo del baratro, da sempre creatrice di conflitti di interesse terrificanti, da far impallidire - per dimensione e pervasività - quelli berlusconiani.
Famosa per «prestare» i propri uomini alle istituzioni, quasi dei civil servants con il pessimo difetto di passare spesso dalla banca privata ai posti di governo. Come peraltro i membri della Trilaterale o del Bilderberg Group. Mario Monti è uomo accorto: è presente in tutti e tre. Per GS ha fatto finora l'international advisor, come anche Gianni Letta, dal 2007, nonostante il ruolo di governo. Cos'è un advisor? Beh, è un consigliere; una persona in grado di indicare a una banca internazionale i migliori affari in circolazione. Specie quando uno Stato deve privatizzate le società pubbliche. Sta nella buca del suggeritore, ma può diventare premier... E GS ha comunicato ai mercati in tal caso lo spread per i Btp italiani calerebbe a 350 punti in un lampo.
È la banca che ha inventato (subito copiata dalle altre) i prodotti derivati, quei 600mila miliardi di dollari virtuali che stanno strangolando il mondo. Che ha aiutato i conservatori greci a nascondere lo stato reale dei conti pubblici davanti alla Ue. Che ha mandato l'amministratore delegato Henry Paulson, nel 2006, a fare il ministro del tesoro di Bush figlio. Dopo il crack di Lehmann Brothers inventò il piano Tarp: 700 miliardi di dollari statali per salvare le banche private anche a costo di far esplodere il debito pubblico Usa. GS riuscì in quel caso a intascare buona parte dei 180 miliardi destinati al salvataggio di Aig, gruppo assicurativo.
(Francesco Piccioni, "GS la banca d'Affari -vivaio dei padroni dell'universo", www.ilmanifesto.it)

vignetta

"Goldman Sachs governa l'Europa? Posta in questo modo, la domanda può far sorridere. Ma la stampa francese s'interroga sull'influenza esercitata dalla banca d'affari statunitense: Mario Draghi ne è stato vice-presidente per l'Europa dal 2002 al 2005, Mario Monti consigliere internazionale dal 2005, mentre Lucas Papademos, nuovo premier greco, era governatore della banca centrale del suo paese quando Goldman Sachs truccò i conti del paese. A sottolineare i rapporti tra l'istituto americano e diversi leader europei è Marc Roche, corrispondente di Le Monde a Londra e soprattutto autore di un libro di rilevo : 'La Banca. Come Goldman Sachs dirige il mondo', premiato nel 2010 con il Premio del libro di economia.
(...) La nuova generazione di industriali rispetta meno il vecchio establishement e chiede trasparenza. Ma proprio questa manca a Goldman Sachs, scrive ancora Roche : 'La banca ama piazzare i suoi uomini senza lasciar mai cadere la maschera. Per questo i suoi uomini ligi nascondono questa filiazione quando danno un'intervista o conducono una missione ufficiale (come fu il caso di Monti, che si è visto affidare nel 2010 uno studio sul mercato unico europeo dal presidente della Commissione)'."
(Giampiero Martinotti, "Le mani di Goldman Sachs sulla crisi europea", www.repubblica.it)
ronp_dees.jpg

"La 'cupola' di Goldman Sachs domina il mondo? Se lo domandano in molti in Europa e non solo. In un articolo sul ‘Fatto Quotidiano’ Roberta Zunini ci ricorda un po’ la storia comune delle tre personalità nella banca d’affari.
Scrive Zunini: 'Governatori dal capo cinto d’alloro finti inviati a redimere le corrotte province dell’Impero, sull’orlo della bancarotta, piuttosto che massoni tanto spietati quanto fedeli della «loggia americana Goldman Sachs». Il neo establishment europeo, forte dell’ingresso di Mario Draghi, Mario Monti e Lucas Papademos alla testa rispettivamente della Banca centrale europea, del governo italiano e di quello greco, lascia perplessa la stampa internazionale'.
'Mario Draghi – ricorda - fu addirittura vicepresidente della Goldman Sachs International per l’Europa tra il 2002 e il 2005, con il compito ufficiale di occuparsi delle imprese dei paesi sovrani, ma corso in aiuto alla Grecia “camuffando i suoi conti grazie a prodotti finanziari swap'. Monti, dal 2005 a ieri consigliere internazionale di Goldman, sarebbe stato a lungo un 'apritore di porte' con il compito di entrare nel cuore del potere europeo per difendere gli interessi di GS. Dal catalogo Goldman, il neo premier aveva la missione di consigliare i vertici della banca su non meglio specificati 'affari europei e i grandi dossier della politica mondiale'. Papademos, già governatore della Banca centrale greca tra il ‘94 e il 2002, avrebbe invece giocato un ruolo importante con l’aiuto della Goldman nel nascondere i rovinosi conti pubblici ellenici. Ma la banca d’affari, al contrario degli istituti suoi concorrenti, non cerca di fare pressione sui deputati, sui ministri, insomma sugli esponenti delle compagini politiche europee, bensì cerca di mettere direttamente i suoi consiglieri o gli ex esponenti del suo vertice a capo delle Banche centrali o delle commissioni europee. Mario Monti è stato infatti a lungo commissario europeo'."
(Articolo, "La massoneria di Goldman Sachs", blogpost.blitzquotidiano.it)burndol_dees.jpg

"La Goldman Sachs? Una banca d’affari che in Europa ha «tessuto una rete d’influenza unica sedimentata nel corso dei lustri grazie a una fitta trama sia pubblica, sia sotterranea».
A dirlo non sono i soliti quattro gatti appassionati di trame e complotti internazionali, ma quelli di Le Monde. La bibbia dei “gauche caviar” d’Oltralpe parte da Mario Monti e Mario Draghi per accusare la banca d’affari statunitense di gestire un occulto direttorio europeo capace di manovrare, in base ai propri interessi, gli uomini chiamati prima a generare e poi governare la crisi dell’euro.
La caccia di Le Monde ai Goldman’s Boy parte proprio da Mario Monti. Come ricorda il quotidiano francese il nostro premier in pectore ha collezionato non solo l’incarico di consigliere internazionale della Goldman Sachs, conferitogli nel 2005, ma anche le cariche, non proprio ininfluenti, di presidente della Commissione Trilaterale e di socio del Bilderberg Group.
Ma l’appartenenza alla Trilaterale e al Bilderberg sembrano dei requisiti irrinunciabili per tutti i Messia delle disastrate nazioni europee. (...)
Ben peggiori sono però, ricorda Le Monde, i sospetti che circondano Mario Draghi l’attuale governatore della Bce, titolare tra il 2002 e il 2005 della carica di vice presidente della Goldman Sachs International. In quel fatale 2005 la Goldman Sachs rifila alla Grecia gli strumenti finanziari indispensabili per nascondere i debiti e metter piede nell’euro. A render possibile il raggiro targato Goldman Sachs contribuisce non poco Lucas Papadémos, il premier greco, membro come Mario Monti della Commissione Triennale, chiamato oggi - al pari del “Supermario” nostrano - a salvare la patria in pericolo.
Una patria accompagnata da lui stesso sull’orlo del precipizio quando, da governatore della Banca Centrale di Atene, affida a Petros Christodoulos, un ex gestore di titoli della Goldman, lo scellerato maquillage dei conti ellenici.
Non a caso Lloyd Craig Blankfein, presidente dal 2006 della Goldman Sachs e grande finanziatore delle campagne elettorali di Obama, spiega così il suo mestiere di banchiere. «Io faccio il lavoro di Dio»." (Gian Micalessin, "Ecco perché l'Europa è nelle mani di Goldman Sachs", www.il giornale.it)

barky_dees.jpgRicordiamo che "Wall Street's top investment bank [Goldman Sachs] was a generous contributor to Obama's presidential campaign." e che, come vedremo in seguito, il presidente di Goldman Sachs, l'ebreo Lloyd Blankfein, ha visitato la Casa Bianca almeno dieci volte.

Le porte girevoli... "Diverse polemiche suscita, in generale e in particolare riguardo a Goldman Sachs, il fenomeno conosciuto come revolving doors (in inglese: "porte girevoli"), per cui determinate persone passano da responsabilità pubbliche a ruoli di vario genere all'interno della banca d'affari e viceversa, configurando un potenziale conflitto di interessi.
I casi più controversi riguardano il ruolo di diversi dirigenti nel contesto della crisi economica del 2008-2010, come ad esempio Henry Paulson: Segretario del Tesoro degli Stati Uniti dalla metà del 2006 al gennaio 2009, ha lavorato in Goldman Sachs a partire dagli anni settanta fino a diventarne direttore operativo (1994-1999) e amministratore delegato (1999-2006). Il lobbista della Goldman Sachs Mark Patterson è stato poi posto alla testa dello staff del Segretario del Tesoro Timothy Geithner, nonostante il presidente Barack Obama, nella sua campagna presidenziale, avesse promesso che l'influenza dei lobbisti nella sua amministrazione sarebbe stata fortemente ridimensionata. Nel febbraio 2011, il Washington Examiner riporta che Goldman Sachs nel 2008 ha intensamente finanziato la campagna presidenziale di Obama del 2008 e che il suo chairman Lloyd Blankfein ha visitato la Casa Bianca almeno dieci volte.
Altri dirigenti di Goldman Sachs che hanno ricoperto ruoli pubblici negli USA:
  • Robert Rubin, Segretario al Tesoro degli Stati Uniti d'America dal 1995 al 1999, socio dal 1966 al 1992 della banca e co-presidente della stessa dal 1990 al 1992
  • Robert Zoellick, Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti d'America dal 2001 al 2005 e presidente della Banca Mondiale dal 2007, è stato managing director di Goldman Sachs dal 2006 al 2007
  • Joshua Bolten, capo di gabinetto della Casa Bianca di George W. Bush dal 2006 al 2009 è stato direttore esecutivo di Goldman Sachs International a Londra dal 1994 al 1999
Il dibattito sulle "porte girevoli" di Goldman Sachs si è riaperto in Europa in occasione delle crisi di governo nazionali di fine 2011, in particolare in Grecia e Italia. Alcuni hanno accusato la società di esercitare influenze poco trasparenti su economia e politica. Altri hanno spiegato come sia comprensibile che persone che hanno ricoperto ruoli pubblici vengano assunte a diverso titolo da Goldman Sachs per la loro competenza o per il loro networking, non vedendo in questo nulla di strano (o al limite un fenomeno "non particolarmente commendevole"), e criticando come infondate le teorie tendenti al cospirazionismo.
Alcune persone notorie che hanno avuto rapporti a vario titolo con Goldman Sachs e che hanno assunto incarichi di rilievo in Europa sono:
  • Mario Draghi, Governatore della Banca d'Italia dal 2006 al 2011 e della Banca centrale europea dal 2011, è stato vice-presidente di Goldman Sachs per l'Europa dal 2002 al 2005
  • Gianni Letta, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri nei governi guidati da Silvio Berlusconi
  • Mario Monti, Commissario europeo dal 1994 al 2004 e Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana dal 2011, è stato consulente di Goldman Sachs
  • Lucas Papademos, primo ministro della Grecia dal 2011."
  • Mark Carney, governatore della Bank of Canada dal 2008 e presidente del Financial Stability Board dal 2001, ha lavorato per tredici anni alla Goldman Sachs
  • Romano Prodi, presidente dell'IRI dal 1982 al 1989 e dal 1993 al 1994, Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana dal 1996 al 1998 e dal 2006 al 2008 e presidente della Commissione Europea dal 1999 al 2004, è stato consulente della banca d'affari dal 1990 al 1993 e dopo il 1997
  • Massimo Tononi, sottosegretario all'Economia del secondo governo Prodi dal 2006 al 2008 e presidente di Borsa Italiana dal 2011, è stato partner e advisory director della Banca d'Affari." (Wikipedia, voce: "Goldman Sachs", cit.)

Lo slogan di Goldman Sachs è "Our Client's Interests Always Come First" ma un altro dei motti non ufficiali (oltre al già citato "Profit over People") è "Chi entra in Goldman Sachs ne farà parte per sempre".
Ripetiamo ciò che ha scritto "il manifesto" (cit.): "
Gli uomini Goldman Sachs hanno una caratteristica: vengono prestati alle istituzioni."

Tale processo osmotico, per cui uomini Goldman Sachs passano rapidamente da incarichi istituzionali alle poltrone in GS e viceversa non sembra suscitare alcuna preoccupazione nei media nostrani, mentre negli USA desta enorme attenzione, tenendo presente che il termine "revolving doors" (le porte girevole degli alberghi) è usato con tale accezione solo in relazione a Goldman Sachs. Una riprova è questo articolo di CBS News, intitolato appunto "Goldman Sachs' Revolving Doors", con un lunghissimo elenco di uomini GS "prestati" alle istituzioni. Essendo stato scritto nel 2010, non compaiono Draghi, Papademus e Monti.

Interessante questo articolo, del 2007, cioè prima che esplodesse la crisi dei sub prime: "Passiamo ad alcune indagini 'bollenti', a delle possibili 'piste'. Una su tutte. 19 febbraio 2007. I militari della Guardia di Finanza perquisiscono gli uffici milanesi della maxi banca d'affari Goldman Sachs, sempre più alla ribalta delle cronache economico-finanziarie sul fronte 'salvataggi' e 'privatizzazioni'. Fra le varie carte sequestrate, spuntano due documenti: un misterioso file 'M Tononi / memo - Prodi 02.doc'; e una lettera inviata nel 1993 dalla sede Goldman Sachs di Francoforte alla Siemens, a proposito di 'un buon affare' sull'Italtel. A rivelare la circostanza - nel fragoroso silenzio di quasi tutti i media nostrani - è un giornalista del Daily Telgraph, Ambrose Evans Pritchard, il quale punta i riflettori su un'inchiesta della procura di Bolzano, gemella di svariate altre indagini in mezza Europa e che hanno portato, mesi fa, alle clamorose dimissioni del numero uno di Siemens, Heinrich Von Pierer, fidato consigliere economico del cancelliere Angela Merkel (una sorta di Angelo Rovati in salsa tedesca). Giovane assistente di Romani Prodi durante le presidenze Iri, Massimo Tononi (l'M Tononi del file) è oggi sottosegretario all'economia, in prima fila nella redazione del contestatissimo piano Rovati per il riassetto Telecom, nel pedigree la poltrona di super manager di Goldman Sachs nello strategico settore 'fusioni e acquisizioni imprese'.
I magistrati di Bolzano indagano per concussione, corruzione e riciclaggio sulla vendita nel '94 di uno dei gioielli di casa Iri nel settore delle telecomunicazioni, Italtel, passato alla tedesca Siemens che batté la concorrenza della francese Alcatel. A favorire l'operazione (con un advisor del calibro di Goldman Sachs), una montagna da ben 400 milioni di euro, fra tangenti e fondi neri, a cominciare dai lo miliardi di vecchie lire transitati dai conti correnti di Siemens a quelli dell'ex vertice di Italtel Giuseppe Parrella, originario di Benevento e trapiantato a Bolzano, finito in galera. Fra l'altro, su un conto corrente di Innsbruck intestato a Siemens Ag, tra il '94 e il '99 sarebbero stati movimentati 140 milioni di marchi, 80 milioni degli attuali euro (senza contare le triangolazioni con altre banche e paesi, via Londra e via Tokio in particolare). Nella massa 'nera' spuntano anche i lo milioni di marchi bonificati a luglio '97 dai conti Siemens di Innsbruck verso quelli di Goldman Sachs: all'appello, però, manca una qualsiasi fattura o pezza d'appoggio, visto che Goldman era l'advisor... (...)
Quasi 150 anni di vita e di affari nel carniere (venne fondata nel 1869 a Manhattan da due immigrati tedeschi, Marcus Goldman e Samuel Sachs), la super banca d'affari oggi leader a livello internazionale nell'ultimo quindicennio s'è specializzata nella compravendita di attività economiche strategiche (nel mirino, sul fronte italiano, le "svendite" del patrimonio parastatale). Due freschi esempi: per 3,7 milioni di euro ha rilevato il 51 per cento del pacchetto azionario di Karstadt, numero uno del ricco settore immobiliare tedesco. Poi ha messo a segno un colpo da novanta nel mercato inglese, rilevando per 4 milioni di euro la Associated British Ports. Nel Belpaese ha sempre coltivato l'hobby dei mattoni, conducendo in porto, soprattutto dall'inizio del 2000, una serie di operazioni: dall'Eni in vena di dismissioni compra per 3000 miliardi di vecchie lire un'area da 300 mila metri quadrati a San Donato Milanese: partner nel business il suo stesso fondo, Whitehall. E' con Morgan Stanley, invece, che rastrella immobili dalla crema delle assicurazioni, Bas e Toro, quindi Unim; per poi fare shopping tra quelli targati Fondazione Cariplo.
L’aperitivo giusto per passare quindi al settore industriale, dove Goldman punta subito in alto: ovvero ad alcune prestigiose sigle del nostro gotha imprenditoriale, come Pirelli Cavi di Marco Tronchetti Provera e Management & Capitali, il fondo creato da Carlo De Benedetti (e nel quale stava per fare il suo ingresso addirittura il cavalier Silvio Berlusconi, operazione poi rinviata a 'tempi migliori'. Un curriculum che s'ingrossa mese dopo mese, anno dopo anno, business dopo business. Fra le chicche, il ruolo di 'advisor' nelle compravendite di Antonveneta e BNL, passate rispettivamente sotto il controllo della olandese Abn Ambro e della francese Paribas, dopo le note vicissitudini. A quell'epoca, il numero uno di Goldman Sachs inreptil_dees.jpg Italia era Mario Draghi, entrato in pompa magna nello staff di vertice del colosso (addirittura vicepresidente del gruppo) appena lasciata la poltrona di direttore generale del Tesoro (e responsabile delle privatizzazioni...): portata a termine la “mission", Draghi potrà tranquillamente fare il suo ingresso trionfale al vertice di Bankitalia, dopo la bufera che aveva travolto l'ex governatore Antonio Fazio. (...)
Stesso copione sul palcoscenico - opportunamente "coperto" - di Bilderberg, la supercupola internazionale degli affari in vita dal 1954 e che ai suoi summit annuali vede riunirsi il gotha della finanza internazionale, con accorsato codazzo di industriali, politici, giornalisti (pochi e con le consegne del silenzio mediatico). il meeting di quest'anno si è svolto dal 31 maggio al 3 giugno al Klassic Hotel di Silviri, a una quarantina di chilometri da Istambul. Tre anni fa era stata la volta di Stresa, nella incantevole cornice del lago Maggiore, ancor prima a Sintra, in Portogallo (in quella occasione il governo di quel paese venne lautamente finanziato dal gruppo allo scopo di allestire «un servizio militare compreso di elicotteri per garantire la privacy e la sicurezza dei partecipanti»).
snake1_dees.jpgAl centro dei lavori, quest'anno, il grande business dell'energia e, soprattutto, riflettori puntati su petrolio e riserve di gas. Ma anche su grosse aree geografiche. In testa, ovviamente, il problema-Iraq: come dividerlo in tre o quattro nazioni. A ruota l'Iran: i tempi dell'invasione e chi vi prenderà parte. Sullo sfondo, l'altro grande nemico, la Cina , il cui fantasma può sicuramente giustificare l'aumento delle spese militari Usa e non solo. Sul versante interno, la nuova organizzazione degli States, a cavallo di "North American union" "American Union" e "Pacific Rim Union". Ancora: la creazione - come cuneo per contrastare gli interessi sovietici - del "Free Great Kurdistan", il Grande Kurdistan Libero, capace di inglobare pezzi di Iran, Iraq e Turchia. Insomma, ti rivolto il mondo come un calzino alla faccia di tutti i parlamenti e tutte le democrazie.
Ecco cosa scrive un regista dissidente turco, Timucin Leflef, che da anni vive in Irlanda: «Se al summit partecipano gente come Kissinger, Wolfowitz e Rumsfeld e altri guerrafondai del loro calibro, è naturale che venga affrontato il tema di una nuova guerra, che porta profitti per l'industria bellica. Sarà [dopo Iraq, Afghanistan e Libia, N.d.A.] l'Iran il prossimo scenario? E forseahma_dees.jpg finirà per essere proprio la Turchia una pedina essenziale nello scacchiere? Se Kissinger nel suo ultimo libro "Anni nucleari e politica estera" teorizza il fatto che oggi non vi può essere conflitto senza l'uso di armi atomiche, vuol dire che anche il nostro paese ne sarà coinvolto?». (...)
Sottolineano alcuni giornalisti investigativi della Bbc: «Si tratta di una delle associazioni più controverse dei nostri tempi, da alcuni accusata di decidere i destini del mondo a porte chiuse. Nessuna parola di quanto viene detto nel corso degli incontri è mai trapelata». E poi il reporter di un quotidiano di Bristol, Tony Gosling: «Secondo alcune indiscrezioni che ho raccolto, il primo luogo nel quale si è parlato di invasione dell'Iraq da parte degli Usa, ben prima che ciò accadesse, è stato nel meeting 2002 dei Bilderberg». Secondo lo studioso di ordini e associazioni paramassoniche Giorgio Bongiovanni, «Bilderberg rappresenta uno dei più potenti gruppi di facciata degli Illuminati, costituito per contribuire alla creazione di un Nuovo Ordine Mondiale e di un Governo Mondiale entro il 2012. Sembra che le decisioni più importanti a livello politico, sociale, economico-finanziario per il mondo occidentale vengano in qualche modo ratificate dai Bilderberg». (...)
Ecco alcuni nomi delle nostre delegazioni. Della pattuglia presente a Stresa facevano parte Rodolfo De Benedetti, Franco Bernabè, Mario Draghi, Gabriele Galateri, Mario Monti, Tommaso Padoa Schioppa, Corrado Passera, Paolo Scaroni, Domenico Siniscalco, Giulio Tremonti, Marco Tronchetti Provera. «Guarda caso - commenta qualcuno in Borsa - c'erano tutti gli ultimi ministri dell'Economia, sia del Polo che dell'Unione». Nel corso degli anni precedenti, folto anche il parterre politico, con alcuni esponenti della prima repubblica (Gianni De Michelis, Giorgio La Malfa , Claudio Martelli, Virginio Rognoni), Romano Prodi ed Emma Bonino, in qualità di presidente e di commissario Ue, Walter Veltroni, al tempo direttore dell'Unità. Super qualificato il team economico-finanziario: Giovanni e Umberto Agnelli più Paolo Fresco per la Fiat ; Renato Ruggiero (trascorsi Fiat, poi ministro per il Commercio Estero e una rapida parentesi alla Farnesina nel governo Berlusconi); Innocenzo Cipolletta, direttore generale di Confindustria, Rainer Masera, al timone di Imi San Paolo, Alessandro Profumo, oggi vertice del colosso nato dalla fusione di Unicredit e Capitalia.
Ma vediamo i pezzi da novanta che si sono radunati al sole di Istanbul. Josè Barroso, presidente della Commissione europea, Carl Bildt, ex premier svedese, Henri de Castries, presidente di Axa, George David, al vertice di Coca Cola, John Elkan, vice presidente Fiat, Timothy Geithner, numero uno della Federal Reserve Bank di New York, Jaap Hoop de Scheffer, segretario generale Nato, Vernon Jordan, direttore generale di Lazard Freres, Henry Kissinger, presidente della Kissinger Associates, Bernard Kouchner ministro degli esteri francese, Ed Kronenburg, direttore del quartier generale Nato, William Luti, del National Security Council statunitense, Frank McKerma, ambasciatore Usa e membro del gruppo Carlyle, Mario Monti, presidente della Bocconi, Craig Mundie della Microsoft Corporation, Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell'economia, Richard Perle, dell'American Enterprise Institute far Public Policy Research, David Rockefeller (non ha bisogno - anche per gli organizzatori - di qualifiche), Matias Inciarte, vice presidente del Grupo Santander bank, Dennis Ross, responsabile del Washington Institute far Near East Policy (la politica del vicino Est), Otto Schily, ex ministro tedesco degli Affari interni, Jurgen Scrempp, ex presidente della tedesca Daimler Chrysler, Peter Suterland, presidente di Goldman Sachs International, Jean Claude Trichet, della Banca Centrale Europea, James Wolfensohn, inviato speciale (del governo USA) per il “disimpegno di Gaza” (Gaza Disengagement)."
(Andrea Cinquegrani, "La sera andavamo alla Goldman..." , www.lavocedellacampania.it, www.disinformazione.it)

guidestone_dees.jpgIl 10 febbraio 2012 il prof. Monti è stato ricevuto con tutti gli onori dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, "E chi se lo immaginava! Allegria gente, esultate italiani: la stampa 'ammerigana' ha incoronato Mario Monti come l’uomo più importante d’Europa.
Eh sì, stiamo facendo passi da gigante. Leggete il Corriere della Sera che riprende il Time: addirittura Obama dice che l’Italia ha fatto 'passi impressionanti'.
Orsù, stampatevi sul volto un bel sorrisone e gonfiate il petto, che abbiamo l’approvazione degli Stati Uniti d’America; mica ho detto il Burundi o il Kirghizistan!
Del resto si sa, aldilà dell’Atlantico ci tengono moltissimo alla presentabilità dei governanti. E vuoi mettere quanto è presentabile un membro della Trilateral, del Bilderberg ed ex Goldman Sachs? Per non parlare della simpatia irrefrenabile che nutrono, di qua e di là per il mondo, verso i governanti dei Paesi amici non-eletti dai loro cittadini!
Finalmente la persona giusta, al posto giusto, nel momento giusto per la bella Cenerentola europea. Meno male, perchè questa brutta crisi economica rischiava di farci fare la bua, mannaggia bubbà.
Obama adesso è sollevato, perchè abbiamo capito come ci dobbiamo comportare. E d’ora in poi non faremo più i cattivi. Staremo attenti a non fare più debiti ed a scherzare con le banche…noi. Prenderemo esempio da loro, gli ammerigani, che invece stanno attenti a non scherzare con le banche, la finanza ed i bilanci pubblici.
Negli Usa mica è mai successo che il debito pubblico ha doppiato il Pil annuo…?
Mica hanno avuto problemi con le banche…?
Quando mai s’è vista una banca Usa andare in default?
O addirittura, avete mai visto la più grande compagnia assicurativa di quella nazione venire salvata con i soldi pubblici?
Per non parlare del Tesoro che semi-nazionalizza il credito per qualche decina di mesi.
E chi si azzarderebbe solo a pensare che la loro Banca Centrale possa trovarsi a dover regalare denaro (fresco fresco di stampa) allo 0.25% per non far implodere il sistema del credito bancario?
La Lehman Brothers, la Aig, Fannie Mae, Freddy Mac, Enron, Bernie Madoff
non potrebbero mai fare disastri negli States: potrebbero fallire solo nella medievale Italia.
E solo l’Italia, con la sua dissennatezza, può mettere in moto il collasso dell’economia di mercato mondiale…
Basta con questo retaggio mesozoico del sistema sanitario statale, dell’istruzione pubblica, delle partecipazioni statali, dei beni archeologici pubblici, dei prodotti alimentari non ogm, dei cittadini che 'risparmiano' e delle carte di credito revolving che non decollano… Ci manca solo l’anello al naso e la clava nelle mani.
No, no; se Dio vuole, grazie a statisti del calibro di Napolitano e Monti ce la faremo a cambiar rotta. Ed il professore varesino ha già rassicurato tutti gli americani: 'Spero di cambiare il modo di vivere degli italiani!'
Non è facile, ma è sulla buona strada: niente posto fisso, niente casa, niente
pensione, niente Carabinieri, ma tanto low profile ed understatment anglosassone per i futuri italiani; e qualche decina di costosissimi F-35 che ci svolazzano sulle teste." (Peppe Meola, "Se lo dicono gli Americani..(meno male che Monti c'è)", www.rischiocalcolato.it)

Non sono solo i siti specializzati in economia a porre in risalto la "questione morale" legata a Goldman Sachs. Anche l'autorevolissimo periodico "Rolling Stone" stampato in milioni di copie in tutto il mondo e letto da decine di milioni di lettori anche nelle sue edizioni on line svela il "modus operandi" di Goldman Sachs: "È una delle più grandi e affermate banche d'affari del mondo, ma secondo Matt Taibbi, il giornalista che ha svelato gli arcani dietro ai peggiori intrallazzi politici Usa per conto di RS, sarebbe la prima a speculare sull'attuale crisi economica
Una bella faccia tosta. È questa l'arma segreta di Lloyd Blankfein, l'amministratore delegato di Goldman Sachs che lo scorso gennaio ha chiamato tutti i suoi dipendenti per rassicurarli sull'incasso dei corposi bonus di fine anno, nonostante la loro banca d'affari sia direttamente coinvolta nella crisi che ha travolto i mercati finanziari di tutto il mondo. È vero che Goldman Sachs aveva già messo da parte qualcosa come 16,2 miliardi di dollari per garantire ai suoi uomini stipendi ed extra in linea con quelli intascati durante l'era della bolla (intorno ai 498.246 dollari a testa), ma l'aria che si respirava non era certo delle migliori. Considerati il Paese al verde, quasi 15 milioni di americani senza lavoro e la tassa su Wall Street proposta da Obama dopo la batosta elettorale in Massachusetts, c'era effettivamente il rischio che Blankfein decidesse di tagliare drasticamente i fondi per il tradizionale festone a base di cedolini scintillanti.
Tranquilli – ha praticamente detto il Ceo di Goldman Sachs ai suoi: anche quest'anno siamo andati alla grande e abbiamo fatto una fraccata di soldi, quindi tutti quelli che pretendono dei tagli ai nostri bonus possono anche andarsene a fare in culo. E certo non sono stati gli unici a proseguire dritti per la loro strada: altre sei banche hanno accantonato 140 miliardi di dollari da ridistribuire tra i dirigenti, poco meno rispetto ai 164 miliardi del 2007, quando il patatrac finanziario era ancora di là da venire. Va detto che Blankfein si è sacrificato, decidendo di tenere per sé solo 9 milioni di dollari. A tal proposito, qualcuno ha fatto notare che quello dell'amministratore delegato di Goldman Sachs non è stato proprio uno slancio di generosità, dato che tutti quei dollari arrivano dalle tasche dei contribuenti. Ma il sentimento più diffuso in America è la rassegnazione perché, in fondo, l'anima di questo Paese è menefreghista: i ricchi fanno sempre un sacco di soldi, che differenza c'è tra 20 milioni e 10 milioni? Nessuna, fa lo stesso.
Comunque, l'unico motivo per cui c'è questa apatia è che gli americani faticano a capire come facciano i tipi di Wall Street a guadagnare tutto questo denaro, e facciamo molta attenzione all'utilizzo del verbo 'guadagnare'. Tutti infatti dovrebbero chiedersi da dove diavolo arrivino i soldi, quei 13,4 miliardi di profitti dello scorso anno più i 16,2 miliardi di 'tredicesime'. Se l'economia è in stato comatoso e tutti i centri industriali tra New York e Los Angeles sembrano città fantasma, com'è possibile che a Wall Street le cose vadano così bene? Blankfein dice che la performance di Goldman Sachs è stata fantastica, ma meno di un anno e mezzo fa erano a un passo dalla bancarotta: come fanno questi stronzi non solo a stare ancora in piedi, ma a guadagnare esattamente come nel periodo della bolla? Le risposte sono fondamentalmente due: fregano i contribuenti e fregano i loro clienti.
Le banche come Goldman Sachs non hanno imparato niente dal crac finanziario che ha investito il mondo intero, anzi: continuano a speculare riproponendo le stesse mosse che ci hanno spinti verso la crisi, solo che questa volta lo fanno con il pieno supporto del governo stelle e strisce. È per questo motivo che a noi non preoccupa tanto il conto in banca di Lloyd Blankfein in sé, ma il clima truffaldino che si è creato dopo il bailout voluto da
dees_fed2.jpg Obama per salvare banche e mercati: Goldman Sachs, infatti, fa numeri che non sfigurerebbero in film come La stangata e Il genio della truffa e la beneficenza a scapito dei bonus messa in bella mostra da alcune banche è solo un modo come un altro per distrarre l'opinione pubblica. Comprendere appieno il funzionamento di questi meccanismi (talvolta davvero sorprendenti) significa capire la differenza tra il guadagno e, appunto, la truffa bella e buona: i profitti delle banche non sono affatto un indice di ripresa dell'economia, ma rappresentano danni del tutto simili a quelli provocati da un furto o un incidente automobilistico. È facile arrivarci, ma un conto è sapere che tua moglie ti fa le corna, un altro conto è vederla mentre si rotola nel letto con l'idraulico.
La prima truffa messa a segno da Goldman Sachs è riconducibile a quella che il settore delle assicurazioni auto chiama swoop and squat: un veicolo tampona un secondo veicolo per colpa di un terzo che è d'accordo con l'autista della macchina tamponata (che incassa i soldi dell'assicurazione). Nel caso di Goldman Sachs e del colosso assicurativo AIG a pagare è stato il Governo. Questo perché la banca di Blankfein e la banca francese Société Générale hanno contribuito direttamente al fallimento di AIG (di cui erano creditori) colpendo così il mercato dei mutui su cui Goldman Sachs aveva scommesso contro. Innanzitutto, prima ancora di ricevere gli aiuti di Stato, Goldman Sachs aveva beneficiato del bailout di AIG – mettendo ulteriormente alle strette una società già sul baratro, costretta a pagare 5,9 miliardi alla banca di Blankfein e 5,5 miliardi a Société Générale che deteneva titoli sottoscritti proprio da Goldman Sachs (ed ecco qui i due protagonisti della truffa swoop and squat). Se ci fosse stata una normale procedura di bancarotta tutto ciò non sarebbe stato possibile.
E ora la Securities and Exchange Commission (l'equivalente della nostra Consob, ndt) sta indagando proprio sul ruolo di Goldman Sachs nel collasso di AIG: la prima, mettendo sotto pressione la seconda sul mercato dei mutui, gettava benzina sul fuoco, indebolendo un'istituzione chiave per l'equilibrio di quel mercato su cui la stessa Goldman Sachs accumulava profitti speculandoci contro. L'approccio, alla fine, è lo stesso di Henry Hill e Tommy DeVito, Quei bravi ragazzi del gangster movie di Scorsese che truffano il night Bamboo Lounge e insegnano: 'Alla fine, quando non resta più niente, quando non hai più fido in banca, distruggi il locale. Basta un fiammifero'.
Film che guardi, frode che impari: La stangata, per esempio, spiega bene come un gruppo di truffatori possa facilmente trasformare un magazzino qualsiasi in una finta agenzia di scommesse dove spennare il pollo di turno che, convinto di poter vincere, entra e viene invece ripulito come si deve. Quello che entra e rimane in mutande, in questo caso, è il contribuente. Meno di una settimana dopo il salvataggio di AIG, infatti, la Federal Reserve ha dato a Goldman Sachs e Morgan Stanley la possibilità di passare dallo status di banche di investimento a quello di tradizionali società bancarie, ottenendo in questo modo prestiti a un tasso di interesse prossimo allo zero percento. "Non avevano alternativa – fa notare Nomi Prins, economista ed ex dirigente di Goldman Sachs: erano a un passo dall'insolvenza, la Fed era la loro unica ancora di salvezza".
Gli aiuti da 10 miliardi che Goldman Sachs ha ricevuto grazie al Troubled Asset Relief Program, il piano approvato da Obama per aiutare le banche in crisi, sono una sciocchezza se paragonati agli aiuti di cui può beneficiare ora in veste di comune banca commerciale. E così Goldman Sachs e Morgan Stanley non solo non hanno fatto la fine di Lehman Brothers, morta e sepolta dagli asset tossici, ma possono permettersi di prelevare soldi dalla Fed come se fosse un bancomat: chiedono dollari in prestito allo zero percento e li restituiscono comprando buoni del tesoro al tre o al quattro percento. Praticamente hanno la licenza di stampare banconote, ecco un'altra spiegazione dei profitti mostruosi dello scorso anno.
A tutti i tossici, prima o poi, viene rifilato un pacco: comprano quella che credono essere cocaina e poi si ritrovano con una bella dose di borotalco. Ed è la stessa cosa che succedeva in autostrada anni fa: ti offrivano una telecamera, te la facevano vedere, la compravi e quando arrivavi a casa scoprivi di aver aperto il portafoglio per acquistare un bel mattone. A partire dal settembre del 2008, la banca centrale americana ha incassato mattoni e pacchi, concedendo molto più facilmente prestiti: se prima di allora era necessario fornire come garanzie titoli provvisti di classificazione AAA, da quel momento in poi le banche hanno potuto offrire alla Fed qualsiasi cosa, compresi i loro titoli spazzatura. Inoltre, un anno fa il Financial Accounting Standards Board – ossia l'autorità che stabilisce i criteri con i quali vanno redatti i bilanci societari - ha deciso che le imprese americane possono contabilizzare i loro titoli tossici ancora in portafoglio non all’attuale prezzo di mercato, ma a un valore discrezionale, riferito per lo più al prezzo che tali titoli avevano al momento dell’acquisto. Ai profitti sulla carta, quindi, vanno sottratti milioni o miliardi di perdite. Il mercato non è cocainomane, è drogato di borotalco.
In ogni caso, i ragazzi di Wall Street sono riusciti a superare perfino il leggendario Victor Lustig, uno dei truffatori più famosi del mondo noto per aver inventato la Rumanian Box, la macchina stampa soldi: inserivi in una bocca un foglio bianco e da un'altra bocca uscivano banconote. Il vecchio Lustig, tra gli anni Venti e gli anni Trenta, vendeva l'aggeggio a prezzi stratosferici e poi se la filava a gambe levate. Ma le banche hanno superato il maestro: hanno fatto talmente poco con la quantità spropositata di denaro presa in prestito dal Governo che hanno costretto lo Stato a stampare altri verdoni appositamente per loro.
Oltre ai 700 miliardi in contanti del Tarp, i prestiti sconsiderati della Fed e le perdite camuffate da profitti, c'è anche il Temporary Liquidity Guarantee Program, un ulteriore programma di aiuto federale, che ha permesso a Goldman Sanchs di incassare altri 29 miliardi di dollari, J.P. Morgan Chase 38 miliardi e Bank of America 44. L'idea era quella di rimpolpare i conti delle banche affinché queste ricominciassero a prestare denaro così da far girare l'economia e creare posti di lavoro. Ma non è andata subito così perché le facce toste come Lloyd Blankfein hanno deciso di adeguarsi all'andazzo del settore privato e mettere da parte i soldi, i soldi dei cittadini americani, fino a quando il governo non avrebbe elargito altro denaro. Così, nel marzo del 2009 la Fed ha scelto la strada del quantitative easing ossia l'allentamento quantitativo: ha stampato 1,3 trilioni di dollari, come una vera Rumanian Box. Se la Fed, con questi soldi, ha comprato obbligazioni basate sui mutui, le banche hanno comprato buoni del tesoro, quindi riprestando soldi allo Stato con gli interessi. Quando questa politica monetaria giungerà al capolinea, i prestiti torneranno a diminuire tanto che la Mortgage Bankers Associations prevede per quest'anno un crollo del mercato dei mutui del 40%. (...)
Non è vero, com'è stato detto, che Goldman Sachs e Morgan Stanley – passate dallo status di banche di investimento a quello di banche commerciali – sono ora costrette a rispettare regole più rigorose, dando quindi più garanzie al mercato. Questa, infatti, è solo l'ultima fase del processo di concentrazione di denaro e potere iniziato nel 1999 con l'abolizione del Glass-Steagall Act, una legge degli anni Trenta che impediva la fusione tra compagnie assicurative, banche di investimento e banche commerciali. A questo punto, purtroppo, Wall Street e il Governo si scambiano informazioni delicatissime proprio come i tossici si scambiano l'ago per bucarsi.
Torniamo al film La stangata: ricordate lo scherzetto del telegramma intercettato per conoscere il risultato di una corsa prima degli altri scommettitori? Ecco, a Wall Street può succedere qualcosa del genere. Immaginatevi al lavoro per una, /b banca di investimento: ricevete una telefonata da parte di un cliente che vi chiede di acquistare un milione di dollari di future sul petrolio. Una volta piazzato l'ordine, il prezzo di quei future salirà. Ma se un vostro collega seduto un paio di scrivanie più in là sente quello che state per fare, potrebbe fare la fortuna della banca scommettendo prima del vostro cliente: la transazione sarebbe immediata e garantirebbe profitti da capogiro. La persona che vi ha chiamati perderebbe un sacco di soldi dato che finirebbe per pagare i future molto di più, considerato che la vostra stessa società ha contribuito al rialzo del prezzo. Attenzione: Goldman Sachs avverte i propri clienti sull'eventualità di 'disguidi' simili.
Ma le tecnologie galoppano e telefono e telegrammi sono ormai preistoria. L'ultimo baluardo della finanza on line si chiama infatti flash trading e, anche se a settembre dell'anno scorso la Sec ha votato per vietarlo, sei mesi dopo è ancora vivo e vegeto: banche come Goldman Sachs hanno infatti a disposizione programmi informatici che permettono di conoscere gli ordini degli investitori prima che vadano in porto, così da poter concludere l'affare a proprio favore in anticipo, in un nano-secondo. Ma sul fronte del trading via Internet, la stessa Goldman Sachs ha avuto qualche problema quando un suo
stux_dees.jpgex dipendente, il russo Sergey Aleynikov, ha rubato i codici segreti del sistema informatico. Dopo l'arresto di Aleynikov, il procuratore generale Joseph Facciponti ha spiegato che un software del genere può favorire la manipolazione dei mercati finanziari. Sei mesi dopo tale spiegazione, scopriamo che il 76% dei profitti di Goldman Sachs proviene proprio da questo tipo di trading per conto proprio o dei clienti, una percentuale ben superiore a quella di tutte le altre banche. Ma perché se Goldman Sachs scommette contro gli investimenti che vende ai propri clienti, questi investitori continuano a presentarsi a Wall Street? Davanti a una commissione governativa lo scorso gennaio, Blankfein ha dato una risposta da cabarettista: 'I veri investitori corrono questi rischi'. In altre parole: i nostri clienti hanno le spalle larghe, se sono talmente fessi da accettare certe offerte del cazzo, fatti loro!
È difficile che un truffatore prenda di mira la stessa vittima due volte di fila, per farlo deve essere particolarmente bravo o particolarmente sfacciato; tuttavia, una classica scusa per fregare due volte la stessa persona è convincerla a recuperare i soldi persi la prima volta, che è poi quello che sta succedendo dall'anno scorso. È importante ricordare che alla base della bolla immobiliare c'era uno schema di Ponzi, ossia un sistema illegale che per garantire alti tassi di rendita necessita sempre di nuovi investitori: il mercato dei mutui subprime, apparentemente florido, dipendeva esclusivamente dal flusso continuo di investimenti in titoli garantiti da prestiti ipotecari. Nel 2008 il giocattolo si è rotto, ma alla fine del 2009 è successo l'inimmaginabile: la bolla si è rigonfiata. La politica di bailout voluta dal Governo, votata per uscire dalla crisi, sta avendo come risultato l'esatto contrario dato che il denaro viene utilizzato nuovamente per investimenti spericolati da parte dei ragazzi di Wall Street.
Naturalmente, gran parte della colpa è proprio del Governo. Tagliando i tassi di interessi a zero e pompando denaro, la Fed ha fatto lo stesso identico errore fatto da Alan Greenspan non una, bensì due volte, prima della bolla tecnologica all'inizio degli anni Novanta e prima di quella immobiliare nei primi 2000. Con i tassi bassissimi garantiti da investimenti tradizionali come i certificati di deposito e i conti di risparmio, i cittadini decisero di dirigersi altrove per far fruttare il proprio denaro. E ora ci ritroviamo nella medesima situazione, se non peggiore.
Le banche di Wall Street non hanno la minima intenzione di utilizzare i soldi dello Stato per supportare l'economia del Paese perché a loro non interessano affatto i mutui delle persone normali, ma le azioni delle grandi società, le monete estere, il debito degli altri stati, i future sul petrolio e tutto ciò che può essere acquistato e rivenduto in quantità industriale. Ed è così che si torna al punto di partenza. Un trader che ha chiesto di rimanere anonimo ha raccontato di come la sua società avesse deciso di vendere – cioè scommettere contro – tutti i titoli tossici tornati prepotentemente di moda: gli analisti erano infatti dell'avviso che questi non fossero un buon investimento. Hanno perso soldi, un mese dopo l'altro, fino a quando il trader in questione non ha deciso di intraprendere tutt'altra strada cominciando a comprare: "Ho detto "fanculo", è ora di fare un po' di soldi" racconta: "Sapevo che non valevano niente, ma so anche che posso salire sul carro dei vincitori e scendere prima che vada a sbattere!".
Non si punta sul valore reale degli affari, ma sui sentimenti diffusi e sul comportamento degli investitori. E non c'è da stupirsi che questo comportamento sia pilotato proprio dalle banche di Wall Street che, quindi, gonfia consapevolmente le bolle economiche. Un rapporto pubblicato da Goldman Sachs all'inizio di quest'anno lo conferma: consigliano di investire in titoli tossici solo perché tutti li stanno acquistando, esattamente come nel 1999 e nel 2006. Ecco la grande 'performance' di cui parla Lloyd Blankfein:
printing_dees.jpg prendere un sacco di soldi dal Governo, aspettare che lo stesso Governo stampi altri soldi per salvare l'economia, acquistare altri titoli tossici da rivendere a prezzo maggiorato al solito Governo e gonfiare la bolla fino allo scoppio che travolge tutti quanti noi. I miliardi di bonus intascati sono più che meritati, no?
I geni della truffa la chiamano 'sindrome del vero credente': le vittime delle frodi non vogliono accettare l'idea di essere state fregate. Ci ritroviamo proprio in questa condizione, non riconosciamo infatti quello che è l'unico problema di Wall Street: sarà pur vero, infatti, che non ci sono leggi adeguate e che chi dovrebbe stipulare i regolamenti e farli applicare è un incapace, ma il guaio sono gli artisti del crimine che guidano la nostra economia. Non c'è senso civico, non c'è etica e senza valori le cose non andranno mai per il verso giusto: scippare le vecchiette è sì un reato, ma rimane pur sempre un gioco da ragazzi. Per evitare crimini simili non dobbiamo contare solo sui poliziotti, ma anche - e soprattutto - sulla decisione dei singoli individui di non compiere atti del genere. Il regalo ricevuto dalle banche è stato più psicologico che materiale dato che il bailout ha avuto per loro un solo significato: siete troppo grandi, troppo importanti per crollare.
Invece di portare le banche verso il fallimento e perseguire i responsabili di questo enorme schema di Ponzi, li abbiamo riempiti di denaro e garanzie di ogni sorta: gli aiuti pubblici hanno rimpolpato i loro conti e il loro spirito e i profitti dell'ultimo anno dimostrano che stiamo andando incontro a un altro disastro. È chiaro: non hanno capito nulla loro e non abbiamo ancora capito nulla neanche noi che non abbiamo fatto niente per cambiare le leggi che regolano la vita e gli affari a Wall Street. Dare soldi a queste banche è come tornare dallo stesso truffatore per recuperare il denaro perso in precedenza. Potrà mai funzionare? No perché lui ci rifilerà lo stesso identico pacco della scorsa volta."
(Matt Taibbi, "Goldman Sachs: la grande macchina-da-bolle-di-sapone-americana" , www.rollingstonemagazine.it)

Qui, qui e qui ci sono i link per alcuni articoli in lingua originale di Matt Taibi su Goldman Sachs. Questo è il link del blog di Matt Taibi su RollingStone.

E' da rimarcare che Goldman Sachs, a quanto ci risulta fino ad oggi, non ha mai querelato nessuno di tali giornalisti e nessuna di tali, autorevolissime, testate.

Finalmente arriva la conferma di quanto finora abbiamo riportato e direttamente dall'interno di Goldman Sachs. Uno dei massimi dirigenti di Goldman Sachs, Greg Smith, vuota il sacco. "Una banca che non conosce l'etica, «un clima lavorativo tossico e distruttivo», clienti trattati come «muppets», pupazzi. Sono parole che bruciano quelle usate ieri da Greg Smith, dirigente di Goldman Sachs, nel giorno delle sue dimissioni. Da dodici anni in forza al colosso bancario americano nella sede di Londra, il manager ha scelto come cassa di risonanza per il suo sfogo le pagine del New York Times, dove ha pubblicato un caustico commento. «L'interesse dei clienti è sempre più marginale nelle azioni della società, che pensa solo a fare soldi», scrive, prendendo Wall Street in contropiede. (...)
Proprio ai due dirigenti erano indirizzate le parole più dure dell'editoriale di Smith, che non perdona ai vertici dell'azienda di avere accantonato lo spirito con cui Goldman è stata fondata 143 anni fa, uno spirito centrato «sul lavoro di squadra, l'integrità, l'umiltà e il bene dei clienti». I libri di storia, scrive Smith, parleranno di come Lloyd Blankfein e Gary Cohn hanno perso di vista la vera cultura della società, trascinandola verso «una perdita del tessuto morale» che potrebbe portare la banca alla rovina. (...)
La banca non è nuova agli attacchi, qualche volta al limite dell'insulto (iconica in questo senso la descrizione che ne fece il mensile Rolling Stone, parlando dell'istituto come di «una grande piovra-vampiro»). E Goldman non è nuova neppure agli scandali, come quello dell'aprile 2010 quando la Securities and Exchange Commission, la Consob americana, accusò la banca di frode su complessi strumenti di debito: la banca fu costretta a pagare 550 milioni di dollari e l'allora dirigente Fabrice Tourre finì sulla gogna politica e mediatica per aver scritto di essere «l'unico in grado di comprendere le mostruosità» che aveva creato.
Su Twitter, Facebook e sui blog è partita una girandola di reazioni e le accuse incendiarie di Smith sono destinate a riaprire il dibattito sulle pratiche di Wall Street e, in particolare, su Goldman. La banca, ancora da più parti considerata un esempio degli eccessi di Wall Street, ha fatto di tutto per allontanare da sé le ombre, apparentemente senza successo. «È cambiata la mentalità della banca nel modo di investire e questo riflette un cambiamento del mercato negli ultimi quindici o vent'anni», ha commentato l'ex presidente della Banca Centrale americana Paul Volcker. E in alcuni casi Goldman ci ha messo del suo: nel 2009 Blankfein aveva detto in un'intervista al Times di Londra che la società era «chiamata a fare il volere di Dio». Arroganza si disse allora, proprio come ha scritto ieri Smith.
" (Stefania Arcuri e Mario Platero, "Goldman Sotto attacco negli Usa sull'etica", www.ilsole24ore.com)

E ancora, "All'indomani del caso Madoff, e in piena crisi finanziaria, Paul Krugman, scrivendo sul New York Times e dando voce al sentire comune di molti investitori, poneva la domanda paradossale: «Che cosa differenzia ciò che ha fatto Wall Street dall'affare Madoff?» Beh - diceva Krugman – «Madoff ha semplicemente saltato alcuni passaggi appropriandosi direttamente dei soldi dei suoi clienti piuttosto che incassare salate commissioni mentre si esponevano gli investitori a rischi che non erano in grado di capire».
Una congettura-provocazione basata su indizi e su pezzi di evidenze indirette. Ora questa tesi riceve un supporto dalle dichiarazioni, apparse sul New York Times, di Greg Smith, direttore esecutivo a capo della sezione di Goldman Sachs sui derivati in azioni per l'Europa, il Middle East e l'Africa. Smith, che ha scelto di lasciare l'azienda accusandola di perpetuare una politica che antepone il profitto dell'impresa agli interessi dei clienti
["Profit over people", N.d.A.] – approfittando cioè di ogni situazione di conflitto di interesse per fare soldi – può essere definito, a tutti gli effetti, il primo 'pentito' della grande finanza. Come tutti i pentiti le sue parole vanno pesate e le motivazioni circostanziate, ma alle sue dichiarazioni bisogna prestare attenzione. Primo: perché è un insider di rango, e quindi informato del modo in cui si conducono gli affari nei segmenti di mercato in cui lui ha operato.
Secondo: perché le cose che dice, se confermate, rivelano atteggiamenti assai diffusi nel mondo degli intermediari nel trattare il concetto di clienti, vale a dire immaginarli come altrettanti «polli da spennare». A detta di Greg Smith, li chiamavano 'mappet', pupazzi: l'idea di fondo era che si poteva fare dei clienti ciò che si fosse voluto, usando le maggiori informazioni per vendere qualunque prodotto fosse conveniente per l'azienda anziché per il cliente.
La ragione di questo scadimento secondo Smith va ricercata in un calo della tensione morale all'interno dell'azienda e, di riflesso, nel mondo della finanza, in uno scadimento della leadership aziendale che ha compromesso una antica cultura basata sul principio per cui Goldman Sachs è famosa, «Our clients' interest always come first» – gli interessi dei nostri clìenti vengono sempre per primi. (...)
Se c'è da dubitare di un 'pentito', forse si può prestare più credito a un rinomato ricercatore, uno dei padri fondatori della moderna finanza d'impresa - Michael Jensen, professore ad Harvard - che negli ultimi anni ha dedicato tutta la sua attenzione a mettere in risalto il pericoloso scadimento negli standard etici prevalenti nel mondo del business e della finanza. Per Jensen siamo di fronte, innanzitutto, a una carenza di integrità intesa come la non disponibilità a negoziare sui principi e i valori a qualunque costo. Il punto che emerge da queste indicazioni e da non sottovalutare è che il sistema di valori su cui l'impalcatura finanziaria, almeno in parte, si regge è deteriorato e il suo deterioramento ha provocato un vero e proprio 'scivolamento' del mercato. A tal punto che lo sfruttamento dei conflitti di interesse a spese dell'investitore, particolarmente quello meno accorto, è ormai diventato una forma di equilibrio, una situazione da cui sembra che nessun operatore abbia interesse a muoversi. (...)"
(Luigi Guisi, "Il pentito di Wall Street", www.ilsole24ore.com)

 

Lascia basiti il termine usato dal presidente Obama "progressi impressionanti" nei confronti dell'Italia quando ha accolto Monti alla Casa Bianca. Sembra che Obama non sappia o finga di non sapere che l'obbligo di ridurre il debito italiano al 60% del PIL entro i prossimi vent'anni porteranno (benzina e gasolio più costosi del mondo, tasse sulle casa - IMU - che progressivamente diventeranno le più onerose del mondo, aumento dell'IVA sui beni di prima necessità come pane pasta latte, licenziamenti facili grazie all'abbattimento dell'articolo 18, aumenti degli stipendi statali 'ad Kalendas graecas' se non tagli inumani come in Grecia) milioni di lavoratori del ceto medio italiano a morire di fame e di freddo nelle strade d'Italia.

cadaveri

Non dovremmo, però, stupirci della frasi di Obama. "Una volta escluso l'impossibile, ciò che rimane, per quanto improbabile, non puà che essere la verità" affermava lo Sherlock Holmes di Conan Doyle. E la verità per quanto - apparentemente - improbabile potrebbe essere la seguente:
"Uno sceriffo dimostra che il certificato di nascita di Obama sarebbe un falso. E mentre continuano i dubbi sulle origini del Presidente si scopre che da parte di madre discendere dal sang real…
«Il certificato di nascita del presidente Barack Obama è un falso!».
A dichiararlo a mezzo stampa è uno sceriffo della Contea di Maricopa, Joe Arpaio, secondo cui il presidente non sarebbe nato a Honolulu, nello stato delle Hawaii e quindi non sarebbe legittimato a rivestire la carica. Mentre scoppia lo scandalo nel mezzo della campagna elettorale per le prossime elezioni presidenziali del 6 novembre, dalla Casa Bianca un comunicato liquida le prove avanzate da Arpaio definendole semplicemente «strumentalizzazioni politiche». (...)
«Dopo 6 mesi di indagini», ha dichiarato lo sceriffo in conferenza stampa «ho motivo di credere che il certificato di nascita del presidente è un falso creato ad arte, un documento fraudolento». Per questo Arpajo ha chiesto pubblicamente al Congresso degli Stati Uniti di indagare sulle sue scoperte negando che le sue ricerche fossero politicamente strumentalizzate, come invece sollevato da Washington.
«Voglio essere chiaro», ha spiegato, «non sto accusando il presidente in carica degli Stati Uniti di aver commesso un reato. Ma ci sono un sacco di domande che chiedono risposte ed abbiamo intenzione di andare avanti con l’indagine alla ricerca di quelle risposte».
Ma come sono nati tutti questi dubbi relativi alle origini di Obama?
La pubblicazione del certificato
Ad aprile dello scorso anno, casualmente alla vigilia della notizia della morte di Osama bin Laden, dopo due anni e mezzo di dubbi sulle vere origini di Barack Obama, il Presidente americano sembrò deciso a farla finita con le macchinazioni facendo pubblicare on line il suo certificato di nascita per esteso: «Sono americano. Sono nato alle Hawaii, il 4 agosto 1961, all’Ospedale Kapiolani di Honolulu. Ora però basta con queste fesserie, ho cose più importanti da fare» concluse mezzo stampa.
Un modo per zittire finalmente i cosiddetti “birthers“, ovvero coloro che pensano che sia nato in Kenya. Già, perché tra giornalisti e comuni cittadini, è iniziato a serpeggiare ancora prima della sua vittoria elettorale il dubbio che Obama non fosse nato realmente alle Hawaii e che quindi non fosse legittimato a diventare Presidente.
La teoria è stata suffragata dalla nonna materna di Obama, Sarah Onyango, che ha candidamente confessato ai giornalisti che il nipote è nato in Kenya, all’ospedale di Mombasa. Solo una volta rientrati a Honolulu i genitori di Barack, Obama senior e Ann Dunham, sarebbero riusciti a registrare la nascita del figlio all’anagrafe hawaiana. Depositario di prove materiali a sostegno di quanto afferma Sarah Onyango sarebbe un imam di Mombasa…
Esiste infatti un documento che sembrerebbe essere l’autentico certificato di nascita di Obama: peccato che il luogo indicato sia l’ospedale kenyota di Mombasa!
Perché proprio nel 2011?
La pubblicazione del certificato on line non era servita a spazzare via ogni dubbio. La maggior parte dei birthers aveva accolto con freddezza la pubblicazione del certificato, considerandolo un falso.
Perché, infatti se Obama è nato il 4 agosto, è stato registrato soltanto quattro giorni dopo? Perché il certificato si trovava in un volume vecchio e logoro mentre le scritte campeggiano nitide?
Ad avvalorare i sospetti dei complottisti le dichiarazioni del Governatore democratico delle Hawaii, William Quinn, che tre anni or sono si era visto costretto ad ammettere pubblicamente «di aver cercato ma non trovato il certificato originale di nascita» di Obama, ovvero quello «che indica il nome del dottore che l’ha fatto venire alla luce».
Miracolosamente in vista delle rielezioni del 2012 il certificato è saltato fuori, pronto per essere pubblicato e spazzare via i sospetti che si annidavano sulla Casa Bianca.
Peccato che a quasi un anno dalla pubblicazione on line del famigerato certificato, uno sceriffo americano abbia dimostrato, prove alla mano, che il documento sarebbe un clamoroso falso, sollevando nel pieno della campagna elettorale nuovamente i dubbi sulle origini di Obama e sulla sua legittimità a governare. Alcuni ricercatori sono tornati così a riconsiderare invece come autentico il certificato kenyota che dimostrerebbe che la nascita di Obama sarebbe avvenuta – come dichiarato dalla nonna paterna – all’ospedale di Mombasa, e non a Honolulu!
Ma perché Obama era uscito allo scoperto su questo tema solo a maggio 2011, dopo due anni di stizzito silenzio?
Due le ragioni principali.
Le voci dei birthers continuavano a diffondersi sul web, sempre più insistenti, configurandosi come un ostacolo per la campagna elettorale del prossimo anno. Ultimo in ordine di tempo Donald Trump, che sperando di potersi candidare tra le fila del Partito Repubblicano alla Casa Bianca, aveva rilanciato con forza il quesito sulle reali origini di Obama. E non è un caso che, pochi minuti dopo le dichiarazioni di Obama, Trump, a caldo, abbia espresso tutta la sua soddisfazione: «Oggi sono orgoglioso di me stesso. Sono riuscito a ottenere ciò che altri non sono riusciti a ricavare in tanti anni. Spero che il certificato sia autentico. Voglio vederlo di persona. Detto questo mi chiedo perchè Obama non l’abbia mostrato prima».
La seconda ragione è il polverone suscitato dall’uscita del libro di Jerome Corsi, Where is the Birth Certificate? che svela i tentativi di insabbiare la faccenda da parte della Casa Bianca e i milioni di dollari in spese legali per evitare di mostrare il certificato di nascita. Fino a un anno fa esatto. (...)
Qui non può accadere
In questo senso la settima arte ha cavalcato i sospetti dell’elettorato dando vita a un filone di film, telefilm e cartoon ispirati esplicitamente all’ambivalenza del Presidente americano.
Sembra che i Media, a partire dal telefilm V, abbiano raccolto per primi questa frustrazione diffusa nella popolazione e alzato il velo sul “personaggio” Obama, diffondendo un’immagine tutt’altro che rassicurante del Presidente attraverso la metafora dell’alieno. Forse questo dubbio serpeggiava già nelle menti comuni, ma il canto delle promesse di Obama era talmente rassicurante da impedir loro di ascoltare altro se non esso. A fare da apripista il telefilm V, remake del celebre cult anni ‘80 Visitors. Creato da Kenneth Johnson, il telefilm originale era ispirato al romanzo del premio Nobel per la Letteratura John Sinclair Lewis, It can’t happen here. “Qui non può accadere”, citava il titolo del romanzo fantapolitico che nel 1935 raccontava la scalata al potere di un presidente populista – che si scopre essere fascista – e l’evoluzione di un politico apparentemente democratico in dittatore. Se le similitudini con il telefilm originale scarseggiano, le analogie con il capo dei V nell’omonimo remake sono impressionanti. A un esame più attento si affaccia l’ipotesi che i produttori, già sceneggiatori di 4400 (Scott Peters, Jace Hall, Steve Pearlman e Jeffrey Bell), abbiano voluto diffondere un messaggio di allarme che agisse a livello inconscio sugli spettatori, così come quasi trent’anni fa avevano fatto i creatori dei Visitors. Diffidare di chi si presenta come pecora o Salvatore, di chi promette di cambiare il sistema, perché dietro le promesse potrebbe nascondersi l’immagine dell’alieno rettiliano, freddo, razionale, senza emozioni, che cela il proprio volto disgustoso, le proprie intenzioni belliche agli umani diffondendo un messaggio di pace, speranza, fratellanza. Ma che per insinuarsi nella nostra società e prenderne il potere ha bisogno necessariamente del consenso.
Dietro il telefilm V
Se oltreoceano le allusioni al Governo Obama sono passate inosservate ai più, negli usa hanno suscitato un vero e proprio polverone. L’attrice che interpreta la regina Anna, Morena Baccarin, intervistata su tali analogie, ha faticato non poco a difendere la sceneggiatura dai critici che l’hanno bollata come una vera e propria campagna diffamatoria contro il Presidente Obama: «Sicuramente la serie riflette la società moderna, ne trae spunto, pensiamo alla sanità, al terrorismo, dell’economia e del potere dei Media, ma c’è una cosa che secondo me vuole far passare come messaggio e cioè che il genere umano è in grado di unirsi e avere la forza di reagire se vuole» ha spiegato l’attrice. (...)
Alla domanda diretta sulle analogie con l’amministrazione Obama, Morena Baccarin ha cercato di sviare rispondendo: «Non c’era l’intenzione di criticare Obama, ma di fatto è interessante osservare come il mondo abbia voluto leggere tra le righe un simile messaggio. Io, lo dico una volta per tutte, sostengo Obama, l’ho votato, ma non posso nascondere di nutrire sentimenti contrastanti verso la sua riforma sanitaria anche se per potermi esprimere davvero sull’argomento dovrei approfondirlo».
La metafora del rettiliano
Nel telefilm la figura del rettiliano serve solo come pretesto per diffondere il dubbio di un pericolo imminente, ovvero la costituzione di un Governo Globale, totalitario: il Nuovo Ordine Mondiale.
Gli alieni capeggiati da Anna incarnano il timore che forze democratiche all’apparenza vicine al popolo, gentili e rassicuranti, possano instaurare una vera e propria dittatura attraverso un progressivo consenso della popolazione. Prima di un colpo di stato c’è infatti bisogno del consenso popolare per arrivare al potere e alla sovversione dei diritti costituzionali. C’è bisogno di un momento di transizione in cui il popolo esasperato per una determinata situazione – ad esempio la crisi economica o un attacco terroristico come l’11 settembre – ceda alla tentazione di affidare le proprie libertà a un politico populista. Così la riforma sanitaria, la rivoluzione verde, il rilancio degli OGM e la tecnologia di microimpianti sottocutanei presenti nell’agenda di Obama sarebbero solo il pretesto per l’asservimento graduale della popolazione americana. Non a caso, se riconfermato alla casa Bianca, Obama ha già sottoscritto l’obbligo entro il 2013 di far impiantare un microchip sottocutaneo a tutta la popolazione americana.
Che cosa è stato inoltre del cambiamento promesso in campagna elettorale? Forse che l’impegno a portare aria di novità non poteva essere ottemperato da un uomo che non è altro che il prodotto delle élite di Wall Street, delle lobby che detengono il potere e le fila della politica negli usa? La sua elezione, scaturita sull’onda dell’emotività collettiva, sembrava volta a mettere la parola fine a secoli di razzismo, ad anni di guerre, alla distruzione dell’ambiente, alla fine delle lobby finanziarie. Le elezioni di metà mandato avevano invece dato voce alla delusione dell’elettorato tradito dall’inganno. Dall’imbroglio in cui avevano risposto fiducia e speranza per il futuro. Alzando il velo sull’amministrazione Obama si svela il segreto del Governo Occulto che tira le fila del destino del mondo e che ha portato a un’ennesimo conflitto in Libia con la destituzione e l’uccisione di Gheddafi, mentre i timori di un’imminente Terza Guerra Mondiale si palesano con le pressioni di Washington all’Iran e alla Siria. Anche la politica estera di Obama, premiata con un Nobel alla pace per le intenzioni, dimostra la regia di un’elite occulta la cui esistenza era già stata svelata da John Fitzgerald Kennedy che aveva promesso ai Media, ma soprattutto ai cittadini, di tentare almeno di scardinare il Governo Ombra che da tempo manovra i Presidenti americani. Di nazionalizzare l’emissione della moneta – che avrebbe significato la fine del signoraggio bancario – il ritiro delle truppe dal Vietnam, la fine dei test nucleari e l’apertura dei dossier segreti sugli ufo. La fine di JFK è nota.
Vengo da Krypton
In un comizio pubblico Obama, scherzando di fronte alla folla, ha dichiarato: «Non sono nato in una mangiatoia… vengo da Krypton», alludendo ovviamente al pianeta d’origine di Kalel, ovvero Superman. E se la metafora kryptoniana si addicesse davvero a questo Presidente che con il colore della sua pelle e i suoi messaggi di pace si è presentato davvero alla scena mondiale come un alieno, diverso dai predecessori lobbysti? Un outsider, un Messia multirazziale capace di cambiare il sistema, di innovarlo, di riportare la speranza dopo un decennio di Governo Bush ma che potrebbe invece rivelarsi come un alieno infiltrato tra noi umani, con scopi non pacifici?
Rettiliani, vampiri e massoni
Che cos’è dopotutto il personaggio del rettiliano se non la rivisitazione contemporanea del mito del vampiro? Entrambi suadenti e “aristocratici”, seducono l’uomo per cibarsene: l’uno del sangue, che ne rappresenta la vita, l’altro dell’anima o della carne. Sono creature algide, affettate, gentili, che nascondono dietro le maniere educate intenzioni maligne. Il rettiliano è stato in tempi moderni accostato da alcuni ufologi a teorie del complotto: David Icke su tutti, parla di un complotto ordito dalla Setta degli Illuminati per la costituzione di un Nuovo Ordine Mondiale. I membri di questa potente élite, che detiene le sorti economiche e politiche del mondo, sarebbero in realtà ibridi rettiliani, dei mutaforma. In questo senso il web trabocca di filmati, fotografie, discussioni sui forum in merito alla possibilità che Obama sia uno shapeshifter. Alcuni ricercatori ritengono invece che sia un automa: la sua comparsa improvvisa sul panorama politico, i black out nella sua biografia non giovano a chiarire le ombre della sua vita. In questo senso Eric Spiegelmann ha condotto un’analisi sul sorriso statico di Obama suggerendo l’idea che possa trattarsi di un automa (http://tpmcafe.talkingpointsmemo.com/talk/blogs/spiegelman/2009/09/barack-obamas-amazingly-consis.php). Che abbia sempre lo stesso sorriso anche quando uccide una mosca in mondovisione non è certo una prova che sia un robot, ma getta un’ombra di inquietudine su un Premio Nobel alla Pace che schiaccia un insetto rimanendo perfettamente impassibile. E sempre sorridente.
La grande parodia
Andando oltre l’interpretazione meramente “materialistica” sostenuta da Icke, i rettiliani e i loro antenati vampiri non sono altro che metafore dei demoni che si nascondono dietro le gerarchie di potere, conosciuti sotto il nazismo come “Maestri Sconosciuti” o “Antichi”, grazie all’influenza della Società Teosofica. Per l’occultismo queste entità, provenienti da altri mondi, intesi come altre dimensioni del reale, si cibano non solo dell’anima dell’uomo, ma delle sue emozioni, dei suoi eccessi, in primis paura, rabbia, violenza. Questa l’interpretazione più sottile, esoterica. Occultismo, esoterismo e ufologia parlano da decenni delle stesse realtà dandone nomi diversi. Fornendo soluzioni alternative. Gli ufologi interpretano gli “arconti” dello gnosticismo o i parassiti dell’occultismo come vere e proprie entità in carne e ossa che controllerebbero il corpo ospite manipolandone volontà e azioni. La psichiatria tenta di curare questi demoni della mente con i farmaci, la psicoanalisi di affrontare l’Ombra, di scandagliare l’inconscio, mentre la letteratura e il Cinema traggono ispirazione dal fascino per l’ignoto. Ma è la realtà che ha ispirato la letteratura con creature malefiche realmente esistenti, oppure sono i sogni, gli incubi, le Ombre ad aver dato vita a teorie al limite della fantascienza e della paranoia? Oppure i demoni ci ingannano – come soleva fare il dio Burlone – se è vero, come sosteneva Lattanzio, che «operano in modo che ciò che non esiste si mostri all’uomo come se in realtà esistesse»?
Questa è l’interpretazione gnostica del «mito moderno degli alieni» spiegato da un discepolo di René Guénon, Jean Robin in Ufo, la grande parodia. Secondo Robin il mito extraterrestre andrebbe interpretato come una vera e propria falsificazione, una forma di inganno anticristico portato avanti da un’intelligenza metafisica per irretire l’uomo nelle trame di un progetto di cui non conosciamo il fine, convincendolo ad abbracciare il “culto dei dischi volanti”, dove la spiritualità è sostituita da un materialismo tecnologico.
Che cosa credere?

Un documento dell’FBI datato 1947 e reso noto soltanto ora sembrerebbe avallare l’ipotesi parafisica degli ufo. Il messaggio che si cela dietro le immagini in fondo è lo stesso: una battaglia tra le forze del Bene e del Male – sia essa da intendersi a livello metafisico, eterno, oppure terreno, etico – tra chi per sete di potere e denaro vuole asservire l’uomo a piani occulti. Anche in questo caso permane la doppia interpretazione: lettera e spirito. L’una non esclude l’altra, esse si completano.

«Veniamo in Pace, sempre»

«Veniamo in pace, sempre» ripete Anna, così come Obama, nei mesi che hanno preceduto il suo insediamento alla Casa Bianca, ha ripetuto di voler riportare le truppe americane in patria, abbandonando la disastrosa spedizione in Iraq. Da qui il Premio Nobel assegnato “alle intenzioni” al neo Presidente che, invece, appena eletto, ha modificato versione, posticipando il rientro delle truppe e inviando persino in Afghanistan 30mila nuovi marines, espandendo il budget del Dipartimento della Difesa con lo scopo di posizionare nuove truppe americane oltreoceano per circondare Russia, Iran e Cina, fino alla campagna militare in Libia dopo il sostegno militare da parte della CIA dei ribelli. “Bombardamento pacifico”, sono arrivati a chiamarlo alcuni giornalisti asserviti al potere. (...)

Obama e la Massoneria
Il coinvolgimento di Obama e del suo staff a élite occulte di cui parlo in L’altra faccia di Obama non si ferma al Gruppo Bilderderg: è solo la punta dell’iceberg.

Sotto questo spuntone si celano infatti la Massoneria e l’Ordine degli Illuminati. Uno dei primi a rivelare l’affiliazione di Obama alla Massoneria americana Prince Hall con il 32° grado è stato l’ex Illuminato Leo Zagami che, in un’intervista fiume di tre ore a Kerry Cassidy e Bill Ryan del Project Camelot aveva predetto con un anno di anticipo l’elezione di Obama alla Presidenza. (...) Una foto diffusa su internet ritrae un giovane Obama alla Punahou School stringere la mano in tipico saluto massonico al suo professore durante la consegna dei diplomi.

Lo scorso anno Donald Trump continuava non a caso a chiedersi come abbia fatto Obama, di umili origini, senza borsa di studio e senza capacità particolari, a entrare in Università come la Columbia e Harvard. Sembra infatti che il coinvolgimento dei genitori nella Cia abbia spianato la strada al figlio che sarebbe stato arruolato dall’Agenzia lavorando a New York presso la B.I.C, la Business International Corporation, società di copertura. Ma perché proprio Obama?

Per rispondere a questa domanda basta interrogare la linea del sangue.

Linee di Sangue

Nessuno avrebbe mai potuto pensare infatti a una parentela tra Obama e i precedenti Presidenti. Obama ama definirsi figlio e nipote di “pastori di pecore”, alludendo alle origini africane del padre. È stato però lo stesso Obama a farsi autogol in un passaggio della sua opera autobiografica Dreams from my Father, dove racconta che uno degli antenati del Kentucky di sua madre «si diceva fosse cugino di secondo grado di Jefferson Davis», il primo Presidente degli Stati Confederati d’America! Colui che ha impostato l’intera campagna elettorale sul mantra del “cambiamento” è infatti imparentato con Jefferson Davis e con… Dick Cheney! Lynn Cheney, moglie del vice-presidente usa sotto il governo Bush, ha dichiarato al Times di aver scoperto una parentela tra suo marito e Obama mentre stava passando in rassegna alcuni documenti dei suoi antenati. Obama e Cheney sono cugini di ottavo grado, mentre Obama sarebbe cugino di undicesimo grado nientemeno che di George W. Bush e di decimo con Sarah Palin. Bruce Harrison, fondatore del Waikoloa-based Family Project, e la Millisecond Publishing hanno rivelato di aver trovato collegamenti genealogici tra Obama e i Presidenti George Washington, James Madison, Harry Truman e Jimmy Carter e con Winston Churchill.

Ancora una volta Presidenti e regnanti si trovano imparentati. I presidenti degli Stati Uniti, infatti, appartengono a una sorta di dinastia reale, identica a quelle d’Europa. Dei 43 Presidenti – senza tener conto di Obama – infatti, ben 34 discendono geneticamente da Carlo Magno. Con Obama saliamo a quota 35.

Sangue blu

Ritorniamo così alle teorie del Sangreal di Laurence Gardner e David Icke: una particolare linea di dna “reale” che si trasmetterebbe meticolosamente nelle dinastie degli Illuminati e che conterrebbe una “corruzione” genetica, ovvero un’ibridazione rettiliana. Queste stirpi e i loro attuali discendenti sarebbero riconducibili oggi a tredici famiglie, ognuna avente particolari caratteristiche genetiche. A parte la fantasiosa cronistoria delle origini assai discutibile – Icke come molti altri cospirazionisti rintraccia le origini della Massoneria e degli Illuminati alla mitica Atlantide – gli Illuminati nel corso dei secoli si sarebbero adoperati con ogni mezzo possibile per «centralizzare il potere globale e completare la loro Grande Opera».

Quale? Niente di alchemico, si badi bene. Personalmente sono tra coloro che faticano a digerire la teoria di una cospirazione globale facente capo a ibridi rettiliani: ritengo che la chiave del mistero vada sì rintracciata nel “sangue” ma in chiave esoterica.

Ma che siano alieni in carne ed ossa o contenitori parassitati da entità altre a questa dimensioni, o ancora semplici manchurian candidate manovrati da un’élite occulta, l’obiettivo delle loro trame politiche non cambia. La loro interferenza è sempre più evidente.

Quale?

La costituzione di un Nuovo Ordine Mondiale.
" (Enrica Perrucchietti, "Barack Obama uomo del Nuovo Ordine Mondiale? Ecco il segreto sul certificato di nascita", www.ildemocratico.com)

bamy_dees.jpg

E, secondo alcuni, la riforma sanitaria prepotentemente voluta da Obama sarebbe il mezzo scelto dal Nuovo Ordine Mondiale per obbligare tutti gli Americani ad impiantare nel proprio corpo un chip RFID, quello che il Vangelo definisce come il "segno della Bestia":

Il famigerato monumento "Georgia Guidestones", costruito nella Contea di Elbert dello Stato della Georgia, commissionato da F.C. Christian, uno pseudonimo di Christian RosenKreuz, il fondatore dei Rosacroce, ha come primo comandamento: "Mantieni l'umanità sotto cinquecentomila". I 10 comandamenti sono stati descritti da alcuni come la "Tavola dei comandamenti dell'Anticristo" e quasi tutti gli analisti sono concordi che sia stata voluto da membri del "Nuovo Ordine Mondiale".

georgia_guidestones_-_tavola_inglese_-_english_table.jpg

Tutto sembrerebbe evidenziare che l'obiettivo primario degli Illuminati del Nuovo Ordine Mondiale sia di portare alla fame miliardi di umani del ceto medio: "Uno scambio di informazioni tra organizzatori della conferenza Bilderberg 2010, sentito da un giornalista londinese del quotidiano «Guardian», rivela che gli elitisti, che attualmente si trovano presso l'hotel Dolce di Sitges, in Spagna, considerano le persone con reddito medio 'una minaccia' ai loro ordini del giorno, evidenziando il fatto che i globalisti sono intenti a sviscerare la classe media e abbassare il tenore di vita mediante un aumento della povertà.
I dettagli della conversazione sono stati rivelati da Charlie Skelton negli ultimi blog Bilderberg per il sito web «Guardian». Skelton è stato l'ultimo giornalista a lasciare l'Hotel Dolce di Sitges. Aumentare la consapevolezza, l'attenzione dei media e le proteste contro il Gruppo Bilderberg incute inquietudine agli elitisti. Inoltre ciò che spaventa ancor maggiormente gli affiliati del gruppo Bilderberg è l'incremento e l'accelerazione del risveglio globale al Nuovo Ordine Mondiale.
zbigniew-brzezinskiIn una riunione del Consiglio per le Relazioni Esteri a Montreal tenutasi lo scorso mese, l'eminente membro del gruppo Bilderberg Zbigniew Brzezinski ha reso attenti i compagni elitari su come i pericoli di un 'risveglio politico globale' stiano minacciando di far deragliare la transizione verso un governo mondiale. 'Per la prima volta in tutta la storia umana l'opinione pubblica è politicamente risvegliata – ciò è una nuova realtà globale – non è stato così per la maggior parte della storia umana', ha asserito Brzezinski, aggiungendo che la gente è diventata 'consapevolmente risvegliata delle ingiustizie globali, le disuguaglianze, mancanza di rispetto, lo sfruttamento'.
I membri del gruppo Bilderberg odiano ogni attenzione rivolta a loro e sono furiosi che gli sforzi degli attivisti, in combinazione con la crescita di Internet come strumento di media indipendente, sono diventati, negli ultimi anni, metodi invasivi per spiare sul loro intrigante segreto. Essi hanno ora molta paura di essere completamente esposti e di attirare migliaia di attivisti.
Questi elitisti non sopportano il fatto che alcuni gruppi di attivisti hanno ancora i mezzi finanziari per esercitare il loro diritto di protestare. Motivo principale affinché gli elitisti trovino opportuni sistemi per indebolire il tenore di vita delle popolazioni introducendo tasse più elevate, misure di austerità, prelievi fiscali sul CO2 ed altri loschi progetti.
L'élite vede un ceto medio prosperoso, o persino coloro che stanno beneficiando di un reddito più modesto, come 'minaccia' contro il loro monopolio di potere. Effettuando la loro promessa 'di una rivoluzione postindustriale', alleata con 'un'economia verde' che in realtà paralizzerà lereptilian.jpg economie una volta prospere, gli elitisti sperano di rendere tutta la popolazione povera al punto che la loro principale preoccupazione non sarà più quella di protestare contro la riunione di 200 elitari presso una località di villeggiatura di lusso ma quella di come arrivare alla fine del mese.
Come sottolinea Skelton, l'unica 'minaccia' per i membri del gruppo Bilderberg è se la gente sa cosa stanno realmente facendo a porte chiuse." (Paul Joseph Watson tradotto da Ester Capuano, "Bilderberg 2010: obiettivo povertà mondiale e bloccare il risveglio", www.ecplanet.com)

Come abbiamo già visto, un altro membro eminente dei principali gruppi kissinger fa uno spuntino...elitari mondialisti è Henry Kissinger. Ci riferiamo alla fonte più autorevole in questo campo, David Icke: L'enorme servizio che Kissinger rese alla Confraternita Babilonese risale a un periodo assai anteriore e perdura ancora oggi. Di estrazione ebraica, egli nacque in Germania nel 1923 e crebbe negli anni di Adolf Hitler. Ma se Kissinger è veramente un 'ebreo', allora perché è stato coinvolto nel progetto Paperclip, l'operazione dei servizi segreti anglo-americani che ha permesso ai nazisti che conducevano esperimenti genetici e torturatori come Josef Mengele di fuggire dalla Germania alla fine della guerra per continuare a lavorare negli Stati Unitie in Sud America? Perché se ne sbatteva del popolo ebraico, ecco perché. Per lui gli ebrei sono bestie, come ogni razza, eccetto la sua, cioè quella dei rettiliani. (...) Egli arrivò negli Stati Uniti il 5 settembre 1938 e in seguito divenne cittadino naturalizzato anericano. Nel 1972 l'agente polacco del KGB Michael Goleniewski disse al governo britannico che i documenti del KGB che aveva visto prima della sua fuga del 1959 riportavano il nome di Henry Kissinger come agente dell'Unione Sovietica. (...)
Fu lui ad organizzare lo scandalo Watergate che portò alla destituzione di Nixon e alla nomina di Gerald Ford (membro CFR e Bilderberg) come presidente e di Nelson Rockefeller, (amico e mentore di Kissinger) come vicepresidente.(...) Ho conosciuto uno scienziato costretto a lavorare per la Confreternita contro la sua volontà, che fu invitato ad un incontro alla Casa Bianca durante l'amministrazione Bush (1988-1992). Rimase sorpreso nel vedere Kissinger nell'Ufficio Ovale che esprimeva perentori pareri sul da farsi, mentre Bush stava seduto ad annuiva."
(David Icke, "Il segreto più nascosto", Macro Edizioni, Diegaro di Cesena, 2001, pp.337-338)

Quanto sta avvenendo in Grecia, Romania, Italia, Irlanda, Portogallo e Spagna potrebbe essere la conferma di quanto sopra.dees-vaccine-slow-kill.jpg

E, soprattutto, ciò confermerebbe quanto ipotizzano esperti e studiosi che parlano dell'esistenza di un protocollo segreto prodotto dalla cupola del Nuovo Ordine Mondiale che stabilirebbe la morte per fame, malattie e pandemie di miliardi di persone nei prossimi dieci anni, il Memorandum Apocalypse.

Purtroppo non è cospirazionismo, ma la dura realtà. L'incredibile è che, malgrado i gruppi elitari affermino da secoli quali inumani scopi essi perpetrino e malgrado manifestino apertamente le loro reali intenzioni, la maggioranza degli umani, ormai inebetita, non reagisca minimamente.

Ne parleremo, più esaustivamente, in seguito.
franz_von_stuck_stuck_der_krieg

Il naufragio italiano ha avuto in questi giorni un presagio simbolico. Il naufragio della più grande nave italiana, la "Costa Concordia", affondata a pochi metri del porto dell'Isola del Giglio a causa del comportamento del suo comandante, che il Procuratore Capo della Repubblica di Livorno, Francesco Verusio, chiosa in tal guisa: "Il comandante Schettino? Uno scellerato. A me non è sembrata una persona pentita."

immagine.jpg
"It was like Titanic" titola la stampa straniera. Non sbaglia considerando che il disastro del Titanic è avvenuto esattamente un secolo fa.
Ma le coincidenze non terminano qui: "The Sun, il tabloid scandalistico britannico, pubblica le dichiarazioni di Yannick e Kevin Sgaga, due ragazzi della Svizzera che erano sulla Costa Concordia. In pratica, i due avrebbero raccontato che, al momento dell’impatto, uno dei ristoranti della nave stava trasmettendo la celebre canzone di Titanic, My Heart Will Go On di Celine Dion. (...) La storia di Celine Dion e degli svizzeri non è l’unica che cerca di accomunare la Costa Concordia al Titanic. Il 21 dicembre scorso, a Barcellona, c’è la rivista spagnola Magazine, supplemento settimanale di El Mundo, ha realizzato per la stilista Iria Ballesta un servizio fotografico dedicato al Titanic. Ovviamente tutto è avvenuto sulla Costa Concordia. (...)" e, infine, "Valentina Capuano, 30 anni di Avellino, era sulla Costa Concordia quando, un secolo prima, sul Titanic c’era un suo prozio, Giovanni. I racconti di nonna Maria, ripetuti sin da quando Valentina era bambina, sul ragazzo venticinquenne emigrato a Londra per cercare fortuna." (Gennaro Marco Duello, "La Costa Concordia non è il Titanic, forse", www.fanpage.it)

Un'altra raccapricciante analogia. Entrambi le navi, considerate "inaffondabili", hanno avuto cinque paratie stagne tranciate e appesantite immediatamente da tonnellate d'acqua. Se le paratie scardinate fossero state quattro, le due imbarcazioni sarebbero rimaste a galla.

Anche il direttore de "La Stampa", Massimo Gramellini in un editoriale considera la "Costa Concordia" un'allegoria dell'Italia. "Quella nave tragicomica che non può risollevarsi né affondare sta diventando ogni giorno di più l’autobiografia della nazione."

Forse Gramellini non poteva immaginare quanto fossero profetiche le sue parole e di come la "Costa Concordia" sarebbe diventata sempre più l'emblema della Nazione: "Droga, sesso e machismo da parte degli ufficiali e dell’equipaggio. Con la descrizione del comandante Francesco Schettino «abituato ad usare le donne come merce di scambio». Nelle oltre 5 mila pagine degli atti depositati dalla Procura di Grosseto che indaga sul naufragio della Concordia davanti al Giglio, emerge uno spaccato di vita sulla nave ai limiti del boccaccesco.
Tra le migliaia di documenti, c’è infatti il carteggio tra un’ex infermiera e l’ufficio del personale della Costa crociere, sfociato poi in una segnalazione al Ministero della giustizia. Valentina B. si è dimessa dalla compagnia di navigazione per l’insostenibile clima professionale. (...)
La ragazza lavorava sulla Costa Atlantica insieme a Schettino «dal 9 gennaio al 12 febbraio 2010» - dove ha «trovato corruzione, droga e prostituzione». E per rafforzare la sua tesi, scrive, rivolta al responsabile legale «Non mi dica che è la mia parola contro la vostra perché ho visto direttamente con i miei occhi ufficiali assumere cocaina e per dimostrarlo basterebbe una semplice analisi del capello».
L’infermiera scrive di essersi imbarcata «su tre navi Costa diverse, una peggio dell’altra, dall’ottobre 2009 al maggio 2010». Denuncia, tra l’altro, «le condizioni dell’equipaggio ridotto in schiavitù dai comandanti». (...)
Rivolta al funzionario del Ministero della Giustizia, afferma di «avere chiuso l’esperienza Costa con minacce e denunce senza aver ricevuto quello che mi spettava come liquidazione». Ma non finisce qui. Negli atti dell’inchiesta c’è anche la storia di un’altra dipendente, che ha scritto difont-size: 14ptarialrettamente al prefetto di Grosseto Giuseppe Linardi. (...) Ecco che cosa ricorda Mery G.: «Ho lavorato sulla Costa Concordia nel 2010 solo due mesi...molto spesso gli ufficiali e l’equipaggio sono ubriachi. Spesso ci dicevamo alle feste “Se ci fosse un’emergenza chi sarebbe a salvare la nave?”». Mery aggiunge: «Sono stata molestata durante un pranzo da un membro dell’equipaggio che era completamente drogato». E ancora: «Mi hanno costretto a firmare documenti falsi e anche orari di lavoro falsi. Ho fatto causa e tra un po’ si va in tribunale». (...)
Tutta la documentazione è al vaglio della magistratura grossetana, guidata dal procuratore capo Francesco Verusio. (...) Ma c’è anche un particolare che riguarda la Costa Allegra. Già nel luglio 2010 si era verificato a bordo un guasto «a uno dei sistemi di propulsione»."
(Grazia Longo, "«Sulle navi droga e prostituzione» Accuse choc dalle ex dipendenti" , www.lastampa.it)

Tutto ciò sembra la ferale anticipazione di ciò che succederà in Italia nei prossimi mesi.

apocalypse.jpg

Non sono, come abbiamo dimostrato nelle infinite citazioni che abbiamo prodotto, le nostre personali opinioni, ma le valutazioni di centinaia di migliaia dei più accreditati osservatori, economisti, pubblicisti e giornalisti di tutto il mondo, che si contrappongono alla criminale speculazione internazionale. Non possiamo che riportare quanto afferma Alessandro Sallusti, il direttore de "Il Giornale" che definisce Goldman Sachs un "covo di criminali".

Il simbolo della "White Star Lines", la compagnia del Titanic, era una grossa stella bianca. Il simbolo dell'Italia è la stella bianca o "Stellone". I "soteres", esattamente cento anni dopo il Titanic, faranno finire l'Italia e gli Italiani in fondo all'abisso.

L'orchestra suona sul ponte "Nearer, My God, To Thee", mentre la nave affonda.

titanic_affonda

dc2_dees.jpgUn'ultima chiosa. Se non ci svegliamo in fretta finiremo presto all'inferno:

"Il Gruppo dei Trenta, insieme alla Commissione Trilaterale, il CFR, il RIIA, la Round Table, il Bilderberg, l’Aspen Institute e il Club di Roma, sono il nuovo olimpo degli dei. Essi giocano a dadi con il mondo, come in un risiko a grandezza naturale. Per loro siamo solo pedine, un mezzo da usare per un fine ben preciso, il controllo totale del globo.
Noi, nella nostra infinita arroganza, crediamo di essere liberi, di vivere in democrazia, nel migliore dei mondi possibili. Siamo troppo indaffarati nella nostra schiavitù quotidiana per renderci conto di ciò che realmente ci circonda. Siamo succubi, siamo schiavi, e nella maggior parte dei casi siamo fieri di esserlo. Dibattiamo, sprecando preziose energie, sulle cose più assurde, a volte anche pensando di essere dei fini intellettuali e delle menti illuminate. Ognuno si sente superiore a qualcun altro, la presunzione è tale da creare una gerarchizzazione prima morale che materiale. Le armi di distrazioni di massa hanno anestetizzato i cervelli, la pigrizia ancestrale e la stupidità genetica han fatto il resto, cullandoci in fallaci certezze e in comode convinzioni, indotte artificialmente, e non certo frutto di un pensiero autonomo e indipendente.
I più si rifiutano a credere quando gli si dice o scrive talune cose. A scuotere lo status quo dominante si rischia di incamminarsi in un percorso di solitudine. Quando il l’uomo-bradipo cade dall’albero su cui sonnecchia pancia all’aria più o meno sereno, sbatte il culo per terra, e non ha occhi per vedere, e non ha orecchie per intendere. Il mondo artificioso in cui galleggia è talmente radicato nel suo pensiero da non poter accettare nessun’altra definizione della realtà che lo circonda. La presunzione e l’eccessiva autostima han fatto molto più vittime di una guerra. Chi osa far ciò, lo fa a suo rischio e pericolo, e l’isolamento è una delle peggiori arme che il branco tende ad usare per istinto di sopravvivenza e di autoconservazione. Poi ci sono anche alcune persone molto intelligenti, ma anche tanto furbe quanto affariste e opportuniste, che han fatto loro l’inganno, e lo sfruttano a proprio vantaggio, elevandosi sulla spalle degli altri, e nonostante ciò ricevono la stima e l’adulazione della stesse persone su cui questi soggetti usano far leva per raggiungere i loro scopi egoistici. Essi sono i più grandi servi del sistema."
(Italo Romano, "I padroni del mondo: Group of Thirty", www.informarexresistere.fr)

il_diavolo.jpg

 

 






Reddit!Del.icio.us!Facebook!Slashdot!Netscape!Technorati!StumbleUpon!Newsvine!Furl!Yahoo!Ma.gnolia!Free social bookmarking plugins and extensions for Joomla! websites! title=

Aggiungi ai preferiti (7) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 886

Commenti (3)
Commenti RSS
1. 15-02-2012 20:35
Grande!
Un articolo completo. Veramente coraggioso!
Scritto da Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo (Ospite)
2. 15-02-2012 20:41
Ottimo
Finalmente qualcuno che ha il coraggio di parlare!
Scritto da Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo (Ospite)
3. 21-02-2012 21:29
Paura
Sono rimasto veramente colpito. 
Ed ora ho veramente paura!
Scritto da Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo (Ospite)

Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
  • E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam. Cose del genere verranno cancellate.
  • Assicurati di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice.
  • Ovviamente questo accade se hai inserito il codice errato.
Nome:
E-mail
Sito web
Titolo:
BBCode:Web AddressEmail AddressBold TextItalic TextUnderlined TextQuoteCodeOpen ListList ItemClose List
Commento:



Desidero essere contattato quando vengono pubblicati altri commenti

Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6
AkoComment © Copyright 2004 by Arthur Konze - www.mamboportal.com
All right reserved

Ultimo aggiornamento ( domenica 06 maggio 2012 )
 
© 2007-2012 La Terra Cava - L'Isola di Avalon 
Licenza Creative Commons
Opera distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported
 
Joomla! un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.