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lunedì 06 febbraio 2012
Sezione "LA TERRA CAVA"
Nemeton-Drunemeton PDF Stampa E-mail
Scritto da Seyan   
lunedì 05 gennaio 2009

nemeton

"La parola gallica Nemeton designava il santuario, il luogo specifico in cui i Celti praticavano i loro culti, sotto la direzione dei druidi. L'equivalente gaelico è Nemed che significa « sacro » (nyfed in lingua gallese, neved in lingua bretone). Strabone afferma che il nome del santuario dei Galati d'Anatolia era Drunemeton." (Wikipedia, voce Nemeton)

nemeton

Un'altra simbologia misterica legato al Graal: il culto del Nemeton.

Il Nemeton era il luogo sacro per antomosia per i Druidi. Sorgeva all'interno di un bosco, nei siti ove più forte era la corrente energetica sotterranea, una forza primeva, benefica e rigeneratrice.

L'odio verso i boschi sacri è da sempre la cartina di tornasole per individuare gli adoratori satanici delle Forze del Male, che si muovono per distruggere questa atavica, potentissima, Forza Benefica e Creatrice, da eoni nemica ed ostacolo agli orrendi intenti degli Arconti e dei "Potenti" della Terra.

Se gli attuali biechi disboscatori, palazzinari, abusivisti, distruttori di foreste per creare terreni da pascolo, hanno provocato immane devastazione in ogni dove,  non si può certo affermare che in passato le cose andassero meglio.

"Cronache dell'epoca [XIII secolo]  narrano di stragi [ad opera dei Cavalieri Teutonici] di civili e di sciamani borussi impiccati alle loro querce sacre. In Sambia, poi, una veneratissima foresta (Twangste) fu rasa al suolo per far posto a una città abitata da tedeschi: Konisberg." (Nino Gorio, "I monaci di giaccio", Focus Storia n. 21)

Anche i Romani avevano una feroce attitudine distruttrice nei confronti  delle energie benefiche dei boschi sacri e dei loro abitatori.

Celebrati storici romani affermarono che all'interno del Drunemeton dell'Occitania venivano celebrati orridi riti con cruenti sacrifici umani.

Ecco cosa scrive Lucano nel suo "Pharsalia", Libro I: "Si trovava da quelle parti un bosco sacro, in cui nessuno aveva messo piede da lunghissimo tempo, e che cingeva con i suoi rami intrecciati l'aria oscura ed ombre gelide, dal momento che la luce del sole risultava incredibilmente lontana. Lì non avevano sede i Pani abitatori dei campi o i Silvani sovrani delle selve o le Ninfe, bensì i barbari riti sacri alle divinità: lì erano innalzati altari sinistri ed ogni albero era purificato con sangue umano. Se dobbiamo dare un qualche credito all'antichità, che si è sempre inchinata con meraviglia di fronte al divino, perfino gli uccelli avevano timore di fermarsi su quei rami e le belve di riposarsi in quelle tane; né il vento o i fulmini, sprigionatisi dalle fosche nubi, si abbattevano su quella selva: un brivido pervadeva ogni albero senza che soffiasse alcuna brezza tra le foglie. Inoltre una gran quantità di acqua cadeva da tetre fonti e sinistre statue di dèi erano ricavate, con un procedimento rozzo e approssimativo, dai tronchi intagliati.

 

nemeton_2

La stessa muffa e il pallore del legno putrescente provocavano terrore negli uomini sbigottiti, che non hanno paura delle divinità rappresentate in raffigurazioni fissate dalla consuetudine: tanto lo spavento è ingigantito dal fatto di non conoscere gli dèi, di cui si deve aver timore. Ed ormai correva voce che sovente profonde caverne mugghiavano a causa di movimenti tellurici, che i tassi piombavano a terra e subito dopo si drizzavano nuovamente, che incendi sembravano appiccarsi ai boschi, i quali però non bruciavano, e che mostruosi serpenti si avvinghiavano ai tronchi e strisciavano tutto intorno. Gli uomini non affollavano quel luogo per partecipare direttamente alle cerimonie del culto, ma lo abbandonavano agli dèi: allorché il sole è a metà del suo cammino o la cupa notte invade il cielo, lo stesso sacerdote paventa l'ingresso nel bosco e teme di incontrarne il signore."

 

E ancora:

"Cesare ordinò che questa selva venisse abbattuta a colpi d'ascia; (...) i soldati erano convinti che, se avessero percosso i sacri tronchi, le scuri sarebbero tornate indietro colpendoli. Cesare - non appena vide che le coorti erano avviluppate come da una sorta di profondo torpore - per primo ebbe l'ardire di dar di piglio ad una bipenne e di calarla con forza su un'alta quercia; così poi parlò tenendo il ferro ancora affondato nel tronco che aveva contaminato: «Ormai, perché nessuno di voi abbia la più piccola esitazione ad abbattere il bosco, credete pure che sia io a compiere la profanazione». (...) Piombarono a terra gli orni, furono abbattuti gli elci pieni di nodi, e le querce di Dodòna, gli ontani (...) Le popolazioni galliche, a tale spettacolo, emisero gemiti ..."

Citiamo nuovamente al riguardo l'opera di Bizzarri e Scurria, Sulle tracce del Graal, di cui consigliamo la lettura in ragione dei notevoli spunti ed approfondimenti storici e bibliografici: "Subito dopo i Portatori dei Campi di Urne, arrivano i Celti che collocano nella valle dell'Aude il secondo drunemeton centrale della Gallia. I toponimi e le tradizioni pervenutici, indicano chiaramente che la vallata tra le due Rennes, era dedicata al culto della Dea Madre, Karidven, e di suo figlio, Lug-Cernunnos. La netta e risoluta opposizione dei Romani, la cui cultura, ricordiamolo, é espressione di uno dei cinque principali filoni della Tradizione, e l'accanimento con il quale presiedettero, prima alla distruzione del Nemeton e quindi, alla sua sorveglianza, la dice lunga sul carattere delle influenze emanate dal luogo che, nessuno puó illudersi su questo, non hanno nulla di spirituale, ma si rivelano, anzi, del piú basso dominio infero. La filiazione della cultura magica e religiosa dei Celti da Atlantide, epicentro della deviazione controiniziatica e l'esplicito richiamo a questa da parte di gruppi occultistici e satanisti, é fin troppo evocativa perché ci si soffermi oltre su questo aspetto"

Anche in base alle succitate testimonianze degli autori classici latini, Essi danno un'originale soluzione sul Graal ipoteticamente celato a Rennes-le-Château che suscita, però, perplessità: "Tutte le ipotesi possono essere buone. Molto probabilmente poteva trattarsi di un 'calderone', del tipo descritto nella letteratura celtica, vera e propria ipostasi tenebrosa dell'autentico Graal. Indubbiamente era qualcosa di grande ed insostituibile importanza che non doveva assolutamente cadere nelle mani dei soldati cristiani di Re Luigi. É probabile che il 'tesoro' di Montségur sia stato nascosto a Rennes Le Chateau ed é quasi certo che le famiglie eretiche della regione - gli Hautpoul, gli Aniort, i Blanchefort - ne siano state le depositarie. La presenza di un tale oggetto nella regione era probabilmente nota ai Templari che non certo a caso, presidiarono tutto il territorio, mantenendo un costante e solerte controllo. Con la caduta dell'Ordine del Tempio, che ricordiamolo, presiedeva al collegamento con il Centro Tradizionale, la Contro-Iniziazione coglie un successo decisivo che le consentirá di dilagare in tutta Europa."

Non si può non condividere quanto afferma Massimo Introvigne nel suo articolo, Rennes le Château: mistificatori e mistificazioni sul Graal, 1996: "Mariano Bizzarri e Francesco Scurria — nel libro italiano 'Sulle tracce del Graal. Alla ricerca dell’immortalità. Il mistero di Rennes Le Château' — offrono un’eccellente pars destruens, demolendo la mitologia costruita dai falsari alla Plantard. La sostituiscono però — con un linguaggio ispirato all’esoterista René Guénon (1886-1951), e secondo un procedimento già usato in Francia da cattolici ultra-conservatori — con una mitologia di segno contrario, secondo cui la leggenda dei merovingi 'divini' è stata costruita ad arte per nascondere il vero segreto di Rennes le Château: il paesino dei Pirenei è il centro di influenze — non divine ma diaboliche — più pericoloso del mondo, e il presunto Graal che vi è nascosto — al cui servizio si sono messi di volta in volta i celti con il loro santuario tra i boschi, i catari, la famiglia di Hautpoul e il parroco Saunière — è una sorta di porta dell’Inferno che permette a forze demoniache di dilagare nel mondo. Tesi, come si vede, affascinante ma non molto più facile da dimostrare di quelle di segno contrario sul Graal dei merovingi."

E' di chiara evidenza come la Weltanschauung romana non possa essere Spartacocinsiderata modello di civiltà superiore ed elevata, com'è di altrettanta chiarezza che Giulio Cesare non possa assolutamente essere additato come fulgido esempio di personalità illuminata e benefica.

Se il folle autocrate fece distruggere completamente il nemeton occitano, ciò è dovuto al fatto che egli era adoratore  delle diaboliche Forze Oscure e bene fece Bruto ad organizzare la sua esecuzione. Purtroppo, il tirannicidio non sortì alcun effetto. Di lì a poco, Ottaviano, degno erede di Giulio Cesare, avrebbe oppresso Roma e soppresso ogni forma di democrazia.  

Neanche Roma può essere presa come misura di paragone o Pietra d'Angolo del Bene: Corinto, Sagunto e soprattutto Cartagine rappresentarono i primi veri genocidi della Storia, come orrida fu la crocifissione degli oltre seimila  schiavi spartachisti sopravvissuti alla battaglia nei pressi del fiume Sele ed assisi sulla croce da Crasso lungo la Via Appia.

D'altro canto, la tipica condanna a morte in Roma era la damnatio ad bestias.

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E' Questo l'universo di bieca malvagità. E' la Terra il luogo di reclusione dell'Universo.

Milioni di criminali demoniaci si sono succeduti sulla faccia della Terra, per realizzare gli obiettivi del Demiurgo.

Gli adoratori delle Forze Oscure, per migliaia di anni, hanno sovvertito ogni verità o realtà. Da Giulio Cesare ad Attila, da Gengis Khan al piccolo  (e folle) Napoleone, da Hitler a Stalin, dai criminali dittatori sudamericani a Mao tse-Tung e Pol Pot, fino ad arrivare agli attuali tiranni liberticidi che operano anche nelle cosiddette democrazie, il Diavolo assume qualsiasi veste e cavalca sulla Terra da millenni, vivo e letale come i suoi monatti seguaci e vilissimi sicofanti.

Tutto per impedire il risveglio degli Eletti di Atlantide, che riporteranno il Bene e l'Ordine Sacro sulla Terra devestata dalle Forze delle Tenebre.

Eletto è chi si affanna per riuscire a scorgere almeno i bagliori della Luce della Verità, allontanandosi dai beoti e dagli schiavi che non vogliono né sentire, né vedere, né parlare.

 
Os habent, et non loquentur;

oculos habent, et non videbunt.

(Libro dei Salmi, 113:13)
 
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E, a similitudine dell'Arcangelo Michele che calpesta ed uccide il Male, gli esseri dominati da Satana e dai suoi Arconti verranno schiacciati dagli Appartatori di Bene come se fossero viscide, unte e putride blatte

"Sollevai le braccia verso il sole. Sapevo esattamente dove si trovava. A ovest del nostro mondo. Schiaffeggiato dal vento e dalla pioggia, salutai l'invisibile astro, così presente durante tutta la mia avventura. Conoscevo persino il siginficato stesso della nostra lotta: il sole ritrovato degli iperborei era il sole invicibile." (Jeam Mabire, "Thule, Il sole ritrovato degli Iperborei", Edizioni l'Età dell'Acquario)

San Michele schiaccia Satana




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Commenti (2)
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1. 04-01-2011 12:26
Ottimo articolo, davvero! Sto cercando connessioni fra la religione celtica e quella latina per quanto riguarda i boschi sacri, soprattutto in letteratura. Posso segnalarti solo un errore? La citazione di Lucano è dal libro VIII, non dal primo. Ma è un post davvero ben fatto. :)
Scritto da Estelin (Ospite)
2. 07-06-2011 12:28
interessante
Articolo interessante! 
Vorrei approfondire meglio l'argomento della paura dei romani dei boschi sacri...potete darmi maggiori informazioni/indicazioni al riguardo? :)
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Ultimo aggiornamento ( martedì 26 gennaio 2010 )
 
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