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Freedom House: Italia perde lo status di Paese con libera stampa PDF Stampa E-mail
Scritto da Seyan   

Freedom House: Italia perde lo status di Paese con piena libertà di stampa

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L'autorevole Freedom House, l'americana "voce per la democrazia e la libertà nel mondo che si oppone alla tirannia nel mondo" dal 1941 - anno dell'attacco dei regimi totalitari nazifascisti all'America - si batte per la diffusione delle libertà democratiche in tutto il mondo, ha pubblicato in data 1° maggio 2009 un l'annuale rapporto "Freedom of Press 2009" intitolato: "Global Press Freedom Declines in Every Region for First Time Israel, Italy and Hong Kong Lose Free Status", "La Libertà globale di Stampa declina in ogni regione, per la prima volta Israele, Italia ed Honk Kong perdono lo status di Paesi con libera stampa"

Nella sua annuale relazione sulla libertà di stampa nel mondo, per il 2009 Freedom House dichiara riguardo l'Europa Occidentale: "The region continues to boast the world's highest level of press freedom. However, Italy slipped back into the Partly Free category with free speech limited by courts and libel laws, increased intimidation of journalists by organized crime and far-right groups, and concerns over the concentration of media ownership. Greece also suffered a significant decline. - trad: La regione continua a vantare il più alto livello mondiale di libertà di stampa. Tuttavia, l'Italia è scivolata nella categoria dei Paesi a stampa parzialmente libera con la libertà di parola limitata dai Tribunali e dalle leggi sulla diffamazione, dall'aumento dell'intimidazione di giornalisti da parte del crimine organizzato e dei gruppi di estrema destra e a causa della concentrazione della proprietà dei media. Anche la Grecia soffre di un significativo declino."

Qui la mappa globale da cui si evince come, per quanto concerne la libertà di stampa, l'Italia sia al livello di Ucraina o Bulgaria. Fanalini di coda in campo europeo risultano essere la Russia di Putin e la Bielorussia di Lukašenko ove vigono le massime limitazioni della libertà di stampa.

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Ricordiamo che nel 2008 l'Italia apparteneva ancora ai Paesi con piena libertà di stampa.

Si ricorda che "l'organizzazione [Freedom House] venne fondata da Wendell Wilkie, Eleanor Roosevelt, George Field, Dorothy Thompson, Herbert Bayard Swope, e altri nel 1941. Nata come risposta alla minaccia rappresentata dal Nazismo, ora presenta sé stessa come una chiara voce a favore della democrazia e della libertà nel mondo. Freedom House afferma che 'si è vigorosamente opposta alle dittature in America Centrale e in Cile, all'apartheid in Sud Africa, alla repressione della Primavera di Praga, all'invasione sovietica dell'Afghanistan, al genocidio in Bosnia e in Ruanda, e alla brutale violazione dei diritti umani a Cuba, in Birmania, in Cina, e in Iraq'." (Wikipedia, voce Freedom House)

Anche l'altrettanto autorevole rapporto 2009 sulla libertà di stampa stilato da "Reporters sans frontières"  è negativo per l'Italia, 44ma a livello mondiale: "The state of press freedom in Italy, caught between draconian draft reforms and threats from the mafia, is more and more worrying to its European neighbours. The grip of mafia gangs on the media sector is strengthening and forcing a large number of journalists to tread warily. Silvio Berlusconi’s return to power brings back into focus the question of broadcast media concentration and government control. Legislative reform that would ban publication of some legal steps is incompatible with EU democratic standards.- trad: Lo Stato della libertà di stampa in Italia, compressa tra draconiani progetti di riforma e minaccie della Mafia è sempre più preoccupante per i suoi vicini Europei. La stretta di bande mafiose sul settore dei media si rafforza, costringendo  la gran parte dei giornalisti a muoversi con cautela. Il ritorno al potere di Silvio Berlusconi ha rinfocolato la questione della concentrazione dei mezzi di comunicazione e del controllo governativo. La riforma legislativa che vorrebbe vietare la pubblicazione dei procedimenti giudiziari è incompatibile con gli standard democratici della Comunità Europea." 
 
Reporters sans frontieres afferma infine che, "in an anomalous situation within the European Union, prime minister, Silvio Berlusconi still controls the three channels of public RAI television as well as the leading privately owned radio and television group Mediaset, increasing political interference in their editorial lines and fostering self-censorship on the part of a section of the profession. Television which remains the main source of news for 80% of the population also attracts the lion’s share of national advertising revenue. The law promulgated by the Italian communications minister Maurizio Gasparri removed all limits on the distribution of advertising revenue, opening the door to an often massive “reorientation” in favour national television channels, particularly those belonging to the Berlusconi family."

Ricordiamo che l'alta obiettività ed autorevolezza di Reperters sans frontières è attestata dalle ingiurie a cui l'organizzazione stessa è soggetta nei regimi totalitari ed illiberali, quali quelle di essere  fascistia o maoista  sionista o nazista,  bolscevica o imperialista in relazione al colore politico del dittatore a cui pesta i piedi. RSF gode, infatti, di alta considerazione nei soli Paesi ove vige un sistema democratico liberale consolidato,

 

Ecco quanto aggiunge Wikipedia in relazione al rapporto di Freedom House alla voce Libertà di stampa nella Repubblica Italiana:

"L'Italia, dopo essere stata sempre indicata nell'annuale rapporto "Freedom of the Press", dell'organizzazione americana Freedom House, come "Free" (ovvero libera per quanto riguarda la libertà di stampa), nel 2004 è stata invece considerata come un paese "Partly Free" (parzialmente libero) a causa di 20 anni di amministrazione politica fallimentare, della controversa legge Gasparri del 2003 e della capacità del primo ministro di influenzare il servizio di trasmissione pubblica RAI, un conflitto di interessi tra i più flagranti del mondo. (...)

Nel rapporto del 2005 e del 2006 la libertà di stampa subisce un'ulteriore riduzione, con l'aumento delle influenze politiche da 11 a 13 punti e il totale da 33 a 35 punti. Dal 2007 il valore di sintesi determinato dalla Freedom House è ritornato ad essere inferiore a 30.

La libertà di parola e di stampa è garantita dalla costituzione. Nel luglio 2005 le camere votarono per l'abolizione della condanna a pene detentive in seguito al reato di libello, ma gli emendamenti non sono stati tramutati in leggi dello stato.

Alcuni politici hanno promosso alcune cause per diffamazione contro vari giornalisti nel 2004 ; nel mese di febbraio, il giornalista Massimiliano Melilli venne condannato a 18 mesi di prigione ed a una multa di 100.000 euro. D'altra parte anche un politico, nello stesso anno, è stato arrestato per diffamazione a mezzo stampa: è il caso del senatore di Forza Italia Lino Jannuzzi, colpevole di aver pubblicato un articolo in cui sosteneva di un summit internazionale segreto con magistrati e politici per definire la strategia per arrestare Silvio Berlusconi. Jannuzzi, che ammise di essersi inventato tutto, venne condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione, salvo essere poi graziato dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi." 

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Anche il quotidiano di Confindustria "Il Sole 24 ore" ha pubblicato un articolo al riguardo. "Il 2008 ha visto la libertà di stampa diminuire in tutto il mondo e anche Paesi di consolidata democrazia come Italia (l'unico in Europa) e Israele hanno imposto nuovi limiti ai media. È quanto afferma il rapporto "Freedom of the Press 2009" di Freedom House, organizzazione non profit con sede negli Stati Uniti". Conclude che "delle 195 nazioni prese in esame da Freedom House, 70 (vale a dire il 36 per cento, contro le 72 del 2008) sono giudicate 'libere', 61 (31%, erano 59 lo scorso anno) sono 'parzialmente libere' e 64 (33%) sono 'non libere'."

Chiosa il "Corriere della Sera", sempre in riferimento al rapporto di Freedom House, che "su un punteggio che va da 0 (i Paesi più liberi) a 100 (i meno liberi), l’Italia ottiene 32 voti: unico Paese occidentale con una pagella così bassa. I «migliori della classe» restano le nazioni del Nord Europa e scandinave: Islanda, Finlandia, Norvegia, Danimarca e Svezia (prime cinque a livello mondiale). Le «peggiori»: Corea del nord, Turkmenistan, Birmania, Libia, Eritrea e Cuba."

 

libertà di parola

 





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