Diavolo Soros. Quelli che stanno con Soros. Prima Parte

by Seyan / sabato, 13 luglio 2019 / Published in La Cabala

IL DIAVOLO SOROS E QUELLI CHE STANNO CON SOROS.

PRIMA PARTE.

Il Diavolo Soros.  Useremo questa locuzione per riecheggiare satiricamente Gad Lerner il quale, per difendere l’Anómos Globale, ha scritto su Repubblica “Se Soros diventa il diavolo”.


A GAD LERNER NON…

A Gad Lerner non sono bastate le infelici boutade e le dichiarazioni inopportune degli ultimi mesi.

Lo ricordiamo in maglietta rossa assieme ad altri radical chic per l’“accoglienza ai Migranti”. Salvo poi defilarsi bruscamente assieme ad altri epistocrati della Ur-Sinistra quando gli venne proposto di accogliere – per breve tempo – un migrante in casa propria. Ipocrisia disvelata da un articolo del Tempo: “Un profugo in casa mia? Mai. Abbiamo stanato i radical chic”

La stessa coerenza dimostrata da Gino e Cecilia Strada di Emergency che nel 2018 affermavano, «Siamo governati da persone che non hanno nessuna considerazione per la vita umana, quella altrui, ovviamente. Persone che dovrebbero essere portate davanti alla corte internazionale dell’Aia per crimini contro l’umanità» (Gino Strada). Ribadiva la figlia:  «la non accoglienza può essere considerata a tutti gli effetti un reato».

Però quando si tratta di mostrare concretamente siffatta solidarietà con un atto di enorme impatto quale sarebbe accogliere personalmente anche un solo migrante, ci troviamo sempre di fronte a un netto distinguo. Recentemente la figlia di Gino Strada ha affermato, «Profughi in casa mia? Non ci penso neppure».

Come dimenticare Gad Lerner quando affermò, «Rom e immigrati? No ai Parioli». E neanche a Portofiono, immaginiamo…




I RADICAL CHIC LITIGANO PER QUALSIASI MOTIVO, MA SI RAPPATTUMANO SEMPRE A FAVORE DELLO STRANIERO E CONTRO GLI ITALIANI

Gli elitisti della Ur-Sinistra italiana hanno eletto all’unanimità come loro presidente uno sciovinista antidemocratico ed anti-immigrazionista come Emmanuel Macron, colui che fa accecare e smembrare i gilets jaunes dai suoi pretoriani, che brutalizzare decine di migliaia di immigrati ricacciandoli a Ventimiglia e che ha fatto condannare a cinque anni di carcere la guida alpina Benoit Duclois solo per aver salvato una migrante nigeriana all’ottavo mese facendola passare dall’Italia alla Francia, mica ciò che ha fatto la “semisperonatrice di Preetz”, premiata di converso con la cittadinanza onoraria dal Comune di Parigi.

I radical chic italiani farebbero bene a documentarsi meglio prima di fare la ola per il colonialista Macron, visto che il loro idolo ha rifiutato personalmente l’approdo della Sea Watch 3 a Marsiglia.
Lo denuncia la stessa Rackete, «Avevamo contattato il porto di Marsiglia per sapere se potevamo attraccare. La richiesta è stata inoltrata al prefetto, fino al Presidente della Repubblica. Ma nessuno ci ha risposto».

Il narcisista e psicopatico Macron sarebbe, per siffatti ineffabili apologeti, il Presidente degli Italiani, intingendo la penna nella saliva mentre lo scrivono, come direbbe icasticamente Marco Travaglio.

Federico Rampini, vero uomo di SInistra, agli antipodi rispetto al rappattumamento radical chic che fa l’apolegetica del Capitalismo Totalitario, stigmatizza l’asservimento della sedicente intelligencija di sinistra verso lo straniero qualunque esso sia, compreso “il diavolo Soros”.

Federico Rampini ha cannoneggiato, con i pezzi da 460 mm. la Ur-Sinistra italiana radical chic,


che “ha smesso da tempo di occuparsi dei penultimi, gli italiani poveri” e “pur di fare opposizione al governo incaricato, è diventato un po’ il partito dello straniero”. Dimostrazione, secondo Rampini, sarebbe il fatto che i rappresentanti della sinistra italiana negli ultimi tempi hanno applaudito tutto quello che fa o dice il presidente francese Emmanuel Macron, “prendendo per buona la favola del presidente europeista” che invece, su temi come l’immigrazione, si comporta da “sovranista puro” e “sta facendo delle porcherie” in Libia.


Sinistra che “applaude anche tutte le bacchettate che arrivano” dal presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker. Insomma, secondo Rampini ormai la sinistra è vista come “il partito che sta sempre per gli stranieri contro chi governa l’Italia” ed è “inaccettabile” che difenda le politiche di austerity, il Fondo Monetario Internazionale e le agenzie di rating. […]


Ma il colpo di scena arriva poco dopo, quando si torna a parlare di accoglienza. “Forse non mi sono spiegato – prosegue nella sua analisi Federico Rampini – non stavo difendendo la cacciata dei rom (il caso di Casal Bruciato a Roma ndr) che avevano un diritto in quel caso. Sto dicendo che guarda caso queste storie terribili accadono soltanto nei quartieri popolari, non ai Parioli dove ormai il Pd prende voti, non è ai Parioli che ci sono questi problemi di convivenza tra poveri, se la sinistra prende voti ai Parioli ci sarà una ragione”. (it.blastingnews.com)


E al corifeo della sinistra globalista, Gad Lerner, non è rimasto altro che balbettare che «ai Parioli e nei quartieri ricchi non si può fare accoglienza a Rom e Immigrati». Ma nei quartieri abitati dagli Italiani poveri, questa si può fare, a quanto pare.

Siamo al fin giunti agli intellettuali delle ZTL



DA «NIENTE MIGRANTI A CASA MIA» AL DIAVOLO SOROS

Non pago di siffatte intemerate, il radical chic Lerner si è affidato al peana pro-Soros per risollevare il vascello affondante, e mal gliene incolse.

“Se Soros diventa il diavolo” diventa la nuova crociata dell’epistocrate Lerner a favore del suo Pontifex Maximus e nume tutelare George Soros.

Dopo un’infinita pletora di sonetti, panegirici ed elegie composti per inneggiare sommamente lo Ierofante Soros, il Lerner si scaglia contro


chi lo accusa di orchestrare l’invasione degli immigrati dal Nord Europa, finanziando quelle ong che fanno da staffetta dalle coste libiche ai porti italiani, e di versare soldi nelle casse dei partiti filo europeisti [forse Lerner dimentica i finanziamenti a Più Europa, nota di Seyan].


Le definisce delle “mascalzonate” e si scaglia contro la Lega, che in Italia si è schierata più volte contro il magnate ungherese, e contro leader internazionali come Donald Trump, Vladimir Putin e Viktor Orban che ne hanno smascherato pubblicamente le mire. Nel farlo arriva addirittura a scusargli la speculazione contro il sistema Italia che nel 1992 lo portò ad attaccare pesantemente la lira.


“Siccome è molto ricco, siccome fu tra gli speculatori che nel 1992 scommisero vittoriosamente sulla svalutazione della sterlina e della lira, siccome devolve in opere di filantropia quasi la metà del suo patrimonio da 32 miliardi di dollari, siccome lo detestano all’unisono Trump, Putin e Netanyahu, è stato elevato a malvagio burattinaio della Grande Sostituzione etnica, cioè l’immigrazione pianificata attraverso cui, per saziare la propria avidità, la finanza mondialista starebbe abbattendo il costo della manodopera europea”. L’assoluzione di Lerner per George Soros è completa. Non importa se le ingerenze del magnate ungherese nelle scelte politiche di molti Paesi (occidentali e non) siano ormai alla luce del sole. (Matteo Carnieletto Andrea, “Lerner fa il megafono di Soros e difende le sue «mascalzonate»“, ilgiornale.it)



NON SODDISFATTO DELLA DIFESA D’UFFICIO DEL DIAVOLO SOROS, L’EPISTOCRATE LERNER…

usa la RAI, cioè i soldi del canone versati – coattivamente sulla bolletta elettrica – dai contribuenti, per continuare la propaganda e il turiferismo a favore dell’amato Soros.


Gad Lerner corre in soccorso del finanziere George Soros. Quest’ultimo non ne avrebbe nemmeno bisogno, dato che è presidente e fondatore di una potentissima e ricchissima rete filantropica – la Open Society Foundations – osannata da tutta la stampa progressista mondiale.


Il miliardario e donatore “liberal”, promotore della diffusione della “democrazia” e dei “diritti umani” prima nei Paesi ex sovietici e poi in tutto il mondo, è stato mitizzato nella puntata del nuovo programma di Gad Lerner, L’approdo su Rai3, dal titolo Dagli al buonista!. […]


Dopo l’elogio pubblicato su La Repubblica, Lerner torna a prendere le difese del finanziere liberal sul servizio pubblico in una trasmissione che trasuda dell’ego smisurato del conduttore. Gad Lerner fa apparire i critici dello speculatore come degli “antisemiti”, che criticano il suo operato soltanto perché è ebreo, o perché sono dei “complottisti” che credono alla bufala dei Protocolli dei Savi di Sion. “Soros rappresenta lo stereotipo perfetto di questo tipo di narrazione – spiega Sofia Ventura in studio, stuzzicata da Lerner – il complottismo si presenta sotto forma di un racconto, di una trama”. Lerner ricorda poi che “Soros viene definito uno schiavista” soltanto perché ha il buon cuore di finanziere le ong che operano nel Mediterraneo (ma non era una bufala?).


Il tentativo – maldestro – del conduttore è chiaro: prendere come esempio i critici del finanziere più ridicoli e deprecabili al fine di far passare il messaggio che tutti quelli che mettono in discussione le numerose iniziative del milionario di origine ungherese non hanno argomentazioni ma pregiudizi e sono, nel migliore dei casi, poco preparati e plagiati dalla “narrazione” sovranista. Nell’articolo pubblicato su Repubblica, il giornalista ha affermato che il fondatore dell’Open Society è stato demonizzato e spesso viene considerato, specialmente dalla destra populista come una sorta di ‘burattinaio’ degli attuali flussi migratori di massa e della ‘grande sostituzione’ che interesserebbe l’Europa. (Roberto Vivaldelli, “Difesa a senso unico di Soros: la crociata di Gad Lerner su Rai3”, ilgiornale.it)



«IL DIAVOLO SOROS», ODIATORE DI ISRAELE E DEGLI EBREI ISRAELIANI

Il sorosista Lerner finge di dimenticare che «lo Psicopatico degli Psicopatici» Soros ha un profondo odio della Cultura Ebraica ed è uno dei più grande hater di Israele.

Il padre, Tivadar, negò l’uso dello yiddish in famiglia e impose l’uso dell’esperanto. Tivadar era, infatti, un fanatico internazionalista e conosciuto esperantista. Mentre gli ebrei agivano per dare una dimensione nazionale alla propria identità (il “focolare nazionale per il popolo ebraico” della Dichiarazione Balfour), l’esperantista Tivadar e il figlio George proseguivano il loro cammino verso un mondo senza barriere culturali e sociali, impostato sulle ideologie totalizzanti prodromiche al Capitalismo Globalista: quella che è oggi l’attuale Internazionale Capitalista.

Il padre di Soros costruì delle false identità cristiane per tutta la famiglia e, proprio mediante queste, Soros collaborò con i Nazisti – assieme al padrino – per requisire i beni degli Ebrei Magiari.

Fatto confermato dallo stesso Soros in un’intervista dal 1998 a Steve Kroft nel programma 60 Minutes della CBS,

«Forse un ragazzo dell’età che avevo io non è in grado di fare gli esatti collegamenti, ma quella realtà da me vissuta non mi ha mai creato alcun problema, alcun senso di colpa».

Questo è il link del video.

Nessun senso di colpa neanche quando – da adulto e senza neanche più l’esimente dell’essere un ragazzo – “Diavolo Soros” ha speculato, guadagnando miliardi di dollari e impoverendo milioni di individui, contro Inghilterra, Italia, Thailandia, Indonesia, Russia, etc., approfittando di informazioni riservate e da vulnus normativi che si rivelarono esiziali per gli Stati-Nazione coinvolti e per la democrazia mondiale.

Specificamente per l’Italia,


vediamo di capire, in che modo il potere legislativo permise tutto ciò, difatti se è vero il fatto che Soros si accorse che la Lira entrata nel Sistema di cambi fissi ( SME), non era coperta dalla banca di riferimento ( Bundesbank), è altrettanto vero che l’accettazione del tasso fisso e la difesa di quest’ultimo da parte dei nostri governanti, fu – come sostenne a posteriori Cirino Pomicino – il tradimento della Repubblica.


Per comprendere le parole di Cirino Pomicino, bisogna andare al 1990 quando l’Italia aderì alla così detta : “banda larga” dello SME, nel Gennaio del 1990 l’allora governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi decise di portare la Lira alla ”Banda Stretta”, il che significava che la Lira doveva avere una forza significativa a livello valutario, che obiettivamente non possedeva. Passando sul piano politico, non ci fu alcuna ragione politica né economica a supporto di questa azione; ricordiamo che l’Italia, in quel periodo conosceva uno dei tassi di disoccupazione più bassi dal Dopoguerra, e il tasso di crescita dal 1987 al 1991 era al 15,76% , nella classifica dei top del G6 eravamo sesti davanti alla Gran Bretagna, ed al 31/12/1991 eravamo al quinto posto molto vicini alla Francia.


Tutto ciò si concretizzò grazie allo smantellamento della classe politica del Trentennio precedente, puntando il dito sull’assenza di etica politica, e alla mancanza di onestà della classe dirigente di quel tempo. Ricordiamo che dal 1993 iniziarono le privatizzazioni ed iniziò il danneggiamento del nostro comparto industriale strategico. Cosa dite? Sembra di rivivere i giorni d’oggi? Certo una volta la cancellazione dell’espressione democratica avveniva con la magistratura politicizzata, oggi attraverso movimenti gatekeepers, che sostengono la depoliticizzazione e l’annientamento delle ideologie politiche, favorendo lo strapotere della finanza e le sue regole liberticide. Corsi e ricorsi della storia, direbbe Vico. (Cosimo Micali, Linkiesta.it)


L’ex presidente del Consiglio Bettino Craxi ricordò esattamente i giorni antecedenti e successivi al 16 settembre 1992 quando, malgrado le disposizioni imposte a Carlo Azeglio Ciampi, questi bruciò 48 miliardi di dollari in valuta pregiata, consentendo al Soros un arricchimento sproposito.

Non è ultroneo ricordare che malgrado «l’insipienza» (cfr. P. Cirino Pomicino) di Carlo Azeglio Ciampi, questi venne premiato e divenne Presidente della Repubblica.


«Se non l’avessi fatto io, l’avrebbe fatto qualcun altro», ghigna soddisfatto “Diavolo Soros” quando parla delle sue speculazioni globali, dimostrando la nostra tesi: siffatti esseri sono minus habentes, psicopatici avidi di ricchezze, senza empatia e senza coscienza. Corrado Malanga è forse ancor più acuto affermando che siffatte entità sono senza parte animica.


I cosiddetti poteri forti, cioè coloro che comandano e hanno comandato questo pianeta, quindi le grandi famiglie e non solo i grandi banchieri, ovvero le grandi famiglie monarchiche di tutto il pianeta, non hanno la parte animica. […]


L’universo fisico non è locale, secondo la fisica di Bohm. Quindi, non esiste né lo spazio, né il tempo, né l’energia ma siamo tutti la stessa cosa. (Corrado Malanga, Ricercatore Universitario Presso Dipartimento di Chimica dell’università di Pisa)


diavolo



L’ODIO DEL “DIAVOLO SOROS” PER ISRAELE

L’apologetica della Ur-Sinistra Globalista è ormai asservita ai dogmi dell’immonda religione neognostica del Capitalismo Totalitario.

La sinistra mondiale ha svenduto i propri fondanti valori sociali e popolari in cambio di comode posizioni di rendita, anche se in realtà i “progressisti” si sono semplicemente accoccolati sotto il tavolo del loro padrone, la Cabala Massonica Mondiale  e, come cani scodinzolanti, non aspettano altro che il Soros di turno getti loro qualche avanzo.

Chi critica Soros non lo fa perché antisemita. Al contrario, Soros è filo-islamico, odia Israele e tramite le sue ONG fomenta l’odio contro lo Stato Israeliano.


Un grave caso di autodissoluzione ebraica è quello rappresentato da George Soros, il più facoltoso e persistente oppositore di Israele.


Per Soros, “discepolo” di Popper, Israele dovrebbe essere spazzato via e rimpiazzato con una società più giusta ed equa. Non si sa esattamente cosa abbia in mente il finanziere, ma sicuramente, finanziando gruppi filopalestinesi, la sua idea di una società migliore e “aperta” deve trarre ispirazione dai fiorenti modelli arabi e islamici che circondando Israele.


Ieri il sito DCLeakes in una operazione di hackeraggio è riuscito a trafugare migliaia di documenti dal database della Open Society Foundation che fa capo a Soros.
Dalle mail trafugate sono di particolare interesse quelle legate a organizzazioni non governative virulentamente anti-israeliane a cui Soros ha fatto pervenire copiosi fondi.


Le mail in oggetto rappresentano qualche problema per la setta dei complottisti i quali hanno nella figura dell’ebreo orditore di trame oscure uno dei loro paradigmi preferiti. In effetti Soros sembra in parte confermare questa immagine solo che il suo accanimento contro Israele smonta uno degli assunti principe del complottismo (che non ha mai riunciato allUrtext di tutti i complotti, “I Protocolli dei Savi di Sion”), quello della finanza ebraica che lavora a tutto spiano per lo stato ebraico.


In una intervista data nel 1998 il magnate ungherese così rispondeva alle domande del suo intervistatore riguardo a un episodio emblematico accaduto durante la Seconda Guerra Mondiale.
Kroft: “Mi sembra di capire che lei accompagnava questo suo protettore il quale sosteneva che lei fosse il suo figlioccio”.
Soros: “Sì, sì”
Kroft: “Lo accompagnava e lo aiutava nella confisca di proprietà ebraiche”.
Soros: “Sì è corretto. Sì”.
Kroft: “Mi sembra una esperienza che avrebbe potuto spedire parecchia gente sul lettino dello psichiatra per molto tempo. Fu difficile?”.
Soros: “No, affatto. Assolutamente. Magari quando sei un ragazzino non vedi il rapporto. Ma non mi creò alcun problema”.
Kroft. “Nessun senso di colpa?”.
Soros: “No”.
Kroft: ” Per esempio, ‘Sono ebreo ed eccomi qui che guardo queste persone che se ne vanno. Potrei facilmente essere con loro. Dovrei essere con loro’ Niente del genere?”.
Soros: “Certo, avrei potuto trovarmi dall’altra parte, o avrei potuto essere colui che veniva espropriato dei suoi averi. Ma non c’era alcun motivo perché non fossi lì. In un senso ironico è come con i mercati finanziari, se non fossi lì non opererei, ma qualcun’altro lo farebbe al posto mio”.


Ecco, sì. Se non mettesse a disposizione la sua esorbitante disponibilità economica anche per demonizzare Israele, “qualcun’altro” lo farebbe al posto suo.
Meglio che lo faccia lui che oltretutto ha il vantaggio di essere anche ebreo. (Niram Ferretti, “George Soros. Il sabotatore di Israele”, linformale.eu)


Soros si è sempre professato ateo, globalista, internazionalista.

Ma tutto la Cabala Mondiale Contro-iniziatica è Internazionalista. Non dimentichiamo che il defunto Gran Maestro David Rockefeller a pagina 406 della sua autobriografia “Memoirs” affermava che, «Mi accusano di essere internazionalista e di complottare contro la mia Nazione. Se questa è l’accusa, mi dichiaro colpevole».

In nuce, George Soros, ben lungi dall’essere il cane da guardia della democrazia, è il Pontifex Maximus pro tempore della Dittatura globale dei Mercati e della demoniaca religione neognostica del Capitalismo Totalitario, la Oscura e Occulta Ierocrazia della Cabala Massonica Mondiale contro-iniziatica.


La Cabala Mondiale

La Cabala Mondiale

La Cabala Mondiale, i Padroni del Mondo

Source: www.isoladiavalon.eu/cabala-mondiale/



IL SOROSISMO È IN RE IPSA ANTISEMITISMO


Ma chi è Soros, l’artefice di tutto questo, il padre del caos, questo moderno Torquemada? Molto semplice, è un ebreo ungherese rinnegato, diventato miliardario. E con questo avrei detto quasi tutto ma c’è molto di più. George Soros, alias Gyorgy Schwartz, nasce a Budapest nel 1930, il padre è un avvocato che cambierà il suo cognome in Soros in seguito all’occupazione tedesca dell’Ungheria. La storia dice che all’età di 14 anni George fu costretto da un collaborazionista ungherese ad accompagnarlo a sequestrare i beni degli ebrei. Evidentemente la cosa gli deve essere piaciuta perchè in seguito, ridendo, commenterà “se non lo avessi fatto io lo avrebbe fatto qualcun altro!”


Che ci volete fare, le mele marce e fetide nascono all’ombra di ogni popolo. Le malelingue dicono che da quei sequestri sia iniziata la fortuna miliardaria del personaggio. […]


Il magnate ungherese ha versato 32 miliardi di dollari alla Open Society, da lui creata e presente in 37 paesi dove dovrebbe promuovere giustizia e democrazia. Purtroppo, considerate le idee del boss, pare accada l’esatto contrario dal momento che da questa super-ong sono poi nate decine, forse centinaia di altre organizzazioni antidemocratiche, antisemite, antisioniste.


George Soros è uno dei maggiori nemici di Israele, paese che odia profondamente, che vorrebbe vedere annientato dall’islam del quale condivide l’ideologia di potere e distruzione di qualsiasi cosa assomigli a una nazione. L’islam vuole un unico califfato mondiale di musulmani e dhimmi sottomessi, Soros vuole un’unica società mondiale organizzata con un sistema di assoluto potere mediatico, praticamente un Beppe Grillo alla milionesima potenza. La differenza è che uno dei due non è un pagliaccio ma un pericolo mondiale, un pericolo che incombe sulle nostre teste e che l’Europa accetta bovinamente.


Vediamo adesso quali sono le associazioni, i movimenti palestinesi, filopalestinesi, antisionisti/antisemiti che Soros finanzia da anni, attraverso la sua Open Society Foundations:


Adalah, […]


Breaking the Silence, […]


Ilam, […]


Wattan, una rete tv araba che parla apertamente di odio contro gli ebrei e contro Israele. Ma soprattutto la OSF manda milioni di dollari al BDS (Boycott, Divestement and Sanctions), organizzazione neonazista dedita al boicottaggio commerciale e culturale contro Israele.


Amnesty International, che tutti noi conosciamo bene, purtroppo.


Human Rights Watch.


New Israel Fund, ong americana contro Israele e il suo governo… che opera in Israele. […]


La speranza è che Netanyahu e Trump abbiano la forza di ostacolare la politica distruttiva di questo malefico personaggio e di salvarci dall’andare tutti in marcia come tanti robot, vittime di un totalitarismo…totale di un governo globale che ci sorveglierà attraverso l’occhio di un computer. Orwell lo aveva immaginato, Soros vuole realizzarlo. Quello che ho scritto è ciò che si sa ma quello che non si sa fa ancora più paura. Si salvi chi può. (Deborah Fait, “Soros contro Israele e il mondo democratico”, informazionecorretta.com)



Michael Laitman cerca di spiegare (e di spiegarsi): “Per quale motivo esistono Ebrei Antisemiti” come George Soros?


Sidney e Max Blumenthal, Noam Chomsky ed anche Bernie Sanders, sul quale ho scritto in un articolo precedente, sono esempi lampanti di ebrei impegnati in attività anti Israele. Forse l’archetipo dell’odio verso Israele è il miliardario George Soros. Il Signor Soros spende milioni dei suoi soldi ogni anno per sostenere organizzazioni anti Israele e fa pressione sul governo americano affinché supporti le ipotetiche “vittime” di Israele.


Natan Sharansky, ex presidente della Jewish Agency (n.d.t. Agenzia Ebraica), ha creato quello che è conosciuto con il nome di Triplo “D Test” per distinguere il semplice criticismo nei confronti d’Israele dall’antisemitismo. Le tre “D” sono: Delegittimazione di Israele, Demonizzazione di Israele e il Doppio Criterio, l’applicazione di due pesi e due misure nei confronti di Israele. Quando le azioni dei prominenti ebrei di cui ho accennato sopra sono state sottoposte al “D Test”, essi sono passati “a pieni voti” e sono stati etichettati come accaniti antisemiti.



IL FENOTIPO SOROSIANO, GAD LERNER


Riprendiamo dal GIORNALE di oggi, 28/06/2019, a pag,1/2 con il titolo “Lerner si occupa di mamma Salvini ma non di suo papa che lo querelò” il commento di Paolo Bracalini.


Un ritratto di Gad Lerner, opportunamente ripreso da Paolo Bracalini, che ci permettiamo di completare, con un episodio avvenuto quanto Gad era fanatico militante di Lotta Continua. Sua madre era la segretaria del Console generale di Israele a Milano. In una delle tante manifestazioni davanti al palazzo che ospitava il consolato, il nostro urlava scalmanato “Israele, Israele, sarai distrutto!” ripetendolo senza sosta. Dalle finestre ai piani alti assistevano allo spettacolo in strada il console, Daniel Gal, con accanto la segretaria del consolato, madre di Gad. “Lo so è mio figlio, ma non posso farci niente” disse al console, che la rassicurò, cercando di consolarla.
Daniel Gal, diventato poi ambasciatore in altri paesi, vive a Gerusalemme, ha una ottima memoria, ed è pronto a raccontare l’impresa giovanile del nostro a chi lo desiderasse. (“Padre, madre e figlio: ritratto semi inedito di Gad Lerner”, informazionecorretta.com)



L’OIKOFOBIA ACCOMUNA TUTTA LA UR-SINISTRA NEOLIBERISTA E TURBOMONDIALISTA

Il trait d’union che rappattuma tutta la Sinistra radical chic e internazionalista è proprio l’odio verso se stessi e verso la propria cultura dall’antropologia di Deluze e Foucault fino alla decostruzione derridiana, passando dalla marcescenza di un’intera generazione di intellettuali italiani.

Qui non siamo solo di fronte alla decadenza degli intellettuali di cui scrive Zygmunt Bauman; c’è qualcosa di peggio:


qui siamo di fronte ad un vero e proprio processo di marcescenza di un’intera generazione intellettuale. La generazione di Eco ha prima chiarito negli anni 50 e 60 la modernizzazione del costume, interpretando questa emancipazione del costume come progresso, dopo ha osteggiato con delle forme di marxismo occidentale francofortese, poi è passata al post moderno inteso come delusione di fronte alle grandi narrazioni e adesso è arrivato semplicemente alla dissoluzione. Ora vorrebbero trasmettere ai giovani, che si trovano di fronte il mondo che la generazione di Eco ha fatto, cioè il capitalismo incontrollato, bancario, totale e globalizzato, ora che sono arrivati all’età di 60, 70 anni devono consegnare alla gioventù un mondo insensato, un mondo che per loro è stato privo di senso e devono dire alla gioventù che il mondo è senza senso. So che non se ne andranno finché non avranno inquinato i pozzi. […] (Costanzo Preve)



Inquinare i propri pozzi per inquinare la propria gioventù e oicofobia sono le due facce della stessa medaglia.


Nel suo libro del 2004 L’ Inghilterra e il bisogno delle nazioni, il filosofo conservatore britannico Roger Scruton ha adattato il termine “il ripudio dell’eredità e della casa”. Ha sostenuto che è “uno stadio attraverso il quale la mente dell’adolescente normalmente ci passa“, ma che è anche una caratteristica di solo alcuni e tipicamente di sinistra. E sono impulsi politici e ideologici che si sposano con la xenofilia, cioè la preferenza per le altre culture aliene alla loro.  Da cio’ Scruton usa il termine [oikofobia] come antitesi della xenofobia.


Nel suo libro, Roger Scruton: Philosopher su Dover Beach, Mark Dooley descrive l’oikofobia come centrata all’interno dell’establishment accademico occidentale su “sia la cultura comune dell’Occidente, sia nel vecchio curriculum educativo che cercava di trasmettere i suoi valori umani“. Questa disposizione è cresciuta, ad esempio, dagli scritti di Jacques Derrida e dall’assalto di Michel Foucault alla società borghese risultante in una ” anti-cultura che ha preso di mira il sacro, condannandole e ripudiandole ritenendole oppressive e piene di potere.


Derrida è un oikofobo classico nella misura in cui ripudia la brama di casa che le tradizioni teologiche, legali e letterarie occidentali soddisfano. La decostruzione di Derrida cerca di bloccare il percorso verso questa “esperienza fondamentale” di appartenenza, preferendo invece un’esistenza senza radici fondata “sul nulla”.


Un’estrema avversione per il sacro e il contrastare la connessione del sacro con la cultura dell’Occidente che è descritto come il motivo di fondo dell’oikofobia; e non la sostituzione del giudeo-cristianesimo con un altro coerente sistema di credenze. Il paradosso dell’oikofobia sembra essere che qualsiasi opposizione diretta alla tradizione teologica e culturale dell’Occidente deve essere incoraggiata.[…] Scruton ha descritto “una forma cronica di oikofobia [che] si è diffusa attraverso le università americana, nelle vesti della politically correct”.


L’uso di Scruton è stato ripreso da alcuni commentatori politici americani per riferirsi a ciò che vedono come un rifiuto della tradizionale cultura americana da parte dell’élite liberale. Nell’agosto del 2010, James Taranto ha scritto una rubrica nel Wall Street Journal intitolata “Oikofobia: perché l’élite liberale trova rivoltanti gli americani”, in cui criticava i sostenitori del proposto centro islamico a New York come oikofobes che difendevano i musulmani che miravano, nella sua parole, per “sfruttare l’ atrocità dell’11 settembre “. Nei Paesi Bassi, il termine oikofobia è stato adottato dal politico e scrittore Thierry Baudet, che descrive nel suo libro, Oikofobia: La paura della casa.


Il virus Derrida, la decostruzione derridiana, con la sua spinta verso il Nulla, verso il Nichilismo e il Relativismo, è stata essenziale per la realizzazione degli opachi fini del Capitalismo Totalitario e dei suoi Cratofanti.

Un individuo “atomizzato”, sradicato da etnia e tradizioni, dimentico della propria Storia (Chiunque dimentichi la propria Storia sarà condannato a viverla di Nuovo”, G. Saantayana), senza alcuna appartenenza, lobotomizzato dal Nichilismo derridiano e deleuziano, è il perfetto schiavo del Grande Fratello del Capitale e dei Mercati.


Big Brother Soros

Il Grande Fratello del Capitalismo Totalitario e dei Mercati. Immagine satirica.


I radical chic odiano la Cultura Occidentale. Lavorano indefessamente per liquidarla, distruggono senza nulla voler costruire, a parte un mondo analogo al distopico Nuovo Mondo di Aldous Huxley.

In particolare i politically correct nostrani odiano Italia e Italiani, come, ad esempio, Saviano che pubblica sul settimanale turbomondialista l’Espresso la rubrica «L’Antitaliano». Nomen Omen.

Io non odio siffatta genìa. La spregio soltanto. L’odio vale solo per chi è al tuo stesso livello, non può essere certo rivolto a meri propagandisti e propalatori del cupio dissolvi.


La decostruzione Derridiana – L’Isola di Avalon

La decostruzione Derridiana – L’Isola di Avalon

La decostruzione derridiana non è un apporto esclusivo di Derrida. Molti sono suoi seguaci, allontandosi e allontanandoci dalla Verità e dall’Uno Assoluto.

Source: www.isoladiavalon.eu/la-decostruzione-derridiana/



TUTTE LE FAKE NEWS DEI RADICAL CHIC

Iniziamo a rintuzzare l’ermeneutica della Ur-Sinistra, il rappattume degli Apologeti del Tanatocapitalismo devoti al culto del Consumismo e alla dottrina della neognostica chiesa demoniaca del Capitalismo Totalitario.

Non è ultroneo partire dal fatto che che la Ur-Sinistra italiana è afflitta da neutralizzazione della dissonanza cognitiva. Se il PD ha perso le elezioni, ciò è dovuto all’ignoranza di chi ha votato il governo giallverde, secondo l’esegesi dei radical chic italiani. Siffatti apparatciki hanno elevato a proprio manifesto il saggetto di Jason Brennan, “Against Democracy”: il voto popolare va abolito, solo ai radical chic e ai loro sottopanza deve essere garantito il diritto di voto

Nell’agglutinato del #facciamorete è comune la hybris, la burbanza, nei confronti dei “penultimi”, “i perdenti della Globalizzazione”, che vengono dileggiati e definiti rozzi e incolti da quegli stessi ipocriti che hanno preso la laurea con gli esami collettivi e il 18 politico e che adesso pretendono (solo per gli altri) la competitività capitalistica e la meritocrazia e la dogmatica venerazione delle disuguaglianze di matrice thatcheriana.


Le generalizzazioni sono tipicamente imprecise ma talora aiutano a individuare tendenze importanti: la generazione che occupava le università (e le scuole) per ottenere il “18 politico” (e il “6 politico”) sembra cavarsela piuttosto bene ai giorni nostri dal punto di vista del reddito, anzi sempre meglio.. […]


Sono partito dai dati sul reddito, ma voglio per l’appunto andare a monte della questione, cioè soffermarmi sulla straordinaria capacità delle élite del movimento sessantottino di raggiungere velocemente posizioni di potere in ambienti che spaziano da quello accademico a quello giornalistico e quello politico. Chiaramente questa scalata delle gerarchie è avvenuta con metodi sostanzialmente diversi dalla cooptazione e/o dalla selezione intelligente: l’idea era esattamente quella di prendersi il potere per creare un “mondo migliore”. E non credo di essere molto lontano dal vero nell’affermare che il meccanismo di selezione di questa nuova élite era dato dal fatto stesso di trovarsi all’avanguardia di movimenti extraparlamentari nati a ridosso del 1968 (e fioriti negli anni ’70) come i marxisti-leninisti di Servire il Popolo, Lotta Continua e Potere Operaio.


E chi militava o guidava questi movimenti che non disprezzavano l’idea di una rivoluzione comunista in Italia? Nomi non ignoti. Tra i marxisti-leninisti militavano Aldo Brandirali, Renato Mannheimer, Antonio Pennacchi, Antonio Polito, Barbara Pollastrini, Linda Lanzillotta e Michele Santoro. Dentro Lotta Continua potevi trovare Adriano Sofri, Marco Boato, Enrico Deaglio, Paolo Liguori, Luigi Manconi, Gad Lerner, Toni Capuozzo e Giampiero Mughini. Infine, Potere Operaio annoverava tra le sue file Toni Negri, Massimo Cacciari, Francesco “Pancho” Pardi, Gaetano Pecorella, Paolo Mieli e Ritanna Armeni.


Una domanda sorge spontanea, e spero che sia lo stesso per chi appartiene alle generazioni successive, cioè è nato/a negli anni ’60, ’70, ’80 e ’90: come si può chiedere di implementare la meritocrazia a chi era più o meno a favore degli esami collettivi e a favore dell’uguaglianza dei punti di arrivo? Esiste un metodo intelligente per rimpiazzare – qualcuno direbbe: per rottamare – questa generazione? (“Ê arrivato il momento di rottamare i sessantottini”)


Quindi è stato facile, per i privilegiati come Lerner, arrivare a soloneggiare ex cathedra, una cathedra negata, o resa ostica a tutti gli altri.



LA BATRACOMIOMACHIA DELLA GUERRA TRA FASCISTI E ANTIFASCISTI

Riferendosi a Leon Festinger, il sociologo Luca Ricolfi ha più volte affermato che la Ur-Sinistra radical chic è afflitta da neutralizzazione della dissonanza cognitiva.

Un tipico esempio è il continuo tentativo dei radical chic di ridare vita a corpi totalmente putrefatti quali il Fascismo e la sua antitesi, l’Antifascismo.

Citiamo, al riguardo, l’ultimo grande filosofo marxista italiano, il valenzano Costanzo Preve:


Non si tratta certamente di diventare politicamente corretti, e quindi accettabili “moralmente” al mondo dei centri sociali ed al mondo degli intellettuali universitari di tipo azionista-antifascista (peraltro, da decenni in assenza completa di fascismo). Non è questo il problema, per una buona ragione.
Ed infatti, sarebbe comunque impossibile, perché queste due forze, che sono in realtà una sola (i centri sociali sono la guardia plebea gratuita del ceto intellettuale universitario di sinistra), vivono di una rendita di posizione, e nessuno abbandona gratuitamente una rendita di posizione comoda. Per i centri sociali, il sogno dello scontro fisico con Casa Pound rappresenta la ragion d’essere della loro stessa esistenza, perché essi non dispongono né di cultura né di ragion d’essere storica, ma solo di spinellamento di gruppo e di musica ad altissimo volume. Lo stesso interesse per i migranti è un pretesto, perché essi vivono i migranti come un raddoppiamento mimetico della loro marginalità, con la differenza, in favore dei migranti, che i migranti vorrebbero volentieri integrarsi, se potessero (ed io appoggio interamente la loro giustificatissima intenzione di integrarsi, e non di vivere come auto emarginati pigri e parassitari).


In quanto agli intellettuali antifascisti del moralismo azionista accademico, si tratta di un gruppo sociale parassitario, privo di proposte e di profili culturali reali. E’ allora del tutto normale che essi difendano rendite di posizione parassitarie, e facciano del continuo agitare di un antifascismo in assenza completa di fascismo la loro ragion d’essere storica. La maggior parte di questi miserabili sostiene il sionismo, la teologia interventista dei diritti umani, i tribunali internazionali per i nemici degli USA, la religione olocaustica, eccetera, ma si sentono superiori al “fascista” Berlusconi, alle sue veline, ed al cavaliere imbottito di Viagra. Costoro, deve essere chiaro, non sono un interlocutore, non sono titolari di un possibile convincimento razionale alla Habermas, eccetera. Costoro sono pappagalli del sistema, che difendono una rendita di posizione, e chi vive di rendita non è accessibile a ragionamenti di tipo socratico. (Costanzo Preve, Sul comunismo e sul comunitarismo, 2009)


Cala un ulteriore carico da novanta il filosofo Diego fusaro, allievo di Costanzo Preve.


È inutile negarlo. L’antifascismo odierno è una caricatura. Una volgare pratica di adattamento ai reali rapporti di forza capitalistici. Da seria pratica politica e culturale di opposizione al colonialismo e di affermazione della sovranità patriottica dello Stato italiano, l’antifascismo diventa, nel secondo Novecento, una caricatura fumettistica di legittimazione delmarket system mediante il dirottamento delle armi della critica verso il perenne nemico fascista in realtà inesistente (oggi mero ens imaginationis) e, di più, falsamente identificato con ogni progetto di resistenza al mondialismo capitalistico mediante proposte di risovranizzazione e di ripoliticizzazione dell’economia. (“La fiction dell’Antifascismo in assenza di Fascismo”)


MENTRE I RADICAL CHIC SONO COME LE TRE SCIMMIE E…

hanno perso,  con la neutralizzazione della dissonanza cognitiva, qualsiasi contatto con la realtà.

Il fascismo si riaffaccia con l’uso disinvolto della violenza, variamente erogata, e distribuita tra agenti istituzionali (polizia e carabinieri) e squadre esterne (Casa Pound, Forza Nuova…; i “fascisti del terzo millennio”, come li presenta in un bel libro Elia Rosati) verso avversari o mancati sostenitori, secondo la esiziale logica binaria dell’amico/nemico (o sei al mio fianco e mi sostieni o sei sul fronte opposto e cerco di distruggerti) ma anche con l’impiego di un lessico eversivo (minacce, volgarità, ingiurie) che è già violenza. Un lessico che fa breccia e si diffonde a macchia d’olio. L’idea di concedere a quel popolo di cui ci si proclama interpreti autentici di accedere alle armi da fuoco e dare ad esso la facoltà di servirsene, con una ampiezza giuridica senza l’eguale nella nostra storia, estranea ai regimi politici fondati sul diritto moderno, è certamente una idea vincente, fino a quando non si scoprirà che i suoi risultati saranno devastanti. (Micromega)

Non si avvede, siffatta sinistra, che è essa la prima ad utilizzare la logica binaria antinomica amico/nemico:
hai votato per il governo gialloverde, ergo sei fascista;
sei contro l’arma asimmetrica delle migrazioni di massa, ergo, sei fascista;
sei ostile alla globalizzazione, ergo sei fascista;
appartieni al ceto medio-basso massacrato dalla crisi economica innescata dei tecnocrati, non ti fidi più dei sedicenti epistocrati, ergo sei fascista;
ritieni la NaziUE tua nemica, ergo sei fascista;
hai ripulsa per l’austerità imposta dai catafratti neoliberisti, ergo sei fascista;
provi rabbia per le occupazioni degli spinellati dei Centri Sociali, ergo sei fascista;
esprimi il tuo dissenso nei confronti del PD, il Partito delle Diseguaglianze, ergo sei fascista,
declini un dato incontrovertibile quale “gli immigrati irregolari delinquono trenta volte di più dei nativi Italiani”, ergo sei fascista
Si riempiono talmente il loro cervello idiocratico dell’epifora fascista, i radical chic, da non rendersi conto di essere entrati in un loop iterativo senza fine. Le loro capacità cognitive sono tanto assorbite dall’accusare chiunque di essere fascisti – esattamente come la Santa inquisizione accusava chiunque di essere indemoniato – da essere andati totalmente in crash, perdendo completamente il contatto con la realtà.

La cultura progressista ha un rapporto disturbato con la realtà sociale: non è curiosa di sapere come stanno davvero le cose. […]


I politici di sinistra hanno un disperato bisogno di trovare altre ragioni per fare credere ai loro elettori di essere ancora dalla parte giusta. Di qui una mutazione storica, forse irreversibile: la sinistra odierna di tutto si occupa, dalle coppie di fatto allo ius soli, dal testamento biologico alla propaganda fascista, dai diritti dei gay al reato di tortura, tranne che di ciò che starebbe più a cuore ai ceti popolari: più sicurezza e più posti di lavoro.


Gli apparatciki della Ur-Sinistra Trinariciuta Globalista e Immigrazionista – non avendo più nient’altro in cui credere e agire, a parte l’odio per sè stessi, l’oicofobia – nichilisti e semi-dissolti eticamente, si aggrappano al guscio vuoto dell’Antifascismo e usano tragicomiche tecniche di riduzione della dissonanza cognitiva pur di vedere una grigia conchiglia vuota, crepata e sballottata dalla risacca come se fosse viva e colorata. Se così non fosse, sarebbero costretti a buttarsi dalle scogliere come tanti lemmings impazziti.


L’Antisociale Ur-Sinistra – L’Isola di Avalon

L’Antisociale Ur-Sinistra – L’Isola di Avalon

L’Antisociale Ur-Sinistra. È assolutamente inutile che i Saviano e i Lerner si straccino le vesti per la vittoria di M5S e Lega. È il loro partito, il PD, ad essere diventato antisociale, stampella dell’ultracapitalismo globale post-borghese e in piena deriva deleuziana. Il tracollo del PD è evidente. Ha perso…

Source: www.isoladiavalon.eu/antisociale-ur-sinistra/



GLI EROI DEI RADICAL CHIC E DI DIAVOLO SOROS

I radical chic turbocapitalisti, esattamente come “diavolo Soros”, odiano gli Stati-Nazione. l’ultima Muro dei Diritti Sociali, e si professano internazionalisti. Chi non ricorda le frasi dell’ex Potop Toni Negri che affermava, «io sono internazionalista perché comunista», «Le Nazioni sono cose barbariche, sono cose tribali».

Ovviamente, per il rappattume della Ur-Sinistra radical chic, i Nazionalisti e i Sovranisti sono sempre Fascisti e Nazisti.

Fingendo di dimenticare che i Totalitarismi sono sempre Internazionalisti e Imperialisti.

Lo fu la chiesa Cattolica con il suo “Ecumenismo”, lo fu il Sovietismo con le sue “Internazionali Socialiste”, lo fu Adolf Hitler che odiava i Nazionalisti puri poiché il suo intento era creare una Großdeutschland, un Impero germanico esteso da Lisbona agli Urali, un mercato unico con un’unica moneta e a guida egemonica tedesca. La Comunità Economica Europea, l’attuale UE, fu ideata nel 1942 dai Nazisti Funk e Reithinger (The Europäische Wirtschaftsgemeinschaft).

Anche Mussolini fu un Internazionalista Imperialista: il suo fine era di ricreare nel Mediterraneo un clone moderno dell’Impero romano.

Il vero Fascismo Funzionale del XXI secolo è quello dei sicofanti asserviti al Capitalismo Totalitario e alla Globalizzazione, che andrebbe correttamente definita come “Internazionale Capitalista”.

George Soros e gli altri catafratti neoliberisti lavorano alacremente per liquidare gli Stati-Nazione e i confini Nazionali, l’ultima ridotta della Democrazia e della Libertà.

Uno dei media IT maggiormente funzionali al Pensiero Unico Internazionalista dei Soroi è, forse, linkiesta.


La vera divisione, nei prossimi mesi, sta tutta qui, tra quelli con Greta e quelli con i gilet gialli e il loro modo di intendere il futuro, il pianeta, i bisogni, il mondo. Altro che popolo ed élite. Ci sarà da decidere se si vuole stare tra l’internazionalismo ambientalista di chi vede la questione climatica come prima passo verso un’etica e una responsabilità di comando completamente diversa rispetto a quello che abbiamo subito fin d’ora, o con chi invece punta a rovesciare il potere consolidato per difendere le proprie piccole rendite di posizione. Eccoli, i due modi. Eccoli qui. Tu da che parte stai? (linkiesta.it)



L’INTERNAZIONALISMO SOROSISTA E LE SUE EROINE


Il nuovo ambientalismo di Thunberg, di Ocasio Cortez e dei verdi tedeschi prescinde dagli stati-nazione, ma assume la dimensione globale come raggio d’azione, e quella locale per generare un impatto concreto. Friday for future nasce come movimento internazionale, e i verdi tedeschi, così come quelli europei, sono tra i movimenti più sinceramente europeisti che esistano. In ognuna di queste esperienze, più in generale, c’è la consapevolezza che nessuna nazione può risolvere i problemi ambientali da sola. Che la risposta deve prescindere dagli egoismi nazionali, che non esiste patria che non sia il mondo, o perlomeno l’Europa, per questo tipo di istanze. È a questo, oggi, che i nazi-pop dovranno rispondere, nei prossimi anni. Non sarà semplice, per loro. (“Verde, Internazionalista, donna e giovane: ecco la nuova sinistra che stavamo aspettando”, linkiesta,it)


Aspettando Godot…

Il radical chic Gad Lerner, colui che faceva propaganda pro-immigrazione dalla sua villa di Portofino con Rolex Daytona Rainbow d’oro irridendo i “proletari”, che, dopo aver urlato a squarciagola che «lui sta con Soros», ora declina il panegirico di un’altra internazionalista, la “Kapitana” di Sea Watch 3, sempre sul giornalone turbocapitalista Repubblica (che, dati gli attuali volumi di vendita, più che giornalone andrebbe definito giornalino);


«Vien da chiedersi: ma cosa penserà di Salvini la madre di Salvini? Quando, di fronte a quello che, comunque la si pensi, rimane un dramma umano, il suo Matteo scrive: “Non sbarca nessuno, mi sono rotto le palle. Lo sappia quella sbruffoncella”». Questo l’incipit dell’intervento di Gad Lerner sul quotidiano La Repubblica dal titolo “L’onore del disubbidire” e riferito alla Sea Watch 3 e alla sua “capitana” Carola Rackete che ha forzato il blocco e staziona davanti all’isola Lampedusa. «Una giovane donna che lo ridimensiona a Capitano piccolo piccolo. Sbruffoncella? Non abbiamo piuttosto a che fare con un ministro sbruffone da osteria?» […]


l passaggio più patetico è quello sulla mamma di Salvini: «Senza volerle mancare di rispetto, viene da chiedersi cosa pensi in cuor suo la madre di Salvini di questo figlio che si compiace nell’esibizione pubblica dello scherno e della cattiveria addosso a persone che soffrono – ribadisce Lerner – Convinto, il ministro della propaganda, sbagliando, che chi plaude sghignazzando alle sue bravate sui social, rappresenti il comune sentire della nazione. Fa male i suoi conti». (“Patetico Gad Lerner, esalta la capitana e ‘chiama’ la mamma di Salvini”)



LA SINISTRA GLOBALISTA E SOROSISTA DAVVERO STA IMPLODENDO SE SCEGLIE COME PROPRIA EROINA UNA CAROLA RACKETE


*Caso Sea Watch: arrestare la Comandante e convocare gli ambasciatori di Paesi Bassi e Germania”. Le convenzioni internazionali sul diritto del Mare delle Nazioni Unite, Il Codice Italiano della Navigazione e le direttive nazionali sulla Sicurezza richiedono delle azioni politiche e giuridiche inoppugnabili: le infrazioni commesse dal Comandante della nave Sea Watch sono tali da richiederne l’immediato arresto se non addirittura l’estradizione in Libia qualora richiesto visto che le prime infrazioni sono state commesse in acque di competenza libica.


Inoltre, il passaggio illegale dei migranti è stato commesso in territorio olandese e – in ottemperanza all’articolo 13 del Trattato di Dublino dell’UE – l’Olanda deve farsi carico dei migranti saliti a bordo sulla Nave battente bandiera olandese. La Germania è la nazione della ONG responsabile del misfatto. Ai sensi delle più elementari regole diplomatiche internazionali, gli ambasciatori di tali Stati devono essere immediatamente convocati per giustificare l’inerzia dei rispettivi Governi in tali misfatti.


La nave va sequestrata, vanno applicate le sanzioni amministrative previste ivi comprese le spese sostenute dallo Stato per la gestione del caso, come previsto dall’art 84 del codice di navigazione. Tutto ciò va fatto in tempo reale onde evitare che il misfatto sua emulato da altri incoscienti. Ne va della dignità di uno Stato sovrano come il nostro. (Ammiraglio Nicola De Felice)



LO RIBADIAMO: IL VERO FINE DELLE NAVI DELLE ONG SOROSISTE, IN COALIZIONE CON LA SINISTRA IMMIGRAZIONISTA, È QUELLO DI LIQUEFARE GLI STATI-NAZIONI

Illustrazione di Dees parzialmente rielaborata.

La Sinistra Immigrazionista radical chic e Internazionalista è totalmente funzionale alla Cabala Mondiale dei Soroi e dei Koch.


Una pirateria che, al pari delle navi corsare al servizio degli stati nazionali del XVII secolo non agisce per fini propri, ma per soddisfare gli interessi di nuove entità sovranazionali poco disposte a metterci la faccia. A garantire la «lettera di corsa» alle navi con teschio e tibie e il soldo ai loro capitani di ventura pensavano, un tempo, Paesi come Inghilterra, Francia e Spagna interessati a bloccare i commerci del nemico senza esibire e le proprie cannoniere. Oggi la pirateria umanitaria interpretata con un tocco di romantico femminismo dalla 31enne Carola Rackete, capitana di Sea Watch, svolge esattamente la stessa funzione. La capitana Rackete che si dice in dovere di forzare il blocco «per salvare 42 naufraghi allo stremo» sa bene di mentire. E sa altrettanto bene che il suo aiuto ai quei 42 «naufraghi» sarebbe stato molto più sollecito se li avesse sbarcati in Tunisia o in qualsiasi altro porto del Mediterraneo raggiungibile durante i 15 giorni trascorsi a comiziare e far politica davanti a Lampedusa. Ma la «lettera di corsa» garantitale formalmente dall’opaca organizzazione umanitaria di cui è al soldo le richiede altro. Le richiede di approdare solo ed esclusivamente in Italia perché solo da quel ventre molle, dove l’anomalia di un esecutivo giallo-verde ostacola la compattezza dell’Unione, può iniziare lo sfondamento dei cancelli della «fortezza Europa». […]


Oggi i «pirati umanitari» servono a fare carne di porco delle frontiere e delle ingombranti legislazioni nazionali per far spazio ad entità multi o sovra-nazionali. Entità come i giganti del web o le grandi aziende globalizzate che considerano gli stati, i loro confini, i loro sistema fiscali e le loro leggi sul lavoro alla stregua di limitazioni obsolete da abbattere quanto prima. Spazzare via il concetto d’inviolabilità delle frontiere legittimando l’arrivo di manodopera a basso costo da trasformare in futuri consumatori dei servizi delle aziende globali è la via più breve per accelerare la fine dei vecchi stati nazionali. […]


La vera missione di questa capitana di sfondamento è riversare quel carico umano nella breccia del vallo italiano per dividere il nostro Paese e spaccare l’Europa. Dribblando i divieti di Salvini e scaricando sulle coste italiane quei 42 migranti utilizzati alla stregua di ostaggi la Capitana avrà esaurito il suo compito. Potrà dimostrare a chi la paga di aver contribuito a inasprire i rapporti tra l’Italia e un’Olanda che offre ai pirati di Sea Watch la sua copertura di bandiera. Potrà consolare le anime belle di una Germania che mentre lascia agire impunemente la concittadina Carola Rackete scarica in Italia migranti narcotizzati e si vanta di aver deportato in un Paese in guerra come l’Afghanistan più di 530 migranti irregolari. (Gian Micalessin, “Il fine dei pirati è demolire gli Stati”, ilgiornale.it)



LA UR-SINISTRA GLOBALE SE LI SCEGLIE COL LANTERNINO I SUOI EROI E LE SUE EROINE

L’eroina dei radical chic americani, Alexandria Ocasio-Cortez dileggia l’Olocausto.


Durante una diretta su Instagram, la giovane deputata di New York ha svilito l’Olocausto paragonando l’annientamento di sei milioni di ebrei nei campi di concentramento di Hitler in Europa con i centri di detenzione per migranti sul confine Usa-Messico. “Gli Stati Uniti stanno gestendo i campi di concentramento sul nostro confine meridionale, ed è esattamente quello che sono”, ha detto, sottolineando che quella di Trump è “un’amministrazione fascista” e facendo un paragone assurdo e improprio con l’Olocausto. (“Ocasio-Cortez litiga con un superstite dell’Olocausto”)


Ovviamente la Ocasio Cortez è una fervente gretinista ed è afflitta dalla sindrome del cupio dissolvi dei radical chic:


«È necessario che tutti percepiscano l’urgenza del problema climatico,i politici che propongono di promulgare leggi annacquate, ci stanno uccidendo […] oggi la domanda non è più se le persone riconoscono il disastro dei cambiamenti climatici, la questione è quanto urgentemente vogliamo agire per trovare delle reali soluzioni». I detrattori di Ocasio-Cortez hanno riportato la notizia con titoli semplicistici come “La deputata democratica afferma che le persone dovrebbero smetterla di procreare”.


Dall’opposizione americana è arrivata una risoluzione congressuale denominata Green new deal, che ha tra i più accaniti sostenitori proprio Alexandria Ocasio-Cortez: un programma socioeconomico ambizioso che si prefissa di interrompere l’uso dei combustibili fossili per poi traghettare il sistema produttivo statunitense verso l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili al 100%, creando contemporaneamente posti di lavoro e stimolando l’economia. Pochi giorni fa la deputata democratica ha dichiarato che il progetto costerebbe agli Stati Uniti 10mila miliardi di dollari, (Thevision.com)


Ovviamente quell’enorme cifra sarebbe interamente a carico del ceto medio, mentre i proventi andrebbero nelle tasche dei megalodonti come Soros, Gore, Gates, Koch, i Satrapi del Web, e i loro palafrenieri.

Come spesso accade, dietro ai falsi progressisti dem USA, si nasconde la Finanza Globalizzata e Ultrareazionaria del Capitalismo Totalitario.

Nella prossima parte cercheremo di dissimulare i veri motivi per cui Soros finanzia l’Immigrazionismo, poiché tutto si può affermare eccetto che lo speculatore ungherese sia un filantropo, e saremo aruspici definitivi: evisceremo se Soros è il Diavolo o no.

Noi non staremo mai con “Diavolo Soros” e i suoi Minions radical chic.

Nella prossima parte le “Eroine” dei radical chic.

(Fine Prima Parte)


Il diavolo Soros

Il diavolo Soros. Immagine satirica.



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