Frater Kronos è George Soros?

by Seyan / venerdì, 16 gennaio 2015 / Published in La Cabala

Molti conoscono lo speculatore finanziario George Soros, Ma chi è Frater Kronos?

Tutto nasce da un libro di Gioele Magaldi (con la collaborazione di Laura Maragnani) per i tipi di ChiareLettere: “Massoni società a responsabilità illimitata —la scoperta delle Ur-Lodges”.
Una lettura ovviamente aliena agli interessi dei “poveri di spirito” afflitti da dipendenza da “Facebook” e sesquipedali asinità consimili, ma rivoluzionaria per chi vi si accostasse. Si scopre, infatti, che Napolitano e Draghi sono affiliati, sono confratelli della stessa Ur-Lodge massonica, ultraoligarchica, neofeudale e nemica dell’evoluzione democratica popolare: la Three Eyes, fondata dai cabalisti David Rockefeller sr., Zbigniew Brzezinski ed Henry Bloody Kissinger.

La parte più interessante del libro è il convito di Magaldi con quattro potentissimi massoni, fondatori o appartenenti alle Ur-Lodge più influenti a livello planetario. Quelle che, in poche parole, decidono chi sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti:

E sono tutti, ovviamente, massoni. Uno dei sei lo conosciamo già, ed è il fratello Gioele, stavolta meno torrenziale del solito. Un altro è il curatore dell’incontro, non altrimenti e non meglio specificato. Al centro del palcoscenico ecco i quattro superfratelli, augusti membri del back office planetario, che Magaldi ci aveva annunciato come pronti a dare man forte in caso di contestazioni: sono diversi per età, origine, storia, hýbris, orientamento politico; eppure simili, tutti, nel loro superiore, disincantato, a tratti cinico approccio alle cose del mondo.
Hanno il tono pacificamente arrogante degli uomini potenti, molto potenti, e ricchi, molto ricchi. Si muovono tra economia, politica e finanza sfruttando il meccanismo delle revolving doors, e maneggiano informazioni riservate che moltiplicano le loro opportunità di potere e di ricchezza. (Gioele Magaldi-Laura Maragnani, “Massoni società a responsabilità illimitata — la scoperta delle Ur-Lodges”, Chiarelettere Editore)

Tra questi è di particolare interesse colui che si assegna il nome di Frater Kronos.

C’è lui. L’ultraottantenne che ci viene presentato come un grande, grandissimo protagonista del Novecento da un lato all’altro dell’oceano. Un uomo che in politica ha fama di democrat, ma che tra i fratelli è noto come un neoaristocratico spietato, e il cui zampino si ritrova praticamente dappertutto, dall’organizzazione della crisi finanziaria dell’eurozona alla gestione della crisi politico-militare in Ucraina. Ha fondato molte Ur-Lodges, compresa la «Maat» cui oggi appartiene Obama, ed è uno dei padri di quella globalizzazione avviata trent’anni fa per restaurare il potere degli áristoi a spese dei diritti e delle libertà di noi comuni mortali. Della qual cosa, peraltro, è parecchio orgoglioso.
In certi momenti dà i brividi. (Gioele Magaldi-Laura Maragnani, op. cit.)

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Il Dio Kronos

Frater Kronos mostra un ben poco larvato odio nei confronti della famiglia Bush, fondatrice di “Hathor Pentalpha”, la Super-loggia «della vendetta e della sete di sangue». Afferma:

Il 7 novembre dell’anno 2000 George W. Bush, il figlio del vecchio Bush, l’ex presidente «impazzito di rabbia» nel 1992, vince le elezioni presidenziali americane. Il 20 gennaio 2001 prende possesso della Casa bianca, e con lui la «Hathor Pentalpha» cui era stato iniziato qualche mese prima.
Il fratello K[ronos] è drastico.
«Il nuovo secolo americano e mondiale iniziava sotto il segno di una Ur-Lodge eretica, incontrollabile anche per noi della vecchia guardia massonica neoaristocratica» dice. E dice anche: mancava solo l’evento fondativo, mancava una nuova Pearl Harbor che consentisse loro «di inaugurare diversi anni di egemonia aggressiva e brutale».
C’era bisogno, in poche parole, dell’11 settembre [2001]. (Gioele Magaldi-Laura Maragnani, op. cit.)

Proprio per contrastare l’eversiva “Hathor Pentalpha”,

i fratelli progressisti e i neoaristocratici, nel 2004, uniscono le forze alzando le colonne di una nuova Ur-Lodge, la «Maat». Nel 2005 alla «Maat» viene iniziato Barack Obama, e Obama nel 2009 diventa presidente degli Stati Uniti.
La «Hathor Pentalpha» – che nel frattempo, secondo Massoni, ha affiliato un bel po’ di presidenti e di primi ministri in Europa: lo spagnolo José María Aznar, il francese Nicolas Sarkozy, il turco Recep Tayyip Erdog˘an, l’olandese Jan Peter Balkenende, il polacco Aleksander Kwasniewski, l’italiano Marcello Pera, allora presidente del Senato (non però Silvio Berlusconi, proposto nel 2003 da George Bush Jr. ma sgradito ad alcuni membri molto eminenti) – è costretta a mollare la presa sulla Casa bianca. (Gioele Magaldi-Laura Maragnani, op. cit.)

Frater K. paventa il pericolo di una nuova crociata mondiale, capitanata dell’ennesimo membro della famiglia Bush, “Jeb”.
Mitt Romney, che in un primo momento si era candidato per il Partiro repubblicano anche per il 2016, ha immediatamente fatto marcia indietro per lasciare il campo sgombro ai massoni Bush.

«Hathor Pentalpha», la «loggia della vendetta e della sete di sangue». La Ur-Lodge impazzita cui nel 2009 è stato affiliato un oscuro membro di Al Qaeda in Iraq che nel 2004 era stato imprigionato come terrorista pericoloso, e che subito dopo l’affiliazione a fil di spada viene liberato con grande sconcerto dei militari che lo avevano in custodia.
Abū Bakr al-Baghdādī.
Il leader di Al Qaeda in Iraq. Colui che nell’aprile del 2013 annuncia al mondo la nascita dell’Isis e l’inizio della guerra planetaria contro gli infedeli, mentre in America – c’è ancora qualcuno, qui, che crede alle coincidenze? – «viene ufficiosamente lanciata la candidatura del fratello “Hathor Pentalpha” Jeb Bush alla Casa bianca per le presidenziali del 2016».
John Ellis Bush, repubblicano. Il governatore della Florida fino al 2007. Ma soprattutto il figlio di George Herbert Walker Bush, il presidente numero 41 degli Stati Uniti, fondatore della «Hathor Pentalpha» e padre di George W. Bush, il presidente numero 43. «Hathor Pentalpha», pure lui.
Il cerchio si chiude. (Gioele Magaldi-Laura Maragnani, op. cit.)

Frater Kronos si descrive «con più di ottanta e meno di novant’anni», «nato in Europa» e dissimulando (?) parte della verità, afferma: «non ho ascendenze ebraiche, anche se talora me ne sono state attribuite. La mia religione essoterica è quella cattolica, ma da più di cinquant’anni sono un assiduo praticante di discipline iniziatiche e studio le vie sapienziali. Ho ricoperto importanti incarichi istituzionali.»
Inoltre dice:

Io non sono un reazionario e nemmeno un conservatore. Anzi, sul piano politico profano sono persino considerato un democrat, e ho idee piuttosto liberal su un mucchio di questioni inerenti la convivenza civile. (Gioele Magaldi-Laura Maragnani, op. cit.)

Un indizio su chi sia Frater Kronos ce lo dà questo passaggio:

Frater Kronos: Io credo nel diritto-dovere, da parte di chi sia un iniziato sostanziale e non soltanto virtuale alla libera muratoria, di autocostituirsi in élite di governo, per il bene stesso del cosiddetto «popolo». Ma credo anche che tutto ciò, nel mondo contemporaneo, debba avvenire salvaguardando le forme esteriori della democrazia e della sovranità popolare. Potreste definirmi un neoaristocratico, come fa Frater Jahoel, oppure un demo-aristocratico, come preferisco io stesso. Ovvio che siano sempre state le oligarchie a dominare il resto della popolazione. Però, è bene che queste oligarchie siano composte non da ceti nobiliari inetti, ignoranti, bigotti e pelandroni, bensì da iniziati alle philosophiae occultae, da superuomini temprati in modo non superficiale sul piano spirituale, da saggi che si sappiano elevare, nietzschianamente, «al di là del bene e del male», curando e alimentando quanto va curato e alimentato del corpo sociale e amputando senza remore quello che va amputato.
La maggior parte dei troppi miliardi di individui che abitano il pianeta, anche in Occidente, vive un’esistenza bestiale, anonima e senza senso. È importante che questi esseri semibestiali siano guidati da menti salde e mani energiche, anche se spesso devono rimanere invisibili, lasciando il front office a politicanti spaventapasseri e parafulmini. Tutto ciò deve avvenire secondo regole ben precise. Pena il caos e l’anarchia distruttiva a danno di coloro che meritano davvero l’appellativo di donne e uomini, che hanno un’anima e uno spirito, che non riducono il proprio orizzonte esistenziale al solo aspetto materiale. È giusto considerarmi un aristocratico, ma appunto «neo». Nel senso che, al di là del mio retaggio familiare, considero positiva la distruzione dell’Ancien Régime da parte dei liberi muratori del Sette-Ottocento. E reputo apprezzabile e necessaria anche la distruzione del potere temporale diretto delle chiese, di quella cattolica in primo luogo. Sarebbe stato assurdo, in un mondo progredito sul piano scientifico e tecnologico come quello occidentale, perpetuare un controllo teocratico invasivo sulla società e la convivenza civile. Lo sbaglio, semmai, è consistito nella pretesa di edificare delle società troppo democratiche, anarcoidi e massificanti, puntando in modo eccessivo sui diritti e poco sui doveri dell’uomo e del cittadino. Sarebbe stato più giusto sostituire le aristocrazie del lignaggio con demoaristocrazie dello spirito, calibrate sul grado di elevatezza iniziatica degli aspiranti governanti. L’errore storico gravissimo dei massoni progressisti è stato quello di pensare che fosse giusto e opportuno estendere la libertà, la fratellanza e l’uguaglianza a tutti gli esseri umani, anche a quelli indegni sul piano morale, intellettuale e spirituale. (Gioele Magaldi-Laura Maragnani, “Massoni società a responsabilità illimitata — La scoperta delle Ur-Lodges”, ChiareLettere Editore)

Arriviamo alla nostra ipotesi: Frater Kronos è George Soros.

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Perché?

Soros è attualmente presidente del Soros Fund Management e dell’Open Society Institute ed è anche ex membro del Consiglio di amministrazione del Council on Foreign Relations. Il suo appoggio al movimento sindacale polacco Solidarnosc, e il supporto all’organizzazione cecoslovacca per la tutela dei diritti umani Charta 77 (manifesto del 6 gennaio 1977 per una liberalizzazione del regime), hanno contribuito alla fine del dominio dell’Unione Sovietica in questi Stati. Il suo finanziamento e organizzazione della Rivoluzione delle Rose in Georgia è stato ritenuto cruciale ai fini del successo della stessa da osservatori sia Russi che Occidentali, nonostante Soros abbia dichiarato che il suo ruolo sia stato “largamente sopravvalutato”. Negli USA è noto per avere elargito larghe somme di denaro agli avversari di George W. Bush nel corso delle ultime elezioni presidenziali. Ha appoggiato il democratico Barack Obama alle presidenziali americane del 2008. L’ex presidente della Federal Reserve Paul Volcker scriveva nell’introduzione de “L’alchimia della finanza”, un libro pubblicato da Soros nel 2003: “George Soros ha lasciato un segno nella veste di speculatore dall’enorme successo, saggio abbastanza dal ritirarsi sostanzialmente quando ancora il gioco volgeva a suo favore. Il grosso delle sue enormi vincite sono oggi votate ad aiutare paesi emergenti o in via di transizione a rendersi delle “società aperte”, aperte non solo nel senso della libertà di scambi commerciali, ma soprattutto tolleranti nei confronti delle nuove idee e dei diversi approcci di pensiero e comportamentali”.
È uno dei finanziatori di movimenti rivoluzionari in Ucraina, in Georgia e anche Bielorussia. […]
Soros ha un acuto interesse per la filosofia, e la sua visione filosofica è influenzata fortemente da Karl Popper, suo insegnante alla London School of Economics. Il suo Open Society Institute è stato così chiamato dopo il lavoro in due volumi di Popper: The Open Society and Its Enemies (Wikipedia, voce George Soros)

Karl Popper non è stato solo il Magister di George Soros. E’ stato il suo vate e soprattutto il Padre Esoterico, colui che l’ha instradato verso la Massoneria delle philosophiae occultae. Paul Feyerabend chiamava Karl Popper, Kronos (“Popper and His Popular Critics: Thomas Kuhn, Paul Feyerabend and Imre Lakatos” di Joseph Agassi).
Anche Soros ha dovuto uccidere metaforicamente il padre esoterico. Come Zeus ha sconfitto Kronos-Saturno

È stato Platone – scrive Popper – ad inquinare l’intera teoria politica dell’Occidente. “Chi deve comandare?”, questa è, ad avviso di Platone, la domanda essenziale cui dovrebbe rispondere il teorico o filosofo della politica. A tale domanda Platone rispose che devono comandare i filosofi. La stessa domanda ha poi ricevuto, di volta in volta, le risposte più disparate: devono comandare i religiosi; devono comandare i militari; devono comandare i tecnici; devono comandare i migliori; no, deve comandare il migliore; un principe di stirpe divina; un principe armato; deve comandare chi è re per grazia di Dio; chi è re per grazia di Dio e volontà della nazione; chi è re per volontà della nazione; deve comandare questo o quel ceto; deve comandare questa o quella razza; questa o quella classe; il potere è del popolo.
La storia delle dottrine politiche può venir vista come la storia di teorie alla ricerca della legittimazione o giustificazione del potere di qualcuno, di qualche gruppo, di questo o quel ceto, di questa o quella razza, di questa o quella classe. Ebbene, questa ricerca è semplicemente impossibile, è ricerca di ciò che non esiste: nessun individuo o gruppo o razza o classe è venuto al mondo con l’attributo della sovranità sugli altri. È quindi irrazionale andare alla ricerca di ciò che non esiste. È sviante la domanda: “chi deve comandare?”, mentre razionale, ha sostenuto Popper per quasi sessanta anni, è la domanda: «Come possiamo organizzare le istituzioni politiche in modo da impedire che i governanti cattivi o incompetenti facciano troppo danno?». È questa la domanda sottesa alla società aperta. Non chi deve comandare, ma come controllare chi comanda: questo è quanto vogliono sapere uomini fallibili che costruiscono, proteggono e perfezionano le istituzioni democratiche, regole che permettono la pacifica e laboriosa convivenza di uomini fallibili e portatori di idee ed ideali diversi o anche contrastanti. (Karl Popper, “La Società Aperta e i suoi nemici —Platone Totalitario”)

George Soros si sente come Platone. Lui è uno degli optimates, uno degli aristoi, uno dei pneumàtici che hanno il diritto di creare e definire il Nuovo Ordine Mondiale. a scapito dei miliardi di quelle che lui, come tutti gli altri cabalisti neoaristocratici, non può che sentire come “bestie umane”.

L’etica dell’uomo Soros, se “etica” si può definire la predazione continua di ricchezze a’ danni dei poveri, non dissimile dalla predazione dei barbari tedeschi dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente in poi, è la seguente ed

è lo stesso George Soros ad ammettere pubblicamente di essere uno dei principali speculatori internazionali. Ad esempio, in un’intervista rilasciata al quotidiano inglese The Guardian il 19 dicembre 1992, riportata anche nel documento “Lo sviluppo moderno dell’attività finanziaria alla luce dell’etica cristiana”, preparato dalla Commissione Pontificia “Justitia et Pax”, Soros testualmente dice: “Sono certo che le attività speculative hanno avuto delle conseguenze negative. Ma questo fatto non entra nel mio pensiero. Non può. Se io mi astenessi da determinate azioni a causa di dubbi morali, allora cesserei di essere un efficace speculatore. Non ho neanche l’ombra di un rimorso perchè faccio un profitto dalla speculazione sulla lira sterlina. Io non ho speculato contro la sterlina per aiutare l’Inghilterra, né l’ho fatto per danneggiarla. L’ho fatto semplicemente per far soldi.” Questa dichiarazione vale anche per la lira italiana. In un altro articolo scritto per il Times di Londra il 12 settembre 1995, Soros dice a riguardo del suo operato speculativo: “Mi sono mosso nell’ambito di regole decise da altri. Se le regole falliscono, non è colpa mia in quanto partecipante, ma di coloro che le hanno decise… quando gli speculatori fanno profitti, in qualche modo le autorità hanno fallito.” (articolo, Due procure indagano su Soros, movisol.org)

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Soros burattinaio di Obama

Non dimentichiamo che dietro tutte le cosiddette “rivoluzioni colorate” c’è sempre e soltanto lui, Soros, il burattinaio di Barack Obama:

La Rivoluzione delle Rose in Georgia. La Rivoluzione Arancione in Ucraina. La Rivoluzione dei Tulipani in Kirghizistan. La Rivoluzione Zafferano in Myanmar. La rivoluzione verde in Iran. Il Popolo Viola in Italia. Dietro tutti questi (e altri) colori sembra esserci la mano dello stesso artista, uno dei massimi rappresentanti del “capitalismo etico” di sinistra George Soros, un finanziatore e speculatore tanto caro al Premio Nobel per la Pace 2009. (Le rivoluzioni colorate di Soros)

Un concetto è da tenere ben chiaro in mente: Soros è il tipico rappresentante di quella sedicente “sinistra” mondiale che ha come unico scopo la destrutturazione degli Stati sociali e democratici per imporre il suo Totaler Staat Mondiale, quello degli autoreferenziali Aristoi.
Tra questi Neomalthusiani ricordiamo Tony Blair, Bill Clinton, François Mitterrand, Jacques Attali, Gerhard Schröder, Christine Lagarde, François Hollande, non dimenticando l’intero PD italiano, soprattutto oggi che viene declinato in chiave Renzista

Precisiamo che una delle bête noire della Cabala Mondiale era Silvio Berlusconi:

Oggi qualche arcano della campagna stampa internazionale contro Berlusconi è più chiaro, […] la sinistra mondiale non è “proletaria” contro la destra “nababba”. Al contrario, un ampio settore della finanza e delle banche finanzia ed è parte del carro laburista/democrat/PD. […]

Uno dei massimi rappresentanti del “capitalismo etico” di sinistra è il finanziere George Soros. […]

Ma chi è il paladino etico delle sinistre etiche mondiali?

– Sorpresa, è stato condannato all’ergastolo in contumacia dall’Indonesia per speculazioni sulla moneta locale;

– Ha favorito Solidarnosc;

– Ha creato la “rivoluzione delle rose” in Georgia;

– Nel Mercoledì Nero del 16 settembre 1992, Soros divenne improvvisamente famoso quando vendette allo scoperto più di 10 miliardi di dollari in sterline… Alla fine, la Banca d’Inghilterra fu costretta a far uscire la propria moneta dallo SME e a svalutare la sterlina, e Soros guadagnò una cifra stimata in 1,1 miliardi di dollari. Da quel momento fu conosciuto come “l’uomo che distrusse la Banca d’Inghilterra”. […]

– George Soros fu premiato – per intercessione di Prodi – con la laurea honoris causa all’Università di Bologna… Eppure anche in Italia Soros è stato inquisito – invano, ovviamente – per aver guidato il complotto speculativo che portò al fallimento della lira, nel 1992. […]

– IL CASO BRITANNIA. 100 giorni dopo l’arresto di Chiesa e pochi giorni dopo la strage di Capaci, il 2 giugno 1992, al largo di Civitavecchia, su un panfilo denominato “Britannia”, di proprietà di Sua Altezza la Regina d’Inghilterra, si ritrovarono un centinaio di personaggi legati al mondo dell’economia, i rappresentanti di importanti banche internazionali, soprattutto statunitensi e anglo-olandesi. Tra gli italiani vi erano il padre politico di Prodi Beniamino Andreatta, che poi ricoprirà la carica di ministro in tre successivi governi. E vi era Mario Draghi, che oggi ritroviamo a capo della Banca d’Italia, ma che allora era direttore generale del Ministero del Tesoro e, come presidente del Comitato per le privatizzazioni, guidò il processo di svendita, oltre che di Telecom, di ENEL, ENI, IMI, COMIT, BNL e tutto il sistema bancario italiano. Finito il suo lavoro di liquidatore (2001), in attesa di salire al vertice della Banca d’Italia, Mario Draghi parcheggia il prezioso culetto sulla poltrona di vicedirettore della banca d’affari Goldman Sachs (quel posto ora è occupato da Mario Monti, altro nome illustre della banda).

Goldman Sachs è un elemento cruciale di questa storia e in generale nella storia delle privatizzazioni italiane, dove ha ricoperto alternativamente il ruolo di acquirente o di advisor. Romano Prodi è stato consulente della Goldman Sachs praticamente ogni volta che è rimasto fuori da incarichi pubblici: tra le due sue presidenze dell’IRI, e dalla caduta del suo primo governo alla nomina alla Commissione Europea. Gestì la procedura di privatizzazione della Bertolli, ceduta dall’IRI di Prodi al consorzio FISVI e poi rivenduta alla Unilever con la Goldman Sachs come advisor. La stessa banca era stata advisor anche nella privatizzazione del Credito Italiano. Per tutto questo è stato inquisito e assolto…

Tornando al Britannia, al piacevole party marino partecipò anche il finanziere ungherese-americano George Soros che oggi si spaccia per filantropo e scrive libri che criticano il neoliberismo, ma allora si divertiva e arricchiva lanciando attacchi speculativi alle valute di alcune nazioni.

Di quella crociera i giornali diedero informazioni vaghe, e alcuni dei protagonisti si affrettarono a liquidarla come un semplice ritrovo di piacere. Draghi negò per due anni la sua partecipazione, finché non la ammise di fronte ad una Commissione parlamentare.

Cosa ha a che fare la crociera sul Britannia con la nostra storia? Sarà un caso, ma pochi mesi dopo, a settembre, Moody’s declassò i BOT italiani. Allo stesso tempo George Soros lanciò un attacco speculativo alla lira attraverso una massiccia svendita della valuta italiana. Questi fatti provocarono un crollo del valore della moneta del 30% a cui la Banca d’Italia cercò di far fronte bruciando 48 miliardi di dollari (per riacquistare lire e limitare la caduta del valore).

Subito dopo la massiccia svalutazione iniziò il valzer delle privatizzazioni. In pratica, gli acquirenti stranieri, poterono beneficiare di uno sconto del 30%, un vero affare! Accorsero in branchi le iene per avventarsi sul cadavere dell’economia nazionale e spolparne le ossa. (Soros finanzia gli attacchi dei media a Berlusconi?)

Inchiodiamo il filantropico massone di sinistra” Soros alle sue responsabilità, per quanto fece contro i piccoli risparmiatori italiani nel 1992:

Questi sono i fatti:
– Il “filantropo” fece la con la lira la stessa operazione fatta con la sterlina: iniziò a vendere valuta che non possedeva (“vendita allo scoperto”), scommettendo in una futura svalutazione della stessa per poi ricomprarla a svalutazione avvenuta, per ottenere un utile;
– Carlo Azeglio Ciampi, all’epoca Governatore della Banca d’Italia, sprecò 48 miliardi di dollari in una difesa della lira che non aveva alcun senso, in quanto la Banca Centrale tedesca aveva già detto che non avrebbe appoggiato l’Italia in questa operazione, in quanto doveva già farlo con la Francia (come ricordato dallo stesso Soros nell’articolo della Stampa);
– L’operazione di Ciampi costò allo Stato e agli italiani circa 60mila miliardi di lire, di cui circa il 25% (15mila miliardi di lire) andò a finire a Soros;
– La svalutazione del 30% della moneta nazionale permise ai privati (leggi: grandissimi gruppi industriali internazionali) di entrare massicciamente nelle imprese statali dell’Iri, come Telecom e Autostrade Spa, a costi notevolmente ridotti rispetto alla valutazione reale delle imprese (che all’epoca spesso operavano in regime di semi-monopolio);

In un Paese normale la carriera di un Ciampi sarebbe stata stroncata. Invece no, in Italia è stato premiato, evidentemente per meriti: nel 1993 lascia Bankitalia e diventa primo ministro di un governo di transizione (siamo negli anni di Tangentopoli); nel 1996 è ministro del Tesoro; nel 1999 diventa Presidente della Repubblica. Complimenti!

Questi sono i fatti, nudi e crudi: ognuno li interpreti come vuole. […]

Per concludere. C’è chi si ostina a chiamare Soros “filantropo” a causa delle attività benefiche che svolge attraverso i suoi vari fondi di investimenti (il cui core business è ben altro, come abbiamo visto). Ma allora io vi chiedo: chi scippa la pensione a una vecchietta fuori dalle poste, e poi si ferma a donare dieci euro a un barbone sul ciglio della strada, è anche lui un filantropo? In fondo fa pure lui beneficenza… (Valerio Pierantozzi, Soros il Filantropo: “Quella sulla lira fu un buona speculazione”, eastjournal.net)

Saturno_devorando_a_sus_hijos

Goya: Kronos-Saturno divora i suoi figli

Il perverso intreccio tra Ur-Lodges Sovranazionali, Finanza Speculativa Internazionale, banchieri centrali, politici collusi. mafia, nell’Italia degli anni 1992-1993 desta enorme inquietudine, anche alla luce di quanto rivelato dal Dr. John Coleman nel suo saggio The Conspirators’ Hierarchy: The Committee of 300″. Sull’argomento scrive Antonella Randazzo:

Il 1992 fu un anno di allarme e di segretezza. L’allora Ministro degli Interni Vincenzo Scotti, il 16 marzo, lanciò un allarme a tutti i prefetti, temendo una serie di attacchi contro la democrazia italiana. Gli attacchi previsti da Scotti erano eventi come l’uccisione di politici o il rapimento del presidente della Repubblica. Gli attacchi ci furono, e andarono a buon fine, ma non si trattò degli eventi previsti dal Ministro degli Interni. L’attacco alla democrazia fu assai più nascosto e destabilizzante.

Nel maggio del 1992, Giovanni Falcone venne ucciso dalla mafia. Egli stava indagando sui flussi di denaro sporco, e la pista stava portando a risultati che potevano collegare la mafia ad importanti circuiti finanziari internazionali. Falcone aveva anche scoperto che alcuni personaggi prestigiosi di Palermo erano affiliati ad alcune logge massoniche di rito scozzese, a cui appartenevano anche diversi mafiosi, ad esempio Giovanni Lo Cascio. La pista delle logge correva parallela a quella dei circuiti finanziari, e avrebbe portato a risultati certi, se Falcone non fosse stato ucciso. […]

Gli attentati del 1993 ebbero caratteristiche assai simili agli attentati terroristici degli anni della “strategia della tensione”, e sicuramente avevano lo scopo di spaventare il paese, per indebolirlo. Il 4 maggio 1993, un’autobomba esplode in via Fauro a Roma, nel quartiere Parioli. Il 27 maggio un’altra autobomba esplode in via dei Georgofili a Firenze, cinque persone perdono la vita. La notte tra il 27 e il 28 luglio, ancora un’autobomba esplode in via Palestro a Milano, uccidendo cinque persone. I responsabili non furono mai identificati, e si disse che la mafia volesse “colpire le opere d’arte nazionali”, ma non era mai accaduto nulla di simile. I familiari delle vittime e il giudice Giuseppe Soresina saranno concordi nel ritenere che quegli attentati non erano stati compiuti soltanto dalla mafia, ma anche da altri personaggi dalle “menti più fini dei mafiosi”.

Falcone era un vero avversario della mafia. Le sue indagini passarono a Borsellino, che venne assassinato due mesi dopo. La loro morte ha decretato il trionfo di un sistema mafioso e criminale, che avrebbe messo le mani sull’economia italiana, e costretto il paese alla completa sottomissione politica e finanziaria.
Mentre il ministro Scotti faceva una dichiarazione che suonava quasi come una minaccia: “la mafia punterà su obiettivi sempre più eccellenti e la lotta si farà sempre più cruenta, la mafia vuole destabilizzare lo stato e piegarlo ai propri voleri”, Borsellino lamentava regole e leggi che non permettevano una vera lotta contro la mafia. Egli osservava: “non si può affrontare la potenza mafiosa quando le si fa un regalo come quello che le è stato fatto con i nuovi strumenti processuali adatti ad un paese che non è l’Italia e certamente non la Sicilia. Il nuovo codice, nel suo aspetto dibattimentale, è uno strumento spuntato nelle mani di chi lo deve usare. Ogni volta, ad esempio, si deve ricominciare da capo e dimostrare che Cosa Nostra esiste”. […]

Nello stesso anno, il senatore Maurizio Calvi raccontò che Falcone gli confessò di non fidarsi del comando dei carabinieri di Palermo, della questura di Palermo e nemmeno della prefettura di Palermo.

Che gli assassini di Capaci non fossero tutti italiani, molti lo sospettavano.
Il Ministro Martelli, durante una visita in Sudamerica, dichiarò: “Cerco legami tra l’assassinio di Falcone e la mafia americana o la mafia colombiana”. Lo stesso presidente del consiglio Amato, durante una visita a Monaco, disse: “Falcone è stato ucciso a Palermo ma probabilmente l’omicidio è stato deciso altrove”. […]

L’omicidio di due simboli dello Stato così importanti come Falcone e Borsellino significava qualcosa di nuovo. Erano state toccate le corde dell’élite di potere internazionale, e questi omicidi brutali lo testimoniavano. Ciò è stato intuito anche da Charles Rose, Procuratore distrettuale di New York, che notò la particolarità degli attentati: “Neppure i boss più feroci di Cosa Nostra hanno mai voluto colpire personalità dello Stato così visibili come era Giovanni, perché essi sanno benissimo quali rischi comporta attaccare frontalmente lo Stato. Quell’attentato terroristico è un gesto di paura… Credo che una mafia che si mette a sparare ai simboli come fanno i terroristi… è condannata a perdere il bene più prezioso per ogni organizzazione criminale di quel tipo, cioè la complicità attiva o passiva della popolazione entro la quale si muove”.

Infatti, quell’anno gli italiani capirono che c’era qualcosa di nuovo, e scesero in piazza contro la mafia. Si formarono due fronti: la gente comune contro la mafia, e le istituzioni, che si stavano sottomettendo all’élite che coordina le mafie internazionali.
Quell’anno l’élite anglo-americana non voleva soltanto impedire la lotta efficace contro la mafia, ma voleva rendere l’Italia un paese completamente soggiogato ad un sistema mafioso e criminale, che avrebbe dominato attraverso il potere finanziario.

Come segnalò il presidente del Senato Giovanni Spadolini, c’era in atto un’operazione su larga scala per distruggere la democrazia italiana: “Il fine della criminalità mafiosa sembra essere identico a quello del terrorismo nella fase più acuta della stagione degli anni di piombo: travolgere lo stato democratico nel nostro paese. L’obiettivo è sempre lo stesso: delegittimare lo Stato, rompere il circuito di fiducia tra cittadini e potere democratico…se poi noi scorgiamo – e ne abbiamo il diritto – qualche collegamento internazionale intorno alla sfida mafia più terrorismo, allora ci domandiamo: ma forse si rinnovano gli scenari di dodici-undici anni fa? Le minacce dei centri di cospirazione affaristico-politica come la P2 sono permanenti nella vita democratica italiana. E c’è un filone piduista che sopravvive, non sappiamo con quanti altri. Mafia e P2 sono congiunte fin dalle origini, fin dalla vicenda Sindona”.

Anche Tina Anselmi aveva capito i legami fra mafia e finanza internazionale: “Bisogna stare attenti, molto attenti… Ho parlato del vecchio piano di rinascita democratica di Gelli e confermo che leggerlo oggi fa sobbalzare. E’ in piena attuazione… Chi ha grandi mezzi e tanti soldi fa sempre politica e la fa a livello nazionale ed internazionale. Ho parlato in questi giorni con un importante uomo politico italiano che vive nel mondo delle banche. Sa cosa mi ha detto? Che la mafia è stata più veloce degli industriali e che sta già investendo centinaia di miliardi, frutto dei guadagni fatti con la droga, nei paesi dell’est… Stanno già comprando giornali e televisioni private, industrie e alberghi… Quegli investimenti si trasformeranno anche in precise e specifiche azioni politiche che ci riguardano, ci riguardano tutti. Dopo le stragi di Palermo la polizia americana è venuta ad indagare in Sicilia anche per questo, sanno di questi investimenti colossali, fatti regolarmente attraverso le banche”.

Anni dopo, l’ex ministro Scotti confesserà a Cirino Pomicino: “Tutto nacque da una comunicazione riservata fattami dal capo della polizia Parisi che, sulla base di un lavoro di intelligence svolto dal Sisde e supportato da informazioni confidenziali, parlava di riunioni internazionali nelle quali sarebbero state decise azioni destabilizzanti sia con attentati mafiosi sia con indagini giudiziarie nei confronti dei leaders dei partiti di governo”.
Una delle riunioni di cui parlava Scotti si svolse il 2 giugno del 1992, sul panfilo Britannia, in navigazione lungo le coste siciliane. Sul panfilo c’erano alcuni appartenenti all’élite di potere anglo-americana, come i reali britannici e i grandi banchieri delle banche a cui si rivolgerà il governo italiano durante la fase delle privatizzazioni (Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers).

mario_draghiIn quella riunione si decise di acquistare le aziende italiane e la Banca d’Italia, e come far crollare il vecchio sistema politico per insediarne un altro, completamente manovrato dai nuovi padroni. A quella riunione parteciparono anche diversi italiani, come Mario Draghi, allora direttore delegato del ministero del Tesoro, il dirigente dell’Eni Beniamino Andreatta e il dirigente dell’Iri Riccardo Galli. Gli intrighi decisi sulla Britannia avrebbero permesso agli anglo-americani di mettere le mani sul 48% delle aziende italiane, fra le quali c’erano la Buitoni, la Locatelli, la Negroni, la Ferrarelle, la Perugina e la Galbani.
La stampa martellava su “Mani pulite”, facendo intendere che da quell’evento sarebbero derivati grandi cambiamenti.
Nel giugno 1992 si insediò il governo di Giuliano Amato. Si trattava di un personaggio in armonia con gli speculatori che ambivano ad appropriarsi dell’Italia. Infatti, Amato, per iniziare le privatizzazioni, si affrettò a consultare il centro del potere finanziario internazionale: le tre grandi banche di Wall Street, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers.

Appena salito al potere, Amato trasformò gli Enti statali in Società per Azioni, valendosi del decreto Legge 386/1991, in modo tale che l’élite finanziaria li potesse controllare, e in seguito rilevare.
L’inizio fu concertato dal Fondo Monetario Internazionale, che, come aveva fatto in altri paesi, voleva privatizzare selvaggiamente e svalutare la nostra moneta, per agevolare il dominio economico-finanziario dell’élite. L’incarico di far crollare l’economia italiana venne dato a George Soros, un cittadino americano che tramite informazioni ricevute dai Rothschild, con la complicità di alcune autorità italiane, riuscì a far crollare la nostra moneta e le azioni di molte aziende italiane.
Soros ebbe l’incarico, da parte dei banchieri anglo-americani, di attuare una serie di speculazioni, efficaci grazie alle informazioni che egli riceveva dall’élite finanziaria. Egli fece attacchi speculativi degli hedge funds per far crollare la lira. A causa di questi attacchi, il 5 novembre del 1993 la lira perse il 30% del suo valore, e anche negli anni successivi subì svalutazioni.

Le reti della Banca Rothschild, attraverso il direttore Richard Katz, misero le mani sull’Eni, che venne svenduta. Il gruppo Rothschild ebbe un ruolo preminente anche sulle altre privatizzazioni, compresa quella della Banca d’Italia. C’erano stretti legami fra il Quantum Fund di George Soros e i Rothschild. Ma anche numerosi altri membri dell’élite finanziaria anglo-americana, come Alfred Hartmann e Georges C. Karlweis, furono coinvolti nei processi di privatizzazione delle aziende e della Banca d’Italia.
La Rothschild Italia Spa, filiale di Milano della Rothschild & Sons di Londra, venne creata nel 1989, sotto la direzione di Richard Katz. Quest’ultimo diventò direttore del Quantum Fund di Soros nel periodo delle speculazioni a danno della lira. Soros era stato incaricato dai Rothschild di attuare una serie di speculazioni contro la sterlina, il marco e la lira, per destabilizzare il sistema Monetario Europeo. Sempre per conto degli stessi committenti, egli fece diverse speculazioni contro le monete di alcuni paesi asiatici, come l’Indonesia e la Malesia. Dopo la distruzione finanziaria dell’Europa e dell’Asia, Soros venne incaricato di creare una rete per la diffusione degli stupefacenti in Europa.

In seguito, i Rothschild, fedeli al loro modo di fare, cercarono di far cadere la responsabilità del crollo economico italiano su qualcun altro. Attraverso una serie di articoli pubblicati sul Financial Times, accusarono la Germania, sostenendo che la Bundesbank aveva attuato operazioni di aggiotaggio contro la lira. L’accusa non reggeva, perché i vantaggi del crollo della lira e della svendita delle imprese italiane andarono agli anglo-americani.
La privatizzazione è stata un saccheggio, che ancora continua. Spiega Paolo Raimondi, del Movimento Solidarietà:

«Abbiamo avuto anni di privatizzazione, saccheggio dell’economia produttiva e l’esplosione della bolla della finanza derivata. Questa stessa strategia di destabilizzazione riparte oggi, quando l’Europa continentale viene nuovamente attratta, anche se non come promotrice e con prospettive ancora da definire, nel grande progetto di infrastrutture di base del Ponte di Sviluppo Eurasiatico.»

Qualche anno dopo la magistratura italiana procederà contro Soros, ma senza alcun successo. Nell’ottobre del 1995, il presidente del Movimento Internazionale per i Diritti Civili-Solidarietà, Paolo Raimondi, presentò un esposto alla magistratura per aprire un’inchiesta sulle attività speculative di Soros & Co, che avevano colpito la lira. L’attacco speculativo di Soros, gli aveva permesso di impossessarsi di 15.000 miliardi di lire. Per contrastare l’attacco, l’allora governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, bruciò inutilmente 48 miliardi di dollari.
Su Soros indagarono le Procure della Repubblica di Roma e di Napoli, che fecero luce anche sulle attività della Banca d’Italia nel periodo del crollo della lira. Soros venne accusato di aggiotaggio e insider trading, avendo utilizzato informazioni riservate che gli permettevano di speculare con sicurezza e di anticipare movimenti su titoli, cambi e valori delle monete. […]

L’attacco speculativo contro la lira del settembre 1992 era stato preceduto e preparato dal famoso incontro del 2 giugno 1992 sullo yacht “Britannia” della regina Elisabetta II d’Inghilterra, dove i massimi rappresentanti della finanza internazionale, soprattutto britannica, impegnati nella grande speculazione dei derivati, come la S. G. Warburg, la Barings e simili, si incontrarono con la controparte italiana guidata da Mario Draghi, direttore generale del ministero del Tesoro, e dal futuro ministro Beniamino Andreatta, per pianificare la privatizzazione dell’industria di stato italiana. A seguito dell’attacco speculativo contro la lira e della sua immediata svalutazione del 30%, codesta privatizzazione sarebbe stata fatta a prezzi stracciati, a beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato italiano e dell’economia nazionale e dell’occupazione. Stranamente, gli stessi partecipanti all’incontro del Britannia avevano già ottenuto l’autorizzazione da parte di uomini di governo come Mario Draghi, di studiare e programmare le privatizzazioni stesse. […]

I complici italiani furono il ministro del Tesoro Piero Barucci, l’allora Direttore di Bankitalia Lamberto Dini e l’allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi. Altre responsabilità vanno all’allora capo del governo Giuliano Amato e al Direttore Generale del Tesoro Mario Draghi. Alcune autorità italiane (come Dini) fecero il doppio gioco: denunciavano i pericoli ma in segreto appoggiavano gli speculatori.
Amato aveva costretto i sindacati ad accettare un accordo salariale non conveniente ai lavoratori, per la “necessità di rimanere nel Sistema Monetario Europeo”, pur sapendo che l’Italia ne sarebbe uscita a causa delle imminenti speculazioni.
Gli attacchi all’economia italiana andarono avanti per tutti gli anni Novanta, fino a quando il sistema economico- finanziario italiano non cadde sotto il completo controllo dell’élite. […]

Il Movimento Solidarietà fu l’unico a denunciare quello che stava effettivamente accadendo, additando i veri responsabili del crollo dell’economia italiana. Il 28 giugno 1993, il Movimento Solidarietà svolse una conferenza a Milano, in cui rese nota a tutti la riunione sul Britannia e quello che ne era derivato.
Il 6 novembre 1993, l ‘allora presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi scrisse una lettera al procuratore capo della Repubblica di Roma, Vittorio Mele, per avviare “le procedure relative al delitto previsto all’art. 501 del codice penale (“Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio”), considerato nell’ipotesi delle aggravanti in esso contenute”. Anche a Ciampi era evidente il reato di aggiotaggio da parte di Soros, che aveva operato contro la lira e i titoli quotati in Borsa delle nostre aziende.

Anche negli anni successivi avvennero altre privatizzazioni, senza regole precise e a prezzi di favore. Che stesse cambiando qualcosa, gli italiani lo capivano dal cambio di nome delle aziende, la Sip era diventata Telecom Italia e le Ferrovie dello Stato erano diventate Trenitalia.
Il decreto legislativo 79/99 avrebbe permesso la privatizzazione delle aziende energetiche. Nel settore del gas e dell’elettricità apparvero numerose aziende private, oggi circa 300. Dal 24 febbraio del 1998, anche le Poste Italiane diventarono una S.p.a. In seguito alla privatizzazione delle Poste, i costi postali sono aumentati a dismisura e i lavoratori postali vengono assunti con contratti precari. Oltre 400 uffici postali sono stati chiusi, e quelli rimasti aperti appaiono come luoghi di vendita più che di servizio.

Le nostre autorità giustificavano la svendita delle privatizzazioni dicendo che si doveva “risanare il bilancio pubblico”, ma non specificavano che si trattava di pagare altro denaro alle banche, in cambio di banconote che valevano come la carta straccia. A guadagnare sarebbero state soltanto le banche e i pochi imprenditori già ricchi (Benetton, Tronchetti Provera, Pirelli, Colaninno, Gnutti e pochi altri).
Si diceva che le privatizzazioni avrebbero migliorato la gestione delle aziende, ma in realtà, in tutti i casi, si sono verificati disastri di vario genere, e il rimedio è stato pagato dai cittadini italiani.

Le nostre aziende sono state svendute ad imprenditori che quasi sempre agivano per conto dell’élite finanziaria, da cui ricevevano le somme per l’acquisto. La privatizzazione della Telecom avvenne nell’ottobre del 1997. Fu venduta a 11,82 miliardi di euro, ma alla fine si incassarono soltanto 7,5 miliardi. La società fu rilevata da un gruppo di imprenditori e banche., e al Ministero del Tesoro rimase una quota del 3,5%.
Il piano per il controllo di Telecom aveva la regia nascosta della Merril Lynch, del Gruppo Bancario americano Donaldson Lufkin & Jenrette e della Chase Manhattan Bank.
Alla fine del 1998, il titolo aveva perso il 20% (4,33 euro). Le banche dell’élite, la Chase Manhattan e la Lehman Brothers, si fecero avanti per attuare un’opa. Attraverso Colaninno, che ricevette finanziamenti dalla Chase Manhattan, l’Olivetti diventò proprietaria di Telecom. L’Olivetti era controllata dalla Bell, una società con sede a Lussemburgo, a sua volta controllata dalla Hopa di Emilio Gnutti e Roberto Colaninno.

Il titolo, che durante l’opa era stato fatto salire a 20 euro, nel giro un anno si dimezzò. Dopo pochi anni finirà sotto i tre euro.
Nel 2001 la Telecom si trovava in gravi difficoltà, le azioni continuavano a scendere. La Bell di Gnutti e la Unipol di Consorte decisero di vendere a Tronchetti Provera buona parte loro quota azionaria in Olivetti. Il presidente di Pirelli, finanziato dalla J. P. Morgan, ottenne il controllo su Telecom, attraverso la finanziaria Olimpia, creata con la famiglia Benetton (sostenuta da Banca Intesa e Unicredit).

Dopo dieci anni dalla privatizzazione della Telecom, il bilancio è disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone sono state licenziate, i titoli azionari hanno fatto perdere molto denaro ai risparmiatori, i costi per gli utenti sono aumentati e la società è in perdita.
La privatizzazione, oltre che un saccheggio, veniva ad essere anche un modo per truffare i piccoli azionisti.
La Telecom, come molte altre società, ha posto la sua sede in paesi esteri, per non pagare le tasse allo Stato italiano. Oltre a perdere le aziende, gli italiani sono stati privati anche degli introiti fiscali di quelle aziende. La Bell, società che controllava la Telecom Italia, aveva sede in Lussemburgo, e aveva all’interno società con sede alle isole Cayman, che, com’è noto, sono un paradiso fiscale.

Gli speculatori finanziari basano la loro attività sull’esistenza di questi paradisi fiscali, dove non è possibile ottenere informazioni nemmeno alle autorità giudiziarie. I paradisi fiscali hanno permesso agli speculatori di distruggere le economie di interi paesi, eppure i media non parlano mai di questo gravissimo problema.
Mettere un’azienda importante come quella telefonica in mani private significa anche non tutelare la privacy dei cittadini, che infatti è stata più volte calpestata, com’è emerso negli ultimi anni.

Anche per le altre privatizzazioni, Autostrade, Poste Italiane, Trenitalia ecc., si sono verificate le medesime devastazioni: licenziamenti, truffe a danno dei risparmiatori, degrado del servizio, spreco di denaro pubblico, cattiva amministrazione e problemi di vario genere.
La famiglia Benetton è diventata azionista di maggioranza delle Autostrade. Il contratto di privatizzazione delle Autostrade dava vantaggi soltanto agli acquirenti, facendo rimanere l’onere della manutenzione sulle spalle dei contribuenti.
I Benetton hanno incassato un bel po’ di denaro grazie alla fusione di Autostrade con il gruppo spagnolo Abertis. La fusione è avvenuta con la complicità del governo Prodi, che in seguito ad un vertice con Zapatero, ha deciso di autorizzarla. Antonio Di Pietro, Ministro delle Infrastrutture, si era opposto, ma ha alla fine si è piegato alle proteste dell’Unione Europea e alla politica del Presidente del Consiglio. […]

Dietro tutto questo c’era l’élite economico finanziaria (Morgan, Schiff, Harriman, Kahn, Warburg, Rockfeller, Rothschild ecc.) che ha agito preparando un progetto di devastazione dell’economia italiana, e lo ha attuato valendosi di politici, di finanzieri e di imprenditori. Nascondersi è facile in un sistema in cui le banche o le società possono assumere il controllo di altre società o banche. Questo significa che è sempre difficile capire veramente chi controlla le società privatizzate. E’ simile al gioco delle scatole cinesi, come spiega Giuseppe Turani: “Colaninno & soci controllano al 51% la Hopa, che controlla il 56,6% della Bell, che controlla il 13,9% della Olivetti, che controlla il 70% della Tecnost, che controlla il 52% della Telecom”.
Numerose aziende di imprenditori italiani sono state distrutte dal sistema dei mercati finanziari, ad esempio la Cirio e la Parmalat. Queste aziende hanno truffato i risparmiatori vendendo obbligazioni societarie (“Bond”) con un alto margine di rischio. La Parmalat emise Bond per un valore di 7 miliardi di euro, e allo stesso tempo attuò operazioni finanziarie speculative, e si indebitò. Per non far scendere il valore delle azioni (e per venderne altre) truccava i bilanci. […]

A causa delle privatizzazioni e del controllo da parte della Banca Centrale Europea, il paese è più povero e deve pagare somme molto alte per il debito. Ogni anno viene varata la finanziaria, allo scopo di pagare le banche e di partecipare al finanziamento delle loro guerre. Mentre la povertà aumenta, come la disoccupazione, il lavoro precario, il degrado e il potere della mafia.
Il nostro paese è oggi controllato da un gruppo di persone, che impongono, attraverso istituti propagandati come “autorevoli” (Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea), di tagliare la spesa pubblica, di privatizzare quello che ancora rimane e di attuare politiche non convenienti alla popolazione italiana. I nostri governi operano nell’interesse di questa élite, e non in quello del paese. (Antonella Randazzo, Come è stata svenduta l’Italia, disinformazione.it)

L’operazione di destrutturazione dello Stato Sociale e della Costituzione Italiana avviata dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (affiliato della “Three Eyes” di Rockefeller-Kissinger-Brzezinski, come ha svelato Gioele Magaldi) mediante la nomina di premier totalmente estranei ed avulsi dal voto democratico-popolare (Monti-Letta-Renzi) si sta concretizzando in questi giorni grazie alla riforma costituzionale renzista, del tutto illiberale, antidemocratica, da Totaler Staat, in cui vengono eseguite pedissequamente le direttive imposte da JPMorgan Chase (Ecco da chi arriva l’ordine di far fuori la Costituzione).

Il golpe è stato realizzato mentre l’attenzione degli italiani era distratta — tanto per cambiare — dal festival delle canzonette di Sanremo.

Chissà se passerà alla Storia come “il golpe di Sanremo”. Già perché anche Sanremo ha avuto un ruolo nei fatti, gravissimi, avvenuti tra giovedì e sabato mattina alla Camera dei Deputati. Ruolo non attivo ma passivo. E verosimilmente non casuale nelle scelte di Renzi, il quale dimostra di aver imparato davvero bene le regole dello spin.

Quando vuoi far passare una legge o una decisione delicata e potenzialmente impopolare, i momenti propizi sono due: sull’onda di un’emozione collettiva molto forte (vedi le leggi liberticide passate in America dopo l’11 settembre) o mentre è in corso un evento capace di catalizzare l’attenzione delle masse, come la finale dei campionati mondiali di calcio, le Olimpiadi e, in Italia, naturalmente Sanremo. Quando una trasmissione ottiene il 50% dell’audience per più giorni, diventando l’argomento di cui tutti parlano – dai giornali fino ai social – qualunque altro fatto diventa secondario, persino un golpe istituzionale.

Quanto avvenuto nel Parlamento italiano è senza precedenti: se tutte le opposizioni si uniscono superando diffidenze ataviche – il Movimento 5 Stelle con Forza Italia! La Lega con Sel! – significa che è successo qualcosa di inaudita gravità; una minaccia diretta alle Istituzioni e alla democrazia. […]

Così non è stato e a Renzi per ora è riuscito il “golpe di Sanremo”: tutto si è svolto tra l’apertura e la chiusura del Festival. Tempismo perfetto, che ha permesso al premier di uscirne con un danno di immagine tutto sommato contenuto.

Già, per ora. Adesso tocca a Mattarella: se vuole davvero essere il presidente degli italiani e il garante della Costituzione non può che bloccare la riforma, rimandandola in aula.

Altrimenti non resterà che il voto di marzo. Quando non ci sarà Sanremo a proteggere il premier più pericoloso della storia d’Italia dalla fine della Seconda Guerra mondiale. (Marcello Foa, Renzi e Sanremo: quando il Festival “aiuta” il golpe, ilgiornale.it)

Nell’articolo che segue, la geniale antropologa Ida Magli tratteggia a tinte fosche la figura dell’ex presidente Napolitano:

Cosa dovrà mai dunque fare un politico per essere accusato di tradimento? Giorgio Napolitano ha sicuramente tradito la Costituzione costringendoci a vivere nell’illegittimità del colpo di stato compiuto chiamando Mario Monti a governare, continuando fino ad oggi a non indire mai le elezioni, mantenendo in vita un Parlamento dichiarato illegittimo dalla Consulta in quanto dichiarata illegittima la legge elettorale con la quale è stato eletto. Tutte le istituzioni attuali sono pertanto illegittime, tutte le «riforme» decise da Renzi con il consenso di un Parlamento illegittimo e firmate dall’altrettanto illegittimo presidente della Repubblica non sono valide e la democrazia non esiste più, come dimostrato anche dal fatto che i partiti di opposizione pur di sopravvivere, consentono quasi tutto, oppure si oppongono quando sanno che comunque la loro opposizione non metterà in crisi il governo. Giorgio Napolitano ha tradito la Costituzione anche nel momento in cui, cedendo alla richiesta di Monti di essere in ogni caso garantito venendo a governarla, lo ha nominato senatore a vita, lasciando esterrefatti gli italiani che non lo conoscevano affatto. Eppure la Costituzione precisa che tale carica deve essere motivata da una ricca produzione letteraria, artistica, scientifica che abbia dato lustro all’Italia. Visto che Mario Monti non ha mai prodotto nulla e che perfino nel mondo bruxellese dove i massoni e bilderberghiani come lui nuotano benissimo, non ha combinato niente di buono tanto da essere costretto a dimettersi con due anni di anticipo dalla Commissione europea «per l’accertata responsabilità collegiale nei casi di frode, cattiva gestione e nepotismo», è evidente che Napolitano ha esercitato il suo potere contro la Costituzione e che la nomina di Mario Monti non è valida. Ho citato massoni e bilderberghiani: Napolitano ne fa parte e il suo nome si trova in tutti i libri che si occupano di questo argomento, così come ci si trova quello di Ciampi, di Monti, di Enrico Letta, di Draghi, di Amato, di Prodi e così via (di Renzi i cataloghi della massoneria affermano che non è ancora un iniziato perché attende l’opportunità di diventarlo in una loggia importante). Bisogna aggiungere poi il legame fraterno con i numerosi e importantissimi massoni presenti in Vaticano, i quali naturalmente hanno enormi possibilità per influire sulle nomine fondamentali ovunque. Questo è dunque il vero problema di una finta democrazia: gli esponenti di un’associazione, comunque essa si chiami, sono collegati fra loro sostenendosi nell’occupare le cariche politiche ed economiche più importanti, e mentre se un politico procede in questo modo con i suoi parenti, questo comportamento viene considerato un abuso e un illecito, il legame fra massoni sfugge ad ogni critica. Il fatto che la massoneria non sia più segreta, non ha cambiato in nulla la strategia di potere che essi perseguono e che hanno brillantemente messo in atto con la costruzione dell’Ue e della Bce. Bruxelles è un loro fortino così come sono esclusivamente loro gli azionisti della Banca centrale; l’Ue è stata fatta appositamente: per consegnare a loro l’economia e i redditi europei. Adesso è stato già fissato il giorno dell’elezione del nuovo presidente, con elettori illegittimi naturalmente. Nessuno parla? Il presidente del Senato è un magistrato: non sente il bisogno di essere lui a indire immediatamente le elezioni e riportare l’Italia nella legalità? (Ida Magli, Lettera postuma a Napolitano, il giornale.it)

Infine, è da tenere in considerazione che, esattamente come Frater KronosSoros ha sempre manifestato un odio feroce nei confronti dei fondatori della Ur-lodge Hathor Pentalpha, i Bush:

Soros non ha contribuito con donazioni rilevanti in materia di cause politiche statunitensi fino alle elezioni presidenziali del 2004. In un’intervista rilasciata al The Washington Post l’11 novembre, 2003, Soros dichiarava che la rimozione di George W. Bush dal suo incarico era “l’obiettivo principale della sua vita” ed una “questione di vita o di morte” per la quale avrebbe volentieri sacrificato la sua intera fortuna. Soros ha donato 3 milioni di dollari al Center for American Progress, 5 milioni di dollari a MoveOn.org, mentre come il suo amico Peter Lewis ha donato 10 milioni di dollari all’associazione America Coming Together. Tutti i gruppi citati erano gruppi di supporto ai democratici durante le elezioni presidenziali del 2004. Il 28 settembre 2004, stanziati altri fondi per la campagna, annunciava l’avvio ad un proprio tour nazionale con un discorso: “Why We Must Not Re-elect President Bush” (“Perché non dobbiamo rieleggere Bush”.) pronunciato presso il National Press Club di Washington, DC. Secondo il Center for Responsive Politics, nel corso della tornata elettorale 2003-2004, Soros ha donato 23.581.000 dollari a circa 527 gruppi che si battevano contro la rielezione del Presidente George Bush. Nonostante gli sforzi di Soros, Bush fu rieletto ad un secondo mandato da presidente il 2 novembre 2004. (Wikipedia, voce George Soros)

I Bush, per vendetta, lo avrebbero — a suo dire — ripetutamente diffamato, tramite i loro agenti:

In un’apparizione dell’agosto 2004 al Chris Wallace’s FOX News Sunday (programma televisivo statunitense di interviste condotto da Chris Wallace), il portavoce del Parlamento statunitense Dennis Hastert, affermava, “Non conosciamo l’origine del denaro di George Soros. Non sappiamo da dove venga, né dove vada. Se, parte del denaro di Soros viene dall’estero. Potrebbe provenire da traffico di stupefacenti. Non abbiamo idea da dove provenga”. Soros rispose ad Hastert affermando, “Calunniando la mia persona con false accuse e menzogne sta cercando di sviare un dibattito d’importanza critica e di intimidire coloro che ritengono che la presente amministrazione sta conducendo il paese alla rovina. Ora che l’ho richiamata sulle sue accuse infondate, lei sta adoperando altre tattiche scorrette.” (Wikipedia, voce George Soros)

Non sono solo diffamazioni quelle rivolte a George Soros. Il giornalista Glenn Beck ha svelato parecchie nequizie commesse da Soros nel suo speciale “George Soros — The Puppet Master?” (George Soros — Il Burattinaio?) su FoxNews:

Veniamo all’ultimo indizio sull’identità di Frater Kronos. E’ solo un caso fortuito l’esistenza di un fortissimo trottatore di nome Soros Kronos, figlio del mitico Varenne, il cui proprietario è ignoto?

Ovviamente, mancando una conferma ufficiale, potremmo essere in totale fallacia. Ma Soros rimane un personaggio di enorme rilievo nell’ambito della Sinarchia Mondiale.

Il secondo candidato ideale (de facto quello più probabile) per ricoprire il ruolo di Frater Kronos è, ovviamente, l’altro burattinaio: Zbigniew Brzezinski.

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Il contro-iniziato massone Zbigniew Brzezinski


Co-fondatore della “Three Eyes” (cfr. Gioele magaldi, op. cit.) e Deus ex machina del CFR (Council on Foreign Relations). Brzezinski dà i brividi più di George Soros.

Brzezinski, ancor più di Soros, è nemico giurato di Vladimir Putin e dell’indipendenza russa.

Nel libro di Brzezinski del 1997, The Grand Chessboard, la “Russia” e le “risorse energetiche vitali” compaiono più volte rispetto a tutte le altre nazioni o tematiche. Secondo Brzezinski, l’economia globale degli Stati Uniti, e quindi il monopolio del Bilderberg, si basa sul controllo completo delle risorse energetiche vitali dell’Asia Centrale. Fino a quando la Russia sarà abbastanza forte da rappresentare una minaccia per questo progetto, ostacolerà l’imposizione mondiale della volontà economica e militare del “Bilderberg Group”. Gli interessi economici nel settore energetico e per il controllo geopolitico mondiale, quindi, sono nuovamente diventati la questione centrale nella vita di centinaia di milioni di persone innocenti.
Brzezinski illustra in quel libro la filosofia di fondo, che deve guidare la politica americana riguardo all’Eurasia: «Una forza che domina sull’Eurasia controlla i due terzi delle regioni più sviluppate ed economicamente produttive al mondo. Una rapida occhiata alla mappa del mondo, inoltre, evidenzia che il suo controllo comporta automaticamente la subordinazione dell’Africa, rendendo l’emisfero occidentale e l’Oceania geopolitcamente periferiche, rispetto al continente principale. Circa il 75% della popolazione mondiale vive in Eurasia, e lì è concentrata la maggior parte delle ricchezze, sia industriali che agricole. Ancora, l’Eurasia incide per il 60% del prodotto lordo mondiale e detiene circa i 3/4 delle risorse energetiche mondiali conosciute»*.
La storia dell’umanità ha sempre dimostrato che controllare il cuore dell’Eurasia è la chiave per dominare l’intero mondo. L’Azerbaijan, centro nevralgico per il controllo delle ricchezze del Mar Caspio e dell’Asia Centrale, rappresenta un caso emblematico. Dal punto di vista degli Stati Uniti, l’indipendenza degli Stati dell’Asia Centrale sarebbe completamente priva di senso, se l’Azerbaijan venisse totalmente assoggettato al controllo della Russia. Per i membri del Bilderberg, il controllo delle risorse energetiche è il punto fondamentale della politica mondiale.
La tematica dell’energia appare anche nell’ultimo libro di Brzezinski, scritto quattro anni prima dell’11 settembre: «Il consumo mondiale di energia aumenterà vertiginosamente, nei prossimi due o tre decenni. Le stime del Dipartimento per l’Energia degli Stati Uniti prevedono che la domanda mondiale aumenterà di oltre il 50%, tra il 1993 e il 2015, con un aumento più significativo della domanda proveniente dall’Estremo Oriente. Lo stato di sviluppo dell’economia asiatica sta già generando una massiccia pressione verso l’esplorazione e l’utilizzo di nuove risorse di energia».
Come si vede nuovamente, la Russia è il punto chiave della politica del “Bilderberg Group”. Un possibile smembramento, o comunque un notevole indebolimento, della Russia – a tal punto da non riuscire più a opporsi alle operazioni militari degli Stati Uniti, che finora hanno assicurato il controllo delle riserve di petrolio e di gas naturale nell’Asia Centrale – potrebbe fare parte di un piano pluridecennale per la dominazione globale? Molti esperti analisti ritengono di sì. (Daniel Estulin, “Il Club Bilderberg —La storia segreta dei padroni del Mondo”, Arianna Editrice)

Brzezinski-LadenPer un burattinaio come Brzezinski, che si vanta di avar spazzato via l’Impero Sovietico usando come grimaldello l’elezione pontificale di Karol Wojtila, non deve essere facile accettare l’esistenza di una Nazione Fiera, Indipendente e Cristiana quale la Russia che si oppona alla luciferina Cabala Massonica Mondiale:

«È più facile ammazzare milioni di persone che controllarle». Così ragione la fredda mente ministro degli Esteri ombra di Barak Obama, dell’uomo che ha pianificato la crisi ucraina, facendola precipitare sul ciglio della guerra civile. Zbigniew Brzezinski è uno dei fondatori, insieme a David Rockefeller, della Commissione Trilaterale, è membro del Club Bilderberg e gran maestro della massoneria. È lui che ha pianificato l’invasione sovietica dell’Afghanistan, facendo cadere il Cremlino in una trappola. È lui che ha costruito il sindacato polacco Solidarnosc, portandolo ad avere un ruolo essenziale nella caduta del Muro di Berlino. È dalla sua mente che è nato il mito di Osama bin Laden e di Al Qaida. È lui che ha ideato il complesso sistema economico, politico, militare e mediatico che sta dietro le oltre venti rivoluzioni che hanno sconvolto il pianeta negli ultimi quattordici anni. «È il Signore del Nuovo ordine mondiale», l’ha definito Noam Chomsky.
Ha scritto il quotidiano britannico “The Guardian”: «Brzezinski sta facendo di tutto per impegnare la Russia e l’Europa in una guerra fredda che paralizzi le loro economie e la loro espansione. Secondo fonti interne al Dipartimento di Stato, il polacco non avrebbe alcun problema se la guerra si trasformasse da fredda a calda, se iniziassero a tuonare i cannoni. Per lui l’Ucraina non è che l’ennesimo teatro dove va in scena l’ennesimo tentativo di affondare le ambizioni egemoniche di Mosca. Chi se ne frega se poi qualche migliaio (o di più) di ucraini ci rimetterà la pelle, o se l’Europa resterà senza gas, o la Russia piomberà nel caos».
Brzezinski considera «l’Eurasia il perno della politica e dell’economia mondiale». In altre parole, sostiene che per dominare il pianeta bisogna controllare il vasto territorio che va dalla catena himalayana all’Europa oriemtale, passando per il Medio Oriente e il Mar Nero. Non è un caso che le guerre più devastanti, le rivoluzioni, i sommovimenti politici e il terrorismo degli ultimi trentacinque anni siano per lo più da circoscrivere in quell’area: l’Eurasia di Brzezinski. (Franco Fracassi, Brzezinski, il burattinaio della crisi ucraina, informarexresitere.fr)

I Massoni Contro-iniziati come Brzezinski hanno sempre cercato di porre le loro adunche mani sulla Russia. Ci hanno provato (e hanno fallito) i Contro-iniziati Napoleone Bonaparte e Adolf Hitler.
Come affermava Santayana, «chi dimentica la Storia è condannato a viverla di nuovo». Allo stesso modo falliranno i Contro-iniziati della Sinarchia Mondiale.

Sembra che ci sia un punto di attrazione geopolitico ed energetico particolare in Russia. Un Locus esoterico particolare per i seguaci di Baphomet-Lucifero-Hesperus-Phosphoros (L’Apportatore di Luce adorato dagli Illuminati). Il luogo è Heartland.

Per Adolf Hitler era […] necessario impossessarsi delle conoscenze esoteriche che avrebbero permesso alla razza ariana di recuperare le energie divine dei Superiori Sconosciuti. Il luogo ove reperirle era l’Heartland. “Heartland era il ‘cuore’ pulsante di tutte le civiltà di terra, in quanto logisticamente inavvicinabile dagli avversari marittimi. L’unico punto di accesso da cui si poteva dominare Heartland erano le pianure slave dell’Europa dell’Est.”
Influenzato dalle teorie di Helena Petrovna Blavatsky, il Führer era ossessionato dalla conquista del Lebensraum, dello spazio vitale euroasiatico, convinto che ivi avrebbe trovato l’ingresso per Shambhalah ed il mezzo per impossessarsi dell’energia Vril, che gli avrebbe permesso di conquistare l’intero pianeta. Quindi fece organizzare da Himmler la spedizione in Tibet, capitanata da Ernst Schäfer e, vista la mancanza di risultati, tentò, con l’operazione Barbarossa, di appropriarsi del ponte verso il cuore dell’Eurasia, la Russia, l’Heartland di Mackinder: «Who rules East Europe commands the Heartland: who rules the Heartland commands the World-Island: who rules the World-Island commands the World. Chi controlla l’Est Europa comanda l’Heartland: chi controlla l’Heartland comanda l’Isola-Mondo (la massa terrestre eurasiatico-africana): chi controlla l’Isola-Mondo comanda il mondo». (articolo Vril, isoladiavalon.eu)

Checché ne dica la disinformazione dei sicofanti paramassoni di CFR (Council on Foreign Relations), ancillare organizzazione quisling agli ordini della luciferina Ur-Lodge Cabalista Three Eyes (fondata da Rockefeller-Kissinger-Brzezinski), la verità in Ucraina è esattamente il contrario:

Perché avete disertato?
“Perché – risponde Ivan – non vogliamo partecipare alla guerra. Siamo contadini, i nostri antenati erano contadini, amiamo la vita semplice e rispettiamo tutti quelli che lavorano, che sudano per vivere, non capiamo niente di politica e non vogliamo uccidere o essere uccisi per gli interessi di qualcuno”.
Cosa pensate della rivolta di Maidan?
“Prima eravamo entusiasti. Sembrava si trattasse di una rivolta popolare contro il sistema dei politici corrotti. Ma presto abbiamo capito che non era cambiato niente. Sono arrivati al potere i corrotti che prima erano di seconda serie, hanno spodestato i corrotti di prima serie e hanno cominciato derubare il paese più di prima. Hanno generato la guerra, manipolano la gente con la propaganda di odio contro i russi, che io considero più che fratelli”.
Vorreste un intervento Usa?
“No – risponde Ivan – non vogliamo gli americani in Ucraina”.

Cosa pensate del governo Poroshenko?
“Penso sia un fantoccio degli americani”.

Credete che un giorno potrete tornare in Ucraina?
“Spero di sì – risponde Vassili – vogliamo tornare alle nostre vite normali, ai lavori nei campi”.
(Vauro Senesi, Ucraina, fratelli disertori: “Costretti alla guerra e ora in fuga dall’esercito di Kiev”, blog di Vauro Senesi su “ilfattoquotidiano.it)

Come i suoi burattini, anche il burattinaio Brzeziński, se la prende contro la Resistenza Populista che, soprattutto in Europa, sta facendo deragliare le perverse trame della Sinarchia, opponendosi all’integrazione europea costruita dalla cricca massonica dei banksters e dei totalitaristi eurofilisti. Scrive in questo articolo Paul Joseph Watson per “Infowars.com”:

Durante un recente discorso in Polonia, l’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale Zbigniew Brzezinski ha messo in guardia gli altri elitisti che la “resistenza” mondiale al “controllo esterno” [della Cabala Mondiale, ndr] di movimenti di “attivismo populista” minaccia di far deragliare la transizione verso un nuovo ordine mondiale.[…] [Egli ha biasimato] la “crescita in tutto il mondo dell’attivismo populista che si sta dimostrando ostile alla dominazione esterna, del tipo che ha prevalso nell’era del colonialismo e dell’imperialismo.
Brzezinski ha concluso che la persistente e motivata resistenza populista dei popoli politicamente risvegliati e storicamente risentiti per il controllo esterno ha dimostrato di essere sempre più difficile da reprimere.” […] Le osservazioni sono state effettuate a un evento per il Forum europeo per le nuove idee (EFNI), un’organizzazione che sostiene la trasformazione dell’Unione europea in un superstato federale anti-democratico, il [fattuale] “controllo esterno” che Brzezinski ha sottolineato essere minacciato.[dal risveglio della coscienza dei popoli Europei, ndr]

Ritornando allo speculatore finanziario George Soros, ricordiamo che egli è,

George-Soros-and-his-evil-empireun Ebreo ungherese (un Cazaro), nato a Budapest nel 1930 con il nome di György Schwartz (nel 1936 i suoi genitori cambiarono il loro cognome in Sorosz). Studiò a Londra e nel 1950 andò negli Stati Uniti. Un ruolo importante nel suo sviluppo è stato svolto dal famoso Cazaro Karl Popper, che ha approvato i progetti di Soros e fu il suo guru. (“La piovra Rothschild”, neovitruvian.wordpress.com)

Come molti massoni, Soros odia la Russia perché, dopo la caduta del regime bolscevico, tale nazione ha recuperato integralmente le proprie radici cristiane.
Soros, grazie a “Open Society Foundations” e all’organizzazione eversiva “Otpor!” (ufficialmente sciolta dal 2004 in realtà pienamente operativa) da lui fondate, ha cofinanziato e appoggiato mediaticamente, insieme al Dipartimento di Stato USA infarcito di membri del para-massonico CFR e alla UE, il colpo di stato in Ucraina eseguito materialmente dai criminali neonazisti di Svoboda e Pravyi Sector.

OTPOR! è il braccio armato e rivoluzionario con cui la Cabala cerca di assicurarsi il controllo degli Stati che lottano disperatamente per mantenere la propria Sovranità ed opporsi al Totalitarismo Globalista. Finanziando i partiti estremisti di opposizione e fomentando il malcontento popolare per imporre governi antidemocratici, USA e UE dimostrano di essere meri esecutori delle Forze oscure che stanno realizzando gli intenti della Open Society. In altre parole, il Nuovo Ordine Mondiale.

Nel 2004 OTPOR si è trovato in Ucraina dove ha addestrato il movimento PORA, uno degli iniziatori delle rivoluzione arancione. Il movimento ucraino ha ricevuto 60 milioni di dollari come aiuti dagli USA. Gli ucraini appartenenti a PORA hanno seguito il corso base di addestramento nella città serba di Novi Sad. Dopo questi avvenimenti ad alcuni membri di OTPOR è stato vietato l’ingresso in Ucraina per i prossimi 995 anni.
Nello stesso anno i membri di OTPOR, dopo l’adesione a CANVAS, “hanno portato la democrazia” nel Libano durante la Rivoluzione dei cedri, e più tardi si sono intrufolati nella Primavera araba. OTPOR ha addestrato in Egitto nel 2011 il Movimento 6 aprile e gruppi dei civili che hanno avuto il ruolo nelle destituzione di Mubarak. Non a caso durante gli avvenimenti in Egitto sono stati arrestati cinque cittadini della Serbia.
Secondo l’opinione dello scrittore britannico David Vaughan Icke, pubblicata nel 2011 sul quotidiano viennese Presse, il movimento OTPOR e la CIA erano organizzatori e ispiratori del movimento Occupy Wall Street. Sono disponibili informazioni secondo le quali Ivan Marovic, veterano di OTPOR, ha contattato l’allora sconosciuto movimento Occupy Wall Street. Icke riteneva che la primavera araba in Egitto e Tunisia erano gestite da un centro unico, il cui scopo non era di rovesciare il sistema, ma di mettere sotto controllo le forze d’opposizione.
E ora i membri di OTPOR sono comparsi in Ucraina. “Anche questa volta gli adepti di OTPOR sono legati agli avvenimenti in Ucraina?” – ha scritto nel suo account in Twitter Julian Assange il 3 dicembre del 2013. E ha postato il link al sito di questa organizzazione dove si vede che Srđa Popović e OTPOR hanno partecipato attivamente alla rivoluzione arancione in Ucraina nel 2004, dopo la quale sono arrivati al potere i partiti filo-occidentali.
E il 3 dicembre del 2013 Oleg Tsarev, deputato del Partito delle regioni, ha scritto sulla sua pagina Facebook: “Mio compagno in volo per l’Ucraina ha riconosciuto a bordo in un compagno di viaggio Marko Ivkovic, noto organizzatore di golpi e rivolte. Si era distinto come organizzatore del movimento serbo OTPOR, poi c’erano il movimento georgiano Kmara e il movimento ucraino Pora. Marko ha cercato di organizzare qualcosa di simile anche in Russia, ma è stato espulso e gli è stato vietato l’ingresso nel paese. E’ stato anche in Kyrgyzstan nel 2010 quando è stato destituito il presidente Bakiev. Ora “maidan” è nelle mani esperte e ben finanziate”. Non a caso il 3 dicembre del 2013 il ministero degli Esteri dell’Ucraina ha dichiarato Marko Ivkovic persona non grata.
Per quanto riguarda il finanziamento di OTPOR sono riconducibili alle fondazioni finanziarie degli USA Freedom House, International Republican Institute, USAID e US Institute of Peace. WikiLeaks svela un altro amico di OTPOR: “Ho parlato con alcune persone che fanno le lobby per loro al fine di ottenere più finanziamenti, come Michael McFaul della The Hoover Institution (attualmente l’ambasciatore degli USA in Russia)”, c’è scritto in uno dei post.
Secondo i dati in possesso di WikiLeaks, OTPOR ha collaborato strettamente con la società americana Stratfor, nota anche come “CIA ombra”. Il serbo Marko Papic, analista geopolitico della Stratfor responsabile per l’Eurasia alla fine del 2007 ha interpellato i membri della CANVAS per ricevere da loro le informazioni riguardanti Georgia, Venezuela e Serbia. “E’ un gruppo impressionante. Vengono, svolgono una certa “azione” in un paese, cercando di distruggere il regime. Se usati correttamente possono essere più potenti dei gruppi di portaerei”, – così valuta la CANVAS uno dei collaboratori della Stratfor in un post pubblicato sul sito di WikiLeaks il 15 novembre. […]
Tutto è pianificato in un unico centro che cerca di mettere sotto il proprio controllo il mondo intero. (“Il miglior marchio serbo – OTPOR”)

Soros, con enorme sussiego si è vantato di fronte alle telecamere della CNN per il  ruolo avuto nel golpe neonazista ucraino che ha destituito il Presidente eletto democraticamente Viktor Yanukovich:

«Ho creato una fondazione in Ucraina prima che l’Ucraina ottenesse l’indipendenza dalla Russia (1991). La fondazione sta lavorando da allora… E ha giocato un ruolo importante negli eventi di oggi». George Soros non ha usato giri di parole per spiegare il suo coinvolgimento nel colpo di Stato ucraino. E lo ha fatto ai microfoni della CNN.
Ungherese di nascita, naturalizzato statunitense, a partire dal 1970 Soros ha accumulato una fortuna pari a venti miliardi di euro speculando sui titoli azionari e sulle monete sovrane. È stato lui nel 1992 a innescare le speculazioni sulla lira, che portarono la nostra moneta a dover uscire dal Sistema monetario europeo.
Negli anni Ottanta Soros ha finanziato i movimenti dissidenti in Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria e altri Paesi del Blocco di Varsavia, dando un apporto sostanziale alla caduta del Muro di Berlino e alla fine dell’Unione Sovietica.
A partire dal 2000 Soros, attraverso la sua fondazione Open Society, ha assunto un ruolo di primo piano nella complessa struttura messa in piedi dal Dipartimento di Stato Usa per alimentare rivoluzioni in tutto il mondo (ventiquattro in quattordici anni). (“Soros: Gli eventi ucraini sono anche merito mio”, popoffquotidiano.it)

Hanno collaborato attivamente al golpe neonazista in Ucraina le Femen:

“Femen” [è] un “movimento di protesta” ucraino fondato a Kiev nel 2008, noto all’opinione pubblica internazionale per il fatto di manifestare seminude contro il sessismo e il “maschilismo”. E’ risaputo e documentato che le Femen sono finanziate da George Soros, multimiliardario a capo del suo Open Society Institute.Al fianco delle Femen esistono altri fenomeni mediatici spacciati per “progressisti”, come il gruppo femminile punk russo delle “Pussy Riot”, arrivate addirittura ad infilarsi dei polli nella vagina in un supermarket moscovita, la cui leader, Nadia, è ascesa al top dell’ “underground” moscovita dopo una performance sessuale dal vivo – stiamo parlando di sesso di gruppo a scopo dimostrativo — al Museo biologico di Timiryazev, a diciotto anni, dato che l’uso del sesso e delle sue varianti sembra caratterizzare con successo certi movimenti di protesta nell’ est europeo, i quali sostengono di battersi contro «il turismo sessuale, il sessismo e altre discriminazioni di genere», ma in effetti, con i loro comportamenti provocatori, non fanno altro che alimentare il luogo comune della particolare licenziosità e dissolutezza delle donne dei paesi est europei.
Queste manifestazioni sono in linea con quelle del collettivo Femen, alcune esponenti del quale ritratte nella foto “all’opera” durante il colpo di stato liberista-nazifascista in Ucraina, mentre urinano sul volto di un Presidente legittimamente eletto solo un anno prima. Nella foto che pubblichiamo di seguito [vedere nel link indicato, ndr] sono invece immortalate alcune delle loro principali esponenti, attiviste dell’ultradestra ucraina, insieme a Bogdan Titskij, capo del Comitato Nero, organizzazione di estrema destra ucraina i cui membri furono condannati per l’incendio doloso di un ostello per studenti africani e per aver attaccato un centro della comunità ebraica. Lo stesso movimento che dall’aprile del 2010 stava considerando l’idea di diventare un partito politico per partecipare attivamente alle elezioni parlamentari, sventolando nelle giornate di Euromaidan la bandiera di Optor, gruppo legato al già citato Soros:
Questi fenomeni mediatici vengono utilizzati contro i governi non allineati agli interessi USA e nel nostro paese sono molto

lagereupopolari anche e soprattutto nella cosiddetta “sinistra radical”, “neofemminista” (nulla a che vedere con le storiche battaglie delle donne socialiste e comuniste contro ogni forma di sfruttamento, per l’eguaglianza, la libertà e i diritti di tutte e di tutti, ), cosiddetta “libertaria”, “dirittoumanista”, salottiera e presenzialista, e anche in alcuni ambienti della cosiddetta “sinistra antagonista”. Come già detto, dietro a questi fenomeni c’è il multimiliardario George Soros, cioè la 22esima persona più ricca del mondo con un patrimonio stimato in 20 miliardi di dollari, per lo meno secondo la rivista americana di economia e finanza, Forbes.Soros ha contribuito alla destabilizzazione dell’URSS, finanziando Solidarnosc in Polonia, spina nel fianco dell’impero sovietico, e sostenuto attivamente il movimento dissidente Charta 77 in Cecoslovacchia. E’ stato uno dei 1400 membri del Council of Foreign Affairs, un circolo speciale nato all’indomani della Prima guerra mondiale, che raccoglie eminenti personalità della società economica e culturale dell’occidente (banchieri, rettori universitari, direttori di giornali, direttori delle fondazioni Ford, Rockefeller e, fra gli altri, i presidenti americani Hoover, Eisenhower, Johnson e Nixon e i segretari di stato americani Edward Reilly Stettinius, Dean Acheson, John Foster Dulles, Christian Archibald Herter e Dean Rusk). Soros è sostenitore e finanziatore delle varie Rivoluzioni Colorate (come sostiene candidamente Wikipedia, voce Soros), che hanno sconvolto l’equilibrio post-sovietico permettendo l’ingresso del grande capitalismo occidentale in Europa Orientale, nonché fautore della destabilizzazione e della disgregazione dell’ex Jugoslavia (Femen e nazisti ucraini uniti nella lotta)

Ovviamente, gli agenti della Cabala Mondiale sono sempre in prima fila per contrastare la più importante religione d’Europa, il Cristianesimo, come dimostra l’ultima oscena performance delle Femen

“Le Femen offendono i sentimenti religiosi di innumerevoli persone”. Nessuna assoluzione da parte del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, per la donna ucraina, attivista del noto movimento di protesta, che nel giorno di Natale, durante il messaggio Urbi et Orbi di Papa Francesco, ha tentato di rubare il bambino Gesù deposto nel presepe di piazza San Pietro. Iana Aleksandrovna Azhdanova, questo il nome della donna, si è avventata, con il seno nudo e una scritta “God” sul corpo, verso la rappresentazione della natività realizzata quest’anno dalla Fondazione Arena di Verona nel cuore della cristianità afferrando la statua del bambinello e urlando slogan contro la Chiesa cattolica. Subito bloccata dalla Gendarmeria vaticana, in collaborazione con la Polizia italiana, ora si trova in arresto nella caserma del Corpo di sorveglianza, in attesa dell’interrogatorio da parte dell’autorità giudiziaria dello Stato della Città del Vaticano, che deciderà se convalidare il fermo e come procedere nei suoi confronti. (“Femen a San Pietro“, ilfattoquotidiano.it)

Questa è solo l’ultima delle tante, turpi, esibizioni organizzate dalle Femen per offendere e dissacrare i sentimenti religiosi cristiani. Vediamone altre:

Gennaio 2013.

femenAppena pochi mesi fa il “collettivo” si era macchiato di un’altra nefandezza. 14 novembre 2014, “Tette al vento e crocifissi nel sedere”.

La Chiesa Cattolica e, in particolare, papa Francesco, sono chiaramente nel mirino della Sinarchia, come dimostra questo attacco al papa a voce dell’economista James Glassman di JPMorgan Chase, la banca del cabalista David Rockefeller:

“Chi è preoccupato per la povertà globale deve avere un atteggiamento più grato, oggigiorno, che non lamentarsi. I lamenti che si sentono spesso sull’incapacità dei sistemi economici di far fronte alla piaga della povertà ignorano alcuni fatti fondamentali”.
Intanto, “la povertà non è un fenomeno moderno. Seconda cosa, le economie dei paesi avanzati si stanno ancora riprendendo da profonde recessioni e presto torneranno al loro pieno potenziale. Questo è il motivo per cui le politiche adottate dalle banche centrali rimangono così accomodanti. Chi è stato colpito dalla recessione riuscità a riprendersi grazie al recupero continuo dei paesi avanzati (non è però questo, a prescindere se si sia religiosi o meno, il quadro che la realtà vera sta presentando). Terzo fattore, nonostante i problemi ciclici delle economie avanzate, in media il tenore di vita globale viaggia sui massimi assoluti (….). In altre parole, i sistemi economici che si basano sui mercati stanno facendo molto di più per curare la povertà rispetto a qualsiasi sforzo del passato”. (“JP Morgan critica papa Francesco”, wallstreetitalia.com)

I piani del Nuovo Ordine Mondiale e di Soros rasentano la follia, come attestano le dichiarazioni dello stesso massone George Soros:

La Grecia, in questi giorni, festeggia la vittoria di Syriza, ma al suo interno potrebbe nascondersi un “cavallo di Troia”:

Mentre la Grecia festeggia la nomina del governo anti-austerità, l’euforia va temperata con un po’ di realismo. Anche se il nuovo primo ministro Alexis Tsipras, che ha chiamato il figlio Ernesto in onore del rivoluzionario Ernesto Che Guevara, e la stragrande maggioranza della nuova Coalizione di governo della sinistra radicale (SYRIZA) ha buone credenziali di sinistra e filo-lavoratori, lo stesso non si può necessariamente dire dell’uomo che Tsipras ha scelto quale nuovo ministro delle Finanze della Grecia. Yanis Varoufakisis, cittadino australiano che ha studiato in Gran Bretagna e ha lavorato come professore presso l’University of Texas. L’Europa ha assistito a conflitti di lealtà di chi ha doppia cittadinanza, quando prendono il potere nei Paesi dell’Europa orientale, in particolare in Ucraina, dove la statunitense Natalie Jaresko è divenuta ministra delle Finanze per somministrare all’Ucraina le “pillole avvelenate” dell’austerity dell’International Monetary Fund (FMI) e della Banca centrale europea (BCE). […]
Il curriculum vitae di Varoufakis, come quello di Jaresko, puzza di intrecci con il globalista George Soros. Per un ministro delle finanze, se crediamo alle notizie della stampa aziendale, che contesta le misure di austerità dettate ai precedenti falliti governi, conservatore e socialdemocratico, della Grecia dalla “troika” di FMI, BCE e Commissione europea, Varoufakis ha un passato in stretta relazione con le entità globali che dovrebbe combattere. Varoufakis fu “economista ospite” della Valve Corporation, un ramo dei videogiochi sempre sospettato di appartenere alla Microsoft Corporation dell’estremista globalista Bill Gates. I segnali di allarme che Varoufakis sia un “cavallo di Troia” dei banchieri globali abbondano. In primo luogo, Varoufakis fu consigliere economico del fallito governo socialdemocratico PASOK del primo ministro George Papandreou, l’uomo che per primo impose alla Grecia misure di austerità draconiane. Varoufakis ora sostiene che fosse ardentemente contrario all’accordo di Papandreou con la “troika”, ma nessuno potrà mai sapere quanto il ministro della Finanza, ora anti-austerity, fosse d’accordo mentre consigliava Papadreou sul corretto modo di agire nel risolvere l’enorme problema del debito della Grecia.[…]
La prefazione al libro di Varoufakis, “Una modesta proposta”, che si occupa della crisi finanziaria in Europa e i cui co-autori sono James Galbraith e l’ex-parlamentare inglese Stuart Holland, è stata scritta dall’ex-primo ministro francese Michael Rocard. Rocard ha chiesto all’Unione europea di nominare un “uomo forte”, e la scelta di Rocard è il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, lo stesso che ha avvertito il nuovo governo SYRIZA nel rispettare gli accordi di austerità stipulati dai passati governi conservatore e del PASOK. Holland, consigliere dell’ex-primo ministro greco Andreas Papandreou, insieme al presidente francese François Mitterand, stilò nel 1986 l’Atto unico europeo, una delle carte che ha contribuito a creare il sistema finanziario dell’Unione europea che svuota l’economia greca nel nome dell’austerity.
L’adesione di Varoufakis al Fondo monetario internazionale e sistema bancario europeo è evidente da ciò che ha scritto sul suo sito web. Dopo l’appello degli autori finanziari statunitensi Paul Krugman e Mark Weisbrot alla Grecia, affinché segua l’esempio dell’Argentina sul default del proprio debito e ad uscire dalla zona euro, Varoufakis sostiene che la Grecia deve “sorridere e sopportare” le misure imposte dai banchieri e dal governo tedesco in quanto membro della zona euro. Ciò significa che il ministro delle Finanze di SYRIZA si arrese ai capricci dei banchieri molto prima della vittoria elettorale di SYRIZA. Considerando le indiscutibili credenziali di sinistra di molti membri del governo greco, i banchieri hanno, per lo meno, un complice nel ministro delle Finanze sul lato greco delle trattative sul futuro dell’economia della nazione e sull’impopolare austerity imposta dalla Troika che ha portato SYRIZA al potere. Sebbene Varoufakis sia pronto a stipulare qualsiasi accordo con i banchieri mondiali ed europei, i suoi colleghi del governo di coalizione SYRIZA, alleatisi con il Partito dei greci indipendenti della destra anti-UE, non seguiranno i diktat europei quando si tratterà di decidere di continuare l’austerity e neanche le sanzioni dell’UE contro la Russia. Non appena Tsipras è divenuto primo ministro, ha criticato l’UE per l’avviso di ulteriori sanzioni alla Russia per l’Ucraina. Tsipras ha detto che la dichiarazione anti-Russia del Consiglio europeo è stata diffusa senza il consenso della Grecia. Il nuovo ministro degli Esteri della Grecia, Nikos Kotzias, è come Varoufakis un accademico. Tuttavia, a differenza di Varoufakis, Kotzias è un ex-comunista e professore, e non presso un’università straniera. Kotzias e Tsipras adempiono alla promessa di opporsi alle sanzioni attuali e future dell’Unione europea contro la Russia, cosa che non li rende agenti di Soros, che ha le sue grinfie su Varoufakis. Kotzias ha il potere di porre il veto a sanzioni nuove o rinnovate contro la Russia, si oppone al dominio tedesco in Europa ed è stato un comunista convinto che sostenne la repressione attuata dal leader comunista polacco Wojciech Jaruzelski contro il movimento sindacale Solidarnosc in Polonia nel 1980, un fatto che lo pone in disaccordo totale con il presidente polacco dell’UE Donald Tusk, un attivista del movimento Solidarnosc che vuole imporre ulteriori misure punitive alla Russia.
Con una mossa che sconvolgerebbe gli interventisti di UE e NATO, Kotzias si troverà più a suo agio a Mosca che a Bruxelles o Berlino. Il presidente russo Vladimir Putin ha già avviato il processo per più stretti rapporti con il nuovo governo di Atene. La National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti ha probabilmente iniziato “l’ondata” della sorveglianza su tutti i collegamenti ufficiali tra Atene e Mosca e certamente messo la Grecia, come Russia, Turchia, Brasile, Ungheria, Venezuela, Iran, Siria e Libano nella categoria delle nazioni ostili “bersaglio” dell’intelligence delle comunicazioni o SIGINT.
La Grecia, che ha inventò l’arma del cavallo di Troia contro Troia, deve stare in guardia contro i cavalli di Troia come Varoufakis, piazzati nel nuovo governo greco. (Un “cavallo di Troia” di Soros nel governo di Tsipras?, aurorasito.wordpress.com)

Non sappiamo se Varoufakis sia veramente un cavallo di Troia del burattinaio massone e speculatore Soros nel governo di Tsipras. Sappiamo però quanto ci racconta al riguardo Paolo Barnard. Ed è agghiacciante:

E’ una notte di pochi giorni fa, sono in un anonimo pub. Clicco Varoufakis sulla mia mail, e mi esce un indirizzo. Yanis Varoufakis è il nuovo Ministro delle Finanze greche, l’uomo che affronta il mostro UE, una sfida fra un micio e un Tirannosauro, con in mezzo sofferenze inenarrabili di milioni di greci innocenti.

Sono le 02,01 del mattino. Io scrivo a Varoufakis esattamente queste righe:

“YANIS, CHIAMA MOSLER, ADESSO! Paolo Barnard”

Passano 14 minuti e ricevo da Varoufakis:

“HAI UN SUO NUMERO?”

Chiamo Mosler, che cade dalle nuvole, controllo il numero e lo mando a Yanis Varoufakis, il nuovo Ministro delle Finanze greche.

Dopo 21 minuti Warren Mosler mi chiama. Si sono parlati al telefono, alle 2,30 del mattino europee. Warren ha 2 ore per mandare a Yanis un piano salva Grecia. Lo fa, e me lo manda in copia. E’ fantastico.

Io scendo nel bagno del pub e urlo, urlo e sbatto la testa contro le porte, e urlo ancora… Non ci posso credere, siamo a un millimetro dalla salvezza della Grecia e dalla fine del crimine contro l’umanità chiamato Eurozona. Se Varoufakis e Tsipras ingaggiano Warren Mosler, vi garantisco, l’Europa di Junker, Lagarde, Merkel, e altri porci sarà asfaltata al muro, letteralmente da scrostare con una squadra di muratori. 

Passano 48 ore. Alle prime ore di ieri la stampa mondiale annuncia: Tsipras ha incaricato l’economista americano Jamie Galbraith di condurre i negoziati con la Troika. Non una parola di Mosler.

Scrivo a Warren: ho un senso di disperazione che mi sta squartando, voi non capite, voglio che mi uccidano, e glielo scrivo. Warren Mosler mi risponde: “Io pure”.

Jamie Galbraith è senza dubbio un grande economista, ma non sa praticamente NULLA di operazioni monetarie, central banking ops, derivati, e banche. Warren Mosler è il maggior esperto al mondo di questo, ed è QUESTO CHE DRAGHI STA USANDO PER DISINTEGRARE YAROUFAKIS E TSIPRAS. LO CAPITEEEEEEEE????!!!!!!!

Ho scritto una mail oltre la disperazione a Yanis: “Associa Warren a Galbraith, è l’ultima speranza per i greci”.

No risposta.

Poetica l’ultima chiamata di Paolo Barnard a Varoufakis:

Yanis Varoufakis, non è scopiazzando le note ingabbiate di Galbraith o, peggio, di Lazard, che salverai la Grecia. Devi inventarti qualcosa ad ogni angolo, devi “Just make it sound like it’s floating”, far galleggiare idee incredibili, inaudite, senza gli spartiti dei Trattati e della paura. E il tuo Miles Davis oggi si chiama Warren Mosler. Io l’ho visto al Ministero del Tesoro a Roma appiattire al muro gli ‘esperti’ italiani “just like everythig was floating”, come se tutto stesse galleggiando. Quei poveretti non sapevano dove aggrapparsi.

Cambiare la Storia Yanis richiede questo. Poveri greci. Yes Kind of Blue, e Blue in americano significa anche triste, mesto, come il loro destino. Chiama Mosler, Yanis. “Just make it sound like it’s floating”. (Paolo Barnard, VAROUFAKIS, SALVA LA GRECIA. MILES DAVIS TI DICE COME)

Le parole di Barnard sembrano “come lacrime nella pioggia”. Purtroppo.

«Bella esperienza vivere nel terrore, vero? In questo consiste essere uno schiavo».
Io sono anni che vivo nel terrore, perché so chi sono e dove sono stato posto e non l’accetto.
Mi alzo ogni mattino con il sapore acido della paura.
Paura di uno Stato che mangia i suoi cittadini onesti, come dio Kronos mangiava i suoi figli.
Uno Stato che quando non fagocita i suoi figli, li vende come schiavi all’Eurolager e ai demoni della Massoneria Mondiale.

Benvenuti, Schiavi.
Welcome to the Machine.

Firmato Seyan Nagur

10 Responses to “Frater Kronos è George Soros?”

  1. Alcofibras says : Rispondi

    Frater Kronos dice esplicitamente nel dialogo di “Massoni” di non essere ebreo e di aver avuto incarichi istituzionali.
    Che ne sappia io Soros è ebreo e non ha mai avuto incarichi istituzionali, quindi sarebbe da escludere.
    Molto più probabile che sia Brzezinski, per quanto spettacolarmente difficile da credere.
    un saluto

  2. Interlocutorio says : Rispondi

    E Frater Rosenkreutz potrebbe essere Blanchard? Franco-Tedesco da genitori francesi, sulla settantina, consigliere politico/economico ad altissimo livello, e soprattutto pentito delle politiche neoaristocratiche del FMI.

  3. Franco Libero says : Rispondi

    Veramente a me sembra che la figura di Frater Rosenkreutz si attagli maggiormento al banchiere ebreo Jacques Attali che, con PlaNet Finance, si occupa anche di “microfinanza solidale e no profit”…

  4. Interlocutorio says : Rispondi

    In effetti è un ottima idea, Attali ci può stare. Mi manca solo la conversione recente di cui parla Rosenkreutz applicata ad Attali, ma probabilmente non lo conosco abbastanza.

  5. Redpill says : Rispondi

    E per chiudere il cerchio io non posso non associare la crescente espansione/popolarità della moneta digitale bitcoin (sistema blockchain) creato da un pseudonomio Satoshi Nakamoto, un sedicente gruppo di futurologi della inquitente teoria della singularity (R. Kurzweil) diabolicamente geniale, (e questo non è teoria di complottismo, ma il treno rapido verso una MATRIX a tutti gli effetti) con dentro un altro ungherese di nome Orban David che come in un copione perfetto gnostico-esoterico contrasta in totale dicotomia il leader carismatico ungherese Viktor Orban. Se qualcuno è soltanto un poco esperto di finanza, vede subito il disegno del Nuovo Ordine capitanato di Soros (ahimè ungherese anche lui, ma non degno di questo attributo), e vede il crollo imminente delle valute esistenti gestite dalle banche come primo step.

  6. Daniele says : Rispondi

    Frater Rosenkreutz potrebbe Dominique Strauss-Kahn, promotore di politiche keynesiane nei suoi ultimi anni al FMI e forse per questo “incastrato”.

  7. […] RIIA, Club di Roma, Aspen Institute, UE, BCE et al.], nell’epoca ove massoni à la Soros destabilizzano Nazioni come Ucraina, Libia, Iraq, Afghanistan, Siria, Somalia, Egitto, al solo […]

  8. […] destabilizzazione del mondo Arabo ottenuta tramite la cosiddetta Primavera Araba, come le sedicenti Rivoluzioni Colorate europee (tutte finanziate dalla CIA, dal Dipartimento di Stato USA e dallo speculatore ebreo George Soros […]

  9. […] lucrare sulla morte di Jo Cox non poteva mancare lo squalo finanziario e cabalista massone George Soros, il quale in un editoriale pubblicato dal Guardian, ha minacciato gli elettori britannici […]

  10. […] Ricordiamo quanto abbiamo scritto in un nostro precedente articolo: […]

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