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La Cabala

Lo Stato ci sta mangiando vivi!

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Written by Seyan

Lo stato Italiano ci sta divorando! Non è una metafora, ma la pura verità. Non lo diciamo noi ma addirittura… l’Eurispes!

Come Kronos-Saturno divorava i suoi figli, lo Stato Italiano, per mantenere in piedi il baraccone dalla Casta formata da Politici avidi di potere, Grandi Burocrati, Pensionati d’oro e soprattutto per rimpinguare le casse dell Quarto Reich Merkeliano, sta sbranando le ricchezze del ceto medio italiano, condannando a rapida morte noi e i nostri figli.

kronos

Il Dio Kronos

Ecco cosa scrive l’Eurispes nel suo Rapporto Italia 2015:

In questo momento storico lo Stato sopravvive nutrendosi dei propri cittadini e delle proprie imprese, cioè della società che lo esprime. Con evidente miopia: che cosa accadrà quando non ci sarà più nulla di cui nutrirsi? Ed è questa la chiave per capire i motivi della crisi e della profonda sfiducia, quando non è odio, dei cittadini nei confronti delle Istituzioni e della politica.

Questa situazione insostenibile rende legittime le seguenti domande: lo Stato appartiene ai cittadini, o i cittadini appartengono allo Stato? Lo Stato è un’organizzazione di servizi a disposizione dei cittadini o questi sono al servizio dello Stato che ne organizza e ne gestisce la vita a suo piacimento?.

Il Presidente dell’Eurispes si chede se in realtà i cittadini Italiani non siano servi di uno Stato che — ricordiamo noi — è servo dell’Unione Europea che, a sua volta, è serva della Germania Merkeliana.
Il problema vero, per l’Eurispes, è la BUROCRAZIA italiana:

«Mentre l’economia va a rotoli e la società vive un pericoloso processo di disarticolazione – dichiara il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara – assistiamo al trionfo di un apparato burocratico onnipotente e pervasivo in grado di controllare ogni momento e ogni passaggio della nostra vita».

Infatti la burocrazia arriva dappertutto, influisce su tutto, tocca e regola ogni livello di attività sociale, soprattutto nel mondo contemporaneo. E su di essa, naturalmente, si scaricano le tensioni e l’astio di coloro, che di volta in volta se ne sentono vittime.

Secondo il Presidente dell’Eurispes: «Con l’incredibile incremento della produzione legislativa necessaria a regolare la nuova complessità sociale ed economica, la burocrazia da esecutore si è trasformata prima in attore, poi in protagonista, poi ancora in casta e, infine, in vero e proprio potere al pari, se non al di sopra, di quello politico, economico, giudiziario, legislativo, esecutivo, dell’informazione».

Una burocrazia che, secondo Fara, ingloba in sé il momento progettuale (la preparazione di leggi, misure, regolamenti); organizza i percorsi di approvazione, di emanazione e di applicazione; determina sanzioni; gestisce e distribuisce le risorse, non ha bisogno della politica se non come simulacro, come involucro che serve a salvare la forma. Nella sostanza, essa stessa si è fatta politica.

«Questo progressivo allargamento del ruolo della burocrazia – spiega il Presidente dell’Eurispes – non può essere attribuito solo alla sua “volontà di potenza” o ad un innato moto riproduttivo. Esso è piuttosto la conseguenza della perdita di ruolo e di credibilità della politica e della sua capacità di rispondere ai cambiamenti sociali e culturali, alle sfide economiche, alla complessità e alla globalizzazione.

Complice la debolezza della politica, la rete burocratica ha finito per avvolgere silenziosamente il Paese e ne sta mortificando la creatività, l’impegno, la stessa voglia di fare. Basti pensare alle quotidiane difficoltà alle quali sono sottoposti gli italiani: stilare la dichiarazione dei redditi, interpretare i contenuti di un bollettino o di una comunicazione amministrativa, pagare l’Imu o la Tasi o una multa o decidere di avviare un’impresa, ottenere una qualsiasi informazione, entrare in contatto con uno dei tanti sportelli della Pubblica amministrazione sono azioni che comportano difficoltà insormontabili ad onta di una tanto celebrata trasparenza. Ma lo stesso vale per le grandi aziende e i grandi enti privati erogatori di servizi pubblici che riescono addirittura a superare in opacità, elusività e resistenza la stessa Pubblica amministrazione.

Per adempiere ai propri doveri e obblighi occorre rivolgersi ad altri specialisti, gli unici in grado di interpretare norme, circolari e regolamenti costringendo i cittadini ad una sovrattassa che, surrettiziamente, incrementa la pressione fiscale.

A tutto ciò va aggiunta la considerazione che in caso di contenzioso lo Stato, l’Amministrazione pubblica quale che sia, ha sempre ragione poiché, come si dice, “la legge non ammette ignoranza” e al cittadino non resta che subire e sopportare. Insomma, il sovrano e il suddito.

Fisco e burocrazia stanno distruggendo il Paese. L’Italia – conclude il Presidente dell’Eurispes – è ormai come l’uroboro descritto qualche tempo fa da Gustavo Zagrebelsky. L’uroboro è l’immagine mitologica del serpente che mangia la sua coda nutrendosi di se stesso. (Eurispes Rapporto Italia 2015 – Italia: Burocrazia, il “Grande Fardello”, eurispes.eu)

Riguardo al Fisco e alla burocrazia non possiamo esimerci di parlare del caso recentemente scoppiato nelle Agenzie Fiscali, con centinaia di dirigenti nominati illegittimamente. In ruoli di primo piano alla testa delle agenzie delle Entrate, delle Dogane e del territorio:

In pratica il cuore del macchina fiscale italiana. Adesso decapitata da una sentenza della Corte costitituzionale. Una questione che si trascina da anni. Nonostante fosse stata sollevata più di una volta con ripetute interrogazioni parlamentari. Alla fine c’è voluta una pronuncia della Consulta per ribadire che i dirigenti della pubblica amministrazione vanno selezionati esclusivamente per concorso, anche nel caso di promozione di dipendenti già in servizio. In pratica, i giudici hanno dichiarato illegittima la norma che autorizzava le tre agenzie ad attribuire incarichi dirigenziali a propri funzionari con «contratti di lavoro a tempo determinato, la cui durata è fissata in relazione al tempo necessario per la copertura del posto vacante tramite concorso». Una decisione che adesso rischia di creare grandi grattacapi al ministero dell’Economia e delle finanze (Mef). Con un aspetto curioso. Che il grande accusatore di questo andazzo, Enrico Zanetti, che negli anni scorsi come semplice parlamentare, attraverso dichiarazioni e interrogazioni, aveva denunciato l’irregolarità delle nomine, adesso siede come sottosegretario del governo di Matteo Renzi proprio ai vertici del Mef.

SENZA APPELLO Ma andiamo con ordine. La questione di legittimità costituzionale è stata sollevata nel corso di un giudizio riunito avente ad oggetto tre ricorsi in appello, proposti dall’Agenzia delle entrate, per la riforma di altrettante sentenze proprio del Tar del Lazio. Il giudice di primo grado «aveva ritenuto che la norma regolamentare attuasse un conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti privi della relativa qualifica» in «palese violazione» con le norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. E per questo aveva annullato le nomine. Ma prima della definizione dell’appello dinanzi al Consiglio di Stato, nel 2012, un decreto del governo di Mario Monti aveva tentato di sanare gli incarichi dirigenziali nel frattempo attribuiti senza concorso. Una norma rispetto alla quale i giudici amministrativi di secondo grado hanno sollevato la questione di legittimità costituzionale. E che, secondo quelli della Consulta che l’hanno accolta, «ha contribuito all’indefinito protrarsi nel tempo di un’assegnazione asseritamente temporanea di mansioni superiori, senza provvedere alla copertura dei posti dirigenziali vacanti da parte dei vincitori di una procedura concorsuale aperta e pubblica». Non solo. Sono state dichiarate incostituzionali anche le successive proroghe degli incarichi che «fanno corpo con la norma impugnata, producendo unitamente ad essa effetti lesivi, ed anzi aggravandoli».

COME VOLEVASI DIMOSTRARE Eppure, come detto, la questione era già stata sollevata ripetutamente dall’allora deputato Zanetti, ironia della sorte proprio di Scelta civica, il movimento fondato da Mario Monti, premier del governo che ha dato vita alla norma cassata dalla Corte Costituzionale. La prima volta con un’interrogazione del 26 novembre 2013 al ministro dell’Economia in cui Zanetti, oltre alla «paventata illegittimità» delle nomine ed alla «deprecabile violazione delle norme in materia di pubblico impiego e pari opportunità nelle progressioni di carriera dei funzionari», pone l’accento su un’altra delicatissima questione che, a suo avviso, potrebbe mettere «a rischio anche il gettito erariale». Perché «gran parte degli avvisi inviati dall’Agenzia delle entrate e, a cascata, delle cartelle esattoriali notificate da Equitalia potrebbero risultare nulli, ove i primi risultassero firmati da dirigenti privi della relativa qualifica in quanto illegittimamente nominati». Ma la risposta del governo costringe Zanetti a rimettere mano a carta e penna per scrivere una seconda interrogazione, meno di un mese dopo. Obiettando che «in data 27 novembre 2013, il sottosegretario Baretta forniva una dettagliata risposta scritta di ben otto pagine che però, già nel suo secondo paragrafo, esplicitava la provenienza della medesima con la locuzione: «Al riguardo l’Agenzia delle entrate riferisce quanto segue». Insomma, secondo Zanetti, l’intera risposta del ministero dell’Economia conteneva «la mera trasposizione dei fatti e delle considerazioni esposte dall’Agenzia delle entrate», ossia l’ente oggetto dell’interrogazione, «senza alcuna apparente valutazione da parte del ministero».

DIRIGENTI ILLEGITTIMI, ATTI NULLI Una sentenza, quella della Consulta, dagli effetti potenzialmente imprevedibili. E che lascia aperto un interrogativo: quale sarà il destino degli atti posti in essere dai dirigenti illegittimamente nominati? Domanda non secondaria se si tiene conto dell’estensione della pratica cassata dalla Corte. In un’altra interrogazione del gennaio 2014, è sempre Zanetti, richiamando una sentenza del Tar del Lazio del 2011, a parlare di «ben 767 funzionari su 1.143 totali», quindi più della metà, «nominati in modo illegittimo». Ed è lo stesso Zanetti, sentito da ilfattoquotidiano.it, ad ammettere oggi che quello della validità degli atti firmati da dirigenti illegittimi «è un tema non infondato da valutare attentamente». Insomma un bel guaio. «C’è stata un po’ di sottovalutazione del problema che io avevo posto già diverso tempo fa – spiega il sottosegretario all’Economia –. Non ho mai fatto mistero che la vera riforma consiste nel rimodulare la macchina fiscale». Perché, per dirla ancora con le sue parole, oggi c’è «uno sbilanciamento eccessivo a favore delle agenzie che dovrebbero invece essere braccio operativo del Mef, in capo al quale vanno concentrate tutte le funzioni legislative, di interpretazione normativa, di controllo e di audit».

INDIPENDENZA A RISCHIO Poi c’è un’altra questione. Quella degli effetti che le nomine bocciate dalla Consulta hanno e possono determinare all’interno dell’amministrazione. «La gestione prolungata e non provvisoria, come sottolinea la Corte Costituzionale, di incarichi a tempo determinato e su mandato fiduciario, di fatto da parte della dirigenza apicale, si ripercuote negativamente sulla stessa agenzia – argomenta Zanetti –. Si parla spesso della necessità che i dirigenti siano indipendenti dalla politica, ma non si parla affatto della necessità che quegli stessi dirigenti siano indipendenti anche rispetto alle loro dirigenze apicali. Perché se a livello intermedio dipendi da un dirigente apicale a cui devi la tua nomina, è chiaro che tutto diventa meno trasparente». Ma forse non tutti i mali vengono per nuocere. «Chissà che questa sentenza – conclude Zanetti – non ci dia almeno l’occasione per mettere veramente mano ad un riassetto della macchina fiscale italiana». (Antonio Pitoni, ilfattoquotidiano.it).

Ripetiamo le parole di Zanetti: «La gestione prolungata e non provvisoria, come sottolinea la Corte Costituzionale, di incarichi a tempo determinato e su mandato fiduciario, di fatto da parte della dirigenza apicale, si ripercuote negativamente sulla stessa agenzia. Si parla spesso della necessità che i dirigenti siano indipendenti dalla politica, ma non si parla affatto della necessità che quegli stessi dirigenti siano indipendenti anche rispetto alle loro dirigenze apicali. Perché se a livello intermedio dipendi da un dirigente apicale a cui devi la tua nomina, è chiaro che tutto diventa meno trasparente»

767 dirigenti illegittimi. C’è da chiedersi in base a quali requisiti sono stati scelti (ovviamente non oggettivi quali quelli previsti dalla Costituzione, cioè il Pubblico Concorso) e perché funzionari di pari livello, anzianità, titoli di studio siano stati esclusi rispetto agli altri, assurti all’Empireo degli strapagati dirigenti dell’Agenzia delle Entrate. Ed è prevedibile una giusta e giustificata marea di ricorsi, con conseguente riduzione delle entrate tributarie.

Emblematiche le dichiarazioni e le lacrime di Emanuele Orlandi, laureata all’Università di Firenze nel 1980 e recentemente nominata da Matteo Renzi al vertice dell’Agenzia delle Entrate. Ha tenuto a precisare che:

Nessuno è illegittimo o corrotto (Dirigenti Entrate illegittimi, Orlandi li difende e si commuove: ‘Nessuno è corrotto’, ilfattoquotidiano.it)

Teniamo a precisare che è stata la Corte Costituzionale ad aver dichiarato i 767 illegittimi.

Ironicamente, il tutto avviene a pochi giorni di distanza dall’enorma fanfara mediatica data all’attivazione del whistleblowing (traduzione: soffiata, spiata, delazione) all’interno dell’Agenzia delle Entrate:

«Il messaggio – ha scritto il direttore Rossella Orlandi in una lettera ai dipendenti – è: noi contro la corruzione».Il manuale ha come oggetto la «segnalazione interna di condotte illecite (Whistleblowing) – modalità di presentazione e profili procedurali» e parte da un inquadramento normativo della procedura. Non vanno denunciati solo fatti penali ma anche comportamenti e irregolarità nella gestione di procedure o disposizioni operative dell’Agenzia. Qualche esempio? Accessi indebiti agli archivi informatici, irregolarità nell’uso del badge per le presenze, rapporti o contatti ricorrenti con uno stesso consulente, richieste o interessamenti reiterati da parti di colleghi su specifici fascicoli. Le segnalazioni, spiega il manualetto, non possono riguardare ‘«rimostranze di carattere personale o richieste che attengono alla disciplina del rapporto di lavoro o ai rapporti con i superiori o altri colleghi». La guida inviata ai lavoratori sottolinea che «il dipendente che segnala…non può essere assimilato ad un delatore», ma è un «prezioso collaboratore spontaneo».(Fisco: nella lotta alla corruzione via alle «soffiate» interne, ilsole24ore.com)

Una domanda: nella gestione di procedure è regolare che, da anni, la maggioranza dei dirigenti sia stata nominata senza concorso e — si badi bene — non gratis et amore Dei, ma con la corresponsione del livello stipendiale e dei lauti emolumenti accessori previsti per i dirigenti?

Il tutto avviene mentre lo stipendio degli statali ordinari è fermo da 6 anni e l’infausta Montinomics di Mario Monti ha provocato sino ad oggi circa 1,5 milioni di disoccupati in più nel settore privato a causa della distruzione della domanda interna:

E il “consolidamento fiscale” di cui si vanta il trilateralist Monti non è altro che la mazzata fiscale la quale, solo per parlare del settore immobiliare, ha sottratto alle sempre più vuote tasche degli italiani, 44 miliardi di euro in più:

Quanto abbiamo pagato: lo Stato ha incassato 44 miliardi in più dal 2011

I dati della tabella ealaborata da Confedilizia parlano da soli.

http://www.confedilizia.it/Tabella%20aumento%20tasse%20sulla%20casa.pdf

Siamo passati da un gettito ICI di 9 miliardi e rotti nel 2011, quando ancora era vigente la piena abrogazione del tributo sulla prima casa voluta dal governo Berlusconi dopo la vittoria elettorale del 2008, a un gettito dell’IMU nel 2012 di 23,7 miliardi. Allora, con il governo Monti, alla marcia indietro rispetto alla decisione del centrodestra sulla prima casa si sommarono i nuovi moltiplicatori sulla rendita catastale. In un solo anno, un aumento di gettito pari a pochissimo meno di un punto di PIL. Nel 2013, le ulteriori correzioni sulla prima casa, questa volta in senso meno sfavorevole rispetto a Monti con il governo Letta, hanno determinato un arretramento del gettito Imu rispetto al 2012, facendo fermare l’incasso dello Stato alla pur sempre rispettabile quota di 20 miliardi di euro, cioè più del doppio di quanto aveva incassato nel 2011.

Del 2014, terzo anno di vigenza del moltiplicatore delle rendite catastali introdotto da Monti, faremo i conti finali solo a 2015 inoltrato, perché la giostra delle 8mila aliquote e il ritardo delle delibere comunali rende a tutti gli effetti molto difficile sapere sin d’ora quanto lo Stato avrà incassato nell’anno che va a chiudersi. In tutti i casi però il gettito dello Stato torna a salire sia sul 2013, sia sul 2012, e stellarmente rispetto al 2011. La versione ufficiale di governo è ferma a un incasso complessivo dalla somma di Imu e Tasi – la nuova arrivata – pari a poco meno di 25 miliardi di euro. In realtà è estremamente verosimile pensare che il gettito finale di Stato e Comuni sarà intorno ai 28 miliardi: a pesare è la situazione di estrema difficoltà di moltissimi Comuni, alle prese con il nodo scorsoio del patto di stabilità interno e sottoposti spesso a piani di rientro che obbligano al massimo delle aliquote addizionali, come nei caso di Torino e Roma, o comunque alle prese con estreme difficoltà di bilancio come nel caso di Napoli, Reggio Calabria o Palermo.

In ogni caso, con 28 miliardi o poco meno all’incasso nel 2014, il conto è presto fatto: il gettito dello Stato sul mattone annuo rispetto al 2011 è triplicato. E qui ci riferiamo solo all’imposta principale, perché non bisogna dimenticare che sul mattone gravano un’altra raffica di balzelli: l’imposta di registro sull’acquisto e sulla locazione, l’imposta di bollo sui contratti e ricevute di affitto, l’imposta sui diritti catastali, la tassa sui passi carrai, quella per l’occupazione di spazi e aree pubbliche, e via continuando.

Effetti: patrimonio degli italiani -1000mld, -50% compravendite, 57 mila imprese di costruzioni e 340 mila occupati in meno

L’aumento verticale dell’imposizione sul mattone italiano ha determinato una serie di effetti negativi a catena. Oggi, per molti la casa è un bene da vendere a prezzo di realizzo, per evitare di pagarci sopra tasse triplicate che non sono più sostenibili, a fronte di redditi calati in termini reali del 16% in media per le famiglie italiane in questi anni di crisi.

I numeri lo testimoniano con dovizia di particolari. Le vendite di unità abitative nell’edilizia residenziale mostrano in questo 2014 i primi timidi segni di ripresa rispetto al 2013 e dopo anni di caduta (lo stesso vale per i mutui concessi alle famiglie), ma siamo a poco più di 200 mila vendite annue in questo 2014, rispetto a oltre 300mila nel solo 2011 e dunque con una diminuzione del 33%. Se spostiamo lo sguardo a ritroso, la perdita è addirittura del 53% rispetto al 2006-2007, gli anni di picco quando le vendite ammontavano a oltre 400 mila unità l’anno.

Naturalmente i prezzi sono scesi, dopo decenni nei quali gli italiani avevano creduto che l’investimento nel mattone avesse rendimento sempre positivo, e che dunque valesse la pena impegnarvi anche quote molto elevate dei propri redditi annuali, per pagare a rate mutui anche trentennali. Siamo a un meno 20% medio di prezzo immobiliare residenziale rispetto al 2008, e meno 16% dalla sola fine del 2011 quando inizia la galoppata fiscale (naturalmente la caduta non riguarda in queste proporzioni l’ “alto residenziale” di lusso, i cali variano di città in città e di quartiere in quartiere, e a esser più colpiti sono gli italiani proprietari a basso reddito e le periferie, e via continuando).

Se tenete conto che il patrimonio immobiliare delle famiglie italiane tre anni fa era valutato da Bankitalia e dal Notariato intorno ai 5800-6000 miliardi di euro, per incassare 44 miliardi di euro in più in tre anni invece dei meno di 10 che ricavava nel 2011 dal mattone, lo Stato o meglio la politica tassatrice ha determinato un abbattimento del valore patrimoniale immobiliare delle famiglie italiane nell’ordine dei mille miliardi, a tenersi bassi e con tuitte le approssimazioni dovute alle medie.

Ed è anche per questo che i consumi sono piantati e non riprendono: l’effetto-miseria, determinato dalla perdita di valore di ciò in cui le famiglie italiane avevano investito sopra ogni altro asset, le spinge a sentirsi assai meno sicure di spendere.

In più, si è concorso ad accentuatre la rovinosa crisi dell’edilizia. Le cifre ufficiali dell’ANCE parlano di circa 57 mila imprese di costruzioni scomparse nella crisi al netto tra cessazioni e aperture, con 340 mila occupati che non hanno più lavoro: in questo solo comparto, che tradizionalmente viene considerato anticiclico, cioè “il” settore per definizione su cui spingere per affrontare crisi pesanti. Siamo riusciti nel capolavoro di ottenere l’esatto opposto, per dissetare lo Stato beone.

Ci vuole una patrimoniale? Ma se ne paghiamo già 12, nel 2015 per oltre 50 miliardi di euro!

Non è solo la triplicazione degli incassi statali dal mattone in 3 anni, la sberla fiscale patrimoniale che lo Stato ci riserva. Uno dei luoghi comuni della politica italiana in questi anni di crisi è che non bisogna tagliare spesa e tasse, bisogna invece ricorrere a una bella tassa patrimoniale, che si paga “su quel che si ha” e non su quel che un cespite rende. I casi sono due: a dirlo è o chi ignora la realtà delle patrimoniali che già paghiamo e che sono salite alle stesse in questi ultimi anni, oppure chi finge di ignorarlo. In entrambi i casi, si tratta di un argomento pericoloso. Oltre a IMU-Tasi, le imposte patrimoniali oggi vigenti sono l’imposta di registro, le imposte di bollo, l’imposta ipotecaria, quella sui diritti catastali, il bollo auto, il canone RAI, l’imposta sulle transazioni finanziarie, quella su successioni e donazioni, quella sui cosiddetti beni di lusso. In pagina vi proponiamo l’andamento del loro gettito negli ultimi anni.

Siamo passati dall’1% di Pil annuo fino al 1991, al 2% con Amato e la sua stangata notturna sui conti correnti nel 1992, a quasi il 3% nel 2012, con incassi complessivi statali passati da quasi 30 a 44 miliardi nel decennio. Nel 2014 le 12 patrimoniali hanno fruttato 41,5 miliardi, dunque un lieve arretramento. Ma nel 2014, con l’ascesa di Imu-Tasi fino a quota 28 miliiardi si toccherà il record, con circa 47.48 miliardi.

E tenetevi forte. Perché Imu-Tasi appartengono già al passato, anche se dovete pagare il 16 dicembre. Nel frattempo la fervida fantasia tassatrice dei politici ha già pronta una nuova sorpresa. La local tax, promessa dal governo all’ANCI per il 2015 in sostituzione di Imu-Tasi. Il punto è che, per ammissione della stessa ANCI, la local tax dovrebbe determinare incassi non inferiori ai 31-32 miliardi annui rispetto ai 28 a cui forse arriveranno Imu-tasi in questo 2014. Ed ecco che dunque nel 2015 con la local tax le patrimoniali frutteranno allo Stato per la prima volta oltre 50 miliardi di euro. (Oscar Giannino, articolo Tasse patrimoniali: ecco come nel 2015 ne pagheremo 50mld, per 3/5 dal mattone)

La sedicente “sinistra” piddina, soprattutto quella attuale in piena deriva autoritaria e ultrareazionaria, agli ordini del “libero Mercato e della “Società aperta” popperiana, corifea e ancella della triarchia delle Ur-Lodges aristocratiche “Edmund Burke-“ThreeEyes-“White Eagle”, sta volontariamente distruggendo la ricchezza degli Italiani dell’ex ceto medio. Scrive Nicola Porro:

La Banca d’Italia prevede che il boom dei prezzi delle case sia finito per sempre. I massimi, sostengono, si sono visti tra la fine degli anni 90 e il 2006. Fare le previsioni su un settore economico è sempre difficile. E possono sempre essere smentite con il tempo. Questa volta tendiamo anche noi ad essere pessimisti. Vediamo perché. […]
Se nei paesi anglosassoni la sicurezza che si cerca per la vecchiaia è assicurata dalla previdenza complementare, da noi si ottiene grazie agli investimenti fatti nelle quattro mura. Per questa ragione circa due terzi della ricchezza degli italiani è impiegato in immobili.
Il motivo per cui i massimi di un tempo non si raggiungeranno più derivano dunque da qualcosa che è cambiato bruscamente negli ultimi anni. Si tratta della tassazione. Per decenni la proprietà immobiliare è stata relativamente al riparo dagli eccessi fiscali, proprio perché rappresentava una riserva di valore, il risparmio degli italiani. Si tassa molto il reddito, si colpiscono in media europea i consumi, ma relativamente poco il risparmio immobiliare. Si può dire che le esenzioni fiscali sulla prima casa hanno avuto da noi la medesima ragione d’essere che hanno avuto in altri paesi gli sgravi fiscali sui fondi pensione.
Oggi, in maniera miope, si è deciso di distruggere anche questa forma di risparmio. Nel frattempo, l’attuale governo, ha aumentato le imposte anche sui fondi pensione. Tutto ciò avrà un effetto dirompente sulla tenuta della nostra ricchezza. Non solo sui prezzi delle case, che ne sono una componente fondamentale. (Nicola Porro, Perché la casa non tira più, ilgiornale.it)

I professionisti che si occupano delle vendite all’asta lamentano il deserto nei vari incanti e, nelle migliore delle ipotesi, gli immobili vengono venduti ai 2/5 se non ad 1/3 del loro valore pre-crisi.

Non parliamo poi del Jobs Act, presunto fiore all’occhiello dell’attuale esecutivo renzista, in realtà uno degli ultimatum imposti all’Italia dal famigerato diktat Trichet-Draghi del 5 agosto 2011. Le “riforme strutturali”

Come mostra questo articolo di Matteo Pucciarelli e Silvia Valenti per repubblica.it:

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L’uomo di “Three Eyes” in Europa: Mario Draghi

C’è uno spettro che si aggira per le banche e si chiama “Jobs Act”, o meglio: il nuovo contratto a tempo indeterminato senza articolo 18, cioè quello che a breve sarà l’unico capace di garantire le assunzioni non a termine. Se ne parla mesi ma gli istituti di credito non lo conoscono, non sanno valutarlo, non sanno insomma se ha lo stesso peso specifico del vecchio indeterminato; anche se, da una prima occhiata, parrebbe proprio di no. E quindi in fin dei conti il destino di chi nei prossimi mesi (e anni) vorrà provare a ottenere un mutuo sarà ancora una volta aggrappato alle garanzie delle mamme o dei papà muniti del contratto classico o di una buona pensione.

Due giorni di colloqui, tra simulazioni, tabelle, tassi e grafici, in dieci banche: grandi, piccole, italiane o straniere. Nonostante le ottime credenziali di partenza – se non invidiabili per il contesto lavorativo e generazionale – riceviamo tre no, quattro forse, un solo sì e due non risposte a un prestito per l’acquisto della prima casa. Lui: 30 anni, geometra, un contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti appena firmato, 1.600 euro al mese e tredicesima; lei: trentenne, grafica, un vecchio contratto a tempo indeterminato a 1.200 euro al mese e tredicesima. Una casa da 200mila euro individuata in un quartiere della semiperiferia milanese e una somma di tutto rispetto da anticipare, cioè 70mila euro. In condizioni “normali”, i nostri parametri sarebbero perfetti: chiediamo “solo” il 65 per cento del valore della casa (il massimo è l’80); puntando su un mutuo di 25 o 30 anni, il rapporto tra reddito totale e rata del prestito è molto al di sotto della soglia massima del 35 per cento; non abbiamo altre rate sulle spalle, né protesti o altro, siamo candidi come colombe. Eppure no, nessuna certezza di farcela da soli, neanche così. […]

Malgrado il profluvio turiferario dei “giornaloni” italiani, tutti proni sul bluff della crescita sostenuta dal Q.E. di Mario Draghi, noi rispondiamo: Amicus Plato, sed magis amica veritas.
Ecco, quindi, l’ennesimo, pregevole, intervento di Francesco Maria Toscano su ilmoralista.it:

In passato alcuni lettori mi hanno contestato l’utilizzo dell’espressione “nazisti tecnocratici” in riferimento a certi personaggi che condizionano le leve di potere in Europa. Il tempo, sempre galantuomo, si è preso la briga di validare alcune mie passate intuizioni, rendendo sempre più palesi e scoperte le pulsioni omicidiarie che attraversano il Vecchio Continente. Preliminarmente tengo a precisare i contorni della mia analisi, conoscendo perfettamente le differenze che intercorrono tra il modello operativo del Fuhrer originale rispetto a quello abbracciato dal suo tardo-epigono Mario Draghi, vero dominus del progetto di annichilimento della civiltà europea ora in atto. Le scellerate condotte poste in essere dai nazisti originali traevano ispirazione dall’assorbimento di una filosofia occulta che non riconosceva dignità a tutti gli esseri umani. Il popolo germanico, ieri come oggi, si sentiva colpito nella sua ontologica purezza, minacciato da un meticciato composto da popoli inferiori da schiavizzare e polverizzare. L’uccisione e la deportazione di neri, zingari ed ebrei, in questa ottica, risultava essere niente di più e niente di meno che un necessitato effetto collaterale da sostenere al fine di salvaguardare un interesse più alto […]. I tedeschi di oggi, sempre manipolati da una èlite perversa, sentono di dover difendere con la stessa ottusa foga di allora un altro mito falso: ovvero la purezza del bilancio, messa in discussione adesso non più da neri ed ebrei, ma da imprecisate “cicale mediterranee” pronte a trascinare nella spirale del vizio i virtuosi discendenti di Ario. La pubblica opinione tedesca è palesemente manipolata da quelle stesse penne che, in Italia, tentano pateticamente di addossare al popolo greco la responsabilità della crisi in atto. L’idea del sacrificio rituale come momento “purificante” è da sempre parte della Storia. Oggi, però, in ossequio alle regole formali tipiche di una società apparentemente laica e tecnologica, anche il sacrificio rituale di massa deve giocoforza sublimarsi in maniera apparentemente neutra e incruenta. Finita la premessa passiamo insieme dalla narrazione astratta al caso concreto. Il neoeletto premier greco Tsipras ha calendarizzato l’approvazione di una legge pensata per affrontare una “emergenza umanitaria”. Il termine “emergenza umanitaria”, utilizzato in termini asettici e non enfatici, testimonia la gravità della situazione. Un numero cospicuo di cittadini ellenici, infatti, rischia di morire di freddo, fame, malattie e stenti a causa delle misure di austerità impartite dalla famigerata Troika. Non c’è nulla di retorico o populista nel sottolineare un dato oggettivo e non contestabile. Molti bambini greci sono effettivamente denutriti; molte famiglie elleniche sono state per davvero gettate in mezzo ad una strada e molti malati sono realmente morti in conseguenza di mali curabili a causa della criminale soppressione del servizio sanitario universale. Cosa fanno i nazisti tecnocratici per impedire che il governo Tsipras spenda pochi spiccioli al fine di salvare la vita di molti suoi concittadini? Minacciano ritorsioni, proprio come i nazisti autentici protagonisti dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema . E perché i vari Juncker, Dijsselbloem, Schaeuble, Draghi e Merkel dovrebbero osteggiare l’approvazione di lievi misure umanitarie che appaiono nient’altro che buon senso agli occhi di qualsiasi uomo per bene? Invito quelli pronti a rispondere perché “non bastano i soldi” a non dire, né pensare, fesserie, considerata anche l’immensa liquidità che il nostro banchiere centrale ha appena promesso di iniettare nel circuito finanziario europeo fino a data da destinarsi. E allora, perché? Perché gli odierni padroni credono di acquisire forza e vigore dal sacrifico del cittadino greco (italiano, portoghese o spagnolo poco importa), espressione di una umanità inferiore e molesta, da tenere sotto il calcagno di un potere crudele e imbellettato che non può rinnegare la sua ferocia senza al contempo negare in radice anche se stesso. Riuscite ora a spiegarvi la ratio di tanta malvagia pervicacia? Mettetevelo bene in tesa, non esiste nessuna crisi economica in atto. E quelli che provano a combattere una “stirpe nera” con le armi della sola macroeconomia sono degli sprovveduti (nella migliore delle ipotesi). La partita è un’altra. E la posta in gioco è decisamente più alta di quanto non sembri. Come oramai sanno i tantissimi cittadini che hanno letto e meditato sulle pagine del libro “Massoni”, recentemente pubblicato da Gioele Magaldi per Chiarelettere editore. 

(Francesco Maria Toscano, Non basta una lettura economocista della realtà per combattere il Nazismo Tecnocratico, ilmoralista.it)

I cittadini Italiani sono ormai ridotti al rango di glebae adscripti, cioè servi, di uno Stato che è — a sua volta — una sorta di Protettorato del Quarto Reich Merkeliano, cioè suo servo, avendo perso sovranità politica e monetaria a favore di istituzioni quali la UE e la BCE, controllate a loro volta dalle Ur-Lodges Massoniche, che, in questo momento, favoriscono pienamente l’espansionismo mercantilista e ordoliberalista dei Teutonici merkeliani.
Un espansionismo egemonico, va ricordato, che è una riedizione della Weltanschauung totalitarista della Grande Germania bismarckiana, un’ideologia colpevole dello Scoppio della Prima e della Seconda Guerra Mondiale!

Il_quarto_reich_merkeliano

Il Quarto Reich Merkeliano

Ribadiamo che, nel rapporto Eurispes ut supra, si punta il dito contro la burocrazia, facendo riferimento non al semplice impiegato statale preposto al front-office che è oppresso e oberato anch’egli da circolari “superiori” farraginose, fumose, spesso illegittime quando non illogiche e palesemente irrazionali.

La burocrazia di cui si parla è quella dei Grand Commis di stato, spesso arroganti e soprattutto sempre strapagati a spese della società che lavora e che scivola inesorabilmente verso la povertà.

Un esempio recentissimo è il caso degli stipendi e dei rimborsi spese dei vertici di Bankitalia che Elio Lannutti presidente di Adusbef stima eccessivi (e ci mancherebbe: tra stipendio da 495mila euro e carta aziendale da 120mila del direttore di Bankitalia, parliamo quasi del triplo di quanto percepisce il Presidente della Repubblica!).
Pertanto Lannutti paventava la possibilità di un esposto-denuncia a Procura e Corte dei Conti. Immediata la querela dei vertici di Bankitalia per diffamazione. Ci narra il caso “il Fatto Quotidiano”, uno dei pochissimi giornale indipendenti in mezzo alla fanfara di regime dei giornaloni filo-renzisti:

Bankitalia accusa Adusbef di diffamazione e chiede 500mila euro di risarcimento all’Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari e assicurativi presieduta dall’ex senatore Elio Lannutti. Per la prima volta nella storia di via Nazionale, la Banca Centrale ha deciso convocare in Tribunale un’associazione dei consumatori ipotizzando un danno
reputazionale ai danni dell’istituzione. La causa scatenante è stato il tema degli stipendi e dei rimborsi spese dei vertici di via Nazionale che Lannutti stima eccessivi. Così in un post del 15 ottobre 2014 nella sua pagina Facebook, il presidente dell’Adusbef parlava di “esposti-denunce a Procura e Corte dei conti, chiedendo di accertare se questi lauti pasti, di ulteriori 120mila euro l’anno, oltre stipendi, non configurino reati”. E rincarando la dose si domandava se non siano “offensivi i sermoncini dei ‘mandarini’ su giovani e flessibilità, oggi propinati dal direttore di Bankitalia Rossi dall’alto di uno stipendio 495mila euro e carte aziendali di 120mila euro”. […]

La decisione dell’Adusbef sarà nota il prossimo 5 marzo quando è fissato l’incontro fra gli avvocati di parte davanti all’Organismo di Mediazione forense di Terni. Difficile però immaginare che Lannutti possa accettare di scendere a compromessi. Per giunta proprio ora che sta scrivendo un libro su Bankitalia, intitolato La banda d’Italia e che ha appena criticato Visco per non aver rimosso “con effetto immediato” il ragionier Riccardo Sora, commissario straordinario della Banca dell’Etruria e del Lazio, indagato a Rimini per indebita restituzione dei conferimenti nell’ambito dell’inchiesta su Banca Carim. Per l’Adusbef, Sora deve essere rimosso da “ogni incarico fiduciario di pubblico interesse” con la “tempestività non inferiore rispetto a quella con cui è aduso citare in giudizio dinanzi ai Tribunali della Repubblica associazioni dei consumatori e loro presidenti richiedendo la condanna all’astronomica somma di € 500.000 per pubblicazioni asseritamente diffamatorie malcelando evidenti finalità intimidatorie ed estorsive”.

Auguriamo alla Adusbef di Lannutti, associazione che da sempre tutela i diritti e gli interessi legittimi degli Italiani contro le prevaricazioni delle banche e delle Caste, lo stesso esito ottenuto contro Cardia-Consob:

Il presidente dell’Adusbef ed ex Senatore indipendente dell’Italia dei Valori, Elio Lannutti, non diffamò l’allora numero uno della Consob, Lamberto Cardia. Lo ha stabilito il 14 luglio scorso il Tribunale Civile di Roma che ha respinto la domanda di risarcimento del danno di 1 milione di euro che l’ex numero uno della vigilanza dei mercati finanziari aveva avanzato il 16 agosto del 2010 sostenendo che Lannutti aveva “posto in essere una campagna diffamatoria nei suoi confronti e, con pubbliche esternazioni, aveva leso il suo onore e la sua reputazione”. Cardia è stato così condannato a risarcire le spese processuali al presidente dell’associazione dei consumatori (9mila euro), “oltre alle spese generali al 15% e accessori come per legge”.

Ma non sono solo gli Italiani ad essere mangiati vivi dal proprio Stato. Nella stessa condizione si trovano tutti i Paesi dell’Europa del Sud (PES), in particolare la Grecia dopo il diktat Draghi-Schäuble su cui torneremo.

https://www.youtube.com/watch?v=IKbCdgvql7U

Sull’austerità che sta seppellendo — lentamente ma inesorabilmente — gli Italiani (“Ma ce lo chiede l’Europa”, vero Monti-Letta-Renzi?) un intervento esplicativo dell’economista-politologo-giornalista Paolo Barnard:

Riducendo la spesa dello Stato che dovrebbe nutrire il Paese, si costringono i cittadini/aziende a pagare per mandarlo avanti. E come lo fanno? O s’indebitano con le banche o mettono mano al portafoglio, cioè ai loro RISPARMI. Ma così diventano molto più poveri, è ovvio. Per forza, spieghiamo: il denaro in una Nazione ce l’hanno in due: lo Stato o i privati. Se il primo non lo può più spendere, sono i cittadini/aziende a mettercelo, impoverendosi appunto. La ricetta delle Austerità UE causa precisamente questo, ed è una catastrofe.

Chi le ha dette queste parole oltre a quel pazzo che compariva in Tv e/o metteva il suo uccello online? (cioè Barnard, nda)

Le ha dette il Potere. Apertamente. Lo stesso Potere che tutela e nutre senza sosta proprio le politiche di Austerità della UE e dell’Eurozona. Fra di loro lo ammettono, lo sanno che ci fanno a pezzi. Vero Javier Solana?

Javier Solana: Ministro degli Esteri della Spagna, Segretario Generale della NATO, membro del Club di Roma, Gran Cavaliere dell’Ordine di Saint Michael e Saint George, Alto Rappresentante UE della politica estera e sicurezza. Vi basta? Poi dirige una Think Tank chiamata Madariaga, sempre al servizio dell’Impero tecnocratico europeo. Ed è da lì, da Madariaga, che sbuca un suo economista che in un memorandum interno all’organizzazione scrive le cose che diceva il pazzo in Tv (sempre Barnard, nda). L’economista si chiama Marco Giuli, affiliato anche all’altra prestigiosissima Think Tank pro UE chiamata Centre For European Policy Studies.

Sentite un po’ cosa scrive Giuli per il suo boss, Javier Solana: “Le forme più estreme di atomizzazione e di flessibilità sul lavoro si sono dimostrate incompatibili con la speranza che i giovani possano costruirsi risparmi per il futuro. E questo non perché i giovani siano degli spendaccioni, ma semplicemente perché devono spendere tutto il salario solo per sopravvivere”. E poi: “L’ideologia Neoliberista (quella delle Austerità, nda), ha messo l’emancipazione delle classi svantaggiate nelle mani del credito/debito bancario, invece che nelle mani dello Stato Sociale e del suo Capitalismo dal volto umano.” Ma soprattutto Giuli scrive che l’Italia ha saputo resistere relativamente bene alla catastrofe della Crisi perché si appoggia sui risparmi delle generazioni passate, ma questo cuscino ora sta venendo meno in modo drammatico, perché l’erosione dei risparmi delle famiglie/aziende è diventata epidemica: “Una valutazione dell’odierno andamento dei risparmi delle famiglie/aziende italiane ci offre sorprese assai spiacevoli”.

Qualche cifra Giuli ce la offre: “Nel 1995 il tasso di risparmio italiano lordo era del 22% del PIL, molto superiore a Francia (15,8%) e Germania (16,6%). Negli ultimi 15 anni, mentre le cifre nelle altre nazioni non sono cambiate, in Italia il tasso di risparmio è crollato al 14,2% del PIL”. Cioè ripeto e come detto in apertura di questo triste articolo, con l’appartenenza all’Eurozona e obbedienza alle Austerità (cioè: lo Stato NON spenda!! NEIN NEIN NEIN!), siamo noi famiglie e aziende a pagare per lo Stato e NON PIU’ LO STATO A PAGARE PER TUTELARE NOI. p.s. Lo diceva anche il pazzo col pisello sul web quando scriveva o era in Tv.

Ma poi Giuli avverte i suoi Boss anche di un’altra cosa. Visto che l’Italia ora non ha una sua moneta, ed è schiava della BCE e dei MERCATI, quando questi ultimi si accorgeranno che i risparmi dei nonni italiani, dei padri e delle aziende sono arrivati al fondo del barile “i Mercati perderanno fiducia nell’Italia”, con le conseguenze alla greca che oggi vediamo là. E peggio…[…]

Conclusione: queste righe vengono dall’interno del Vero Potere, in una delle sue espressioni più alte. Ci dimostrano che sanno quello che fanno, cioè sanno i danni orripilanti che creano, sanno tutto molto bene, e mi danno ragione su tutto ciò che HO DENUNCIATO DA ANNI. (Paolo Barnard, “E fra di loro lo ammettono”, paolobarnard.info)

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Dulcis in fundo, il video di Povia, “Chi comanda il mondo”, che dimostra come noi cittadini dei PES (Paesi del Sud Europa) siamo sempre più dead men walking all’interno del Quarto Reich Merkeliano.

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Seyan

Circe è la Magia e l'Esoterismo, è la Noesis che si contrappone alla Doxa del Capitalismo Totalitario e alle presstitutes dei Mainstream Media globalisti.
Circe è l'Epistème che contrasta le Maligne Menzogne dei Soroi.
(L'immagine è "Circe Offering the Cup to Ulysses" di J.W. Waterhouse)

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