Psicopolitica, Biopolitica e i Soroi

by Seyan / sabato, 10 novembre 2018 / Published in La Cabala

Psicopolitica, Biopolitica e i Soroi.

Psicopolitica è un termine coniato dal filosofo Byung-Chul Han. La psicopolitica neoliberale è un Totalitarismo pienamente realizzato, dai cui artigli sembra impossibile sfuggire.


Secondo la weltanschauung di Han, esposta all’interno del libro “Psicopolitica”, nel neoliberismo «ciascuno è un lavoratore che sfrutta se stesso per la propria impresa» e, prosegue, «le attuali forme di produzione non sono determinate dalla “Moltitudine” cooperante, che Antonio Negri innalza successore del “proletariato”, ma dalla solitudine dell’imprenditore isolato in sé, che lotta con se stesso e si sfrutta volontariamente».

«La libertà sarà stata un episodio», conclude Han.



LA PSICOPOLITICA DI HAN VA OLTRE LA BIOPOLITICA DI FOUCAULT

Citiamo ancora Han: «Foucault parla espressamente di “biopolitica della popolazione”. La biopolitica è la tecnica di governo della società disciplinare. Essa, però, non è affatto adeguata al regime neoliberale, che sfrutta soprattutto la psiche».

Invece,


per Foucault la biopolitica è il terreno in cui agiscono le pratiche con le quali la rete di poteri gestisce le discipline del corpo e le regolazioni delle popolazioni. È un’area d’incontro tra potere e sfera della vita. Un incontro che si realizza pienamente in un’epoca precisa: quella dell’esplosione del capitalismo[2].

Il biopotere, potere sulla vita, si è sviluppato nei secoli XVII e XVIII in due direzioni principali e complementari:

  • la gestione del corpo umano nella società dell’economia e finanza capitalista, la sua utilitizzazione e il suo controllo
  • la gestione del corpo umano come specie, base dei processi biologici da controllare per una biopolitica delle popolazioni

(Wikipedia, voce Biopolitica)



PER HAN LA BIOPOLITICA DI FOUCAULT È SUPERATA

Han sostiene infatti che nella società liquido-moderna attuale (copyright Z. Bauman) il paradigma della biopolitica è completamente superato.

Il potere del Capitalismo Totalitario non ha più necessità di disciplinare i corpi, ma manipola e seduce la psiche, così facendo ogni individuo trasforma e sussume come propri i bisogni del sistema.


Il totalitarismo digitale sfrutta la libertà di ognuno: non la costringe, non la controlla troppo, anzi la suscita continuamente, la rende più produttiva e compiaciuta. Oggi il soggetto è un servo assoluto, perché non ha più nemmeno un padrone contro cui ribellarsi. […]

La libertà si è svuotata; il potere produttivo del singolo è espropriato. L’illusione di essere comunque liberi, soggetti capaci di negare e creare, va di pari passo con l’illusione della privacy e del possesso – nonostante tutto – della propria immagine. […]

Il soggetto è chiamato a farsi imprenditore di se stesso, investendo tutto su di sé, sul proprio potenziale e intanto lavorando gratis. (Francesco Paolella, vita.it)



SIAMO ZOMBIE CHE NON DORMONO MAI

Il Totalitarismo Digitale e il Capitalismo Totalitario rubano sempre più il nostro tempo e noi riduciamo le nostre ore di sonno per essere maggiormente produttivi e, quindi, siamo eternamente dormienti, incoscienti, decostruiti socialmente e mentalmente.

Agli antipodi dei “Risvegliati”, come Buddha e Cristo.


Per questo ci fanno dormire sempre di meno. Perché, citando ancora Crary in 24/7: “il sonno interrompe risolutamente il furto di tempo che il sistema capitalistico compie ai nostri danni. La maggior parte delle necessità apparentemente fondamentali della vita umana – dalla fame alla sete all’impulso sessuale, al bisogno, più recente, di amicizia – sono state riproposte in versioni mercificate o finanziarizzate”. […]


Loro – gli alieni, i capitalisti, le Big Tech che raggiungono capitalizzazioni di mille miliardi alla borsa di New York e che da sole valgono quanto il Pil della Francia o della Gran Bretagna – vivono e prosperano mantenendoci nel sonno. (“Metti un like, lavora sempre, non dormi mai”, idiavoli.com)



IN RIFERIMENTO A “THEY LIVE” DI JOHN CARPENTER…


Essi vivono. Noi dormiamo, per produrre valore. […]


Carpenter ci racconta come lo stato etico (l’ideologia, per il filosofo tedesco Karl Marx) s’impone sul sonnambulismo della collettività non attraverso un atto di consapevolezza, la scelta degli occhiali da indossare per vedere il mondo, ma si manifesta proprio in quella che ci è data di considerare la realtà data, visibile senza occhiali.

Le società del tardo capitalismo sono composte da sonnambuli. Morti viventi che dormono sempre meno, perché dormono sempre. (idiavoli.com).


A seguire riprendiamo alcuni brani del nostro post “They Live di John Carpenter”:


GLI ALIENI DI “THEY LIVE” NON SONO ALTRO CHE L’ALLEGORESI DEGLI PSICOPATICI CHE CONTROLLANO TUTTA LA RICCHEZZA MONDIALE

Lo stesso regista lo conferma in questo tweet del 2017. Il bersaglio che intendeva colpire è proprio l’attuale incontrollato, marcio e corrotto Capitalismo ultramondialista.




DA CARPENTER AD HARE

L’esegesi del regista americano è semplice quanto efficace: la Timocrazia Globale è formata da non Umani, da Alieni.

Ovviamente, in They Live gli Alieni sono granguignoleschi esseri provenienti da Andromeda, ma l’allegoria è limpida come acqua di fonte. Gli Oligarchi Globali, che controllano le marionette politiche come Barack Obama e i Mainstream Media Mondiali, sono “alieni”, cioè altro rispetto agli Esseri Umani.

Rectius, i plutocrati, i Soroi (termine coniato dal Nobel P. Krugman in riferimento agli squali globali), sono minus habentes.

Hanno, pur detenendo ricchezze da far invidia a Marco Licinio Crasso, un elemento che li rende oggettivamente carenti,  inferiori rispetto all’Essere Umano metafisicamente completo. Ad essi manca il pnèuma, non riescono ad entrare nel respiro cosmico universale.

Alla morte, essi semplicemente svaniscono, come la cupa nebbia all’elevarsi del Sole.

Siffatta differenza la esterna deduttivamente uno dei massimi esperti mondiali di psicopatia, il prof. Robert Hare, il quale afferma:


«Mancando la coscienza e l’empatia, fanno ciò che vogliono e a proprio piacere, violando le norme sociali e le aspettative sociali senza alcuna colpa o rimorso; ciò che manca, in altre parole, è la reale qualità che permette ad un essere umano di distinguersi dall’animale»


L’eco amplificata del più turpe degli Psicopatici, il satanico e satanista Aleister Crowley che declinava il suo unico e amorale dogma: «Fai ciò che vuoi». […]

È semplicemente folle il fatto che noi lasciamo ai Soroi, ai Megalodonti Globali, la gestione delle nostre vite e il futuro dell’intiera Umanità.


they live

George Soros in “They Live”. Immagine satirica.



IL NEOLIBERISMO TOTALITARIO È NICHILISMO.

La modernità è in crisi,


Ciò che accomuna i pensatori più diversi fra loro, da Nietzsche a Freud, da Heidegger alla Scuola di Francoforte, è l’aver individuato nella scomparsa del fondamento e del senso del mondo la causa di quello che genialmente Freud definì il “disagio della civiltà”, il che avrebbe comportato il crollo dei valori, lo scetticismo nei confronti di dio e delle grandi narrazioni, la crisi della sovranità legittima degli Stati, e nella vita intrapsichica il «non essere più padroni a casa propria». (“Tramonto del Neoliberismo”, idiavoli.com)


Grazie al Capitalismo Totalitario, non solo la libertà sara presto un episodio del Passato, ma lo sarà anche la Civiltà Umana, spinta verso l’estinzione e il Nulla,


la società fin dagli albori della modernità è stata contrassegnata da una crescente individuazione e differenziazione. [Cfr. Deleuze e Derrida, Nota di Seyan]


Il tramonto del neoliberalismo non ha alleviato il disagio dovuto alla rinuncia pulsionale e la nostra civiltà sembra sempre più dominata dalla pulsione di morte. (idiavoli.com)



LA TURPE RELIGIONE DEL CAPITALISMO NON PRODUCE MAI ESPIAZIONE, MA SOLO COLPA E DEBITO

Tornando al libro di Han, “Psicopolitica” (Nottetempo Editore),


Han indaga uno dei cambiamenti più prorompenti della nostra contemporaneità, la fine del corpo come strumento di produzione e, soprattutto, di sorveglianza e la fine dei luoghi di controllo per come siamo abituati ad immaginarli, cioè gli spazi chiusi come la scuola e l’ufficio. Questa nuova oppressione è derivata da noi stessi e si incarna nei tempi del capitalismo, avverando la visionaria profezia di Walter Benjamin secondo cui «il capitalismo è presumibilmente il primo caso di un culto che non consente espiazione, bensì produce colpa e debito [colpa e debito in Tedesco si esprimono mediante lo stesso termine, Schuld, nota di Seyan]. Ed è qui che questo sistema religioso precipita in un movimento immane. […]


Questo potere tecnocratico, che si sottrae dalla visibilità e si nasconde nella libertà, che preferisce offrire piuttosto che vietare, che riesce a mimetizzare lo sfruttamento di ogni individuo di se stesso, in ultima analisi, e nella peggiore delle ipotesi di questo libro, spezza i seppur deboli anelli che legano gli individui in relazioni (usando Hegel, studiato e ripresentato da Han, si può parlare di un rischio estinzione della coppia servo-padrone, emblema delle relazioni e della lotta all’interno di esse), rendendo impossibile la creazione di una comunità che possa dire “noi”, una comunità che possa opporre resistenza e non sia solo passiva spettatrice della battaglia dei diritti, non sia solo un numero ma anche un attore. (Matteo Moca, “Psicopolitica e Potere secondo Byung-Chul Han”)



CONTRO IL VIRUS DERRIDA


Nikos Salingaros critica aspramente il decostruttivismo in architettura e della sua applicazione a-critica della filosofia del post-strutturalismo. Nel suo saggio The Derrida Virus egli sostiene che le idee di Jaques Derrida, applicate in modo poco critico, costituiscono un “virus” di informazione che distrugge il pensiero logico e la conoscenza.


I maggiori esponenti della filosofia continentale (J. Habermas e K.O. Apel) si sono sempre schierati contro i principi della decostruzione e del decostruzionismo e hanno proposto, al contrario, l’idea di una dialettica progressiva tra la comunità storica e ideale degli interpreti che miri alla progressiva risoluzione dei conflitti economico e sociali attraverso i principi di un’etica della comunicazione, ovvero di una strategia discorsiva pienamente democratica. (Wikipedia, voce Derrida)


Breviter, quella del Derrida è l’esatto opposto della reductio ad unum. Per il virus Derrida non esiste un Logos universale, non esiste l’Uno plotiniano, esistono solo miliardi di individui de-strutturati in perenne competizione tra loro, all’infinita, quanto inana, ricerca di profitto personale e piaceri; il punto di arrivo è l’uomo deleuziano, ridotto a mero Flusso di desideri, sensazioni, abitudini. Cioè il paradigma del Liberalismo. […]


Tratto da:

Etica, virus Derrida, Reichsmarschall Soros – L’Isola di Avalon

Etica, virus Derrida, Reichsmarschall Soros – L’Isola di Avalon

Etica deriva da Ethos, che in origine significava “il posto da vivere”. L’etica non può prescindere dalla Comunità e dal senso di appartenenza alla stessa.

Source: www.isoladiavalon.eu/etica-virus-derrida-reichsmarschall-soros/



SIAMO SOLI E DORMIENTI IN MEZZO AL NULLA DEL FRASTUONO DIGITALE

L’uomo è diventato «il robot di se stesso», secondo il massone contro-iniziatico Jacques Attali; il Global Compact on Migration dell’ONU porterà all’estinzione le etnie nazionali autoctone dell’Europa, prima, e degli USA, dopo.

Ma nessuno eleverà un solo gemito, un solo laio, atomizzato nella società digitale e in concorrenza e in competizione gli uni con gli altri anche solo per i like di Facebook.

Soli e dormienti.


il frastuono della comunicazione non ci rende comunque meno soli. Anzi ci rende forse ancora più soli che in “Grata di linguaggio” [una poesia di Celan]. Dall’altra parte della grata c’è comunque sempre un tu, che custodisce ancora la vicinanza della lontananza. L’ipercomunicazione distrugge invece sia il tu sia la vicinanza, le relazioni sono sostituite dalle connessioni. [Byung.Chul Han)

psicopolitica

Byung-Chul Han


 

 

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