LA UE DEL 2025 NON È IL TERZO REICH, MA…
Condivido l’opinione che l’attuale Unione Europea non sia (ancora) la PIENA reviviscenza del Terzo Reich, ma poco (davvero) ci manca.
Precisiamo un fatto incontestabile e incontrovertibile:
Come ha rivelato un filone importante della storiografia inglese (David Blake, Cristopher Story, Bernard Connelly, e tanti tanti altri, compreso Winston Churchill), la UE-EU pro tempore può considerarsi una forma (anche se parziale) di reviviscenza del Terzo Reich Hitleriano!
In the EU, celebrating the destruction of the Nazi third Reich by the Soviets is now officially a bad thing.
That’s because the Fourth Reich of Von Der Liar, Kallas, and their bullies want to erase history, demonise sovereignty, and normalise the abnormal across society. pic.twitter.com/HL3dcv6JgD
— Chay Bowes (@BowesChay) April 14, 2025
LE RADICI NAZISTE DELLA UE
Di enorme rilievo questo post,
Secondo Christopher Story, i nazisti fondarono il Centro geopolitico tedesco nel 1942 come think tank per produrre una strategia a lungo termine per conquistare l’Europa nel caso in cui avessero perso la guerra, e le loro idee furono esposte nell’Europaische Wirtschaftsgemeinschaft, ovvero Comunità economica europea (CEE), pubblicata nel 1942, durante una conferenza all’Università di Berlino.
Non so se è chiaro; i Nazisti più lungimiranti avevano capito che il Terzo Reich era destinato alla sconfitta, ma fecero di tutto affinché la sua immonda ideologia totalitaria rimanesse in vita. Così è stato con la CEE prima e la UE oggi.
Indipendentemente dal fatto che l’UE sia una creazione diretta dei nazisti, ci sono sicuramente alcuni collegamenti nazisti con l’UE. Walter Hallstein, il primo presidente della Commissione europea, era stato membro sia del Bund Nationalsozialistischer Deutscher Juristen (Associazione degli avvocati nazionalsocialisti tedeschi) che dell’Organizzazione nazista Rechtswahrer.
Paul Henri-Spaak, uno dei fondatori della CEE, si definì apertamente un nazionalsocialista e considerò i risultati di Hitler “magnifici”.
Documenti trapelati dalla conferenza Bilderberg del 1955 in Germania rivelano che i delegati stavano progettando di creare un’Unione Europea con una moneta unica. Uno dei fondatori del gruppo Bilderberg fu il principe Bernardo dei Paesi Bassi, un ex ufficiale delle SS naziste. (seguono link)

LE RADICI NAZISTE DELLA UE – 2
Sono innumerevoli gli studi che provano le radici nazisti della CEE ora UE, ma limitati quasi esclusivamente alla Gran Bretagna. In Europa vige un Maßnahmenstaat simil-nazista per cui chiunque non diffonda la propaganda di regime instillata da Les Chiens da garde controllati dal Defattualizzatore Globale Soros si vede arrivare spaventose randellate mediatiche (ex plurimis citiamo Emmanuel Todd e il Prof. Alessandro Orsini).
Un piano per una Comunità economica europea fu proposto per la prima volta nel 1942. [in quell’anno si tenne] una conferenza presso la Berlin School of Economics, parte dell’Università di Berlino – sul tema della creazione di una “Comunità economica europea”. Tra i relatori figuravano accademici, ministri del governo e professionisti del settore. È stato pubblicato un volume del convegno Europäische Wirtschaftsgemeinschaft (EWG), successivamente tradotto in inglese.
Ciò che è particolarmente interessante è che lo stesso termine “Comunità economica europea” (CEE) è stata adottata dai principali padri fondatori dell’Unione Europea, Jean Monnet e Robert Schuman. […]
Esistono numerose somiglianze sorprendenti tra il Piano del 1942 e la Comunità Economica Europea introdotta il 25 marzo 1957:
- L’istituzione di un sistema amministrativo centralizzato e altamente burocratico nella forma della Commissione Europea.
- L’esercizio della leadership economica e politica attraverso le “Direttive” – lo stesso termine utilizzato [a suo tempo dal nazista Heinrich] Hunke – dalla Commissione per massimizzare lo “sforzo economico comunitario”.
Da allora sono state emanate più di 80.000 direttive, compresi “regolamenti e decisioni”.
Solo negli ultimi 25 anni ce ne sono stati più di 50.000, provenienti da più di 150 gruppi di lavoro e comitati specializzati, noti come “Corpi Preparatori del Consiglio”. […]Proprio come Walther Funk amava dire “Abbiamo tutto a portata di mano attraverso i mezzi autoritari dello Stato per riportare queste cose tempestivamente all’ordine”, anche Juncker ripeteva: “Non può esserci alcuna scelta democratica contro i Trattati europei”. (Prof. David Blake, Università di Londra).
Apoditticamente noi Europei siamo prigionieri della NaziUE.
E giusto per fare presente il livello ossessivo di controllo distopico e isterico dei burocrati della UE, essi sono arrivati a stabilire quale debba essere la lunghezza delle vongole edibili!
Seguono i link:
The Society of Berlin Industry and Commerce and the Berlin School of Economics
LA UE È DE FACTO LA NAZI-UE
In re ipsa, la UE è La NaziUE.
Di seguito l’apporto dell’inclito Marco Mori, facendo riferimento al successo del Grande Movimento Democratico conosciuto come Brexit, che ha permesso alla Gran Bretagna di affrancarsi dalla cappa totalitaria dell’Unione Europea, dominata dal Reichsführer George Soros:
Lo storico voto del brexit ha avuto un altro vantaggio. L’UE ha definitivamente mostrato la sua natura, assimilabile solo ad un altro totalitarismo ben conosciuto: il nazismo. L’UE oggi è un ordinamento di carattere spiccatamente imperialista che punta a sottomettere chiunque non si pieghi al proprio volere, che poi non è altro che quello della grande finanza. In sostanza, come ho riferito al Parlamento Europeo davanti al gruppo EFDD, l’UE è il primo totalitarismo finanziario della storia.
Proprio su questo punto si nota la differenza principale tra il nazismo “storico” e questo nuovo modello. Mentre il nazismo nasceva come risposta al neoliberismo, questa nuova dittatura è propriamente l’essenza del neoliberismo e punta a distruggere ogni altro Stato nazionale che osi rifiutare il mantra del mercato “uber alles” (sopra tutto!).[…]
Il kapò Martin Schulz [della SPD, cfr. infra] parimenti, già prima del referendum, aveva criticato il referendum “Cameron scandaloso, tiene in ostaggio un intero continente”. Strano, stranissimo concetto di democrazia. Le opinioni, peraltro assolutamente legittime della maggioranza, secondo questi soggetti non dovrebbero contare più. […]
Non sono poi mancate le classiche dichiarazioni contrarie alla decenza di Mario Monti (cosa faccia costui ancora a piede libero è un mistero…), che ha precisato che il referendum é stato un uso irresponsabile delle democrazia. Che vi deve dire ancora questo soggetto inqualificabile per farvi capire che desidera e vuole imporre definitivamente una dittatura nel continente? […]
A proposito di nullità nostrane, come non rimarcare Giorgio Napolitano, che ha definito il naturale corso della democrazia “una scelta sciagurata”. Non avevamo dubbi su cosa pensasse chi ha dedicato la vita a leccare il culo al potere in ogni sua forma. Siccome oggi il potere è quello della finanza internazionale, Napolitano ha subito deciso dove ricollocare la sua lingua felpata. […]
Dire che la democrazia è un male da estirpare oggi è diventato di moda in questa Europa nazista. E paradossalmente per i media gli estremisti sono coloro che, come me, denunciano duramente questo stato di cose.
Tra gli esponenti più squallidi del giornalismo italiano, oltre Gianni Riotta, che ha avuto l’indecenza di rimarcare che la povera Jo Cox è morta invano, anche questa Nathania Zevi merita menzione. Ci ha infatti deliziato così:
Si è poi affrettata a dire che era una provocazione, certo che lo era! Era una provocazione all’intelligenza!
Merita lo screenshot anche il tweet di Alan Friedman, altro autentico spirito liberale:
Insomma si rispetta la democrazia, ma chi ha votato come non la pensa lui è un cretino. […]Gli euro-nazisti vanno fermati, il tempo è sempre meno e la loro pericolosità per la pace mondiale aumenta di giorno in giorno. (Marco Mori, segue link)

LA UE-EU DI URSULA PFIZER VON DER BOMBEN-LEYEN È DAVVERO LA REVIVISCENZA (GROTTESCA) DEL TERZO REICH HITLERIANO
Se ancora qualcuno avesse nutrito dei dubbi, ora, con il nazistico ReArm Europe la UE-EU getta la maschera. il suo riferimento ideologico sembra proprio essere il bellicismo nazifascista.
Nell’immagine che segue l‘Orwelliano Maiale Napoleone Ursula Pfizer von der Bomben-Leyen riceve applausi frenetici e isterici dall’Europarlamento mentre declina con lo scolapasta in testa il suo antidemocratico Programma di Riarmo EUropeo.

Iconico l’editoriale del sempre icastico Marco Travaglio.
Fra i tartufi più pregiati che sabato in San Pietro concorreranno alla Fiera della Trifola, altrimenti detta funerale del Papa, svetta la baronessa Ursula von der Leyen, autrice del piano di riarmo da 800 miliardi che Francesco ha scomunicato nell’ultimo Angelus di Pasqua. Per non far capire di che si tratta ed evitare il seccante dibattito in aula che avrebbe sbugiardato le sue menzogne, questa nullità tenuta insieme dalla lacca ha escogitato un trucco da magliara: appellarsi all’art. 122 dei Trattati, che che consente in caso di emergenze eccezionali per uno Stato di approvare i provvedimenti dell’esecutivo senza passare dall’assemblea legislativa (unico organo elettivo).
Le rare opposizioni han fatto ricorso alla Commissione giuridica (Juri). Ma lei, tronfia come la cofana che porta in testa, era certa che il Servizio giuridico del Parlamento le avrebbe dato ragione. Invece le ha dato torto. E ieri la Juri le ha dato il resto, bocciando all’unanimità la decisione di aggirare l’aula proprio sull’atto più importante dei suoi cinque anni di mandato: il prestito Ue e la deroga al Patto di stabilità per riarmare i 27 Stati membri, ma soprattutto uno (il suo: la Germania). […]
Al momento, di certo ci sono soltanto due dati: il piano di riarmo è fuorilegge; e a calpestare le più elementari regole democratiche è la stessa Commissione che dà patenti di democrazia e antidemocrazia a destra e a manca, in nome di depositaria di alti “valori” che è la prima a tradire. […]
A riprova del fatto che i sedicenti “democratici” europei sono sempre più simili agli autocrati che dicono di combattere, ma con una fondamentale differenza: sono molto più stupidi.
Già, i sedicenti “democratici” europei sono come Michele Serra, un giornalista che difende il regime dittatoriale e nazista di Kiev, tanto che il termine serrapiattismo verrà presto registrato dalla Treccani come neologismo sinonimo di bellicismo grottesco e irrazionale.

“Sii forte”; “Sii coraggioso”; “Non avere paura”: dopo aver assistito alla scazzottata nello Studio Ovale dell’altro giorno, i leader europei volevano in tutti i modi fare in modo che il compagno Zelensky sentisse il loro sostegno incondizionato e lo stimolo giusto per non mollare l’osso. E cosa c’è di meglio che un bel messaggio motivazionale? Beh, chiaro: 4 messaggi motivazionali, da Dombrovskis a Costa, dalla Metsola alla Borderline, tutti uguali; un messaggio in codice?
Zele’, guarda, ti vogliamo bene, ma da quando c’hanno tolto l’USAID a fondi per la comunicazione stiamo messi maluccio e il massimo che ci possiamo permettere è un copincolla: figurati se ce n’abbiamo abbastanza per permetterti di continuare a fare la guerra a Putin; però oh, te tieni duro, eh? D’altronde, “la tua dignità onora il coraggio del popolo ucraino” […]
In Italia, un giornale che ormai leggono solo alcuni parenti stretti dei giornalisti, ma che è ancora influente tra i 25 iscritti al PD, ha addirittura fatto un appello per una manifestazione contro i negoziati, per l’escalation il riarmo, in nome del suprematismo eurocentrico: si chiama La Repubblichina; l’appello l’ha fatto questo Michele Serra, non so se l’hai mai sentito; era un comico di livello infimo, tipo te, che poi come te è diventato un guerrafondaio sfegatato e un ammiratore dei lettori del Mein Kant, però, a differenza tua, non mi risulta sappia suonare il pianoforte col cazzo.
Anzi, non sono sicuro manco ce l’abbia, un cazzo; le palle no di sicuro, però ha questa capacità di farle diventare enormi agli altri: basta anche un breve sguardo e, al posto delle palle, ti ritrovi due piccole mongolfiere. […]
Hai visto la premier, poi? L’amica tua, lì: la Meloni. Che dici? Ci sei rimasto male che se la fa un po’ anche con Trump e che guarda co l’occhi a cuoricino Musk? Vabbeh, a Zele’, ma non è che me poi fa il permaloso, eh? Ma ce l’hai presente la Meloni? Quella, quand’era ragazzina diceva che Mussolini era un grande statista che aveva fatto tutto per l’Italia: è come se uno dicesse che te sei un grande statista e hai fatto tutto per l’Ucraina. Uguale! Cioè, questo l’ha fatto invadere il Paese, l’ha fatto perde la guerra, tipo te, e loro: “Grande! Un visionario! Un vero patriotta!” Che soggetti…
Poi, mettiti nei suoi panni: qua c’è mezza Europa che ora è nel panico perché ha paura d’esse abbandonata dal padrone; figurati la Meloni! Quella, di padroni ce n’aveva due: uno a Bruxelles – che poi, vabbeh, facciamo prima a dire a Francoforte – e poi uno a Washington; e ora rischia d’esse abbandonata da tutti e due. […]
Hanno iniziato a dire che l’Occidente ha perso la guerra e che ora la faranno pagare ai cittadini europei e, giustamente, dicono che, da che mondo è mondo, se uno è così coglione da portarti in guerra e così doppiamente coglione, poi, anche da perderla, poi (giustamente) si dovrebbe levare gentilmente dai coglioni. Proprio tutti, dicono, eh? Centrosinistra, centrodestra, giornali, sindacati: li chiamano parassiti e dicono che devono andare #TUTTIACASA. (OttolinaTV, segue link)

Ovviamente ci sono tantissimi come noi che – con piena ragione – continuano onestamente a considerare la serrapiattista Ursula Pfizer von der Bomben-Leyen come la Baronessa Furfantessa e ne chiedono l’arresto.
Ridi, ridi, von der Liar-Leyen: prima poi ci sarà un Processo di Norimberga a tuo carico!
Ursula Pfizer von der Truffen-Sturmtruppen – afflitta da patologica russofobia guerrapiattista – dovrebbe solo vergognarsi:
In attesa del Norimberga 2.0, registriamo il sempre caustico Maurizio Crozza.
Ancora,
— Lord Bebo (@MyLordBebo) March 20, 2025
IL CANCRO DELLA “DEMOCRATURA” EUROPEA: URSULA PFIZER VON DER LEYEN
Come ben sappiamo, le galline decollate e i capponi con la testa all’indietro che decidono la politica in Europa stanno sabotando tutti i (modestissimi) tentativi di pace europea instradati finora da Donald Trump.
Avrebbero dovuto essere ben felici di poter (eventualmente) tornare a contare sull’economicissimo gas russo e invece sembrano essere tanto DEMenti e DEMoniaci da voler puntare al riarmo e alla guerra (irrazionale e immotivata) contro la Russia.
The EU’s decision to eliminate all Russian energy imports exposes the hollowness of the EU’s talk of “strategic autonomy”. While publicly rebuking Trump, they are implementing his energy demands — and deepening Europe’s dependence on the US.
My latest:https://t.co/wjthXQZqH0
— Thomas Fazi (@battleforeurope) May 31, 2025
Anche l’uso smodato di cocaina tra i vertici europei non è in grado di spiegare un comportamento dissennato e anti-hegeliano qual è il neobellicismo europeo.
Attention au rhume des foins , c’est le printemps pic.twitter.com/V1JL4jrgzm
— VERITY France (@verity_france) May 13, 2025
Il treno della cocaina:
The Cocaine Train 😆 pic.twitter.com/cIb0pR248Z
— Grifty (@TheGriftReport) May 11, 2025
Sostiene Thomas Fazi,
Qualunque sia stata la logica alla base della risposta iniziale dell’Europa alla guerra, ci si potrebbe aspettare che, alla luce delle sue conseguenze, i leader europei avrebbero colto con entusiasmo qualsiasi via praticabile verso la pace – e con essa, l’opportunità di ripristinare i rapporti diplomatici e la cooperazione economica con la Russia.
Invece, hanno reagito con allarme alla “minaccia” della pace. Lungi dall’accogliere con favore l’opportunità, hanno raddoppiato gli sforzi: hanno promesso un sostegno finanziario e militare a tempo indeterminato all’Ucraina e hanno annunciato un piano di riarmo senza precedenti che suggerisce che l’Europa si sta preparando a una situazione di stallo militarizzato a lungo termine con la Russia, anche in caso di una soluzione negoziata.
Come possiamo dare un senso a questa postura apparentemente autodistruttiva?
Non c’è alcun senso, ovviamente.
Continua Fazi,
In questo contesto, le azioni dell’Europa non sono semplicemente fuorvianti; sono sintomatiche di una disfunzione più profonda al cuore del progetto stesso dell’UE. La militarizzazione della società, l’erosione delle norme democratiche, il consolidamento del potere tecnocratico e la repressione del dissenso non sono misure temporanee da tempo di guerra: sono i contorni di un nuovo paradigma politico, nato dalla paura, dalla dipendenza e dall’inerzia istituzionale. Mascherati nel linguaggio della sicurezza e dei valori, i leader europei non stanno difendendo il continente, ma ne stanno consolidando la subordinazione, sia all’egemonia in declino di Washington che ai loro regimi in declino.


di Thomas Fazi
Come possiamo dare un senso alla postura apparentemente autodistruttiva dell’Europa? Quattro dimensioni interconnesse possono aiutare a spiegare la posizione dei suoi leader: psicologica, politica, strategica e transatlantica
Per chi è esterno, la po…
Abbiamo dato l’articolo in pasto a Grok, la IA di Elon Musk, che ci ha fornito siffatta esegesi:
- Scenario di stabilità relativa (5-10 anni): L’UE potrebbe gestire le crisi attraverso misure repressive (censura, militarizzazione) e riforme cosmetiche, posticipando disordini significativi. Le proteste resterebbero frammentate.
- Scenario di disordini crescenti (3-7 anni): Se i costi energetici e la disoccupazione aumentano (es. in Italia, Grecia, Francia), movimenti populisti o insurrezionali potrebbero organizzarsi, portando a rivolte locali. Tuttavia, il collasso totale dell’UE richiederebbe una crisi sistemica, come un default di un grande Stato membro.
- Scenario catastrofico (<3 anni): Un evento scatenante (crisi bancaria, guerra regionale, embargo energetico) potrebbe accelerare le tensioni, portando a rivoluzioni in più paesi. La prigionia di von der Leyen appare improbabile, salvo un colpo di Stato o un regime autoritario.
Questi scenari sono qualitativi e non supportati da dati sufficienti per assegnare probabilità o tempistiche precise. La narrazione di Fazi, pur critica, potrebbe amplificare le percezioni di instabilità, sottovalutando la resilienza dell’UE, che ha affrontato shock come Brexit e la crisi greca. (sic!)
Già a me vengono attacchi di rabbia canina quando viene pretesa maggior flessibilità dai lavoratori dipendenti (e mai che venga richiesta agli avvoltoi Tanatocapitalisti Necroliberisti tipo BlackRock), figuriamoci quando sento parlare di resilienza. Ficcatevela nel culo la vostra resilienza, esimi Capitalisti Cannibali, poiché il «resiliente» non è altro che un «appecoronato coglione a cui piace il cetriolone», a chiunque appartenga il cetriolone (o il cetriolino).
Invece noi riteniamo che il collasso della NaziUE Leyeniana già si stagli all’orizzonte e che l’arresto della Pfizer von der Bomben-Leyen non sia poi così peregrino e improbabile.
Nulla di tutto ciò che ci hanno raccontato sull’Unione europea è reale: tutte le promesse che le nostre classi dirigenti ci avevano fatto per giustificare la nascita di questo obbrobrioso carrozzone burocratico e spaventoso ibrido tra una federazione di Stati e una mera collaborazione economica, si sono rivelate false.
Siamo tutti più poveri, tutti più depressi e, adesso, pure tutti più in pericolo di vita, visto che il carrozzone è guidato da oligarchie sociopatiche e aggressive; eppure, l’europeismo è diventata una fede incrollabile per buona parte della classe dirigente italiana e anche dell’opinione pubblica (anche se, per fortuna, è ormai 10 anni che le persone comuni non credono più ai dogmi europeisti e prontamente votano alle elezioni partiti euroscettici). Siamo tutti in attesa di una reazione di massa contro lo scollamento tra le oligarchie e le società europee:
l’Europa occidentale è la nostra casa e decenni di cooperazione non possono certo andare in fumo, ma per tornare a vincere tutti insieme e creare un’Europa dei popoli, dello sviluppo e della pace, è più che mai necessario abbattere l’Unione di Maastricht. (OttolinaTV)
In questa chiosa il filosofo Massimo Cacciari evidenzia la vacuità politica e mentale di Leyen & Co:
VON DER LEYEN SI PREPARA AL GOLPE IN UNGHERIA
L’Unione Europea è una megastruttura totalitarista e globalizzante, del tutto funzionale alle esigenze del Tanatocapitalismo Necroliberista Occidentale, e l’ineffabile Ursula Pfizer von der Leyen è sempre in prima fila nel combattere Democrazia, Diritti Sociali e Civili, Libertà dei Popoli Europei.
Ora la von der Golpen-Leyen si è prefissa di operare un regime change in Ungheria, per liberarsi dello scomodo e putinofilo Orbán, quasi sicuramente con la collaborazione attiva del Terrorista e Golpista Globale George Soros, a similitudine di quanto avvenne nel Golpe Nazista di Euromaidan in Ucràina del 2014.
Apriamo un inciso. Fin dal 1957 i criminali della CIA avevano preparato un golpe in Ucraina che “stranamente” si sarebbe svolto con lo stesso modus operandi del colpo di Stato del 2014.
Nell’agosto del 1957, la CIA elaborò segretamente piani elaborati per un’invasione dell’Ucraina da parte delle forze speciali statunitensi. Si sperava che gli agitatori anticomunisti locali sarebbero stati mobilitati come fanti per contribuire all’operazione. Un dettagliato rapporto di 200 pagine, “Fattori di Resistenza e Aree delle Forze Speciali”, esponeva i fattori demografici, economici, geografici, storici e politici nell’allora Repubblica Socialista Sovietica che avrebbero potuto facilitare o ostacolare il tentativo di Washington di innescare un’insurrezione locale e, di conseguenza, il crollo definitivo dell’URSS. […]
Il piano di invasione della CIA non venne mai formalmente attuato. Eppure, le aree dell’Ucraina che l’Agenzia prevedeva fossero le più favorevoli alle forze speciali statunitensi erano proprio quelle in cui il sostegno al colpo di Stato di Maidan era più alto. Inoltre, in un capitolo in gran parte sconosciuto della saga di Maidan, i militanti fascisti di Settore Destro furono trasferiti in massa in autobus in Crimea prima dell’occupazione della penisola da parte di Mosca. Se fossero riusciti a invadere il territorio, Settore Destro avrebbe raggiunto l’obiettivo della CIA, come delineato in “Fattori di Resistenza e Aree delle Forze Speciali”. (Kit Klarenberg, segue link)


Torniamo al Coup d’état che sta ordendo in Ungheria il dinamico duo Leyen-Soros.
A quanto pare, l’UE intende inasprire ulteriormente le sue misure interventiste negli affari interni dei suoi Stati membri. Secondo informazioni recentemente diffuse dalle autorità russe, le élite politiche europee stanno pianificando un cambio di regime in Ungheria, un Paese che si è distinto per aver capeggiato una posizione dissidente all’interno del blocco europeo. Questo caso è particolarmente grave perché evidenzia l’assoluta mancanza di libertà politica di cui godono gli Stati membri dell’UE. […]
Uno dei piani della von der Leyen sarebbe quello di portare al potere Peter Magyar, leader del partito Tisza e uno dei più accaniti oppositori di Orbán. L’SVR descrive Magyar come “leale alle élite globaliste”, motivo per cui è considerato il prossimo primo ministro se il piano per estromettere Orbán avrà successo. L’UE prevede inizialmente di finalizzare questo piano durante le elezioni parlamentari del prossimo anno; tuttavia, l’SVR ritiene che, se le circostanze lo favoriranno, l’UE potrebbe iniziare ad agire quest’anno, portando avanti i suoi piani per un cambio di regime. […]
Tutte le legittime preoccupazioni dell’Ungheria vengono ignorate dalle autorità europee, che continuano ad agire spinte dalla follia russofobica. L’UE non ha adottato alcuna misura per fare pressione sull’Ucraina affinché modifichi il trattamento riservato agli ungheresi in Transcarpazia, legittimando tacitamente la persecuzione etnica, proprio come ha fatto contro i russi per oltre un decennio. Il blocco europeo è interessato solo alla condanna irrazionale e al sostegno incondizionato della Russia a Kiev.
Conoscendo in anticipo queste informazioni, è possibile che il governo ungherese inizi immediatamente ad attuare misure per impedire il successo dell’operazione straniera. Grazie al lavoro dell’intelligence russa, l’Ungheria di Orbán dispone ora dei mezzi necessari per proteggersi dalle interferenze di un’organizzazione internazionale di cui l’Ungheria stessa è membro. Ciò dimostra solo quanto l’UE sia politicamente in bancarotta, diventando un mero strumento di ingerenza straniera, anche contro i propri membri. (Lucas Leiroz de Almeida)
Ciò spiega anche perché diventa sempre più urgente – hic et nunc – l’esautoramento e la messa in stato d’accusa e arresto di Ursula von der Leyen.


L’EUROPA SECONDO STREECK, MATTEI, FAZI, FRASER, NEIMAN, TODD, FUSARO, ORSINI, ET ALII
Per gli autori menzionati, l’Unione Europea rappresenta una sovrastruttura tecnocratica che, pur presentandosi come progetto di pace e cooperazione, ha favorito le dinamiche del neoliberismo a discapito della democrazia e della sovranità popolare. Le loro critiche convergono su diversi punti chiave, delineando una visione della UE non come un’entità neutrale, ma come un attore politico che impone un’agenda economica ben precisa.
LA CRITICA AL NEOLIBERISMO E ALLA DEMOCRAZIA
La visione di Wolfgang Streeck si concentra sulla tensione irrisolvibile tra integrazione di mercato e democrazia. Streeck sostiene che l’UE ha creato un “capitalismo di Stato” a livello continentale, dove le decisioni economiche cruciali vengono prese da istituzioni non elette (come la Commissione Europea e la BCE) e sottratte al controllo dei parlamenti nazionali. In questo modello, la democrazia viene ridotta a una semplice formalità, mentre il potere effettivo si concentra nelle mani di una élite tecnocratica che serve gli interessi del capitale finanziario.
Thomas Fazi si allinea a questa critica, mettendo in discussione la narrativa ufficiale secondo cui non ci sono alternative alle politiche di austerità. Fazi sostiene che le regole fiscali dell’UE, come il Patto di Stabilità, non sono altro che strumenti ideologici per imporre il neoliberismo e limitare la capacità dei governi nazionali di perseguire politiche economiche espansive a sostegno dell’occupazione e del welfare.
LA CRISI DELLA SINISTRA E LA MERCIFICAZIONE DELL’ESISTENZA
Nancy Fraser e Susan Neiman offrono una critica complementare. Fraser sostiene che la sinistra ha perso il suo focus sulla giustizia economica e si è concentrata eccessivamente sulle politiche identitarie. Questa svolta “progressista neoliberale” ha permesso alla destra populista di accaparrarsi le istanze di giustizia sociale ed economica, lasciando un vuoto che ha indebolito la capacità di opporsi all’agenda neoliberista della UE. Neiman, dal canto suo, critica l’abbandono dei grandi ideali di emancipazione e universalismo, a favore di una visione atomizzata e frammentata della società.
Il filosofo Byung-Chul Han porta l’analisi a un livello esistenziale, descrivendo la società contemporanea come una “società della prestazione”, dove l’individuo è un imprenditore di se stesso. Questo modello, favorito dal sistema neoliberista, porta a una mercificazione totale della vita, dove ogni aspetto dell’esistenza è misurato in termini di efficienza e produttività. Nel contesto dell’UE, questo si traduce in una costante competizione tra Stati membri, aziende e individui, che mina la solidarietà e la cooperazione.
PROSPETTIVE FUTURE: TRA CRISI E TRASFORMAZIONI
Secondo questi autori, le prospettive future della UE sono tutt’altro che rosee. L’attuale modello, basato su un’integrazione economica sempre più profonda e una democrazia sempre più svuotata, è considerato insostenibile. La crisi di legittimità è destinata ad aggravarsi, alimentando la crescita dei movimenti populisti e anti-europeisti.
Emanuel Todd offre una prospettiva demografica e storica. Todd sostiene che la globalizzazione e l’integrazione europea stanno distruggendo i legami sociali e culturali che hanno tenuto insieme le nazioni per secoli. L’UE, nel suo tentativo di creare un’identità comune artificiale, sta ignorando le differenze culturali e storiche profonde che caratterizzano i popoli europei, portando a una crescente frammentazione e a una reazione identitaria.
Diego Fusaro si concentra sulla perdita di sovranità e sul declino della politica. Egli vede l’UE come il braccio esecutivo di un “capitalismo globalista” che mira a cancellare le identità nazionali e a trasformare i cittadini in semplici consumatori. In questa visione, il futuro dell’Europa è incerto: o si assiste a un’implosione del progetto europeo a causa delle sue contraddizioni interne, o si evolve in una sorta di impero tecnocratico dove la democrazia è un ricordo del passato.
In sintesi, la visione di questi autori solo apparentemente non è una richiesta di distruzione dell’UE, e di una sua semplice, pur radicale, rifondazione.
Per loro, l’unica via d’uscita è una de-globalizzazione e una de-monetarizzazione, un ritorno a forme di democrazia e sovranità nazionali in grado di controllare il potere del capitale e di ripristinare la giustizia sociale ed economica.
Ma un’Europa de-globalizzata e de-centralizzata è esattamente il contrario di quanto propugnavano prima Funk e Hitler, poi Schuman, Monnet e Delors.
SARAH WAGENKNECHT: SOVRANITÀ ECONOMICA E GIUSTIZIA SOCIALE
Sarah Wagenknecht, economista e politica tedesca, offre una critica radicale all’attuale direzione dell’UE, non partendo da un’opposizione ideologica all’Europa, ma da un’analisi della sua deriva neoliberale. Per lei, l’UE si è trasformata in un’entità tecnocratica che serve gli interessi del grande capitale e delle multinazionali, a scapito dei lavoratori, della classe media e delle piccole imprese. Le sue tesi principali sono:
- Critica al neoliberismo: Wagenknecht sostiene che le politiche di austerità, la deregolamentazione e la competizione fiscale tra gli Stati membri hanno danneggiato le economie nazionali, aumentato le disuguaglianze sociali e depoliticizzato il dibattito pubblico. A suo avviso, l’UE non è un baluardo contro il neoliberismo, ma ne è il suo strumento principale.
- Sovranità nazionale: Wagenknecht ritiene che il trasferimento di sovranità dagli Stati nazionali all’UE abbia indebolito la capacità dei governi di agire nell’interesse dei propri cittadini. Un ritorno alla sovranità economica è per lei necessario per proteggere i settori produttivi, investire nel welfare e ripristinare il controllo democratico sulla politica economica.
- Opposizione al “progressismo neoliberale”: Wagenknecht critica apertamente quella che definisce la “sinistra woke” o il “progressismo neoliberale”, ovvero una sinistra che ha abbandonato le questioni economiche e sociali per concentrarsi su temi identitari. Questa deriva, secondo lei, ha permesso al capitale di continuare ad accumulare ricchezza indisturbato, mentre la sinistra si divideva in battaglie culturali.
- Prospettive future: Il futuro dell’Europa, secondo Wagenknecht, passa per un’inversione di rotta radicale: un’UE che torni a essere una confederazione di Stati sovrani, basata sulla cooperazione e non sulla competizione, e che metta al centro la giustizia sociale e la solidarietà tra i popoli.
ALESSANDRO ORSINI: SICUREZZA GEOPOLITICA E REALISMO POLITICO
Il pensiero di Alessandro Orsini, sociologo e studioso di terrorismo e geopolitica, non si concentra direttamente sull’assetto economico dell’UE, ma piuttosto sulla sua capacità di agire come attore geopolitico credibile e sulla sicurezza interna. Le sue analisi sono spesso controcorrente e si basano su un approccio di realismo politico.
- Realismo vs. idealismo: Orsini critica l’idealismo della politica estera europea, che spesso si basa su valori morali anziché su una valutazione pragmatica degli interessi nazionali e continentali. L’UE, a suo dire, si è dimostrata incapace di agire in modo autonomo e ha seguito acriticamente le linee guida dettate dagli Stati Uniti, come dimostrato nel conflitto in Ucraina.
- Crisi di sicurezza: Orsini sottolinea la vulnerabilità dell’Europa dal punto di vista della sicurezza, sia per la dipendenza militare dagli USA che per le minacce interne, come l’immigrazione incontrollata e l’islamismo radicale. Per lui, l’UE non è riuscita a proteggere i propri confini e i propri cittadini.
- Prospettive future: Il futuro dell’UE, secondo Orsini, dipende dalla sua capacità di svincolarsi dall’influenza americana e di sviluppare una propria politica estera e di difesa. Ciò richiede un ripensamento radicale delle alleanze e un ritorno a un approccio più “sovranista” e meno idealista, che metta al primo posto la sicurezza e la stabilità dei popoli europei.
JONATHAN CRARY: LA SOCIETÀ DEL 24/7 E LA CRISI DEL TEMPO
Jonathan Crary, critico d’arte e teorico sociale, analizza la modernità e il futuro attraverso la lente del capitalismo del XXI secolo e del suo impatto sulla vita umana. Il suo pensiero, pur non concentrandosi esclusivamente sull’UE, è cruciale per comprendere le dinamiche sociali e culturali che ne influenzano il futuro.
- Capitalismo del 24/7: Crary descrive una società in cui il tempo non è più diviso tra lavoro e riposo, ma è costantemente produttivo. Il capitalismo contemporaneo, a suo avviso, cerca di eliminare i tempi morti, il sonno e il riposo, trasformando la vita stessa in una performance continua. Questo modello mina le relazioni umane, la creatività e la capacità di riflessione critica.
- Impatto sull’Europa: Questo modello globale ha un impatto diretto sull’Europa. Le politiche economiche neoliberiste e l’enfasi sulla produttività e sulla competizione, promosse anche dall’UE, accelerano questo processo. La mercificazione della vita e la costante connessione digitale portano a una perdita di comunità e di solidarietà, valori che sono stati alla base del progetto europeo.
- Prospettive future: Il futuro dell’Europa, nella visione di Crary, non può essere semplicemente un dibattito economico o geopolitico. Richiede una riflessione profonda sulla qualità della vita, sulla riappropriazione del tempo libero e sulla resistenza alle logiche del capitalismo 24/7. L’UE, per Crary, deve scegliere tra essere un mero facilitatore di queste dinamiche o un baluardo contro di esse, promuovendo un modello sociale che valorizzi il riposo, la riflessione e la comunità.
I tre autori, pur con approcci molto diversi, condividono una profonda critica all’attuale stato delle cose e offrono una visione del futuro che richiede un cambiamento radicale:
- Wagenknecht si concentra sulla dimensione economica e politica, chiedendo un ritorno alla sovranità e alla giustizia sociale.
- Orsini si focalizza sulla dimensione geopolitica e di sicurezza, chiedendo un’Europa più autonoma e pragmatica.
- Crary si concentra sulla dimensione esistenziale e sociale, chiedendo una ribellione contro la mercificazione totale della vita.
Anche questi ultimi tre pensatori delineano un quadro in cui l’Europa è a un bivio: continuare a seguire un percorso neoliberale e disumano, o intraprendere un cammino verso un futuro più sovrano, sicuro e, in ultima analisi, molto più umano.
Tutti i pensatori che si sono focalizzati maggiormente sul conflitto russo-ucraino – mi riferisco in particolare a Todd e Orsini – hanno fornito un’esegesi chiara e incontrovertibile: La Russia ha vinto la guerra e l’Occidente europeo l’ha persa, assieme al proxy ucraino.
Chiosa Gianandrea Gaiani di Analisidifesa.it:
Un’Europa frustrata guidata da una classe dirigente inetta, esclusa dal tavolo dei grandi proprio perché prona a Washington durante l’Amministrazione Biden nel sostenere un confronto con la Russia risultato disastroso per tutti gli europei sul piano militare ed economico.
Anche Zelensky paga il prezzo di aver obbedito agli anglo-americani sacrificando l’Ucraina quando a fine marzo 2022 rifiutò l’accordo di pace messo a punto a Istanbul e che prevedeva solo la piena autonomia delle due regioni del Donbass.
Certo nessuna farà mea culpa né “autocritica costruttiva” ma in molti in Europa temono oggi di giocarsi la poltrona in seguito alla pace in Ucraina alle condizioni della Russia. Del resto posti al sole per servi e vassalli non ne sono previsti.
Che differenza abissale tra un Putin accolto tra applausi, tappeti rossi e scortato dagli F35 USA (!) ad Anchorage e una von der Leyen accolta in Cina con una navetta per turisti! La stessa differenza che corre tra un vero Statista e una mediocre e grigia funzionaria da apparatchik.
[Zelensky], come noto, non è stato l’unico assente, visto che nemmeno gli europei – destinatari solo di telefonate a posteriori da parte di Trump – erano stati invitati, a dimostrazione (o conferma, dipende dai punti di vista) dello scarso peso in questo, e molti altri degli scacchieri che contano. Per le stesse ragioni, è del tutto plausibile che nessun rappresentante del vecchio continente sarà a Washington lunedì prossimo, a dimostrazione che la Casa Bianca intende gestire la partita in autonomia, mettendo gli alleati di fronte al fatto compiuto. Alleati, giova ricordarlo, che non sembrano intenzionati ad arretrare da posizioni che appaiono ogni giorno più incomprensibili. (Paolo Arrigotti)
Il più folle e idiota milieu della trimillenaria Storia d’Europa si presenta en masse a Washington il 18 agosto e non è chiaro cosa ci vadano a fare siffatti imbucati, visto che l’unico invitato era il Ducetto di Kiev, Zelenskyy, il quale si è preso preso la briga di portarsi appresso tutta una sfilza di imbrancati contubernali sfigati.
This afternoon, I will welcome @ZelenskyyUa in Brussels.
Together, we will participate in the Coalition of Willing VTC.
At the request of President Zelenskyy, I will join the meeting with President Trump and other European leaders in the White House tomorrow.
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) August 17, 2025
Per evitare un’altra umiliazione, questa volta Zelensky si porta la “scorta” alla Casa Bianca
La marginalizzazione dell’Europa (a partire proprio dalla Leyen, passando per Macron-Merz-Starmer, fino alla Meloni e al pornoguitto Zelenskyy), rappresentata plasticamente e iconicamente nel summit ferragostano Trump-Putin in Alaska in cui gli Europei brillavano per la loro assenza, è la cartina al tornasole di un declino europeo ormai irreversibile, con tutti i politici d’Europa – nessuno escluso – che hanno dimostrato solo mediocrità e stolidità, appiattiti prima sul DEMente Biden e oggi estromessi completamente da Trump dalle decisioni che contano.
Una Breve Bibliografia assolutamente non esaustiva
Wolfgang Streeck
- “Compra il tempo: la crisi del capitalismo democratico” (titolo originale: Buying Time: The Delayed Crisis of Democratic Capitalism). In questo saggio, Streeck analizza la crisi della democrazia moderna di fronte alle pressioni del capitalismo globale, con particolare attenzione al ruolo delle istituzioni sovranazionali come l’UE.
- “Il tempo guadagnato. La crisi del capitalismo democratico” (titolo originale: Gekaufte Zeit: Die vertagte Krise des demokratischen Kapitalismus). Qui approfondisce le tensioni tra capitalismo e democrazia, sostenendo che le istituzioni europee hanno permesso ai governi di “comprare tempo” per affrontare la crisi, posticipando ma non risolvendo i problemi strutturali.
- “Globalismo e democrazia. L’economia politica del tardo neoliberismo” (Feltrinelli, 2024).
Clara E. Mattei
- “Capitalismo. Storia di un malinteso” (titolo originale: The Capital Order: How Economists Invented Austerity and Paved the Way to Fascism). Sebbene non tratti specificamente l’UE, questo libro è fondamentale per comprendere la sua analisi dell’austerità come strumento politico per smantellare i diritti dei lavoratori e consolidare il potere del capitale, un’argomentazione che applica spesso al contesto europeo.
Thomas Fazi
- “Il giorno dopo il neoliberismo” (titolo originale: The Other Side of the Coin: The European Project in a Time of Austerity). Fazi critica le politiche di austerità dell’UE e propone alternative concrete, argomentando che la crisi dell’eurozona è il risultato di scelte politiche, non di necessità economiche.
Nancy Fraser
- “Il capitalismo a una gamba sola. Saggio su come il neo-liberalismo ha rubato la sinistra” (titolo originale: The End of Progressive Neoliberalism). Fraser analizza l’ascesa di un “neoliberismo progressista” che unisce una politica economica liberale a una politica identitaria, mettendo in discussione la capacità della sinistra di contrastare il capitale.
Susan Neiman
- “La sinistra non è woke” (titolo originale: Left Is Not Woke). Neiman critica la deriva identitaria e frammentata di una parte della sinistra, sostenendo la necessità di un ritorno agli ideali universali di giustizia, uguaglianza e ragione, concetti che possono essere applicati alla critica del progetto europeo.
Byung-Chul Han
- “La società della stanchezza” (titolo originale: Müdigkeitsgesellschaft). In questo saggio, Han descrive una società del “progetto” e della “prestazione” che induce burnout e depressione. Questa analisi può essere utilizzata per criticare l’enfasi dell’UE sulla competitività e sulla produttività, a scapito del benessere umano.
- “Psicopolitica” (titolo originale: Psychopolitik: Neoliberalismus und die neuen Machttechniken). Han esplora come il neoliberismo controlli e sfrutti la psiche umana, un’analisi rilevante per comprendere le dinamiche di potere nell’UE.
Diego Fusaro
- “Europa e capitalismo”. Fusaro critica l’UE come un’entità tecnocratica che serve gli interessi del capitale globale e mina la sovranità nazionale.
- “Filosofia come politica e rovesciamento della prassi”. Questo libro è un manifesto del suo pensiero, che si concentra sulla necessità di un ritorno alla sovranità e alla politica come mezzi per contrastare l’egemonia del neoliberismo.
Jonathan Crary
- “24/7. Il capitalismo e la fine del sonno” (titolo originale: 24/7: Late Capitalism and the Ends of Sleep). Crary analizza come il capitalismo contemporaneo cerca di eliminare il tempo non produttivo, inclusa la vita notturna e il sonno. Sebbene non tratti direttamente l’UE, le sue argomentazioni sono rilevanti per comprendere la cultura del lavoro e della produttività che caratterizza le politiche economiche europee.
Emanuel Todd
- “La caduta dell’impero: l’ora americana” (titolo originale: La Chute de l’empire: l’heure américaine). Todd analizza le dinamiche geopolitiche e demografiche che hanno portato al declino dell’Impero Americano e l’ascesa di nuove potenze. Le sue riflessioni sulle trasformazioni storiche e demografiche sono utili per un’analisi più ampia delle dinamiche geopolitiche dell’UE.
- “La sconfitta dell’Occidente” (Fazi Editore), a cui fa riferimento il titolo di questo saggio dello storico e sociologo francese Emmanuel Todd – bestseller in Francia con oltre ottantamila copie vendute –, è duplice. Si tratta infatti di una sconfitta esterna, la guerra in Ucraina, ma soprattutto di una sconfitta interna: il declino demografico, morale ed economico delle società occidentali.
Sahra Wagenknecht
- “Le mie tesi contro l’establishment” (titolo originale: Meine Thesen gegen die Etablierten). Wagenknecht, politica e economista tedesca, critica il neoliberismo e l’eccessiva globalizzazione, offrendo una prospettiva da sinistra che si allontana dalle politiche identitarie e si concentra sulle questioni di classe e giustizia sociale. Le sue posizioni sono pertinenti alla critica delle politiche economiche dell’UE.
Alessandro Orsini
Ultima modifica: 19 agosto 2025
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Great.
Chapeau.