La Potenza Katechontica

by Seyan / mercoledì, 26 settembre 2018 / Published in Senza categoria

LA POTENZA KATECHONTICA.

Pubblichiamo un interessante e stimolante intervento pervenutoci dal Gruppo di Lavoro Offrire Sostegno Spirituale alla Buona Politica”, intitolato


«SAPRÀ LA “RETE DISVELAZIONISTA” ITALIANA FARSI POTENZA KATECHONTICA?»


Il compianto Leonardo Sciascia ebbe ad affermare che la fenomenologia mafiosa era venuta ad includere (correva l’anno 1987) una nuova categoria, quella dei “professionisti dell’antimafia”.
Categoria, aggiungiamo noi oggi, estesasi ad includere: preti, sociologi, pedagogisti, pubblicitari, attivisti e militanti delle più diverse specie.

Al fenomeno cui sopra è possibile accostare –  lo ammettiamo, in modo forzato e strumentale – altre categorie: anti-fascisti senza fascismo; anti-razzisti senza razzismo, iper-europeisti senza Europa. L’Europa vera, dei popoli e delle nazioni, non quella: del IV° Reich della Merkel; delle banche e dei burocrati a busta paga del capitalismo mondialista.

Si dirà: nulla di nuovo sotto il cielo ove ci si deve tutti industriare (e non potendo far altro, val bene intrupparsi, per esempio, in Coop, ONG e associazioni varie di volontariato) pur di dare risposta alle primarie esigenze di vita che, comunque, non sono esclusivamente quelle connesse alla sussistenza fisica di ognuno.

Ovviamente ne esistono altre: di natura psicologica ed emozionale; di relazione e status, che possiamo definire esistenziali e certamente non sono meno importanti delle materiali. Il benessere personale, infatti, è imprescindibile dalla dimensione sociale, la sola a poter dare “significato” alle vicende individuali, anche permettendo, spesso, “l’identificazione” – provvidenziale per la stabilità dell’Io – con una nobile funzione, un’importante ruolo. Mentre, in realtà, a volte, ci si limita a recitare una parte, svolgendo, magari inconsapevolmente, tristi ruoli: cinghia di trasmissione del potere; valvola di sfogo di frustrazioni sociali; camera di compensazione per stress e tensioni causate da alienanti dinamiche connesse ad innaturali stili di vita; supporter di una pratica (politico-economica) dell’asservimento dei deboli e schiavizzazione degli ultimi. Tutto ciò, spesso accompagnando il proprio agire individuale con la stupida presunzione propria delle mosche cocchiere di ogni regime.

Più avanti entreremo nello specifico, onde dare senso compiuto a questo inusuale intervento che prelude una concreta iniziativa, avviata – è doveroso precisarlo – per merito di isoladiavalon.eu, motivo per il quale ringraziamo Seyan.

A questo punto occorre una digressione/riflessione sull’operato di altre due categorie professionali al servizio dell’imperante regime: quella degli intrattenitori e quella degli imbonitori. Accolite di squallidi figuri privi di qualsivoglia dignità, ignari di etica e deontologia professionale, che pur ardiscono essere rispettivamente considerati: giornalisti gli uni e autori di satira politica gli altri.
Prima di procedere oltre, precisiamo non esserci sbagliati nell’attribuire ai primi il compito di intrattenere, stordendo ed obnubilando.
Ai secondi, quello di decerebrare, per il tramite dell’ilarità, provvedendo alla somministrazione di verità preconfezionate; anche se i due ruoli, quello dei gazzettieri e quello dei giullari di corte, spesso coincidono; Zoro docet.

Per completezza è opportuno fare un’ulteriore precisazione, potendosi identificare nelle file degli pseudo giornalisti, due sotto-categorie: quella dei professionisti dell’ottundimento delle intelligenze, per il tramite della mistificazione e manipolazione dei dati di realtà; analisti o commentatori.
Quella dei vocati alla pratica della mitridatizzazione delle coscienze, ottenuta con la massiva denuncia di scandali, malversazioni e abomini di varia natura; reporter, giornalisti d’inchiesta e via dicendo.
A ben rappresentare questi ultimi: Riccardo Iacona, che pubblicamente ha ammesso la propria indifferenza per il fatto che nessun provvedimento concreto faccia mai seguito alla denuncia degli scandali resi pubblici nella sua “Presa Diretta”; rivendicando quale unico suo compito il documentare e rendere di pubblico dominio quanto è di pubblico interesse. Appunto, anestetizzare le volontà, mitridatizzando le coscienze.


https://angelafrancia.wordpress.com/2017/09/10/ecco-perche-nessuno-si-ribella-al-sistema/

http://www.deciba.it/component/k2/item/26-ecco-perche-accettiamo-qualsiasi-sopruso-e-nessuno-si-ribella


Per obbligo di verità ammettiamo anche esserci giornalisti, seppur rarissimi, ancor degni d’essere così chiamati, in quanto da tali operano. Questi quasi eroi agiscono, fra innumeri difficoltà, assolvendo esemplarmente all’importante funzione che il sistema democratico attribuiva, ab origine, alla Stampa. Fra quelli che più stimiamo, a prescindere dalle rispettive ideologie professate, citiamo: Fulvio Grimaldi, Claudio Messora, Giampaolo Rossi, Massimo Fini, Marcello Foa, Maurizio Blondet.

Eccoci, infine, al punto cui intendevamo condurvi, alla questione che volevamo porre: quella concernente le reali motivazioni che muovono all’azione gli encomiabili blogger (a volte famosi, spesso misconosciuti) che nell’insieme rappresentano l’unico, imprescindibile, punto di riferimento per quanti ancora credono nella possibilità: di un pensiero libero, di una società libera; insomma nella salvaguardia di quel che resta della nostra democrazia.

Ma, in realtà, è effettivamente così? Le sopra indicate lodevoli motivazioni sono sempre e comunque alla base dell’operato di questi paladini dell’informazione non condizionata? Quanti, invece, similmente ai soggetti cui si è fatto cenno nella prima parte del presente contributo, soggiacciono alle “dinamiche gratificatrici e consolatorie”, soprattutto di ordine psicologico, delle quali abbiamo già detto? A tal riguardo può non essere superfluo richiamare la precedentemente evocata immagine dei “professionisti dell’antimafia” che fondano le proprie fortune sul persistere del potere mafioso che continua a prosperare ed espandersi.

Lungi da noi pensare possa corrispondere, anche in minima parte, allo stereotipo “NAPALM 51”, il comportamento degli attivisti della rete (che meritoriamente operano, come già detto, a salvaguardia di quel che resta della disastrata democrazia italiana) ma è l’esperienza fatta, che ci ha resi edotti, in più circostanze, sull’essere divenuti alcuni, pur valenti, blogger, appassionati professionisti della contro-informazione, ma privi di autentica voglia di cambiamento; interessati esclusivamente alla continua produzione di: post, video, interviste, commenti…

Azione certamente utile anche questa, essendo l’unico controcanto allo storytelling prodotto dall’imperante mainstream, ma insufficiente a contrastare efficacemente la virulenta azione di un potere reso, ora, idrofobo, dalla paura di perdere gli enormi mezzi di coercizione mentale e  sociale ad oggi detenuti; vedasi la recente vicenda relativa la normativa UE sul copyright. Vanno in tale direzione, suscitando un senso di vaga inquietudine, anche le dichiarazioni fatte da Riccardo Formigli e Giampaolo Pansa, nel corso della puntata di “Otto e Mezzo” di Martedì 18.9 u.s. In tale trasmissione, infatti, si sono manifestate le preoccupazioni della Gruber e del Formigli, per la tenuta del sistema informativo nazionale, dello stato e del ruolo della stampa, messa in crisi [sic!] dal pericoloso avanzare dell’informazione “non mediata” dagli “organismi ufficiali deputati” alla trasmissione delle informazioni.  Il riferimento era alla Rete, pericolosissima fucina di “…fake news capillarmente diffuse da personal computer e telefonini…”. Il Pansa, disgustato oltre misura dall’incapacità, sciattezza, inconcludenza e pericolosità dell’attuale governo, ha dato la stura ad allarmate – ed allarmanti – esternazioni paventanti ed allo stesso tempo preconizzanti l’eventualità di un colpo di stato militare.



Insomma, un altro inquietante messaggio, segno della particolarità dei tempi attuali, che ben dimostra come in effetti sia concreto il pericolo di una soppressione – ancorché sempre negata dal regime – della libertà di stampa nel nostro Paese.

Ma torniamo, per gradualmente avviarci alla conclusione, al punto focale della questione che il presente intervento ha inteso sollevare. Ovvero, il tentativo di segnare un discrimine fra quanti intendono “lucrare”, per svariati motivi, a volte inconsci, d’interesse personale, sull’inesistenza di un libero sistema informativo e quanti, viceversa, auspicano una reale libertà di stampa e per essa sono disponibili a concretamente attivarsi e attivamente cooperare. Il nostro contributo è la proposta d’indizione di un pubblico incontro – fisico, non telematico – aperto a tutti quelli che decideranno di riproporre e offrire ai propri utenti, il presente documento; avendo cura di darne notizia, lasciando sotto un commento, a l’isola di Avalon.
Lo scopo è quello d’acquisire maggiore “agibilità operativa”, onde verificare la possibilità di dar vita ad un network di collegamento nazionale che garantisca, a breve-medio termine, concreti spazi d’azione e idonei strumenti di salvaguardia. Ad iniziare dall’istituzione di un servizio di consulenza ed assistenza legale dedicato a tutti gli operatori della Rete che decideranno di aderire. Ovviamente ogni vostro suggerimento, proposta, contributo di qualsivoglia natura, nell’eventualità dovessero pervenire, saranno tenuti nella massima considerazione.

La titolazione data al presente documento fa riferimento ad un invito rivolto al Governo Italiano dal filosofo Diego Fusaro. Parafrasandolo, ci si auspica, per il bene di tutti gli Italiani e non solo essi, che la Rete voglia, possa e sappia farsi, quanto prima e concretamente, potenza katechontica.

Gruppo di Lavoro Offrire Sostegno Spirituale alla Buona Politica

https://www.ellemmeromagrigento.com/politica-e-spiritualita


potenza katechontica



 

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