Diavolo Soros. Conte, l’Avvocato di Soros. Quarta Parte.

by Seyan / domenica, 01 settembre 2019 / Published in La Cabala

IL DIAVOLO SOROS.
CONTE, L’AVVOCATO DI SOROS.

QUARTA PARTE.


Il Diavolo Soros.  Useremo questa locuzione per riecheggiare satiricamente Gad Lerner, “Se Soros diventa il diavolo”. Giuseppe Conte, l’Avvocato di Soros.


La crisi del governo gialloverde, innescata dalla decisione “sciagurata” di Matteo Salvini di sfiduciare il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, si è indirizzata verso una soluzione (apparentemente) inaspettata: un accordo M5S e PD con Premier (ancora) Conte.

Il Conte-bis. o, come impongono i piddisti, il Conte 2.0.



IL CONTE 2.0

E’ ovvio che un governo che nascerebbe solo per salvare le cadreghe (Conte, Di Maio & Co.), evitare le elezioni (Renzi & Co.), ed impedire a Salvini di andare al voto anticipato per lucrare la tumultuosa crescita elettorale (Soros, Macron, Merkel, UE, FMI, BCE, CGIL, Travaglio & Co.), risulti maieuticamente più un feto deforme tenuto in vita artificialmente, che un progetto sano e valido.

Tanto che la dizione più diffusa, più che governo giallo-rosso, è quella di governo giallo-rissa.

In prima battuta, nel segno della discontinuità, Zingaretti avrebbe preteso un nuovo Presidente del Consiglio, ma i Grillini, su pressione di Beppe Grillo – che afferma di interloquire direttamente con Dio e Bergoglioapprova – e dietro esplicita richiesta di Conte, hanno puntato i piedi. Poi è cominciata la vera discussione, non sui programmi – che sembrano essere ininfluenti per coloro i quali dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno (facendosi aprire a loro volta e convertire al cadreghismo) – ma sulle poltrone, appunto.



Di Maio cerca di portarsi a casa la conferma a vice-premier e la poltrona da Ministro degli Interni ma, soprattutto per la seconda, è difficile che possa spuntarla. E’ probabile che tutti gli “uomini del Presidente” (quelli voluti da Mattarella) Tria, Moavero, Trenta, verranno confermati.

Sembra che il presidente della Repubblica Mattarella abbia ricordato allo scalpitatante Conte che, ai sensi della Carta Costituzionale, il presidente del Consiglio “dirige la politica generale e ne è il responsabile, mantiene l’unità di indirizzo politico e amministrativo, promuove e coordina l’attività dei Ministri”.

In brevis, la responsabilità delle decisioni prese collegialmente dal Consiglio dei Ministri sarà soltanto sua, in caso che la “Salsa Aurora giallo-rosa” approdi in porto e sempreché non inacidisca in fretta, essendo posta sopra tranci di tonno marcescenti.

Conte non potrà più glissare addossando la responsabilità delle decisioni prese alla gestione politica dei due ex Dioscuri, Salvini e Di Maio.



IL TRASTORMISMO DEI GRILLINI E DEL “BISCONTE DIMEZZATO”

Ne abbiamo già parlato in “Grillini voltagabbana e il Capitano Autoaffondato”, ma è utile spendere qualche parola sul Trasformismo.

«Se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file, se vuole accettare il mio modesto programma, se vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?» (Agostino Depretis, discorso tenuto a Stradella, 8 ottobre 1882).


Nella storia della politica italiana il trasformismo emerse dopo il 1880 nel Regno d’Italia, come prassi comune ai gruppi parlamentari, di Destra e Sinistra, di variare le maggioranze in base a convergenze d’intenti su problemi circoscritti anziché su programmi politici a lungo termine. […]


Nella politica moderna, il termine trasformismo ha acquistato una connotazione prettamente negativa. Viene infatti attribuito: a) ad azioni chiaramente dettate dallo scopo di mantenere il potere o di rafforzare il proprio schieramento politico; b) alla consuetudine di evitare il confronto parlamentare e ricorrere a compromessi, clientelismi e sotterfugi politici, senza tenere conto dell’apparente incoerenza ideologica di certi connubi o consociazioni. Conseguenze negative in tal senso sono: lo scadimento del dibattito politico (viene a mancare una vera alternanza al potere), l’allontanamento del sistema politico dall’interesse collettivo verso il sistema paese (poiché il sistema politico obbedisce a logiche interne di proprio interesse, con spregio della responsabilità verso gli elettori) e, in ultimo ma non per ultimo, la dimostrazione di scarsa moralità da parte dei parlamentari agli occhi dei cittadini elettori. (Wikipedia, voce Trasformismo)


Il movimento 5 Stelle, nato per opporsi allo scadimento morale dei partiti della Seconda Repubblica, con la continua presenza di decine se non centinaia di Parlamentari pronti a cambiare schieramento, invece di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno, è divenuto esso stesso il tonno pescato dal PD, il Partito delle Diseguaglianze  e dell’Immigrazionismo che perde sempre le elezioni ma finisce sempre al Governo.

Un partito che rovesciasse completamente non solo le alleanze, ma addirittura l’intero programma sociale e politico, non si è mai visto neanche in Italia. Anzi, i programmi sembrano non contare assolutamente niente al di là di qualche feticcio come i 10 punti di Di Maio (poi divenuti 20) e i 5 di Zingaretti, giusto per salvare la faccia.

Ciò che sembra contare per i Grillini è solo il mantenimento del potere.

“Il Potere non è un mezzo, è un fine. […] Il fine del potere è il Potere” (O’Brien a Winston Smith in 1984)



E SUL BISCONTE…

Riportiamo le parole di Giorgio Cremaschi ex presidente della FIOM, molto più lucido del suo ex collega Landini sul biscontismo trasformista:


Siamo di fronte a piccoli personaggi frutto della selezione a rovescio della classe politica, prodotta dalla caduta delle alternative vere, non ci sono più destra e sinistra. […] Il risultato sono leader che si gonfiano e si sgonfiano velocemente ed il cui principio guida è quello sarcasticamente sintetizzato da una battuta di Groucho Marx: questi sono i miei principi, non vanno bene? Ne ho degli altri.

Il governo Bisconte nasce con un presidente del consiglio che aveva definito il governo gialloverde la rappresentanza politica della voglia di cambiamento degli italiani e che ora guida una maggioranza politica opposta. […] Delle giravolte di Di Maio per ragioni di spazio ricordiamo solo l’ultima: mai col partito di Bibbiano. Zingaretti a sua volta ha dovuto rovesciare la posizione che aveva concordato con Salvini: elezioni subito. Non solo ha dovuto smentire questa sua irrinunciabile scelta, ma anche quella successiva: no al Conte bis. E lo ha dovuto fare perché Renzi, che nel passato aveva minacciato la scissione se Il PD si fosse alleato con il M5S, ora la minacciava se non avessero governato assieme. […]


E i programmi? La sola cosa chiara è che i Cinquestelle hanno votato il Decreto Sicurezza bis con la Lega, che a sua volta con il PD ha votato il TAV e condivide l’autonomia differenziata. Alla fine i tre partiti che litigano sul governo hanno il 99% dei programmi in comune.


Questo governo nasce con la benedizione di Trump e Ursula von der Leyen, della Confindustria che vuole soldi, di Grillo che vuole i tecnici e di Landini che chiede il ritorno al consociativismo sindacale. E i mercati festeggiano e comandano. Tutto ciò garantisce un governo di pura continuità con tutti i governi passati, compreso l’ultimo. E la soddisfazione, che in molti abbiamo provato, per la pessima figura di Salvini politicamente non vuol dire nulla. Anzi va tenuta nello stesso conto di quella di un tifoso che gioisca per la sconfitta di una squadra antipatica, mentre la propria va in serie B.

Non c’è nulla di consolatorio nel governo BisConte, che anzi annuncia un nuovo degrado della politica italiana: il biscontismo ultima versione del trasformismo. Di un trasformismo che annuncia la fine del conflitto tra destra e sinistra, perché in realtà tutto il confronto politico ufficiale avviene tra diverse versioni della destra. [Il grassetto è nestro, nota di Seyan]


Ciò che è difficile ma indispensabile oggi, è costruire una alternativa e una rottura con tutto questo, sul piano sociale, economico, politico e anche culturale. Questo il compito di chi non si rassegna che, agli anni della disastrosa alternanza tra Prodi e Berlusconi, seguano quelli in peggio tra Conte e Salvini. Dobbiamo fermare il degrado risalendo alle, e affrontando le, sue cause. (Giorgio Cremaschi, “No al biscontismo ultima variante del trasformismo”)

Conte ha affermato che il suo sarà il Governo della ripresa del dialogo con la UE, provocando l’esultanza dell’intera UE e in particolare del suo Richelieu, George Soros. Da Avvocato del Popolo Italiano ad Avvocato della UE di Soros, il cambio di casacca è stato davvero breve e repentino.



LA FIGURA DI CONTE

Non possiamo non rimarcare che Giuseppe Conte, fino all’inconsula crisi del Ferragosto 2019, ha gestito come meglio non sarebbe stato possibile la figura istituzionale del Presidente del Consiglio, tenuta a mente la sua condizione di Vis-Conte dimezzato, con i pieni poteri attribuiti ai due Dioscuri Salvini e Di Maio.

Elegante, pochettato, sobrio, Conte ha mostrato uno stile diplomaticamente garbato che ha sempre provveduto al meglio ad arrotondare le asperità prodotte dei due ruvidissimi e non incliti vicepremier.

Risulta, però, del tutto inopinato che egli abbia fatto di tutto per rimanere in carica pur sapendo che ora dovrà assumersi la responsabilità di indirizzo politico di un esecutivo il cui programma è esattamente all’opposto rispetto al Contratto di Governo M5S-Lega stipulato nel 2018.

In nuce, i suoi intenti sono i medesimi della Penelope di Ulisse: disfare la trama di quanto tessuto negli ultimi 14 mesi.

Gli stessi leccons che prima lo criticavano aspramente nei media, oggi intingono la penna nella bava per illustrarne alti meriti e capacità. Uno dei pochi a sottrarsi all’elogio del biscontismo è il ricco radical chic Roberto Saviano.




CONTE 2.0. QUANTA CREDIBILITÀ?

Citiamo un articolo pregnante di Marco Gervasoni”, “Conte-bis sarebbe una barzelletta”:


Provate a immaginare se nel 1990 Meggie Thatcher, messa in minoranza dal suo partito, i Conservatori, invece di dimettersi, avesse cercato di varare un Thatcher bis con l’appoggio dei Liberali o dei Laburisti. O, per stare all’attualità, se Merkel, di fronte alle bizze dei socialdemocratici, decidesse di sostituirli con i Verdi, senza passare dal voto. Nel primo caso gli inglesi avrebbero circondato Westminster con forconi e torce, nel secondo i tedeschi protesterebbero duramente, anche se alla loro maniera. Nelle vere democrazie sono casi da barzelletta o da romanzo distopico. Nelle democrazie incompiute, come la nostra, invece sta accadendo. Lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ha presieduto una maggioranza ora frantumata, si appresta a esercitare il medesimo ruolo, solo sostituendo un pezzo di quella con l’opposizione. Ribaltone o operazione da palazzo sono solo gentili eufemismi. Si tratta, per utilizzare un termine politologico, di una gigantesca porcata. Non a caso negli annali del parlamentarismo italiano, che pure in fatto di intrugli possiede una lunga e ricca storia, mai a questo livello si era giunti.


Alcuni laudatores del costituendo governo stanno cercando precedenti nella storia. Ma, non essendocene, sono costretti a falsificarla.


E’ vero. Non è mai successo che il partito di maggioranza cambiasse del tutto colore politico alla sua azione di governo, pur di rimanere attaccato alla poltrona. Ripetiamo, in passato tanti parlamentari hanno fatto il salto della quaglia da un gruppo parlamentare all’altro che era al governo, ma che un partito tradisse completamente il mandato ricevuto dai suoi elettori non è mai avvenuto.

Alcuni palafrenieri del governo giallo-rissa o giallo-fucsia cercano di spacciare come precedente il Governo Andreotti III, ma, conclude Gervasoni,


[esso] fu rafforzato dal voto favorevole di tutti i partiti (tranne Msi, liberali e radicali), in particolare di quello del Pci di Berlinguer. Quindi non vi fu sostituzione della maggioranza con l’opposizione, ma un suo allargamento: in ogni caso il Pci non entrò al governo e  l’Andreotti III rimase un monocolore Dc.


Per quanto Andreotti fosse uno spregiudicato tessitore di trame di palazzo, questa pensata di Conte e dei 5 Stelle (ma solo loro?) richiede un pelo sullo stomaco di cui persino Belzebù era privo. Pelo che invece possiede Giuseppe Conte. Il quale, se l’operazione andrà in porto, passerà alla storia come il primo presidente del Consiglio ad aver guidato, senza passare dal voto e senza soluzione di continuità, anzi in poco più di quindici giorni, due governi composti da maggioranze non solo diverse, ma opposte tra loro.


Un guinness dei primati non solo italiano; un caso del genere non si è mai avuto in nessuna democrazia europea […], Sì perché, la porcata in corso (su cui il presidente della Repubblica dovrebbe avere qualcosa da ridire) è resa possibile da mille fattori; ma soprattutto dalla decomposizione, ormai giunta allo stato di necrosi, del sistema parlamentare italiano. Come successo altre volte nella storia, anche nazionale, l’apoteosi del parlamentarismo rischia di portare non solo alla sua fine: ma anche a quella del parlamento tout court.


Inaccettabile l’ennesimo governo che ha a bordo gli «spocchiosi Piddini», che perdono sempre le elezioni ma riescono sempre riacciuffare le poltrone governative. Turiferari e corifei del Capitalismo Totalitario di George Soros.


 



DIETRO LA CADUTA DEL “CAPITANO” IL NUOVO ORDINE MONDIALE DI GEORGE SOROS

Immagino che ora presunti debunkeristi si alzeranno dalle loro puteolenti latrine agitando un sozzo rotolo di carta igienica e ululando, GOMBLODDO, GOMBLODDOOOHHH!

Invece essi vengono smentiti da uno dei giornalisti di punta di Repubblica, Massimo Giannini, che parla espressamente di “Nuovo Ordine Mondiale”, subito fulminato dalle occhiatacce di Telese e Parenzo che hanno l’espressione di “Min…, queste cose vanno tenute nascoste alle plebi!“.



Giannini, pentitosi, cerca di ridimensionare l’enorme impatto concettuale del termine, ma ormai “Nuovo Ordine Mondiale” è stato sdoganato proprio dai Mainstream Media.

Partiamo con ordine.

Abbiamo ampiamente dimostrato che il Capitalismo Totalitario ha sconfitto e sostituito del tutto le altre fedi neognostiche, il Nazifascismo e il Comunismo.

Abbiamo ampiamente dimostrato che il Gran Maestro della Cabala Massonica Mondiale Contro-iniziatica, George Soros, è il Conducator del Capitalismo Totalitario.

Nei suoi studi il filosofo neocomunitarista Costanzo Preve ha sviluppato, arricchendola di prove, la teoria che l’attuale Capitalismo in fase terminale lavori per la distruzione-liquidazione degli Stati Nazionali, poiché essi rappresentano l’unico baluardo per la tutela dei diritti sociali dell’individuo: lavoro, salute, tutela, sicurezza.

La globalizzazione, quel cancro internazionalista tanto apprezzato dai deleuziani come Toni Negri e dai derridiani nichilisti radical chic à la Eco ha un unico fine: permettere ai cabalisti, che già posseggono la gran parte ricchezze mondiali, di impossessarsi della residua parte e ciò può essere ottenuto solo liquidando definitivamente gli Stati-Nazione e i confini nazionali.

George Soros è lo psicopatico degli psicopatici che, per imporre la Società Aperta mondiale dominata solo dalle demoniache leggi del Mercato, non ha esitato ad organizzare, grazie a sinergie con CIA, NSA, NATO, Dipartimento di Stato USA, sanguinosi golpe, rivoluzioni colorate, primavere arabe, primavera vaticana, Rivolta di Piazza Tienanmen, rivolta degli Ombrelli di Honk Kong, Euromaidan, speculazioni colossali ai danni delle monete nazionali, tentativo di liquidazione dello Stato Siriano mediante l’Isis – una creatura del Deep State USA -, Armi di Migrazione di Massa per destabilizzare gli Stati Occidentali, dagli USA alla UE.

Posso continuare all’infinito, ma un dato è assodato: George Soros non si comporta come un ricco “filantropo” ma agisce come il Presidente Ombra dell’Ordine Mondiale Globalista e come Führer del neo Impero Carolingio conosciuto come UE.


Conte

Il neo Impero Carolingio – UE, dominato dal Führer George Soros. Immagine satirica.


Soros può contare sulla collaborazione del Deep State USA, di tutti i politici della Ur-Sinistra Globalista come Blair, Clinton, Hollande, et similia, dell’ONU, FMI, Banca Mondiale, BCE, NATO, e di tutti i mainstream media mondiali con il relativo codazzo di pennivendoli.

Senza contare l’appoggio di un’enorme massa monetaria. Tutti i Satrapi globali sono con lui, i Rothschild, i Rockefeller, i Koch, Bezos, Gates, Buffett, Gore, per non parlare delle Corporazioni globali come Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Black Rock, Apple, Microsoft, Google, Facebook, etc. etc.

Parliamo di una massa monetaria di decine e decine di migliaia di miliardi di dollari, tra capitalizzazioni di borsa, attività finanziarie, titoli di debito pubblico, fondi di investimento, liquidità, obbligazioni, fondi neri, oro…

Quando si parla dei Mercati che decidono della vita delle Nazioni, si parla di George Soros.

Parafrasando George Orwell, il denaro non è un mezzo, è un fine, e il fine del denaro è produrre altro denaro. Ma il denaro, il Liberalismo e il Capitalismo Totalitario porteranno presto l’attuale civiltà umana all’estinzione.

Nessuno che abbia letto una rivista d’affari negli ultimi anni può ignorare che in questi giorni ci sono davvero investitori che non solo spostano denaro in previsione di una crisi monetaria, ma effettivamente fanno del loro meglio per innescare tale crisi per divertimento e profitto. Questi nuovi attori sulla scena non hanno ancora un nome standard; il termine che propongo è ‘Soroi‘. (Paul Krugman, Premio Nobel per l’Economia 2008)

Il fine dell’accumulazione capitalistica è l’accumulazione di altro denaro. Gli antinomici Soroi sanno perfettamente che le loro speculazioni portano e porteranno a morte miliardi di donne e bambini. Ma questo fatto li eccita ancor di più.



NON E’ UN GOLPE, MA…

poco di manca.

Come chiosa rettamente Nicola Porro citando uno dei Padri Nobili della Costituzione Italiana, Costantino Mortati:


Sembra più consono all’indole di governo parlamentare considerare la presunzione di concordanza fra corpo elettorale e parlamentare (presunzione che sta alla base della podestà di quest’ultimo di determinare l’indirizzo politico generale dello stato, vincolante gli altri organi) non assoluta, ma relativa, subordinata cioè alla possibilità di un accertamento in ogni momento della sua reale fondatezza. E poiché ciò è ottenibile attraverso la consultazione del corpo elettorale, da effettuare con lo scioglimento anticipato delle camere o con il referendum, occorre affidare ad un organo indipendente dal parlamento un compito siffatto, diretto alla constatazione di eventuali disarmonie fra corpo elettorale e parlamento. Tale organo dovrebbe essere appunto il Capo dello Stato, ed a lui pertanto rimane affidata quella parte della funzione del governo consistente in una suprema sopraintendenza dell’attività degli altri organi costituzionali, non allo scopo di indirizzarla in un senso o nell’altro intervenendovi attivamente, bensì solo per compiere presso gli organi stessi un’opera di segnalazione delle eventuali gravi disarmonie che potessero rilevarsi rispetto al sentimento o alle esigenze espresse dal popolo, o per effettuare un appello al popolo stesso, attraverso l’impiego dell’istituto dello scioglimento anticipato, quando vi siano elementi tali da renderlo necessario o anche solo opportuno”. Costantino Mortati (Istituzioni di Diritto Pubblico, Cedam 1958, Pagg. 369+370)


Invece, nel caso de quo, il presidente della repubblica ha accettato una soluzione del tutto assemblearista, che rappresenta, de facto, una vera e propria decostruzione della democrazia rappresentativa, che ha come sbocco finale la postdemocrazia postulata da Colin Crouch.

D’altro canto Mattarella non è costituzionalmente tenuto a rispettare il sentiment del Popolo italiano che è contrario, in maggioranza, al papocchio giallorosso, neanche è tenuto formalmente ad interessarsi del fatto che verrà introdotta presto una patrimoniale che colpirà ulteriormente il già impoverito ceto medio italiano, per la gioia del Capitalismo Totalitario dei Soroi e soprattutto del FMI, che reclama una feroce tassazione della prima casa degli Italiani, se non addirittura quella che rappresenterebbe una vera e propria requisizione di massa: l’ipoteca forzosa su tutti gli immobili degli Italiani (a parte, ovviamente, quelli di Bergoglio l’Antipapa).

Ovviamente, Mattarella sa perfettamente che se si votasse oggi, la Destra avrebbe la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Ma i Mercati hanno posto il veto ad ogni possibilità di nuove elezioni generali se queste possono dare i “pieni poteri” richiesti da Matteo Salvini e bloccare per sempre l’Armata della Migrazione di Massa di George Soros.



D’oggi in poi, dalla Patrimoniale ai danni del ceto medio fino alla riproposizione dell’Italia come Campo Profughi UE, la responsabilità politica non può che ricadere sul presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte. Correttamente. il Capo dello Stato lo ha rimarcato, prima del conferimento dell’incarico.

Lo ripetiamo, l’esultanza di Soros, Macron, Merkel, von der Leyen, Bergoglio, Mercati, banksters, pennivendoli di regime, riecheggia cupamente l’esultanza per la nomina di Mario Monti, il primo Terminator d’Italia, che l’unico Ministro Italiano dell’Economia non nominato dalle organizzazioni internazionali antistatuali negli ultimi vent’anni, Giulio Tremonti accusava pubblicamente di tradimento:


«Più che scandaloso, il paragone tra Mario Monti e Alcide De Gasperi è penoso. Monti è solo il temporaneo Gauleiter (dell’Italia. Come un podestà straniero». Giulio Tremonti non riesce a metabolizzare la sorpresa per il Professore che nella conferenza stampa di fine anno si è paragonato al grande statista. «Nelle mie prime uscite da presidente del Consiglio» ha azzardato Monti «mi sono trovato in una situazione che mi ha fatto venire in mente le prime parole di De Gasperi alla conferenza di pace di Parigi il 10 agosto 1946: “Prendendo la parola in questo consesso mondiale, sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me”». In realtà, per l’ex ministro dell’Economia leader del movimento 3L (Lista lavoro e libertà) alleato della Lega, Monti ha fatto gli interessi di Berlino più che di Roma, e scherzosamente gli ricorda il protagonista di Cognome e nome: Lacombe Lucien, film di Louis Malle del 1974 in cui «il contadino collaborazionista Lucien Lacombe va in giro.


Da Conte 2.0 a Terminator 2.0 il passo è breve.


Conte 2.0

Conte 2.0. Immagine satirica.



LA PATRIMONIALE, TOMBA DEL CETO MEDIO

IL FMI, così come la UE e la CGIL, chiedono a gran voce al Bisconte di introdurre una dura patrimoniale che colpisca soprattutto le prime case degli Italiani, come se la casa fosse un patrimonio e non un diritto sociale sancito dalla Costituzione.

Lo ripetiamo: George Soros odia la Costituzione Nazionali impostate sui Diritti  Sociali e sull’Antifascismo come la nostra; egli cercò di cassarla con la “schiforma” Costituzionale del 2016 senza però riuscirci. Già nel 2013 JPMorgan Chase, appartenente all’oggi defunto Gran Maestro della Cabala Mondiale, David Rockefeller, chiedeva il superamento della Costituzioni Antifasciste.

Come chiosa rettamente Aldo Cazzullo, siffatta Patrimoniale la pagherebbe solo il ceto medio:

La patrimoniale sarebbe oggi un’ingiustizia, perché graverebbe tutta sul ceto medio, già impoverito e demoralizzato dalla crisi. I grandi patrimoni già ora non pagano le tasse in Italia, ma – quando va bene – in Paesi dove il fisco è meno esoso oppure proprio non esiste: se persino un tennista di belle speranze ha già la residenza a Montecarlo, si figuri i veri ricchi. Questa è infatti la grande assurdità del nostro tempo: i veri ricchi pagano molto meno tasse dei salariati. Lo denunciava persino Warren Buffett, uno degli uomini più facoltosi del mondo, quando disse che in proporzione contribuiva di più al bilancio dello Stato la sua segretaria. In Italia lavoratori dipendenti e pensionati pagano l’80% dell’Irpef. Mentre artigiani, commercianti, piccoli imprenditori si trascinano dietro la zavorra di una burocrazia che alimenta se stessa e dissemina la strada di ostacoli.
Per intraprendere in Italia oggi occorre essere eroi. Anche perché – altra assurdità – più lavoro crei, più tasse paghi; meno lavoro crei, più soldi incassi, e meno contribuisci al bene comune. Non sono storture che un governo nazionale possa raddrizzare, se non in parte. Ma già a livello europeo si può fare molto: ad esempio evitare che nascano paradisi fiscali a un’ora di aereo. Altro che patrimoniale. Il nuovo governo, se davvero nascerà, farebbe bene a escluderla subito; se non vuole dare nuove armi all’opposizione, già fortissima in particolare al Nord. (corriere.it)

Questo del 2019 non è – formalmente – un golpe, come non lo furono l’investimento semi-imperiale del Gauleiter Monti nel 2011 e Mani Pulite del 1991-1993. Non lo furono formalmente, ma sostanzialmente sono GOLPE.

Edward Luttwak definisce il Bisconte il Governo di Mattarella, facendo riferimento all’endersement del sempre erratico Trump nei confronti di Giuseppi.

L’endorsement di Trump a Conte non è stato casuale. E’ il frutto di uno scambio diplomatico fra Trump e il presidente francese Emmanuel Macron.

Tale esternazione ha favorito la formazione di quello che il noto politilogo Edward Luttwak, in una intervista resa al “Quotidiano Nazionale” definisce il Governo di Mattarella. «Al vertice G7 di Biarritz, la settimana scorsa, Macron si è comportato come un alleato a dispetto dei critici di Trump».

Pertanto la presenza del Ministro degli Esteri Iraniano Zarif era stata concordata. Aggiunge Luttwak, «Macron aveva anche un altro obiettivo: fare un favore ai tedeschi, da sempre contrari alle sanzioni all’Iran per motivi commerciali”. E perché questo aiuto ai tedeschi? «Per il semplice motivo che i tedeschi sono quelli che hanno i soldi e non vogliono spenderli, creando un vuoto economico che rallenta l’intera Europa».

Il vertice a due tra Macron e Trump ha prodotto, quindi, l’appoggio USA al Bisconti di Giuseppi.



Ora, se tutti i servi, maggiordomi, palafrenieri, sottopancia, del Capitalismo Totalitario (da FMI a UE) esultano per l’incarico conferito ad “Alexis” Conte (chiaro riferimento all’Efialte greco, Tsipras, che ha svenduto il popolo greco alla Trojka), gli Italiani del ceto medio devono temere una endlosung, una liquidazione di massa ancora più feroce di quella imposta al Popolo Greco.

Ecco quanto afferma il Presidente uscente della Commissione Europea, il burattino sorosista Juncker, alla stampa.




L’ASSE RENZI-GRILLO

Noi non abbiamo nutrito alcuna fiducia nel voltagabbana Grillo – capace di tradire anche se stesso – che nel 2009 si candidò alla segreteria del PD. Piero Fassino gli disse a brutto muso, si faccia il suo partito. Se l’è fatto, una copia ingiallita del PD.

Grillo affermò al Time nel 2013, Se noi falliamo andiamo verso la violenza nelle strade perché metà della popolazione non ce la fa più”. Quindi solo un mezzo della Cabala Mondiale dei Soroi per incanalare la rabbia del popolo verso soluzioni gradite all’estblishment economico-finanziario.

Questo articolo di libreidee svela come Gianroberto Casaleggio fosse un fratello massone di alto grado:

Cari amici 5 Stelle, prendete nota: il vostro amato fondatore e ideologo, Gianroberto Casaleggio, era massone. Chi lo afferma? Gioele Magaldi, naturalmente, cioè il “grembiulino” che più di ogni altro, in Italia, ha svelato l’identità liberomuratoria di moltissimi potenti, da Ciampi a Napolitano, da D’Alema a Draghi. Proprio sicuro, Magaldi, che Casaleggio senior avesse frequentato qualche loggia? «Lo immaginavo, ma non ne ero certo. Ora invece ho acquisito la documentazione che lo comprova», afferma l’autore del saggio “Massoni”, in diretta web-streaming su YouTube con Fabio Frabetti di “Border Nights”. […]

Matteo Salvini non è di sicuro uno statista. Però quando ha iniziato la crisi aveva la certezza che né Di Maio, né Zingaretti avrebbero cercato motu proprio un accordo, ora concretizzatosi, obtorto collo, nel biscotto del Bisconte grillisto-renzista.

Ad essere stati cotti come biscotti sono stati sia Di Maio che Zingaretti.

Di Maio viene accusato dal “comico” genovese, che pure l’ha imposto alla guida dei pentastellati, di essere afflitto da cadreghite. Dopo Salvini è lui la prossima vittima sacrificale del Bisconte.



Il trappolone è stato ordito e confezionato da quello che Massimo Giannini definisce il Nuovo Ordine Mondiale (rectius, la Cabala Mondiale dei Soroi e dei Koch) nei confronti del pericoloso sovranista Matteo Salvini.


Il capo leghista non è certo uno sprovveduto: aveva fatto le sue verifiche, sia tra i M5S di cui si fidava, sia con i vertici del Pd.


Un fatto è ormai noto. Sia lui che l’interlocutore hanno raccontato ai rispettivi collaboratori della telefonata di intesa con Zingaretti, mai smentita. Ma la rivisitazione documentale dei giorni della crisi conferma che anche Di Maio e i suoi avevano deciso di raccogliere la sfida del voto. Alla fine di quella lunga e drammatica giornata dell’8 agosto si riuniscono i vertici governativi del Movimento.


Alla fine, è notte fonda, uno di loro invia un messaggio a altri esponenti del M5S che aspettavano di conoscere l’esito della riunione. Ecco il testo: «Si va al voto. Conte magari avrà un ruolo importante nella campagna elettorale e vediamo tra Conte e Salvini cosa si sceglie». (Open)


Il 10 agosto, Beppe Grillo, smentendo base pentastellata, Di Maio e Casaleggio – poiché lui è l’illuminato – prepara il ribaltone:


COL CAVOLO CHE GLI DIAMO LE ELEZIONI SUBITO: «Dobbiamo fare dei cambiamenti? Facciamoli subito, altro che elezioni, salviamo il paese dal restyling in grigioverde dell’establishment, che lo sta avvolgendo! Come un serpente che cambia la pelle». […]


Tutti in un minuto, leggendo il blog, capiscono che Grillo indica il trapezio del salto mortale, l’alleanza sempre rifiutata con quello che solo 23 giorni prima Luigi Di Maio ha chiamato “il partito di Bibbiano“. (Open)


Guarda caso, dopo pochissimo tempo, Matteo Renzi, l’arcinemico di Grillo, sposa la linea politica del messia genovese in contatto con la divinità (probabilmente la stessa di Soros) e ribalta Zingaretti.


Renzi comincia a rispondere alle domande di Maria Teresa Meli nell’intervista che la mattina dopo uscirà sul Corriere della sera provocando la reazione a catena che capovolgerà la posizione del Pd. Per Renzi teorizzare il governo col M5s è come per un vegetariano aprire un McDonald, commenteranno in molti.


Eppure un’altra spregiudicata uscita di Renzi andrà in parallelo con un’altra decisiva svolta di Grillo. Il 22 agosto un giornale pubblica un articolo esclusivo con questo titolo: RENZI DICE SÌ A CONTE: «IO FARÒ LO SMINATORE». Qui il salto mortale è doppio, perché il giornale è il Fatto Quotidiano e l’articolo è Marco Lillo, autore dell’inchiesta su Consip e Renzi padre. Eppure il “senatore di Firenze” certo non smentisce. E 24 ore dopo è Grillo a utilizzare ancora il blog per innalzare Conte tra gli “elevati” e imporlo di fatto come candidato unico del Movimento…


Adesso Grillo, rivelando quali forze lo agitino, chiede addirittura un governo di tecnici, quando per anni ha tuonato contro quello che definiva il Rigor Montis.

Dobbiamo – ahinoi – condividere totalmente il pensiero di Mario Monti in tempi non sospetti, il 2017.


Renzi? Penso che lui si offenderebbe a essere ritenuto di sinistra. Siamo noi che, parlando ogni giorno di lui, gli conferiamo una importanza che oggi non ha più. Perché invece non parliamo dell’attuale presidente del Consiglio?”. Sono le parole del senatore Mario Monti, ospite di Otto e Mezzo (La7). L’ex presidente del Consiglio si esprime su diversi temi, come le elezioni anticipate: “Non vedo una sola ragione valida e pubblicamente dichiarabile per andare prima alle urne. Il mancato accordo sulla legge elettorale? Credo che ognuno sia bravo a presentarsi come parte lesa, ma abbia l’intima soddisfazione di aver fregato gli altri. Personalmente ho sempre ritenuto Beppe Grillo poco affidabile. Ma voi credete che a uno solo di questi partiti (Pd, M5s, Lega, Forza Italia, ndr) interessi davvero la governabilità del Paese?”. (ilfattoquotidiano.it)


Probabilmente Monti non ha torto sulla totale inaffidabilità di un individuo, Beppe Grillo, che cambia opinioni come un altro uomo cambierebbe i calzini e che sembra addirittura accreditare e avvalorare la folle teoria della Terra Piatta.



GIUSEPPE CONTE IN QUOTA RENZI?

Giuseppe Conte viene assegnato in quota M5S. Ma secondo noi andrebbe assegnato in quota Renzi.

Lo stesso Conte afferma che definirlo grillino è «formula assolutamente inadeguata».

Colui che 14 mesi fa concionava che quella da Premier gialloverde sarebbe stata la sua unica esperienza di Governo, «poiché non sono uomo da tutte le stagioni», ha orbitato a lungo attorno al Sole renzista, allora splendente, e al Giglio Magico fiorentino.


Tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 Guido Alpa, avvocato e prestigioso giurista genovese, presidente per tanti anni del Consiglio nazionale forense, un elenco infinito di incarichi nel board di importanti società, è assai incuriosito dall’ascesa di un giovane politico fiorentino che ha appena vinto le primarie del Partito democratico, diventandone segretario, e che ormai punta chiaramente a Palazzo Chigi, imbracciando la narrativa della «rottamazione» spesso anche nei confronti del governo in carica presieduto da un altro democratico, Enrico Letta.


In quel periodo, e già da alcuni anni, Alpa è il dominus di un avvocato di cinquant’anni di origini pugliesi, Giuseppe Conte, […]


Conte in quegli anni si è trovato in un contatto diretto, assiduo, col mondo renziano. E la via maestra è rappresentata da una delle figure chiave nel renzismo, Maria Elena Boschi, anche lei avvocato, di una generazione più giovane di Conte, la stessa di Alfonso Bonafede (che sarà ministro della Giustizia del governo M5S-Lega), pure lui avvocato a Firenze.


La futura ministra delle Riforme, che sarà uno dei bersagli preferiti di una campagna d’odio violentissima della propaganda pro-M5S, è stata assieme a Conte e al futuro vicecapo di gabinetto del ministro Bonafede, Leonardo Pucci, in una commissione d’esame nella scuola delle professioni legali a Firenze. […]


Alpa si presenta dinanzi al neosegretario del Pd accompagnato proprio da Conte, che nessuno onestamente immaginerebbe futuro premier. È un dialogo di conoscenza che fila via senza che lì per lì nessuno nei media se ne interessi particolarmente. I due, Alpa e Conte, appaiono assai ben disposti verso Renzi in quella stagione, in fondo non così lontana. In quell’occasione Conte resta rispettosamente taciturno. […]

Renzi racconterà a Gian Antonio Stella: «Ci ricordiamo i grandi complimenti che [Conte] ci faceva quando eravamo al governo noi». «Vuol dire che conoscevate già lo sconosciuto?», chiede Stella. «Sconosciuto? Conserviamo ancora i messaggini di lode per il nostro governo».


L’Italia è un paese in cui reti di relazioni e incroci professionali possono risultare così sorprendenti che alla fine tutti se ne dimenticano e nessuno se ne sorprende. Il quotidiano «la Repubblica», nell’ottobre del 2018, ha sollevato la questione del potenziale conflitto d’interesse esistente tra Conte e Alpa: i due avevano da poco svolto un incarico professionale assieme nel 2002, quando Alpa fu il professore ordinario che giudicò Conte nel concorso universitario vinto dal premier all’Università Vanvitelli di Caserta. (“Da Dagospia: i rapporti fra Conte, Renzi e Boschi, così come narrati nel libro di Jacoponi. Conte infiltrato renziano”), scenarieconomici.it)



IL LECCON TRAVAGLIO

Travaglio, icasticamente, ha sempre definito Leccons i pennivendoli mainstream quando adulano in modo eccessivo i leaderini imposti dalla Cabala Mondiale.

Stavolta è lui a intingere la penna nella bava nei confronti del Conte-bis o Bisconte.

Il varo del Bisconte viene battezzato da Travaglio e Fatto Quotidiano con fiumi di bava. Questo è il link.

Marco Travaglio, pur di contrastare il “Cazzaro Verde”, non esita ad appoggiare con tutte le sue forze il Bisconte o Conte-bis. Non si rende conto che il Conte 1.0 è fallito non solo per le brame elettoralistiche di Salvini, ma soprattutto per la pochezza della squadra governativa pentastellata, mai in grado di contrastare le iniziative leghiste.

Quando Conte si presentava come l’Avvocato del popolo, Travaglio intingeva la penna dell’acido. Ora che lo stesso Conte è divenuto, de facto, l’Avvocato di Soros, Travaglio intinge, encomiasticamente, la penna nella saliva.

Chapeau.

Noi auguriamo al Bisconte, dopo lo champagne travagliano, di fare la fine del Vasa.

Guarda caso il Vasa affondò il 10 agosto 1628; il 10 agosto 2019 l’epistocratico Grillo ha imposto la nascita del ridondante, pesante e disequilibrato Bisconte.
La sorte del Bisconte è segnata: sarà la stessa del Vasa.


Conte

La fine del Vasa: medesima sarà la sorte del Bisconte.

 



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3 Responses to “Diavolo Soros. Conte, l’Avvocato di Soros. Quarta Parte.”

  1. Giusto says : Rispondi

    Grande, davvero ottima questa disamina. Bravi.

  2. Merovingio says : Rispondi

    Purtroppo dovremo rassegnarci al governo pateracchio. Ma non durerà molto: due debolezze (M5S e PD) non fanno una forza, ma solo un governo debole e del tutto subordinato in politica internazionale.

  3. Dante says : Rispondi

    Tutto giusto. Tutto vero.

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